Bob Taylor e lo “Spaghetti Western” in prova: Taylor 814ce

Bruno Mazzei

Da qualche parte devo aver letto che Robert Taylor dette inizio alla sua passione per la costruzione di chitarre acustiche allorché gli capitò fra le mani una Ranger XII della italianissima Eko.Sarà per campanilismo o per qualche personale richiamo ancestrale, ma la cosa mi ha incuriosito non poco: Nella patria della chitarra folk moderna, colui il quale sarebbe diventato uno dei maggiori produttori mondiali di chitarre acustiche di pregio non fu folgorato dalle meravigliose dreadnought di casa Martin o di casa Gibson, ma restò affascinato dalle fattezze di una economica “spaghetti-western” prodotta in Italia.

Questa circostanza -per chi scrive- conferma una teoria da tempo sostenuta, ovvero che le chitarre folk prodotte dalla Eko, e segnatamente i modelli della serie “Ranger”, hanno rappresentato qualcosa di affascinante, qualcosa che ha valicato i confini delle economiche imitazioni della produzione d’oltralpe.

Negli anni del boom commerciale della “Eko Ranger”, quindi, Bob Taylor (Fig.1) inizia la sua avventura nel mondo della liuteria acustica, fra idee chiarissime e difficoltà finanziarie.
Ma l’America è pur sempre la patria dove idee, progetti, banche e finanziatori, hanno saputo creare colossi planetari… almeno sino a qualche scorso lustro.
E così, verso la metà degli anni ’70, il giovane Bob trova i fondi necessari e da vita alla sua formidabile creatura.

Taylor Quality Guitars

Ciò che mi ha sempre impressionato -e paradossalmente lasciato perplesso- della produzione Taylor, è quel mix di tradizione liuteristica e “disumana” pulizia costruttiva.
Con Taylor la tradizionale chitarra acustica americana abbandona il rango strumento folk -minimale e spartano- divenendo qualcosa di estremamente raffinato e lussuoso. Il concetto di “alta qualità” diventa maniacale ed inaugura il filone delle acustiche-boutique, dove il pregio del progetto nonché della realizzazione di qualunque dettaglio è affidato a macchinari robotizzati di precisione assoluta. Trovare qualche difetto realizzativo in una Taylor è impresa ardua, la sua costruzione a prova di mani “sovraumane” assicura standard al di la di qualunque creazione liuteristica convenzionale.
La tradizione, insomma, diventa hi-tech con esiti talmente eccelsi da costringere i principali competitors ad adeguarsi. Lontani dai fasti degli anni cinquanta (Martin) e degli anni sessanta (Gibson), i principali costruttori mondiali di chitarre acustiche prendono lezioni da Robert Taylor e ne seguono -per certi versi- orme e strategie. Inoltre dopo Taylor fiorisce una miriade di piccoli produttori e liutai di strumenti acustici “de luxe”, chiaro segale di un mercato ormai smaliziato e ricettivo a creazioni di qualità superiore.
Robert Taylor in questo ambito è stato quindi un pioniere. Ossessionato dal concetto di “top quality”, lo ha impiegato in ogni ambito della sua produzione: dal design alla scelta delle essenze, dai metodi di verniciatura agli impianti di preamplificazione, dagli astucci sino alle brochures ed ai cataloghi della sua casa. Anche questi ultimi, da semplici dépliant pubblicitari, diventano veri e propri capolavori editoriali. Idem per il sito web che per qualità fotografica e completezza informativa batte qualunque produttore del settore.
Insomma il nostro Bob crea negli anni settanta la sua fabbrica di strumenti musicali di pregio e dichiara subito le sue intenzioni dandole il nome di “Taylor Quality Guitars”.

Taylor series

Parlando di idee chiare, accenniamo brevemente agli strumenti acustici in catalogo. Limitandoci alla produzione in legni massello, abbiamo tre soli “body shapes” in sette differenti combinazioni di essenze.
L’identificazione di un modello, quindi, si basa su di un prefisso numerico (da 3 a 9) che identifica il mix di legni utilizzato ed un suffisso (10, 12 o 14) che identifica la forma dello strumento.

Per i legni abbiamo in ordine di crescente pregio:

• Serie 3 Sapele (fondo e fasce) – Sikta Spruce (piano armonico);
• Serie 4 Ovangkol – Sikta Spruce;
• Serie 5 Mahogany – Engelmann Spruce or Cedar;
• Serie 6 Maple – Sikta Spruce;
• Serie 7 Indian Rosewood – Engelmann Spruce;
• Serie 8 Indian Rosewood – Sikta Spruce;
• Serie 9 Indian Rosewood – Sikta Spruce.

Ovviamente man mano che scaliamo le “series” -ed ovviamente i prezzi di acquisto- avremo top maggiormente selezionati ed intarsi di maggior pregio e complessità.

Infine i tre body shapes:

• Serie 10 Dreadnought;
• Serie 12 Grand Concert;
• Serie 14 Grand Auditorium.

Le eventuali ulteriori sigle “C” ed “E” indicano –rispettivamente- la presenza della spalla mancante (Cutaway) e dell’elettrificazione (Electric).

The 814 “ce”

Trattiamo di una serie “8” (quindi fasce e fondo in palissandro indiano e tavola in abete) in configurazione “14” (Grand Auditorium).
Come detto, la sigla “CE” (Cutway/Electric) indica la presenza della spalla mancante in stile “Venetian” e dell’impianto di elettrificazione.

Lo strumento in prova rappresenta il “core” della produzione Taylor. Per stessa dichiarazione della casa, la Serie 8 rappresenta la “flaship” dell’intera produzione nonché il suo maggior successo commerciale. Il mix di essenze adottate nella 814, infatti, costituisce un vero proprio standard per le acustiche di prestigio.
Lo strumento viene fornito nel classico astuccio Brown Tolex Taylor, vero e proprio capolavoro di estetica, solidità e protezione dello strumento. Interamente in legno, questa custodia è rifinita splendidamente con ben cinque possenti chiusure in ottone (o comunque metallo ottonato) ed un’imbottitura interna finemente rivestita che ospita la chitarra con tolleranze bassissime. A parte il discreto peso (ma spesso e volentieri la qualità pesa), ci troviamo di fronte ad un astuccio serio e curato nelle finiture: un equilibrio di sobrietà, raffinatezza e consistenza marmorea.

Sollevato il coperchio del baule, è difficile trattenersi da un: “ohhhh!….”. La 814ce è davvero bella ed anch’essa comunica immediatamente una sensazione di grande bilanciamento fra lusso e semplicità.
Una prima occhiata rivela una tavola in abete splendida con venature dritte, sottili e compattissime. Non si riescono ad apprezzare nodi o altre minime irregolarità. In breve: un piano armonico selezionatissimo.
Imbracciando lo strumento ne ricaviamo una sensazione di soggezione, sicuramente non da chitarra da brutalizzare in spalla mentre giriamo il mondo in autostop o accompagnamo gli amici durante un falò in spiaggia. La verniciatura è posata in modo impeccabile ed il trasparente appare sottilissimo e lavorato in modo tale da rendere lo strumento assolutamente “hi gloss”. Il materiale utilizzato per la finitura appare ultra-leggero, resinoso ed estremamente elastico.
Giriamo e rigiriamo la chitarra ma non riusciamo a trovare una imprecisione, una sbavatura, un’incertezza realizzativa. Insomma: Giunzioni dei legni perfette, ancoraggio del manico da manuale, binding impeccabili, intarsi in abalone su buca e tastiera senza la benché impercettibile tolleranza, posa dei tasti perfetta.
Ma quello che davvero lascia sconcertati è sbirciare l’interno della cassa… La pulizia costruttiva è tale che non si riescono ad apprezzare tracce di colla neppure fra le fessurazioni delle controfasce. Le catene sono perfette, con spigoli vivi impeccabili. L’interno di questo strumento è levigato quasi a specchio e –attenzione- parliamo di legni grezzi… nudi e crudi.
Perfetto anche il peso dello strumento (2,250 kg circa impianto elettrico incluso): Imbracciamo una chitarra molto leggera che a dispetto dei legni impiegati e degli spessori utilizzati, sembra realizzata in balsa. Da seduti il nostro quadricipite destro ringrazia.
Qualche parola sulle geometrie. Questa “Grand Auditorium” ha forme perfette. Sinuosa, precisa e bilanciata nelle curve, evidenzia proporzioni coerenti e dal grande senso estetico.
Seguendo la navigazione “a vista” scrutiamo finissimi binding in acero marezzato alla cassa ed alla tastiera in finitura ambrata che, allontanandoci dalle plastiche cui ci ha abituato la produzione prevalente, contribuiscono non poco alla sensazione generale di gran classe.
E la classe è confermata dal primissimo approccio tattile. Alla finitura lucida della cassa fa da contraltare il manico in mogano con verniciatura satinata che comunica al tatto un senso di naturale confort e scorrevolezza, quasi toccassimo un legno grezzo ma perfettamente liscio. Manco a dirlo: Action da primato e meccaniche di altissima precisione. Girare queste ultime è un piacere per la pastosità e l’omogeneità dei cinematismi.

La prova del suono

Finalità di una “Grand Auditorium Size” è quella di fornire uno strumento che unisca le caratteristiche di nitidezza, separazione e velocità delle note tipiche delle chitarre finger-style, con il “big volume” di una Drenaught.
L’intenzione è quindi quella di una “Jumbo OM” (si passi il neologismo) che possa coniugare i gusti dei fingerpickers con quello degli strummers.
Se a questo connubio stilistico aggiungiamo il notevole volume dello strumento, la presenza della spalla mancante e quella dell’elettrificazione, intuiamo agevolmente che la “814ce” si rivolge al musicista professionista che potrà muoversi in qualunque contesto: Arpeggi, ritmiche, assoli, esecuzioni elettrificate in contesti live e sessioni unplugged in studio davanti ad un microfono di ripresa.
Lo strumento in prova ci ha impressionati per le sue doti timbriche. Abbiamo ritrovato in questa Taylor tutte le caratteristiche di uno strumento di alto pregio: eccellente volume complessivo, una dinamica “facile” che non richiede eccessivi sforzi esecutivi, ma soprattutto un notevole equilibrio fra le diverse corde che non cede mai ad impasti. La totale “separazione” fra le corde ed il loro bilanciamento consentono a qualunque nota, presa in qualsiasi parte del manico, di prosegue il suo cammino spaziale in modo indipendente, esaltando autonomamente la sua voce nell’ambito di intarsi armonici complessi ma sempre nitidi. Caratteristica –questa- particolarmente apprezzabile nell’esecuzione di arpeggi, dove l’utilizzo di diverse dinamiche della mano destra restituisce all’esecuzione immagini tridimensionali. Questa chitarra è un’arpa.
La separazione dei voicing è ulteriormente esaltata da un’intonazione dello strumento a prova di accordatore elettronico, su qualunque corda ed in qualunque punto del manico. L’intonazione di questa 814 esalta ed avvalora le diverse tensioni fra intervalli ed accordi e lo fa in modo disinvolto e naturale. Dopo aver passato qualche tempo a suonarla, passare ad uno strumento di classe inferiore diventa facilmente frustrante.

E i difetti?

A questo punto, però, dobbiamo pur sforzarci nel trovare qualche difetto…
Che dire… La fredda costruzione di una perfetta chitarra folk da parte di liutai-robot si riverbera anche nel sound? …Forse…
Anche in questa top di gamma abbiamo percepito quella che è una vena comune alla produzione delle acustiche Taylor, ovvero l’esaltazione di una certa cristallinità in tutti i range di frequenza. Una propensione ai registri chiari, con una gamma media arretrata e priva di qualunque nasalità oltre a bassi che, pur generosi in profondità, conservano una certa brillantezza.
Questa “814ce” è una signora di classe, dalla bellezza raffinata ed algida.

Taylor Espression System

Qui le cose si complicano.

Dalla fine degli anni ’90 la Taylor ha abbandonato i sistemi di amplificazione della Fishman. Nonostante l’elevata qualità di questi ultimi era forse troppo semplice adottarli: Una Taylor non poteva affidarsi ad un sistema piezo tradizionale se pur di qualità eccellente. Occorreva quindi un sistema proprietario, adeguato alla classe dei suoi strumenti.
Il Taylor Espression System (T.E.S. in sigla), è stato il frutto di uno studio condotto dalla Taylor e durato diversi anni. Il progetto del relativo preamplificatore è stato invece affidato al guru dei sistemi audio “hi end” Rupert Neve.
L’idea del progetto è quella di amplificare una chitarra acustica con un sistema poco invasivo, diremmo quasi invisibile, che non sminuisse il pregio “acustico” degli strumenti con diffuse mutilazioni dei legni per ospitarne l’hardware. Il sistema si affida a trasduttori posizionati in punti strategici del piano armonico per riprenderne in modo naturale il più ampio spettro timbrico.
In questo Expression System la ripresa è affidata quindi ad un mix di sensori a contatto del piano armonico, miscelati ad un pick up single coil “incastonato” sotto la tastiera nella zocchetta a fine manico. Insomma, almeno nelle intenzioni, questo T.E.S. sta al pianoforte acustico come i sistemi piezo-elettrici stanno ad un piano Fender…
Il sistema di ripresa è supportato da un preamplificatore a bassissimo rumore, munito dei soli controlli “Bass”, “Treble” e “Volume”.
Questo “minimalismo elettrico” si riflette nei consigli di utilizzo della casa ove si suggerisce di posizionare tutto “flat” ed utilizzare i controlli per ottenere piccole correzioni ambientali.
In definitiva: Minimo impatto estetico sulla liuteria e minimalismo funzionale da “one shot-one- kill”. Siamo lontani anni luce dalla filosofia predominante che ricorre spesso e volentieri a sistemi preamp muniti di equalizzatore grafico, filtro notch, mixer piezo/mic, accordatore elettronico ed altre utility.

Ma come suona questo T.E.S.?

Personalmente mi fa disperare… un amore-odio.
Indubbiamente un sistema di sensori a contatto è capace di tramutare ogni minima sfumatura dinamica dello strumento in segnale elettrico utile. Ma se è vero che il T.E.S. si discosta dalle timbriche piezo-elettriche, è pur vero che siamo lontanissimi da un sound da microfoni di ripresa in studio cui questa architettura dichiara volersi ispirare.
Questo impianto, a nostro giudizio, esalta in modo esasperato le frequenze medio-alte e lo fa restituendo suoni sottili ed intubati che certamente non fanno giustizia alla notevole voce acustica dello strumento.
Ma è pur difficile digerire il fatto che alla Taylor abbiano cannato qualcosa. E’ lo è a maggior ragione per il fatto che Robert Taylor sponsorizza il suo T.E.S. come una delle maggiori rivoluzioni nel campo dell’elettrificazione della chitarra acustica moderna.
Allo stato della nostra prova non è stato possibile andare molto oltre… diversi chitarristi riferiscono che il T.E.S. acquista qualità timbrica se opportunamente filtrato da DI-box o da preamp da studio. Le uniche osservazioni che ci è dato fare nel nostro contesto di prova è che quest’impianto necessita (ribadiamo: Necessita!) di cavo bilanciato e che la qualità audio riprodotta è più che proporzionale al sistema di amplificazione (mixer e diffusori) utilizzato: Su sistemi audio economici i risultati sono stati spesso imbarazzanti e, vista la classe dello strumento, al di sotto di qualunque altro sistema piezo-elettrico di buon livello.

Il T.E.S. in sintesi:

PRO

• Immediatezza di utilizzo;
• Non invasività (tanto agognata dai puristi delle acustiche non elettrificate);
• Nessuna permeabilità all’effetto Larsen;
• Silenziosità assoluta del preamplificatore;
• Qualità della componentistica e dei cablaggi.

CONTRA

• Timbrica sottile ed intubata, difficilmente equalizzabile con i tradizionali controlli di un comune impianto P.A.

Conclusioni

Questa 814 è uno strumento notevole, realizzato alla perfezione e caratterizzato da una intonazione sorprendente.
Dal punto di vista timbrico esalta una certa cristallinità che viene abbondantemente compensata dal notevole volume che le conferisce profondità e solidità di proiezione.
Le essenze utilizzate, la pulizia costruttiva e la qualità del progetto la dotano di notevoli capacità dinamiche e l’eccellente enfasi delle armoniche restituiscono all’ascolto una riverberazione naturale e sempre eufonica.
Considerazioni a parte vanno fatte per il sistema proprietario di amplificazione T.E.S. che pur sposando la filosofia di qualità assoluta di casa Taylor, riesce ad esprimere le sue migliori doti solo se relazionato ad impianti audio professionali e di gran qualità.
Oltre al formato “Grand Auditoriun”, la serie “8” è disponibile nelle versioni Dreadnought, Gran Conert, 12 corde e, da quest’anno, “Grand Symphony”. Sempre dal 2012 sono disponibili la “Grand Auditorium” e la “Gran Concert” nella versione con corde in nylon.
Infine la nota dolente del prezzo che si aggira, sia per la versione natural che sunburst, sui 3.000,00 Euro di listino, salve particolari scontistiche praticate dai rivenditori al dettaglio.
In definitiva un grande strumento con un solo piccolo rimpianto patriottico… ah! …se il catalogo delle gloriose folk di casa Eko esistesse ancora!

NOTIZIE UTILI

Produttore: Taylor

Modello: Taylor 814ce

Website: www.taylorguitars.com

Distributore: www.backline.it

Prezzo: Circa 3000/3200 euro

Al prossimo TEST

Bruno Mazzei

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Nato a Napoli nel 1964 ed inizia ad appassionarsi alla chitarra prestissimo grazie al classico regalo natalizio dei genitori ed alla passione per la musica dei Beatles, dei Platters e di Edoardo Bennato. Quell’oggetto rimase per qualche tempo un arredo privo di vita fino a quando qualche amico non gli spiegò che una chitarra andava accordata e che, premendo semplicemente la quarta e la quinta corda al secondo tasto, veniva fuori un accordo chiamato Mi minore… Il repertorio di Bennato, apparentemente semplice ma capace di aperture armoniche imprevedibili, lo inizia allo studio –da autodidatta- degli accordi e della chitarra ritmica e lo conduce all’acquisto della fantastica Ranger XII della Eko, purtroppo poi venduta. Negli anni settanta ed ottanta prosegue lo studio della chitarra rock affascinato dall’ascolto di Hendrix, Blackmore e Page, con risultati abbastanza frustranti e con tonnellate di cassette e 33 giri consumati. L’uscita di Van Halen e, soprattutto, lo studio del repertorio dei Rush lo inducono alle prime lezioni “serie” ed all’immediata comprensione di quanto detto da Andres Segovia: “La chitarra è uno strumento facile da suonare male”. In quegli anni aumenta l’interesse parallelo per la liuteria, il customizing e lo studio di tutte le tecnologie legate alla chitarra elettrica. Per circa due anni lavora presso uno storico liutaio napoletano dove apprende i rudimenti tecnici legati alla chitarra acustica ed alle riparazioni in genere. La passione per Pat Metheny, Larry Carlton, la musica brasiliana e l’acid jazz lo avvicinano allo studio dell’armonia jazz anche se in modo discontinuo a causa degli impegni di lavoro e familiari. In questa fase si avvale, anche se per periodi piuttosto brevi, delle lezioni e degli insegnamenti di alcuni fantastici musicisti partenopei. Attualmente suona stabilmente in una band di cover funk ed acid jazz e dedica il tempo libero allo studio dello strumento.
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