Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).
MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.
Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.
Maxx Bass sulle basse frequenze: Perché mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.
L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.
MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registro medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix in maniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottenere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).
MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.
Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.
Maxx Bass sulle basse frequenze: Perchè mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.
L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.
MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registo medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix inmaniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).
MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.
Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.
Maxx Bass sulle basse frequenze: Perchè mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.
L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.
MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registo medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix inmaniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).
MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.
Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.
Maxx Bass sulle basse frequenze: Perchè mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.
L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.
MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registo medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix inmaniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.




