One piano band… il ‘Piano B’ di Pino Tafuto

Umberto Bravo

‘Come un raggio di sole’ è il titolo del primo singolo estratto dal nuovo album di Pino Tafuto, in uscita il prossimo inverno. Abbiamo voluto incontrare il pianista, compositore, produttore, direttore d’orchestra che vanta collaborazioni importanti con artisti di calibro internazionale.

Dalla direzione dell’orchestra della Rai all’incontro con Gino Paoli e alle collaborazioni con artisti come Nino Buonocore, Tullio De Piscopo, Lina Sastri  e molti altri. Abbiamo chiesto al musicista Pino Tafuto quali sono i segreti che lo hanno portato oggi ad incidere un album con la tecnica del piano preparato, usata per ‘Piano B’, album di prossima uscita.

Il M° Pino Tafuto

Umberto Bravo: Ciao Pino! Prima di parlare del primo singolo estratto dal tuo album Piano B, ci parli un po’ del tuo percorso di musicista?

Pino Tafuto: Ciao Umberto, volentieri! Il mio è un percorso da strumentista che ho costruito esperienza dopo esperienza. Quella che mi ha segnato in assoluto e che mi ha aperto un varco lavorativo è stata quella con l’orchestra di musica leggera della Rai, avvenuta nel lontano ‘96. Ritrovarsi in un’orchestra sotto la direzione del maestro Gianni Ferrio, celebre compositore, arrangiatore, orchestratore di Mina e di tanti programmi televisivi, è stato un grande privilegio e, al contempo, una gavetta importante. Cercavo di carpire quali fossero i segreti dei suoi arrangiamenti e come facessero a suonare così bene. Considera anche che in orchestra c’era il grande pianista Amedeo Tommasi, il musicista che ha scritto la colonna sonora del film La Leggenda Del Pianista sull’Oceano di Ennio Morricone nonché pianista di Chet Baker negli anni ‘60. La conoscenza con Amedeo Tommasi, purtroppo scomparso di recente, mi ha permesso di imparare davvero tanto, dalla scrittura per fiati per big band alla improvvisazione jazz. Più che un lavoro è stato un laboratorio dove ho avuto modo di sperimentare e imparare tante cose.

U.B.: Quindi l’elemento orchestrale ha un valore importante nel tuo percorso di musicista?

P.T.: Sì, ho sempre amato l’orchestra. A mio avviso è lo strumento più bello in assoluto. La mia formazione è improntata su studi classici ma ad un certo punto sono stato folgorato dalla musica moderna, dal jazz dei pianisti come Bill Evans e Lyle Mays, che da sempre sono tra i miei pianisti di riferimento. Da lì poi ho cominciato a fare un percorso di formazione legato agli arrangiamenti, alla scrittura per film, alla sonorizzazione, fino ad arrivare ad orchestrare colonne sonore. Per essere più chiaro con i lettori, è bene spiegare che ci sono dei ruoli ben definiti in questo particolare ambito musicale. C’è la figura del compositore che propone un’idea tematica. Questa viene poi affidata all’orchestratore per l’arrangiamento. In quell’ambito mi sono spesso ritrovato ad orchestrare molti film, fiction, spettacoli; per farti qualche titolo, recentemente ho orchestrato In punta di piedi, una fiction Rai con musiche di Marco Zurzolo che ha avuto un buon successo, con Mad-Entertainment ho orchestrato e rielaborato Quanno nascette ninno dal film-cartone “La cantata dei pastori”, prodotto dalla Rai, fino ad arrivare ad oggi con arrangiamenti per programmi televisivi come L’anno che verrà. Da Settembre prossimo sarò impegnato con I fatti vostri su Rai2, anche in questo caso mi occuperò della scrittura, degli arrangiamenti, e della parte tecnica per le sequenze e programming.

Il M° Pino Tafuto

U.B.: Molto interessante! Come è avvenuto l’incontro con Gino Paoli?

P.T.: È avvenuto grazie al mio caro amico Adriano Pennino che è stato il suo pianista e arrangiatore storico. Mi propose di intraprendere questa mega tournée di oltre 100 date con Gino Paoli insieme ad Ornella Vanoni con un’orchestra di archi di 25 elementi. Prima però ci fu un primo tour nel 2001 che rappresentò una sorta di rodaggio.

U.B.: A tal proposito, quale credi possa essere un fattore fondamentale che ti ha fatto raggiungere i tuoi primati? Credi ce ne sia uno in particolare? Esiste una formula magica?

P.T.: In realtà credo che il mio percorso sia una sorta di puzzle che si compone con tanti tasselli che ho messo insieme attraverso le tante esperienze, una dopo l’altra. Credo però che ogni esperienza non accada a caso. Se esiste una formula magica, credo sia nell’essere consapevoli del valore professionale che viene richiesto per l’esperienza che ti si presenta. Se quel valore viene a mancare allora è molto probabile che il percorso possa interrompersi. Fortunatamente per me, in maniera molto consapevole ho sempre cercato di fare in modo che ogni esperienza rappresentasse un punto di passaggio verso qualcosa di livello superiore, non dando mai nulla per scontato e avendo bene in mente il focus del progetto musicale, scartando qualsiasi distrazione che potesse allontanarmi dal raggiungere una prestazione musicale di livello presumibilmente alto o quantomeno alla portata delle aspettative. Al di là del contesto o della diversità del mezzo attraverso cui quel progetto sarebbe stato divulgato, ho sempre messo la professionalità al primo posto, ancor prima del fatto che stessi lavorando attraverso la mia passione più grande. Parlo in termini di puntualità, rispetto dei ruoli e, laddove richiesto, essere in grado di assumerne anche altri, e non ultimo per importanza, adottare sempre una comunicazione adatta al determinato contesto.

U.B.: Oltre che con i due mostri sacri della musica leggera già citati, hai collaborato con altri artisti di rilevanza? Tra tutti, c’è qualcuno in particolare che ricordi con maggior entusiasmo?

P.T.: Non è possibile fare una classifica. Come ti dicevo, ogni esperienza e collaborazione è stata formativa ed entusiasmante allo stesso tempo per motivi diversi. Tra gli altri, ho avuto l’onore di collaborare grandi scrittori come Nino Buonocore e Joe Barbieri, e ogni volta è stato un grande piacere per me prendere parte a loro progetti. Gravitando a Napoli è stato quasi inevitabile collaborare poi con altri artisti campani, tra cui Sal da Vinci, con il quale ho avuto il piacere di collaborare allo spettacolo dal titolo Sinfonia in Sal Maggiore con un’orchestra di 50 elementi, la stessa orchestra dove prima suonavo come pianista e che poi mi sono ritrovato a dirigere al posto del Maestro Adriano Pennino. Ho avuto la fortuna di vivere quello spettacolo da varie angolazioni, e questa cosa nella musica non capita tutti i giorni. Con Tullio de Piscopo, grandissimo musicista e batterista di alta levatura. Fino ad oggi davvero è stata una grande palestra perché ho avuto modo di avere scambi con musicisti con determinate esigenze e che hanno avuto a che fare con grandissimi pianisti e musicisti.

Il M° Pino Tafuto – Direzione di un orchestra in studio

U.B.: Nel 2008 esce il tuo primo disco, ci racconti come è nato?

P.T.: E’ un disco molto intimo che contiene composizioni fortemente influenzate dal mio stato d’animo in quel momento. Le melodie sono fortemente segnate da un’estemporanea genuinità in quanto tutte nate in momenti di pausa durante vari tour. La particolarità di questo disco è proprio la sperimentazione non ricercata, nel senso stretto del termine. Tutto nasce da idee melodiche che succedevano durante momenti di profonda emotività causata per lo più da difficoltà di salute. Credo che per un creativo siano quelli i momenti in cui il senso artistico sia acuisca di più. Nel disco c’è anche un featuring di mia figlia che canticchia un tema, tanto era alto il livello di intima emotività in cui ero in quel periodo, ma il disco racchiude temi comunque mirati ad un circuito cinematografico, o in definitiva, legato alle immagini.

U.B.: Ed ora arriviamo al focus di questa intervista. Il tuo ultimo lavoro. Piano B. Ad un primo ascolto sembra ci sia stato un giro di boa. Mi sbaglio?

P.T.: Non ti sbagli affatto. A partire dalla tecnica con cui l’ho suonato e registrato, che nasce tutto dal piano preparato.

U.B.: Spieghiamo ai lettori di Age Of Audio che non ne conoscono il significato di cosa si tratta?

P.T.: Certo! Un pianoforte preparato è un piano il cui suono si ottiene mediante delle modifiche che si apportano alle corde, inserendo oggetti di varia natura, con l’intento di poter alterare il timbro prodotto con le vibrazioni delle stesse. Questa tecnica è stata spesso applicata anche al suono della chitarra. Per i puristi è recepita un po’ come una violazione di uno strumento classico e non è ben vista, o forse dovrei dire… ascoltata. Non si parte con un’idea ben precisa del suono che si ottiene ma, più che altro, è uno studio sulla casualità del timbro. L’ho usata per tutto il disco, e in ogni traccia tutto ciò che ascolti, compresi tutti i suoni che sembrano essere stati prodotti da un’orchestra di percussioni, sono il risultato sonoro del piano preparato. Non è una tecnica che ho inventato io: John Cage, Steve Reich, Philip Glass sono tra i capiscuola che in qualche modo hanno aperto un varco per questo tipo di sonorità. Piano B è un progetto ambizioso in quanto il piano viene utilizzato come strumento principale, ma nel contempo ho cercato di ricreare una sorta di banca timbrica che copriva tutta la parte sonora percussiva, ad esempio per il suono di hi-hat, snare, cassa, shaker, crash. Per quest’ultima, ad esempio, la sollecitazione delle corde del piano per ottenere timbriche diverse, l’ho effettuata con archetti di violino, quindi, simulando dei sintetizzatori, tutto processato attraverso delay, inviluppi, etc. Il suono della cassa invece l’ho ottenuto posizionando un cuscino interposto nella coda del piano e prendendolo letteralmente a cazzotti. Quel suono tonfo, quasi sordo, mi soddisfaceva. La presunzione di fare tutto con un unico strumento rende il risultato estremamente interessante da un punto di visto creativo. Il piano che ho utilizzato è un piano a coda Yamaha C3.

Pino Tafuto e il suo pianoforte Yamaha C3

U.B.: Di quante tracce è composto l’album?

P.T.: E’ composto da 13 tracce, fortemente ispirato dal periodo di stallo lavorativo a cui la pandemia ci ha costretto. Il titolo del disco, Piano B, nasce proprio da questa riflessione, anzi, a dire il vero, ha un duplice significato. Durante la pandemia la figura del musicista, come qualsiasi altra figura nel resto del mondo, ha dovuto reinventarsi in qualche modo. Piano B, in primis, rappresenta la mia risposta creativa a quel momento, ed è stata dettata dalla ricerca di una via di fuga da quella pausa forzata. In secondo luogo, il titolo Piano B viene anche dal fatto che ho utilizzato un secondo pianoforte, che porta poi ad un terzo e ad un quarto, che portano ad avere sonorità sovraincise e che danno un risultato unico e originale, che è diventato il mio modo per reinventarmi con quello che avevo a disposizione.

U.B.: ‘Come un raggio di sole’ è il primo singolo, già fuori sulle piattaforme streaming. Melodicamente e sonoramente molto interessante. Ispirazioni particolari da raccontarci?

P.T.: ‘Come un raggio di sole’ è una composizione che attinge dal mondo dello choro brasiliano, da cui ho cercato di creare un gioco ritmico melodico attraverso la forza della sua tradizione…una forza ritmica travolgente sfruttando le molteplici sonorità del mio pianoforte, ho tentato di ottenere una composizione che potesse avere quasi la forza di un inno, un inno alla libertà.

U.B.: C’è uno sponsor a cui devi dire grazie o hai prodotto tutto da solo?

P.T.: Mio malgrado non ho uno sponsor. Ho autoprodotto tutta l’operazione, sia dal punto di vista creativo, dalla microfonazione alla registrazione, all’editing ed al mix, sia dal punto di vista meramente finanziario. In qualche traccia ci sono dei featuring di qualche amico musicista come Antonio De Luise al contrabbasso che suona su 5 brani, e il chitarrista Maurizio Fiordiliso che suona in altri due. Il mastering è stato curato da Luca Rustici.

U.B.: Quando sarà fuori l’intero album? Sono previsti altri singoli prima del suo lancio?

P.T.: L’album uscirà il prossimo inverno. Prima di allora è prevista l’uscita di altri due brani che insieme al primo singolo tracciano un po’ le linee guida di tutto il progetto. ‘Ostinato’, un brano di matrice classica seppur condito da timbriche percussive, e poi ci sarà ‘Cinque Note’, brano dedicato alle mie due figlie, Federica e Francesca. Il titolo viene dal fatto che dai loro nomi ho estrapolato le lettere F, A, C, E, D che nella notazione anglosassone equivalgono al nostro Fa, Mi, Do, La e Re, costringendomi e sforzandomi a suonare e giocare solo con queste 5 note nell’intero brano.

Il M° Pino Tafuto in studio di registrazione

U.B.: Quando li ascolteremo dal vivo? Hai già delle date?

P.T.: Il primo singolo è appena uscito e non vedo l’ora di poterlo suonare dal vivo. Da Settembre, però, sarò impegnato in Rai e credo quindi che la presentazione ufficiale del disco, per ciò che concerne l’ambito dal vivo, slitti alla primavera prossima. Come già detto, prima di allora ci saranno le uscite degli altri due singoli prima del lancio dell’album, aspettando di poter essere libero da altri impegni e poterlo presentare nei live. Sono certo però che, come anteprima, per questa fine estate farò qualche puntatina durante rassegne o festival, proprio per dare un assaggio live dei brani dell’album.

U.B.: Dove possiamo ascoltare la tua musica e seguirti on line?

P.T.: Sono su Facebook, Instagram, Youtube, Spotify, ma ho anche un sito personale: pinotafuto.it

U.B.: Alla luce della tua esperienza, quale consiglio daresti ai lettori giovani di Age Of Audio che intendono intraprendere la carriera di musicista?

P.T.: Alla base di tutto, bisogna credere nelle proprie capacità. Credere in sé stessi però non basta, deve essere supportato da molta formazione così da poter acquisire maggior conoscenza possibile. Conoscere la materia musica, in termini di scrittura, unitamente alla capacità nell’utilizzo di attrezzature e software, l’essere preparati sotto più punti di vista, sono un ottimo bigliettino da visita se si vuole diventare un musicista collocabile in più ambiti. Il saper scrivere, interpretare e sapere riscrivere un tema dà una marcia in più. Ma soprattutto, per ciò che concerne la qualità del percorso che si vuole intraprendere, consiglio di vagliare con attenzione ogni mossa. Può succedere che le proposte economicamente più allettanti finiscano col distrarre e a portare fuori strada. Invito i giovani a vagliare tali proposte soprattutto da un punto di vista costruttivo e a non lasciarsi attrarre dalla possibilità di guadagno veloce.

U.B.: Grazie mille, Pino, è stato bello parlare con te!

P.T.: Grazie a voi! Alla prossima!

Umberto Bravo

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