In questo articolo approfondiremo il mondo dei sintetizzatori dal punto di vista dei chitarristi. Cosa spinge un chitarrista o un bassista a voler far suonare il proprio strumento come un sintetizzatore?
- Cosa ci spinge ad usare un guitar synth o un bass synth?
- Come mai non vi è stata quella diffusione commerciale che i produttori di strumenti musicali speravano?
- Quali sono gli strumenti più efficienti oggi a disposizione?
- Quali sono le tecniche di rilevazione della vibrazione della corda?
- Esempi di brani storici in cui è stato usato
- La storia del guitar synth e la sua evoluzione fino ai giorni nostri
- Alcuni tra i Guitar Synth che nella seconda metà degli anni ’70 ebbero un maggior utilizzo e diffusione:
- ROLAND GR-500 (1977)
- ARP Avatar (1977)
- 360 Systems (1979)
- ROLAND GR-300 (1979)
- La rivoluzione del MIDI
- Descriviamo il meccanismo:
- ROLAND GR-700 (1984)
- Roland GM-70
- Ibanez X-ING IMG2021
- Yamaha G50
- AXON AX 100 e AX 50
- Fishman TriplePlay
- A completamento citiamo alcune produzioni di chitarre con a bordo montato di serie un pick-up esafonico:
- Spiegazione del fenomeno fisico della latenza
- Proviamo quindi a descrivere il processo in modo estremamente semplificato:
- La situazione attuale
- Esempi di utilizzo con il Basso Synth
- Bassline realizzata con il GR-55
- In questo esempio in particolare tutto tranne la drum è stato realizzato utilizzando il basso synth
- Tema e bassline con il GR-55
- Bassline realizzata con il VB-99
- Fretless bassline con il VB-99, Fretted bassline con il GR-55
- Conclusioni
Quale è stata la storia dell’evoluzione dei guitar synth? Come mai non si è avuto l’impatto commerciale che i produttori speravano? Quali sono gli strumenti più efficienti oggi a disposizione? Proviamo a rispondere a queste domande dal nostro punto di vista.
Cosa ci spinge ad usare un guitar synth o un bass synth?
La risposta principale è sicuramente una ricerca timbrica al fine di allargare la propria paletta di suoni magari sommando il proprio suono originale a quello sintetizzato o sostituendolo del tutto. Infatti spesso si arriva al guitar synth attraverso una ricerca partita con l’effettistica tradizionale.
Ma non è solo questo, per esempio vi è il desiderio o la necessità di utilizzare le timbriche tipiche dei tastieristi, oppure la possibilità di emulare altri strumenti come archi e fiati (cosa che fanno di consuetudine anche i tastieristi). Infine lo si può considerare più semplicemente come un “controller” per avere la possibilità di pilotare tastiere per esigenze più disparate come la mancanza di manualità sulla tastiera o più banalmente avere un musicista in meno nella band, ecc.

Ma passiamo subito alla domanda più dolente che ci fornirà però alcune delle tematiche principali di questo articolo:
Come mai non vi è stata quella diffusione commerciale che i produttori di strumenti musicali speravano?
Perché i chitarristi ed i bassisti non si sono appassionati più di tanto a questi sistemi? Perché non è scattata la passione e di conseguenza la G.A.S.?
1. Difficoltà tecniche, risolte in gran parte solo in questi ultimi anni, come:
• la “latenza” ossia il ritardo di tempo che intercorre tra la corda pizzicata e la produzione del suono.
• l’ottimizzazione dei sistemi di rilevazione delle note. Nei primi sistemi vi erano errori nel riconoscimento delle note.
Per quanto riguarda poi il basso elettrico ci sono maggiori difficoltà per la gestione ed eventuale risoluzione del problema della latenza poiché in generale le note suonate su corde di maggior spessore sono più difficili da “rilevare” e “trasdurre”. Questo ha portato i bassisti ad allontanarsi quasi del tutto da questo mondo. È mia opinione però che oggi allo stato dell’arte dei sistemi in commercio ed adottando delle strategie tecniche sullo strumento, si possa superare questo ostacolo e anche i bassisti possano usufruire di questa tecnologia. A dimostrazione di quanto scritto verso la fine dell’articolo vi proporremo degli esempi musicali di basso synth realizzati con il GR-55 e il VB-99 della Roland.
2. Nei primi sistemi era necessario fare degli interventi di “set up” specifici da un liutaio per l’installazione e l’ottimizzazione di un pick up esafonico (in seguito vedremo di cosa si tratta). Inoltre non tutti gradivano l’installazione di questo pick up sul proprio strumento, specie nel caso di chitarre di un certo valore storico ed economico. Come vedremo in seguito l’evolversi della tecnologia ci ha portato a non avere più la necessità di installare un pick up esafonico.
3. Costo elevato dei primi sistemi. Oggi per fortuna si ha la possibilità di muovere i primi passi verso questa tecnologia investendo cifre molto basse rispetto al passato.
4. Necessita di un cambio di approccio tecnico al playing non da tutti gradito. Il chitarrista si sentiva frustrato nel non potere più utilizzare i tipici approcci fisici e tecnici allo strumento. Approcci che spesso sono timbricamente alla base dei principali repertori storici della chitarra. Ad esempio la gestione del “bending”, dei “palm mute” e delle “ghost note”. Più in generale vi è la necessità di una tecnica più “pulita” della mano sinistra per evitare rilevamenti errati da parte del pick up esafonico e quindi l’esecuzione di note indesiderate.
5. La difficoltà di trovare un ruolo, uno spazio alla chitarra synth in determinati stili “classici”, soprattutto in quelli dove la chitarra tradizionale ricopre un ruolo da protagonista e/o specifico storicizzato.
6. Il chitarrista e il bassista sono di natura tipicamente poco inclini allo “smanettamento” sulle apparecchiature. Preferiscono un approccio più diretto e semplificato al proprio strumento rispetto ad esempio ai colleghi tastieristi.
7. La necessità di studiare altre discipline teoriche come:
• Fisica Acustica
• Le tecniche della Sintesi del Suono, del suo processamento e più in generale le basi della musica elettronica dal punto di vista teorico e storico
• Il protocollo MIDI
• Elementi di Informatica Musicale e Generale
Quali sono gli strumenti più efficienti oggi a disposizione?
1. Hardware Boss/Roland con e senza PU Esafonico
2. Tripleplay Fishman
3. RMC e Ghost (PU Piezoelettrici)
4. Software JAMGUITAR
Quali sono le tecniche di rilevazione della vibrazione della corda?
(con e senza PU Esafonico)
La tecnologia di conversione pitch-to-voltage e quella Pitch-to-MIDI Note. Di queste due tecnologie ne parleremo nello specifico nel descrivere l’evoluzione storico-tecnologica del guitar synth
Esempi di brani storici in cui è stato usato
Tra i più famosi utilizzatori di guitar synth possiamo citare:
A. Summers (Police), P. Metheny, R. Fripp (King Crimson), A. Belew (Bowie, King Crimson), J. Page (Led Zeppelin), P. Townshend (The Who), E. Clapton, S. Hackett (Genesis), A. Holdsworth
Ecco alcuni brani tra i più famosi in cui poter ascoltare questi artisti alle prese con il guitar synth:
• “Don’t Stand So Close to Me” The Police, Zenyatta Mondatta, 1980
• “Are You Going With Me?” Pat Metheny, Offramp, 1982
• “Ashes to Ashes” David Bowie 1980
• “Atavachron” A. Holdsworth, Album del 1986
• “Discipline” King Crimson, Discipline, 1981
• Jimmy Page – Death Wish – Soundtrack 1981
• “Never Make You Cry” Eric Clapton, Behind the Sun 1985
• “Racing in A” Steve Hackett, Please Don’t Touch 1978
La storia del guitar synth e la sua evoluzione fino ai giorni nostri
In realtà tutto inizia con lo sviluppo dei sintetizzatori da parte di Robert Moog che presenta nel 1964 il suo primo sintetizzatore all’AES di New York. Piccola curiosità, Moog fu preceduto nel 1962 dall’ingegnere del suono italo-polacco Paolo Ketoff che inizia a costruire dei synth per l’industria cinematografica italiana di Cinecittà. In realtà Moog in un primo momento invita Ketoff in America a collaborare con lui ma questi rifiutò.
Il concetto di base dei sintetizzatori era avere a bordo dei generatori di forme d’onda semplici (sinusoidi) e complesse (Square, Saw, Triangolare ecc.). Queste forme d’onda sono la fonte del suono che viene poi processato (inviluppato, filtrato ecc.) e trattato in diversi modi in base alle tecniche di sintesi (Additiva, Sottrattiva, Amplitude Modulation, Ring Modulation, FM ecc.). Questi sintetizzatori prevedono anche delle fonti sonore esterne (entrate microfoniche e di linea) da usare in alternativa alle forme d’onda complesse. Perché quindi non entrarci con il Jack della chitarra? Ecco quindi David Gilmour, da sempre grande sperimentatore, con il costoso EMS Synthi Hi-Fli usato nelle registrazioni di “The Dark Side of the Moon” (1973).

Questa apparecchiatura prevedeva una serie di filtri e degli oscillatori sinusoidali per ottenere la Ring Modulation oltre che a due pedali da usare come controller del pitch e dei parametri. Il principio è quello di modificare il suono della chitarra come oggi facciamo con i pedali (ancora oggi la Moog Music produce degli ottimi pedali dedicati ai chitarristi). Siamo ancora nella fase in cui il suono della chitarra è processato da circuiti che normalmente si trovano a bordo dei sintetizzatori.
La vera svolta avviene quando si introduce la tecnologia di conversione “pitch-to-voltage” ossia un circuito capace di interpretare l’intonazione del suono in entrata e in base a quello produrre un “Voltage Control”. Questi ultimi sono dei segnali elettrici che in base al loro voltaggio sono capaci di far variare il valore di determinati parametri all’interno di un sintetizzatore, come per esempio l’intonazione di un oscillatore. La nostra chitarra diventa così un controller capace di pilotare ad esempio un oscillatore ad “onda quadra” (Square) o “dente di sega” (Saw) all’interno di un sintetizzatore. La chitarra si sostituisce insomma ai tasti bianchi e neri della tastiera.
Vi era però un inconveniente, il circuito di conversione “pitch to voltage” era capace di interpretare solo una nota alla volta e poiché all’inizio si utilizzava il tradizionale segnale di uscita della chitarra, si era costretti a esecuzioni monofoniche e non potevano quindi essere suonati degli accordi. In seguito fu introdotto un “pick-up esafonico” (un sistema combinato di 6 pick-up, uno per ogni corda come per i piezoelettrici delle chitarre acustiche amplificate) in modo da avere 6 segnali distinti, uno per ogni corda, e quindi poter suonare più note contemporaneamente.
Alcuni tra i Guitar Synth che nella seconda metà degli anni ’70 ebbero un maggior utilizzo e diffusione:
ROLAND GR-500 (1977)
Il GR-500 aveva la sua chitarra dedicata e montava già un Pick-up esafonico anche se rimaneva un sistema parzialmente polifonico. Roland affidò la parte della liuteria alla FujiGen Gakki (famosa negli anni ’70 per le copie di Les Paul addirittura più accurate delle originali Gibson del periodo). Famosi utilizzatori del GR-500 furono tra gli altri S. Hackett, R. Fripp, A. Summers. Uno dei brani più noti in cui fu utilizzato è sicuramente “Ashes to Ashes” di David Bowie suonato da C. Hammer. Il GR-500 permetteva anche il “sustain infinito” al suono di chitarra tradizionale.

ARP Avatar (1977)
L’ARP Avatar non aveva una chitarra dedicata ma era fornito con un suo pick-up dedicato da applicare al proprio strumento. Tra i principali utilizzatori troviamo J. Page e P. Townshend. Sia l’ARP Avatar che il Roland GR-500 erano principalmente monofonici e solo in parte polifonici.

360 Systems (1979)
Il primo di questo periodo ad essere completamente polifonico fu il molto costoso 360 Systems

ROLAND GR-300 (1979)
Un passo avanti fu fatto con il famoso e più performante GR-300 della Roland, ancora oggi usato da artisti famosi. E’ un sistema con chitarra dedicata e PU esafonico montato di serie, prevedeva 4 modelli ancora prodotti da FujiGen. Il GR-300 è completamente polifonico.
Usata tra l’altro da P. Metheny, A. Summers, R. Fripp, A. Belew, E. Clapton e molti altri.
C’era anche il Roland GR-100, versione semplificata del GR-300

La rivoluzione del MIDI
A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 tutto il mondo dei synth viene investito dalla rivoluzione digitale e la tendenza è quella di abbandonare l’analogico: gli oscillatori diventano digitali, i “Controlli in Voltaggio” vengono sostituiti da messaggi numerici ecc.
Inoltre con l’avvento della tecnologia denominata “Musical Instrument Digital Interface” (presentato al pubblico nel 1983 al NAMM), generalmente conosciuta come MIDI, vi fu una ulteriore trasformazione e ottimizzazione dei sistemi digitali musicali. Il MIDI è un protocollo che stabilisce delle regole per la creazione di messaggi capaci di trasportare informazioni da una apparecchiatura digitale all’altra. In questo modo due o più macchine digitali possono dialogare e scambiarsi informazioni (sotto forma di messaggi numerici binari) come note da suonare, settaggi di parametri e molto altro.
Si iniziano quindi a costruire guitar synth digitali e con la capacità di sfruttare il protocollo MIDI: si passa così alla tecnologia di conversione “pitch-to-MIDI”.
Descriviamo il meccanismo:
• un pick-up esafonico raccoglie e trasmette 6 segnali elettrici (uno per ogni corda in modo da poter suonare polifonicamente) attraverso un cavo multi polare a 13 pin.
• Questi segnali arrivano ad un circuito di conversione (pitch-to-MIDI) capace tradurre questi segnali elettrici in messaggi MIDI contenenti informazioni come intonazione della nota suonata (pitch), dinamica (velocity) e altri segnali di controllo.
• Questi messaggi MIDI piloteranno un sintetizzatore digitale che nella maggior parte dei casi è integrato nella stessa unità a rack contenente il circuito di conversione. Troviamo inoltre delle porte MIDI In/Out per poter comunicare con l’esterno della macchina e poter pilotare ulteriori synth esterni
Come fatto in precedenza, descriviamo le macchine che utilizzano questa nuova tecnologia e che ebbero la maggiore diffusione
ROLAND GR-700 (1984)
Dotato ancora di chitarra dedicata (G-707) ma utilizzabile anche con il pick-up esafonico GK-1 applicabile a qualsiasi chitarra. Utilizzato da J. Page, King Crimson, A. Summers, Cirrus, Sigue Sigue Sputnik, P. Daniele e molti altri. Esisteva anche la versione per basso, il GR-77B con basso dedicato (G-77).

Roland GM-70
Unità a rack pilotabile dal pick-up GK-1 da montare su qualsiasi modello di chitarra. È inutile descrivere nello specifico da questo momento in poi tutti i modelli che si sono succeduti dalla metà degli anni ’80 ad oggi. Citiamone solo alcuni:
La serie GR della ROLAND comprendente le unità rack e le pedaliere GR-1, GR-50, GR-30, GR-33, GR-20, GR-09, GR-55 (attualmente ancora in produzione) ecc. pilotabili dal pick-up GK-2 e dal suo successore GK-3. Esiste anche il GK-3B per basso.

Ibanez X-ING IMG2021
L’Ibanez IMG2010, come tutte le “guitar synthesizers” Roland degli anni ’80, è stata costruita nella stessa fabbrica Fujigen che ha prodotto molte delle migliori chitarre giapponesi di quell’epoca. I progettisti dell’IMG2010, l’ultimo dei controller compatibili Roland prodotti in serie, hanno beneficiato dello studio dei punti deboli e dei punti di forza dei modelli Roland.

Yamaha G50
Pilotabile dal pick-up G1D prodotto dalla Yamaha ma compatibile con i GK-2 e GK-3 Roland. Esiste anche il pick-up B1D per basso
AXON AX 100 e AX 50
Pilotabili sia dai pick-up Roland che dai Yamaha. L’AX 50 in particolare non è corredato di sorgente sonora ma svolge solo la funzione di convertitore. Quando uscì sul mercato aveva il miglior algoritmo di tracciamento del pitch riducendo al minimo il tempo di latenza. La Axon fu in seguito assorbita dalla Terratec che dopo poco tempo decise di dismettere la produzione. Il progetto Axon sarà alla base del convertitore TriplePlay della Fishman che vedremo di seguito.
Fishman TriplePlay
È l’ennesimo passo avanti, oltre al migliorato sistema di trasduzione derivato dall’Axon, il convertitore è alloggiato all’interno del box del pick-up che si fissa sul corpo dello strumento. Inoltre non utilizzando i tradizionali cavi “multicore a 13 pin”, i messaggi MIDI vengono spediti Wireless ad una chiavetta USB da collegare ad un computer in modo da potersi interfacciare con i synth in formato VST. Esiste anche un ricevitore hardware acquistabile a parte per interfacciarsi con synth fisici.

A completamento citiamo alcune produzioni di chitarre con a bordo montato di serie un pick-up esafonico:
Fender GC1
Fender Stratocaster, che gestiva perfettamente mediante pick-up Roland GK-3 il controller GR-55 e altri dispositivi compatibili a 13 pin. Sfortunatamente il progetto ebbe vita molto breve.
Fender fishman tripleplay stratocaster HSS
Come per il modello DC1, la Fender crea un modello con il sistema Fishman già integrato. Anche in questo caso non si ebbe un grosso successo commerciale.
CASIO PG-380
La possiamo vedere imbracciata da J.J. Cale mentre duetta con E. Clapton sul palco del festival Crossroad organizzato dallo stesso Clapton.

MOOG Guitar
Da notare il grosso impiego di elettronica a discapito della sezione liuteria. Caratteristica principale dello strumento è la possibilità di avere un sustain infinito.

Tornando alla struttura del pick-up esafonico, esistono altri sistemi di rilevazione del segnale per singola corda, ossia i tradizionali piezoelettrici (di fascia alta di prezzo) montati nel ponticello degli strumenti acustici. Alcune delle migliori case produttrici di questi Pick-up, come RMC e Graphtech iniziano a produrre anche dei circuiti da applicare al segnale di uscita dei loro pick-up in grado di mandare segnali adeguati ai convertitori.
GODIN Multiac
Le Godin montano di serie i pick-up piezoelettrici RMC e in alcuni modelli come le Multiac e le LGX montano anche il circuito per entrare nei convertitori.
BOSS SY-1, SY 200, SY-300, SY-1000
Negli ultimi anni l’algoritmo di riconoscimento del pitch è notevolmente migliorato e si è potuto tornare ad utilizzare il segnale dell’uscita tradizionale della chitarra (come all’inizio della sperimentazione). Si può quindi evitare l’uso dei pick-up esafonici e allo stesso tempo avere la possibilità di suonare in modo polifonico. In questa direzione troviamo due principali sistemi, uno in formato hardware, la serie SY di BOSS, e uno software, Midi Guitar della software house Jam Origin.

Jam Origin Midi Guitar
Inoltre alcune DAW come ABLETON hanno nel loro interno funzioni di rilevazione del pitch. .
Recensione: Jam-Origin

È doveroso accennare a dei Controller MIDI a forma di chitarra, quindi non delle vere chitarre. Questi sono stati pensati per il chitarrista che vuole suonare i sintetizzatori e che non è intenzionato a rinunciare alla sua tecnica chitarristica: YAMAHA G10, Casio DG20, Stepp DG1, SynthAxe, quest’ultimo reso famoso da Alan Holdsworth.
JAMSTICK
La JAMSTICK produce un controller e anche una chitarra con rilevatore di pitch.
RORGuitars e MANSON GUITARS
Infine è da rilevare la tendenza in questi ultimi tempi a costruire strumenti tradizionali con a bordo non solo pick-up esafonici e trasduttori di pitch ma anche pad X-Y e pad percussivi capaci di trasmettere segnali di controllo. Le Manson Guitars in particolare sono utilizzate dal cantante chitarrista dei Muse.
Spiegazione del fenomeno fisico della latenza
Quando una corda vibra produce una serie di oscillazioni. Queste oscillazioni hanno una frequenza misurata in Hz. In parole povere, in base all’altezza del suono (acuto o grave) queste oscillazioni sono più o meno “frequenti” nello spazio di tempo di un secondo. Un Mi basso VI corda di chitarra oscillerà meno volte al secondo rispetto ad un Mi acuto I corda. Ora di conseguenza un Mi basso per compiere una sola di queste vibrazioni impiegherà alcuni millisecondi ma un Mi acuto ne impiegherà molti di meno. Un convertitore di segnale “pitch-to-MIDI” per fare il suo lavoro deve aspettare almeno lo svolgersi di una oscillazione completa…ecco il tempo di ritardo e la latenza.
Proviamo quindi a descrivere il processo in modo estremamente semplificato:
• Il sistema deve aspettare almeno una oscillazione completa
• I pick-up deve rilevare l’oscillazione e mandare un segnale elettrico al convertitore
• l’algoritmo all’interno del convertitore deve calcolare la durata del tempo dell’oscillazione per capirne l’altezza e tradurlo in un valore numerico detto “midi note”
• l’algoritmo all’interno del convertitore deve calcolare l’intensità del segnale e tradurlo in un valore numerico detto “velocity”
• i valori di midi note e di velocity sotto forma di messaggio Midi devono arrivare all’oscillatore che deve produrre il segnale relativo
La latenza del sistema è quindi la somma dei tempi necessari per eseguire queste operazioni.
Ne consegue da quanto detto che le note più gravi, che hanno tempi di oscillazione più lunghi, avranno maggiore latenza rispetto alle note più acute.
Il pick-up esafonico viene montato il più possibile vicino al ponticello perché quello è il punto in cui la vibrazione è più facile da rilevare essendo meno ampia.
Usare corde di spessore più piccolo aiuta molto la trasduzione del segnale per ovvi motivi poiché una corda più sottile ha una minore inerzia, avendo una massa minore, e quindi impiega meno tempo a mettersi in vibrazione.
I concetti fin qui descritti sono riportati in modo molto semplificato per consentire la comprensione del meccanismo in linea di massima.

La situazione attuale
Come abbiamo già accennato i sistemi attualmente in uso sono molto più performanti rispetto al passato, sempre però se si è disposti ad approcciare ad essi con una forma mentale aperta e facendo uso di una tecnica esecutiva “più pulita” per entrambe le mani. Gran parte dei problemi passati sono stati superati tanto che oggi anche i bassisti con qualche accorgimento possono usare questi sistemi. Lo stato dell’arte è oggi, come già accennato, rappresentato dal Roland GR-55, dal Boss GP-10, dai sistemi SY sempre della BOSS e dal software Midi Guitar della Jam Origin.
In particolare per quanto riguarda i sistemi della BOSS, oltre ad utilizzare le tradizionali tecniche di sintesi (AM, RM, FM, PCM ecc.) essi fanno uso della “Physical Modelling Synthesis” ossia la “sintesi per modelli fisici”. Essa consiste nell’emulare il comportamento fisico degli strumenti tradizionali attraverso complessi algoritmi. Quindi in questi apparecchi della BOSS troveremo sia oscillatori digitali con le tradizionali forme d’onda (Saw, Square ecc) da usare con le tecniche di sintesi oramai storicizzate, sia realistici suoni di strumenti a corda realizzati attraverso la tecnica della modellazione fisica. All’interno di queste macchine troviamo grazie alla “Physical Modelling Synthesis” anche emulazioni di amplificatori ed effetti tra i più famosi e richiesti dai chitarristi e bassisti. Troveremo quindi sotto nomi di fantasia per questioni di copyright emulazioni di amplificatori, pedali, bassi e chitarre delle più prestigiose marche come Gibson e Fender, Marshall, Vox, Boss ecc.
Il software Midi Guitar inoltre ha enormi potenzialità ed è in continuo sviluppo; ha una interfaccia molto intuitiva ed è ricco di features, ha inoltre la possibilità di caricare degli Impulse Response per la simulazione di cabinet microfonati e per la simulazione di ambienti e riverberi.
Esempi di utilizzo con il Basso Synth
Per dimostrare l’efficienza dei nuovi sistemi di rilevazione e trasduzione del segnale riportiamo degli esempi musicali usando il basso, quindi complicandoci al massimo la vita. Gli esempi sono stati suonati da me usando dei bassi artigianali 5 corde del brand italiano Sciuscià guitars&ideas e un 6 corde Cort Artisan, tutti e tre appositamente settati per questo uso.

Naturalmente questi settaggi possono essere effettuati da liutai esperti su qualsiasi tipo basso. Le corde sono abbastanza sottili, per i 5 corde è stata usata una scalatura 0.35 – 0.55 – 0.70 – 0.90 – 0.120 sia per il fretless che per il fretted. Discorso a parte è per il 6 corde che è accordato come una chitarra (Mi – La – Re – Sol – Si – Mi) ma tutto un’ottava sotto e con una scalatura 0.18 – 0.28 – 0.40 – 0.60 – 0.80 – 100. Tutti i bassi montano un pick up esafonico Roland GK-3B e le macchine utilizzate sono il GR-55 e il VB-99 della Roland.
Bassline realizzata con il GR-55
In questo esempio in particolare tutto tranne la drum è stato realizzato utilizzando il basso synth
Tema e bassline con il GR-55
Bassline realizzata con il VB-99
Fretless bassline con il VB-99, Fretted bassline con il GR-55
Molta attenzione deve essere dedicata alla programmazione del timbro e alla eventuale miscelazione di questo con il suono originale dello strumento poiché in molti confondono una errata programmazione con i problemi di latenza. Questi ultimi inoltre in alcuni casi possono essere addirittura mascherati proprio con un adeguato settaggio dei parametri del synth. Ma questo è un argomento molto vasto e merita una serie di approfondimenti che verranno effettuati in articoli successivi.
Conclusioni
È mia opinione che oggi i sistemi di guitar synth abbiano tecnologicamente raggiunto una maturità tale da meritare una attenzione maggiore da parte dei musicisti e di chi produce musica. Essi rappresentano l’ennesima evoluzione tecnologica per la chitarra che nasce acustica e con corde in budello nella sua forma a sei corde intorno al 18° secolo per mano dei liutai napoletani. Attraverso i secoli fino ad arrivare ad oggi la chitarra si è saputa evolvere guadagnandosi sempre il suo spazio nei diversi generi musicali e questa sua ennesima evoluzione dovrebbe, secondo la nostra modesta opinione, essere sfruttata al meglio. I generi attualmente in voga vengono realizzati principalmente programmando strumenti software e prevedono sempre meno l’elemento umano, privando in questo modo l’esecuzione di quella imperfezione che rappresenta l’elemento caratterizzante della musica: l’imperfezione umana rende la musica più viva.
Anche i primi strumenti ed apparecchiature elettroniche (synth, drum-machine, sequencer, ecc.) erano imperfette e afflitte da tanti problemi tecnici, ma quei difetti conferivano quel qualcosa in più che oggi tutti cerchiamo attraverso le emulazioni software delle macchine analogiche (che ne imitano finanche i difetti). Ecco quindi che i sistemi synth, applicati alla chitarra e al basso e più in generale agli strumenti a corde, grazie all’esecutore, possono introdurre di nuovo il fattore umano e ritagliarsi uno spazio da protagonista negli attuali generi musicali (hip hop, rap, trap, neo soul, elettronica ecc.). Auspichiamo quindi che i chitarristi e i bassisti grazie a queste macchine non guardino più principalmente a generi musicali storicizzati che oramai hanno mezzo secolo di vita e si prendano i loro spazio, anzi influenzino i generi musicali attuali.
Come accaduto per secoli musica e tecnologia si sono sempre influenzate a vicenda, le esigenze musicali hanno creato nuovi strumenti e moderne tecnologie, allo stesso tempo le nuove tecnologie a loro volta hanno generato forme e stili musicali nuovi.