Mi sballano il synth, prendo la mia fidata cuffia AKG e il ragazzo del negozio la collega al Synth, il synth suona molto basso di volume, la prima cosa che faccio e’ entrare nel menu system e aumentare l’uscita a +12 db.
Va un po’ meglio, vabbe’ penso….pero’ qualcosa non mi quadra, gli effetti sono chiusi, piccoli…..
Dopo 30 minuti di smanettamento (il synth suonava decente ma non mi colpiva affatto), vedo dietro dove era stata collegata la cuffia dal ragazzo, era nell’uscita line/left (quindi ascolto di livello basso e soprattutto mono !!!)…..la scollego (con un occhiataccia al tipo) e la collego all’uscita giusta, quella della cuffia…..dopo 3ms stavo cercando già di capire cosa vendere per rercuperare 2.000 euro….
—– FINE ANEDDOTO —-

Una cosa si può dire con certezza, il synth di casa Roland ha fatto molto discutere già dall’apparizione delle prime immagini (cosa che sta accadendo sempre con più frequenza) e i vari social in questo campo aiutano parecchio, occorrerebbe scrivere un articolo a parte. Si discute ormai su pochi argomenti ma i più frequenti sono: analogico vs digitale, minitasti, estetica. Esteticamente il JDXA si presenta con un design ultra moderno, a detta di molti plasticoso e inguardabile, a me sinceramente è piaciuto subito, prima ancora di conoscerne le caratteristiche. Cosa c’è in questo synth? Vediamo nel dettaglio alcune sue caratteristiche principali.
Struttura del pannello di controllo
Tutti i controlli del JDXA sono ben posizionati e di qualità, sono tutti potenziometri a corsa finita tranne quelli per la selezione delle waveform e dei filtri. Esteticamente molto belli ricordano alla lontana quelli del V-Synth, qua pero’ sono illuminati nel contorno il che dona a tutta la superficie un aspetto molto hi tech, va detto che – nelle impostazioni generali- possono essere spenti tutti o anche uno ad uno. Nella parte sinistra sono concentrati i vari pulsanti di selezione e attivazione dei layer, una volta entrati nell’ottica della struttura del synth sono di semplice gestione, è possibile anche assegnare i layer a zone di tastiera semplicemente premendo il pulsante del layer e poi suonando il tasto più basso e più alto della tastiera. Lo ribadirò anche nel finale, va prestata molta attenzione alla parte che si sta editando e suonando perché potrebbe capitare che si ascolta il suono di un layer mentre se ne edita un altro!

COME LAVORA IL JDXA
Nel JDXA ci sono 8 synth/parti indipendenti, suonabili anche premendo un solo tasto, quindi in una specie di mega-layer. 4 di queste parti sono analogiche a 2 oscillatori e 4 sono digitali derivati dalla serie Integra SuperNATURAL Synth e compatibili quindi con le librerie di suoni AXIAL (ok non sono VA ma a cosa servirebbe un synth VA che ha ANCHE 4 voci RA real-analog all’interno?).
Ognuno dei 4 synth digitali e’ composto quindi da 3 partial (che di fatto sono 3 synth indipendenti a 1 oscillatore e possono sfruttare le solite forme d’onda tipo analogiche e altre 450 campionate). I conti sono presto fatti, sotto un singolo dito abbiamo analog (4parti X 2 oscillatori) + digital (4parti x 3 partial) oscillatori a disposizione (totale 8+12=20), 20 oscillatori indipendenti (dico venti) la polifonia totale della parte digitale è comunque di 64 voci che, con queste premesse, non tarderanno ad esaurirsi!
Va però detto, e questo vale anche come mio consiglio in generale, che non conviene sovrapporre troppe parti di un singolo synth per evitare non si riesca più a distinguere i vari layer, meglio sfruttare la possibilità di splittare i suoni soprattutto nell’utilizzo live.
Ognuna delle 8 parti ha a disposizione un unità effetti indipendente con algorittimi che spaziano in maniera assai ampia, alcuni anche con 2 effetti contemporaneamente (non e’ presente il riverbero purtroppo tra gli effetti per parte ma c’è una mandata verso il riverbero globale), il totale viene effettato da altre 2 unità multi FX (qua e’ presente il rivebero) e da un delay e un altro rivebero globale.
Le parti digitali possono essere inviate e filtrate dalle corrispettive parti analogiche. Il tutto puo’ essere gestito nella maniera più indipendente possibile, le 8 parti analog/digital sono assegnabili a 8 zone di tastiera ottenendo una moltitudine impressionante di split e layer! A bordo è presente anche uno step sequencer che può suonare le 8 parti interne più 8 parti midi esterne, le sequenze (limitate a 4 battute) vengono memorizzate nella singola patch e non sono concatenabili per creare una song, ad ogni modo io l’ho trovato molto utile come blocco appunti per memorizzare una buona idea durante la creazione di un suono, notevole la possibilità di registrare -oltre alle note suonate- anche i movimenti dei controlli di tutto il pannello sia in real time che per singolo step!
Nel synth sono memorizzabili 256 patch richiamabili in 16 banchi da 16 suoni, è possibile memorizzare questi suoni tra i preferiti in modo da richiamarli velocemente durante l’esecuzione. E’ presente anche una porta usb in modo da poter salvare altre patch. Il cambio di patch avviene in maniera istantanea però il suono precedente viene troncato (cosa che sarebbe stata impossibile da evitare avendo il synth anche una parte analogica che impegna fisicamente 4 voci hardware)
Filtri
I filtri suonano bene e sono ben assortiti. Le forme d’onda digitali sono tantissime (compresa la mia favorita supersaw), basta scorrerle e ascoltarle anche singolarmente per capire che c’è tanto materiale su cui lavorare, si riescono subito a creare suoni che evocano i tempi passati dei gloriosi JD800 e JD990, l’assortimento è molto buono, sono presenti anche campioni di strumenti acustici che pero’ non hanno assolutamente la pretesa di andare a sostituire gli originali, non essendo il JD-XA una worstation, ma comunque rappresentano un valore aggiunto al potenziale sonoro già devastante del synth.
Conclusioni
A me il synth piace come suona, ben definito, potente, con effetti più’ che sufficienti a rifinire il suono. Certo non è possibile gridare al miracolo -converrete che da tempo non si vedono/sentono macchine-miracolo secondo me, anche perché’ con la sintesi sottrattiva si può’ arrivare fino ad un certo punto- per andare veramente oltre occorre cambiare metodo di sintesi. La cosa basilare e’ che con un solo synth molto compatto e leggero è possibile liberarsi di varie macchine ed expander. Ovviamente nessuno è obbligato a farlo, però a volte l’ispirazione parte proprio dallo spegnimento di un synth e l’accensione di un altro.
Cosa non mi e’ piaciuto?
la mancanza evidente di un controllo/encoder/dial per modificare i parametri non assegnati ad un controllo a pannello, quelli editabili da display (e sono tanti) modificabili con 2 tastini + e – (cosa che però non inibisce la mia voglia di desiderare questo synth).
Il metodo di editaggio del synth (ma vista la complessità solo Clavia avrebbe potuto fare di meglio facendo però uscire 3 synth con le varie feature del JDXA mescolate e mai tutte assieme), occorre sempre tenere presente cosa si sta editando, quale parte e quale tono o partial è selezionato o attivo, diciamo che un bel display grafico avrebbe giovato al tutto (ma non al prezzo).
Per me promosso
Demo Audio Roberto Miele
Save A Prayer (intro)
New Wave
Dark Wave
Analaog 1
Per tutti gli affezionati lettori del sito Age of Audio, il tastierista napoletano Lello Caliendo, ha preparato 16 nuove patch ispirate a sintetizzatori vintage, si tratta di suoni un cui vengono sfruttati quasi tutti i layer messi a disposizione dal JDXA, in cui è possibile apprezzare la fusione tra la componente analogica e quella digitale della macchina. All’interno del file zippato troverete anche le istruzioni su come caricare i suoni.
Patch Roland JD-XA Lello_Caliendo_Signature_JDXA_Vol7
Patch Roland JD-XA Lello Caliendo Signature JDXA Vol.10 AgeofAudio
Buon divertimento e buon musica a tutti.
Roberto MieleDesembalan el synth, tomo mi fiel auricular AKG y el chico del negocio lo conecta al Synth, como el volumen del synth suena muy bajo, lo primero que hago es acceder al menú system y aumentar la salida a +12 dB.
Suena un poco mejor, supongo … pero hay algo que no me convence, los efectos son cerrados, pequeños …..
Después de 30 minutos de ajustes (el synth sonaba bien pero no me impresionaba para nada), veo detrás donde el chico había conectado los auriculares y descubro que estaban en la salida line/left (por eso se escuchaban a nivel bajo y especialmente mono !!!) …. Desconecto los auriculares (hecho un vistazo al tipo) y los conecto en la salida correcta, la del auricular … … después de 3ms ya estaba tratando de averiguar qué vender para recuperar 2.000 euros ….
—– FIN DE LA ANECDOTA —-
Roland JDXA
Una cosa se puede decir con certeza, el synth de casa Roland ha suscitado mucho debate desde la aparición de sus primeras imágenes (algo que está sucediendo cada vez con mayor frecuencia), ayudado por las diversas redes sociales de este campo, sería necesario escribir otro artículo para profundizar en el tema. Sin embargo actualmente son poco los temas que suscitan discusión, entre ellos los más comunes son: analógico vs. digital, miniteclados, estética. Estéticamente, el JDXA viene con un diseño ultra-moderno, que muchos consideran muy plástico y horrendo, a mí realmente me gustó de inmediato, incluso antes de conocer sus características. ¿Qué tiene este synth? Veamos en detalle, algunas de sus principales características.
Estructura del panel de control
Todos los controles JDXA están bien posicionados, son todos de alta calidad y son además potenciómetros de rotación limitada, exceptuando aquellos para la selección de waveform y de los filtros. Estéticamente son muy hermosos, recuerdan aunque no mucho a los V-Synth, estos tienen iluminados los contornos que le dan a la superficie un aspecto hi tech, debe decirse – que en las configuraciones generales- es posible apagarlos todos o incluso uno a uno. En el lado izquierdo se concentran los distintos botones de selección y activación de las capas, una vez dentro de la óptica de la estructura del synth descubrirás que son fáciles de manejar, también se puede asignar capas a zonas del teclado presionando simplemente el botón de capa y luego tocando la tecla inferior y superior del teclado. Lo volveré a enfatizar al final, hay que prestar mucha atención a la parte que se está editando y reproduciendo, ya que podría suceder que se escuchara el sonido de una capa mientras se edita otra.
Roland JDXA
CÓMO FUNCIONA EL JDXA
En JDXA hay 8 synth/partes independientes, que se pueden reproducir pulsando un solo botón, en una especie de mega-layer. De estas partes, 4 son analógicas con 2 osciladores y 4 derivan de la serie de IntegraSuperNATURAL sintetizador digital y, por tanto, son compatibles con las bibliotecas de sonidos AXIAL (estamos de acuerdo, no son VA pero, ¿qué se haría con un sintetizador VA que incluye también 4 voces RA real-analog?).
Cada uno de los 4 sintetizadores digitales consta entonces de 3 partial (que de hecho son 3 synth independientes con un 1 oscilador y que puede explotar el tipo de formas de onda analógica usual y otras 450 incluidas en las muestras). La cuenta se saca enseguida, en un mismo dedo tendríamos analógico (4partes X 2 osciladores) + digital (4partes x 3 partial) disponiendo de los siguientes osciladores (8 + 12 = 20), 20 osciladores independientes (lo repito, veinte) la polifonía total de la parte Digital sigue siendo 64 voces que, con estas premisas, ¡no tardaran en agotarse!
Hay que decir, y vale también como mi consejo en general, que no deben superponerse demasiadas partes de un único synth para no perder la capacidad de distinguir las diferentes capas, mejor aprovechar de la posibilidad de dividir los sonidos especialmente cuando se utilizan en vivo.
Cada una de las 8 partes tiene a disposición una unidad independiente de efectos con algoritmos que se extienden ampliamente, algunos incluso con 2 efectos simultáneamente (por desgracia no incluye la reverberación entre los efectos por parte, pero hay un envío hacia la reverberación global), el total de efecto se realiza en otras 2 unidades multi FX (aquí es posible encontrar la reverberación) y realizar también un delay y otra reverberación global.
Las partes digitales pueden ser enviadas y filtradas por las correspondientes partes analógicas. Todo esto se puede manejar lo más independientemente posible, las 8 partes analógicas / digitales se pueden asignar a 8 zonas del teclado, ¡mostrando una multitud impresionante de split y layer! Dentro encontramos también un step sequencer que puede reproducir las 8 partes internas más 8 partes MIDI externas, las secuencias (limitado a 4 líneas) se almacenan en un solo patch y no se concatenan para crear una canción, sin embargo, personalmente lo he encontrado muy útil como un block de notas para memorizar una buena idea durante la creación de un sonido, notable la posibilidad de grabar – además de las notas que se están tocando – los movimientos de control a través del panel en real time y en singolo step!
En el sintetizador se pueden memorizar 256 patchs que se encuentran en 16 bancos de 16 sonidos, que pueden ser memorizados entre los favoritos para poder recuperarlos rápidamente cuando se estén utilizando. También hay un puerto USB para poder guardar otros patch. El cambio de patch ocurre instantáneamente pero el sonido anterior será tronchado (lo cual hubiera sido imposible de evitar teniendo el synth una parte analógica que físicamente enganchasse 4 entradas de hardware)
Filtros
Los filtros suenan bien y están bien surtidos. Las formas de ondas digitales son muchas (incluyendo mi favorita la supersaw), basta desplazarlas y escucharlas individualmente para entender que hay mucho material para trabajar, pueden ser creados inmediatamente sonidos que evocan los tiempos pasados de la gloriosa JD800 y JD990 , la variedad es muy buena, incluye también muestras de instrumentos acústicos que no pretenden para nada reemplazar a los originales. El JD-XA no es un worstation, pero sigue representando igualmente un valor adicional al potencial sonoro del synth.
Conclusiones
A mí me gusta el sonido del synth, bien definido, potente, con efectos más que suficiente para terminar el sonido. Por supuesto, no es posible llamarla milagro – estarán de acuerdo que desde hace mucho tiempo no se ven/sienten máquinas-milagro en mi opinión, porque “con la síntesis sustractiva se puede llegar hasta un cierto punto – para ir realmente más allá se necesita cambiar el método de síntesis. Lo básico es que con sólo un sintetizador muy compacto y ligero es posible deshacerse de varias máquinas y expansores. Obviamente nadie está obligado a hacerlo, pero a veces la inspiración comienza cuando se apaga un synth y se enciende otro.
¿Qué no me gustó?
La obvia falta de un control/encoder/dial para modificar los parámetros no asignados en un panel de control, aquellos que se pueden editar usando el display (y son muchos) se pueden modificar con 2 teclas + y – (lo que, sin embargo, no influye en mi deseo de querer tener este synth).
El método de edición del synth (pero teniendo en cuenta la complejidad sólo Clavia podría haberlo hecho mejor mediante la creación de 3 synth con las diversas características del JDXA mezcladas y nunca puestos todos juntos), debe tenerse siempre en cuenta lo que se está editando, qué parte y qué tono o partial se seleccionó o se activó, digamos que un buen display gráfico habría favorecido todo (menos el precio).
Para mí aprobado.
Demo Audio Roberto Miele
Save A Prayer (intro)
New Wave
Dark Wave
Analaog 1
Para todos los amantes del sitio Age of Audio, el tecladista napolitano Lello Caliendo, ha preparado 16 nuevos patch inspirados en los sintetizadores vintage, son sonidos que son utilizados por casi todas las capas disponibles en JDXA, donde se puede apreciar la fusión entre los componentes analógicos y los digitales de la máquina. Dentro del archivo comprimido también encontraremos instrucciones sobre cómo cargar los sonidos.
Patch Roland JD-XA Lello Caliendo Signature JDXA Vol.10 AgeofAudio