REALmente Bravo! – Intervista ad Umberto Bravo

Antonio Campeglia

Un vocalist che ha girato il mondo e calcato i palchi dei migliori teatri. Ambasciatore Italiano della Campagna Curacuore (Heart Therapy Campaign) per la quale ha adattato in Italiano e interpretato la ninnananna della colonna sonora. Lancia adesso ‘Real’, il primo singolo apripista della sua opera prima ‘Melting Pop’, un ep di 5 brani che fondono sonorità che vanno dal lounge alla worldmusic passando per l’r&b e il soul, in uscita il prossimo Ottobre.

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A pochi giorni dall’uscita di ‘Real’ e del video girato tra borghi fantasma e opere di land art in Sicilia, diretto da regista Luca Bizzi, già regista di video per Vincenzo Incenzo, Manuel Aspidi, Numa Palmer, etc, incontriamo Umberto Bravo per parlare del suo singolo ‘Real’ appena sfornato.

Umberto Bravo

A.Campeglia: Ciao Umberto, finalmente la tua musica!

U.Bravo: Eh sì, finalmente è proprio l’avverbio giusto per descrivere questo momento.

A.C.: Ci racconti come è nato il desiderio di passare da vocalist e turnista a leader di un progetto musicale?

U.B.: Ero stufo di vivere la musica da dietro le quinte, di partecipare ad eventi internazionali per portare in giro la musica di altri come front man di cover band. Mi sono sempre sentito un autore e compositore, ma ammetto di non essere stato ‘bravo’ (ride) a trovare lo slancio per mettermi in prima linea per la mia natura idealista. Ma tutto ha un suo tempo, anche quello di prestare la voce, sia che si tratti di cover in eventi, sia per album tributo in studio o per il classico demo (alias provino  di una canzone) per progetti di altri artisti. Vivevo di musica ma non facevo veramente musica. Facevo la musica di altri prestando la mia arte. Ho cominciato a sentire il bisogno di esprimermi e buttare giù testi sulle melodie che mi suonavano dentro già da piccolo ma quel bisogno ha fatto a cazzotti con le leggi dettate dal mercato discografico, che spesso cozzano con chi produce arte per il bisogno di farlo. Tutte le case discografiche che con le quali mi interfacciavo alla ricerca di un contratto finivano sempre col voler riarrangiare i miei pezzi, per renderli più ‘vendibili’, seguendo magari il filone musicale di quel momento. Per cui, il mio idealismo, mascherato da testardaggine, hanno avuto sempre la meglio sulle decisioni. Oggi, però, mi ritrovo con tantissimi brani miei finiti e pronti per essere sfornati, e questo è una degli aspetti positivi del momento.

A.C.: E ‘Real’, quindi, è il primo di questi? Di cosa parla?

U.B.: Non proprio. In ordine di tempo ‘Real‘ è uno degli ultimi che ho composto e registrato, e per questo motivo sarà il primo singolo, non solo dell’ep ma anche del mio percorso di artista che si propone finalmente come autore, compositore e cantante. Tutti gli altri brani che ho composto in passato rappresentano una palestra nel tenere vive le mie attitudini di songwriter e composer, e come sviluppare quelle al meglio. Real parla proprio di quest’ultima dimensione, di ritrovare la propria essenza, ma tocca anche tanti altri argomenti legati alle gabbie che crea la mente a causa delle insicurezze  che limitano chi ne è vittima. Gabbie che inducono inconsapevolmente ad alterare la propria vera personalità, e ad assumere quindi atteggiamenti che non sono propri, a pensare con i principi di altri, prendendo in prestito, inconsciamente, atteggiamenti che condizionano il giudizio su ciò che è giusto o sbagliato, che possa piacere o meno, non necessariamente con lo scopo di fare bella figura, ma per sentirsi accettati da tutti. Il desiderio di essere accettati è la trappola che la mente crea più frequentemente. In questo modo, credo, non facciamo altro che svilire la nostra vera essenza, gradualmente, fino ad un punto di rottura.

Clip dal brano Real

A.C.: E quando è avvenuto quel momento di rottura per te? Ma soprattutto, quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

U.B.: Tre anni fa. Durante una sessione di registrazione di un singolo per un collega, per il quale curavo l’arrangiamento vocale, suggerii timidamente che il pezzo avrebbe suonato molto meglio con una batteria più asciutta e con accordi in minore sull’inciso… Il suo direttore musicale provò e il risultato piacque molto sia all’artista che al suo direttore musicale. A distanza di mesi, ho ascoltato il pezzo su spotify, l’arrangiamento finale era come l’avevo proposto. Fu un segnale chiaro per il mio ego. Il giorno dopo ero in sala a registrare Real, o meglio, l’embrione di ‘Real’.

A.C.: E musicalmente come è nata ‘Real’?

U.B.: ‘Real’ è nata prima musicalmente. Credo profondamente di essere un melodista. Dammi una base di 30 secondi e ti sforno una canzone con strofa, bridge e inciso… Penso che questo sia il mio più grande talento, al di là di tutti i complimenti che ricevo per la voce. Può sembrare presuntuoso da parte mia affermare quanto appena detto ma è un talento che intendo tenermi stretto perché è grazie a quello che ho collaborato con tanti artisti tutti questi anni. ‘Real’ però, musicalmente, è passata attraverso varie fasi durante la sua creazione. Due anni fa, sul set di un video di Vincenzo Incenzo per il quale facevo una piccola parte da attore, ho conosciuto quello che oggi è il regista del video di ‘Real’, Luca Bizzi. Luca è innanzitutto un musicista, autore e compositore, dal passato molto simile al mio. Per ‘Real’ ha curato tutta la parte elettronica e disegnato gli archi. La sua visione musicale è molto simile alla mia e intendo collaborare con lui anche in futuro. Per ‘Real’, che è un pezzo drammatico dal risvolto positivo, volevo un tappeto musicale che andasse fuori da ogni contesto, non riconducibile ad alcun genere musicale. Mescolare una balalaika ad una chitarra brasiliana ha prodotto quel tipo di sound che caratterizza l’ipnoticità del pezzo. L’ho vestito di suoni gradualmente ma la melodia era già tutta lì, nella mia testa.

A.C.: Vuoi dire che è stata buona la prima?

U.B.: Non proprio. L’ho cantata almeno 20 volte dopo il primo provino, ma nessun take presentava la spontaneità e l’immediatezza del primo. In altre sessioni ho aggiunto i cori. Sono, purtroppo, uno di quelli che si ossessiona. Aspetto, questo,  sul quale cerco di lavorare costantemente, perché per prima cosa viene la canzone, poi tutto il resto. E quando si entra entro in sala da vocalist come facevo prima è un conto, quando si entra in sala da autore e compositore di un pezzo per cantarlo, è un altro. ‘Real’ non doveva avere orpelli inutili o fronzoli che mostrassero che so cantare o facessero dire a chi l’ascolta ‘che bella voce!’.

A.C.: Quindi il tuo passato da vocalist è stato messo da parte?

U.B.: No affatto, anzi. Sapere di avere un mezzo vocale che può permetterti di cimentarti in più generi musicali è una grande conquista. Forse una delle mie certezze più salde. Adoro cantare e sono sicuro che si senta, anche ascoltando ‘Real’. Adesso, però, la mia intenzione è quella di creare interesse intorno alla mia musica, alla canzone, al sound. E’ stata dura trattenermi vocalmente ma credo di avercela fatta. Lo strumento vocale è sì importante, ma deve essere messo al servizio della canzone. Ti dirò di più. Non uso software tipo Melodyne, né autotune, né vocoder. Non sono contro plugin o effetti per la voce ma, specie per ‘Real’, desideravo che all’ascolto sembrasse come se ti stessi cantando, o meglio, urlando nelle orecchie. Ho addirittura lasciato delle imperfezioni, proprio perché… vere. ‘Real’ non rispecchia i canoni classici della canzone pop, non ha una struttura definita, almeno non musicalmente… non c’è un inciso di 16 battute. ‘Real’ deve essere ascoltata tutto d’un fiato. La parte più impegnativa è stata quella dell’arrangiamento e del selezionare i musicisti ai quali ho richiesto di riprodurre pedissequamente quello che avevo prodotto col mio demo.

Umberto Bravo in sala di registrazione

A.C.: Impegnativa? Come mai?

U.B.: Fino a ieri il mio rapporto con la sala di incisione era produrre tracce vocali che sarebbero andate a finire sul cd del committente, come da sua richiesta, per un progetto non mio in definitiva. Arte sì, ma pur sempre una commissione. Registrare un ep, invece, con musicisti chiamati a riprodurre con la loro arte quello che tu chiedi, è un altro paio di maniche. Oltre a dovere avere tatto nel modo in cui comunichi o dai delle direttive su come vorresti che il brano suoni, bisogna stare attenti a non mettersi in una posizione di autorità. Il musicista deve sentire quello che suona, deve sentirlo dentro, e deve piacergli, altrimenti  la sua anima non arriva attraverso la sola tecnica. Il pezzo deve rappresentare la mia visione della canzone, porta la mia firma, e succede spesso che il musicista turnista, in buona fede, per carità, si lasci prendere la mano e cerchi di mostrare quanto è bravo, portando il brano in una direzione che, però, non è quella che cerco. Ma essendomi avvalso di musicisti con i quali ho sempre suonato dal vivo, ho trovato subito il modo di essere chiaro nelle mie intenzioni. Credo di aver fatto un buon lavoro e la conferma di ciò che dico arriva dal fatto che Niall Flynn, ingegnere del suono di Seal, Marillion e per tutti gli album di George Michael, è colui sta amalgamando il sound per il master finale dell’ep. Tutto questo è successo dopo che ha avuto modo di ascoltare ‘Real’ ormai già bella e confezionata. Sta facendo davvero un ottimo lavoro condividendo soprattutto tutte le mie intenzioni sonore, ma non potrebbe essere altrimenti visto il suo curriculum. Per coloro che ascolteranno la mia musica un Hi-Fi potente potranno confermarlo. E’ la ciliegina sulla torta!

A.C.: Quindi mi sembra di capire che hai scoperto di avere qualità di leader?

U.B.: La parola leader non mi piace, forse per l’accezione che le do. Non credo che nella musica, come in altri ambienti particolari, ci sia bisogno di leader. Direi piuttosto di essermi sentito come un direttore di orchestra dei miei musicisti durante la produzione dell’ep. Abbiamo tutti condiviso il piacere di dare corpo e anima ad una manciata di brani che già suonava alla grande ascoltando le loro demo.

A.C.: E adesso la domanda che ti avranno fatto parecchie volte…Come mai scrivi e canti in Inglese dal momento che sei Italiano?

U.B.: Meno male. Pensavo mi chiedessi se il mio fosse un nome d’arte o il vero nome… Il mio primo imprinting con la musica è avvenuto attraverso un jukebox, quello che era nel locale di famiglia, un punto ristoro-bar-chalet-ristorante, insomma ‘se magnava’, per dirtela alla romana, ed era all’interno di “Edenlandia”, quello che allora era l’unico parco di divertimenti a Napoli. Cantavo e ballavo abbracciato al jukeboxe a suon di Stevie Wonder, Elton John e musica disco. Sempre all’interno di Edenlandia, negli anni 80 i miei presero in gestione anche un night club dove si esibivano varie band dal vivo. Ti lascio solo immaginare cosa potesse passare per la testa di un ragazzino che voleva fare la popstar quando salii per la prima volta su quel palco. La vicinanza geografica del night club ad una base Nato fece il resto. La gran parte delle band erano americane o suonavano pezzi americani. Ospitammo anche delle trasmissioni televisive su quella che allora si chiamava Teleuropa, acquistata poi dal gruppo Mediaset e divenuta poi Rete4. Oggi, guardando indietro, capisco di aver avuto un’infanzia da sogno e quanto quel respirare musica sin da piccolo abbia influito sul mio percorso di vita. L’inglese è stato il mio primo amore e, oltre che per la musica, mi è servito anche per diventare interprete e traduttore.

Umberto Bravo – Real

A.C.: Come è andata avanti la tua formazione artistica?

U.B.: Appena diciottenne ho cominciato a fare serate nella base Nato di Napoli, poi sono partito per studiare musica alla Bloomingdale School di New York. Il mio primo ingaggio da cantante è stato sulle navi da crociera che lasciai dopo appena sei mesi, non faceva per me. Allora non funzionava come oggi. Non c’era un teatro a bordo. Il cantante sulle navi intratteneva con canzoni a richiesta, tipo juke boxe (il jukeboxe ricorre troppo spesso nella mia vita…). Cantavo tutto il giorno per 6 giorni a settimana. Da ‘My way’ a ‘Never ending story’ le ho cantate tutte. Nonostante avessi studiato per evitare di danneggiare la voce, rischiai davvero di perderla. Ma durante quei mesi un’agenzia di eventi internazionali mi notò e mi propose di entrare nella loro scuderia di artisti. Lo feci e da allora mi sono esibito quasi ovunque. Concerti di Natale a Londra al Royal Albert Hall, in Australia, a New York al Madison Square Garden. E’ stato bello per un po’, ma capii presto che nessuno degli spettatori avrebbe mai ricordato il mio nome, soprattutto perché non presentavo musica mia, ma mi alternavo soltanto ad altri vocalist su palchi prestigiosi in eventi caratterizzati da cover e tributi.

A.C.: Come è possibile che dopo tanti anni nella musica solo oggi esce il tuo primo singolo?

U.B.: Come ti dicevo, le leggi di mercato non fanno per me. Quando sembrava avessi trovato veramente chi potesse credere in me per il tipo di visione libera e sincera che ho della musica, succedeva sempre che mi si volesse gentilmente imporre una visione diversa. Che si trattasse dell’arrangiamento di un pezzo o del modo di cantarlo, non ho mai voluto scendere a compromessi. Le agenzie, i manager, le case discografiche ti vedono come un prodotto. Devi essere collocabile e vendibile. Questo lo comprendo ma non posso condividerlo. Alla fine mi sono sempre sottratto. Quando concepisci la musica come un bisogno di esprimere la tua arte, è difficile scendere a patti con il mercato e col tipo di musica che va in quel determinato momento storico. A riprova di ciò che ti dico basta ascoltare ‘Real’, potresti collocarla musicalmente? Non è r&b, non è soul, non è jazz, non è indie, non è funky… magari racchiude un pizzico di tutti i generi che ho ascoltato e suonato e cantato durante il mio percorso, ma comunque presi in prestito involontariamente, e tutti a favore dell’intenzione di veicolare bene il messaggio. L’essere indipendente e non avere una major che vuole dirigere il tuo percorso ha i suoi pro. Tuttavia sono consapevole anche dei contro, che fondamentalmente possiamo riassumere nell’avere mezzi limitati nella produzione ma soprattutto nella promozione. E questo mi dispiace parecchio perchè vorrei che Real arrivasse ovunque.

Riprese del set Real

A.C.: Definiresti ‘Real’ il tuo manifesto quindi?

U.B.: Non credo. Altrimenti avrei chiamato ‘Real’ anche l’ep (che ho chiamato ‘Melting Pop’, proprio perché fonde in sé tanti generi musicali riconducibili al pop, e questa la dice lunga). ‘Real’ è un momento di consapevolezza, di volontà di liberarsi di schemi della mente nel quale spesso rimaniamo intrappolati. Ma ‘Real’ non ha la pretesa di dare un monito o un insegnamento. Descrivo soltanto una fase della mia vita in cui ero in gabbia, e mi ci ero messo da solo, per cui la volontà di uscirne per essere finalmente libero. Non predica ma racconta. Ma sono certo che è una fase attraverso cui parecchi di noi siamo passati.

A.C.: Autobiografica dunque. Tutto l’ep è stato scritto, composto e arrangiato da te? Quanti singoli sono previsti prima di lanciare l’ep?

U.B.: Sì, credo si possa definire una canzone dal testo autobiografico, sperando però di avere trattato un tema nel quale si possano identificare tutti. Per ciò che concerne la creazione dell’ep, ho scritto sia i testi che la musica. A parte Real dove Luca Bizzi (oltre ad essere regista del video), ha curato la parte elettronica e soprattutto ha disegnato gli archi, ci sarà il terzo singolo, scritto e composto totalmente a 4 mani con lui. Tratta ironicamente un tema a me molto ostile per quanto sia, ahimè, troppo fondamentale nella vita di tutti noi: i soldi. Il secondo singolo è il pezzo più intimista, credo, dell’ep, e tratta di sentimenti descritti dal punto di vista…diciamo ‘carnale’, ma non vorrei svelare altro. Dico solo che su quel pezzo il cantante che c’è in me ha dovuto prevalere su tutto.

A.C.: Quando sarà fuori l’ep?

U.B.: Un passo alla volta. Permettimi prima di godere dell’uscita di ‘Real’, poi passiamo al secondo singolo. Non posso fare programmi in questo momento in quanto vorrei far coincidere l’uscita dell’ep con la certezza che il mondo dei live sia ripartito. Da qui la decisione di fare uscire prima 2 singoli. Magari col terzo singolo…chissà. Ma dobbiamo fare i conti con questo tempo strano, anche se sembra che le cose si stiano risolvendo in qualche modo dalla fine del lockdown. Spero per tutti noi artisti, e non solo, che questo momento di stallo termini quanto prima, e che il carrozzone possa ripartire più pieno che mai. Mi auguro, soprattutto, che i governi del mondo prendano seriamente in considerazione l’arte in tutte le sue forme di espressione e riconsiderare il valore dell’intrattenimento nella vita quotidiana.

A.C.: Parliamo un po’ del video di ‘Real’. Come è avvenuta la scelta delle location e perchè in Sicilia?

U.B.: Volevo labirinti che non fossero fatti di siepi o piante. La natura mi riporta a sensazioni di gioia e tranquillità. Volevo, invece, che nel video come nella canzone, il pathos fosse tangibile, per veicolare attraverso le immagini il dramma di chi è intrappolato e urla dalla disperazione. Adesso che mi ci fai pensare, ‘Real’ non è un manifesto, è un urlo. Per ciò che concerne le location, durante le ricerche mi imbattei nelle immagini del Cretto di Burri. Un’opera di land art a mio avviso straordinaria, sia per la sua bellezza che per le motivazioni della sua creazione. E’ stato amore a prima vista e lo ritenevo perfetto per il video. Un posto drammatico e sacro allo stesso tempo. E’ stata la scelta del Cretto di Burri che mi ha spinto poi a cercare anche altre location in Sicilia.

Umberto Bravo – Cretto di Burri

Ho trovato quindi il Labirinto di Arianna, opera dell’artista Italo Lanfredini, e poi il Borgo Borzellino, città fantasma del dopoguerra. Volevo però che il regista si sentisse libero di esprimere la sua arte nel raccontare attraverso le immagini ciò che il brano affronta. Quando gli ho mostrato le location che volevo fortemente ha subito accettato. Tutta la magia del video è opera sua. Il modo in cui ha seguito una narrazione nell’alternarsi delle varie location mi ha lasciato a bocca aperta. Sembra di guardare un film. La sua tecnica nel montaggio attraverso lo storytelling è superlativa. Credo che il montaggio, nella cinematografia come in un video musicale, sia tutto. Puoi avere in mano delle bellissime riprese ma se chi le monta non ha una visione di insieme ma, soprattutto, nella narrazione, non ha come scopo primario quello mettere le immagini al servizio della canzone, non c’è magia. Allo stesso modo in cui sostengo che in una canzone l’arrangiamento sia tutto. Manca poco alla pubblicazione, quindi non ti dico altro. Sui miei profili social trovi già un teaser del video, confezionato ad arte, ovviamente, da Luca Bizzi.

Umberto Bravo – Labirinto di Arianna

A.C.: Infine volevo chiederti…come si diventa ambasciatore di una campagna come quella di Heart Therapy?

U.B: Semplice. Si ha la fortuna di vedere su Instagram un annuncio di una regista che ha vinto al Festival di Cannes nel 2018 con il suo corto ‘Heart Therapy’ nel quale chiede a cantanti di tutto il mondo di adattare la ninnananna della colonna sonora originale nella propria lingua e cantarla, si partecipa inviando il proprio provino e si viene selezionati, come è successo a me.. e si diventa rappresentante ufficiale per quella campagna nel proprio paese. Ironia a parte, non credevo che Anna Zoll, la regista del corto, scegliesse me tra più di 1000 candidati italiani. Stiamo progettando insieme la campagna che, anche se partita in sordina a causa dei lockdown, richiede tanta cura e dedizione. Verrà presentata anche nei tg regionali unitamente alla promozione di ‘Real’ e del suo video, ma il grosso verrà fatto on line, sui social.

A.C.: Quindi la rete è stata fondamentale?

U.B.: Certo. Internet è un potente mezzo. Forse l’unico che abbiamo noi artisti indipendenti nel fare conoscere la nostra musica. D’altronde, tutto il mondo è in rete ormai, e i social sono fondamentali in questo, soprattutto per le condivisioni.

A.C.: Mi sembra di capire che sta per cominciare una nuova fase della tua vita artistica…

U.B.: In realtà è cominciata quando ho messo piede in sala e raccolto musicisti per la prima volta per la mia musica, e l’uscita del singolo ufficializzerà questa fase. Questo mi emoziona non poco. Finalmente nella discografia mondiale ci sarà musica che porta la mia firma. E’ davvero una sensazione rigenerante. 

A.C.: Quali canali hai scelto per portarla al grande pubblico?

U.B.: “Real” è già disponibile su tutte le piattaforme digitali. Per il video basta andare sul mio canale Youtube o sul mio canale Vevo. Sono fiducioso perchè ho già inviato il brano a molte radio tramite il mio ufficio stampa e tutte mi hanno già approvato il pezzo e messo in scaletta, quindi intendo muovermi in questa direzione.

A.C.: E’ la volta buona che diventi famoso allora? Sarai emozionato!

U.B.: Non credo proprio di voler diventare famoso. E poi la fama non mi interessa, non come Umberto Bravo, non oggi, non più. A 20 anni sognavo di diventare famoso come Prince e George Michael. Adesso credo che l’essere arrivato così tardi a lanciare finalmente musica mia non sia un caso. Ritengo che la fama come persona o personaggio porta l’essere umano a confondersi, a perdere di vista la propria essenza. Ma l’idea che la mia musica possa essere ascoltata da chiunque e ovunque, quello mi elettrizza.

A.C.: Grazie Umberto! Ci risentiamo per l’uscita dell’ep allora?

U.B.: Grazie a te! Ma… perché così tardi? Il secondo singolo uscirà a due mesi di distanza da ‘Real’…

Antonio Campeglia

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