Pochi ricordano che Roland è entrata nel settore dell‘informatica musicale oramai da anni. Negli anni ‘90 nacque la EDIROL, che dal 1997 si dedica, oltre che ai Midi file (ai tempi era il brand più importante), anche al settore informatico e nel 2009 viene incorporata nel brand ROLAND.
Non dimentichiamo che per un periodo Roland è stata padrona e sviluppatrice della ben nota DAW SONAR. Di conseguenza non sorprende che la Roland sia stata la prima dei tre maggiori marchi giapponesi (Yamaha, Korg e appunto Roland) ad arrivare al Cloud, anche se va detto che tutte e tre le case si sono dedicate, a modo loro, al mondo dell’informatica.
Korg è stata forse la prima a capire l’importanza dei plug-in, creando il famoso pacchetto LEGACY, contenente i synth più celebri della storia della Korg.
Yamaha, come sempre, ha puntato al top di gamma, acquisendo STEINBERG.
Roland, con l’annessione della EDIROL, ha iniziato producendo alcuni software VSTi come, ad esempio, Orchestral oppure il leggendario Sound Canvas.
In seguito nacquero AIRA, i Plug-Out (cioè la possibilità di caricare dei plug-in nativi su alcuni sintetizzatori) ed infine il CLOUD.
Cosa è il Roland Cloud?
In estrema sintesi si può dire che è un abbonamento che consente l’accesso a tutta una serie di software, in parte puoi acquistabili, in parte no (accesso solo tramite Cloud).
Quanto costa? 19,95 euro al mese, oppure 207 euro all’anno.
Prima di dire “È caro!”, bisogna rilevare che questo abbonamento permette di avere accesso a tutti gli strumenti presenti in catalogo oggi e anche in futuro; ad esempio, all’inizio di questo autunno è stato possibile avere il JX-3P. Inoltre ogni 12 mesi di abbonamento (non per forza consecutivi) Roland regala un plug-in a nostra scelta, con accesso illimitato nel tempo.
L’acquisto di un hardware garantisce questa flessibilità?
Facendo semplici conti, con il prezzo di acquisto di una workstation di alta gamma vi garantite l’abbonamento al Cloud per 14 anni, e alla fine vi ritrovate 14 plug-in in tasca.
E la workstation acquistata, dopo 14 anni, che fine fa?
Siamo ancora lontani dal sostituire l’hardware dedicato con il laptop o il tablet, ma la strada appare proprio quella.
Attenzione: non sto dicendo che il software è “vita”, ma solamente che il futuro sembra andare verso quella direzione.
Tornando al Roland Cloud, a cosa abbiamo accesso?
Innanzitutto a 40 sintetizzatori virtuali di altissima gamma, suddivisi in 6 categorie, più un software dedicato all’editing: il celebre R-Mix.
Come ho detto i sintetizzatori sono catalogati in 6 categorie diverse.
AIRA
Questa categoria contiene le versioni VSTi del sintetizzatori SYSTEM 1 e SYSTEM 8.
Praticamente identici ai loro fratelli Hardware, sfruttano la stessa tecnologia Analog Behavior Circuit. Si possono caricare all’interno di questi ultimi sotto forma di Plug-Out.
Questo genere di tecnologia sfrutta la sintesi a modellizzazione fisica applicata ai circuiti (per approfondimenti dovrei scrivere un altro articolo): praticamente al loro interno non troviamo un semplice circuito LPF, bensì l’LPF del Jupiter 8, del Juno 106 e del V-Synth.
In poche parole, la modellizzazione fisica calcola la reazione sotto alcune varianti (temperatura, elettricità, difetti fisici, ecc.) dei componenti con cui sono stati costruiti i synth più noti. Ecco spiegato il motivo per cui System 1 e 8 rappresentano un enorme passo avanti della storia della sintesi sonora.

LEGENDARY
Questa categoria non ha bisogno di spiegazioni, il solo elenco delle macchine è già esaustivo:
* JX-3P
* TR-808
* TR-909
* JV1080
* SRX SERIES
* D-50
* JUPITER-8
* JUNO-106
* SRX-ORCHESTRA
* SH-101
* SYSTEM-100
* PROMARS
* SH-2
* SOUND CANVAS.
Tornando a quanto detto sugli accessi e il prezzo, il mio abbonamento è a decorrere da agosto e subito in autunno è stato aggiunto il JX-3P; e se in futuro trovassi il JD800, o magari il JX-8P, o il V-SYNTH?
TERA
Contiene, ad oggi, due Virtual Instrument di alta gamma dedicati alla chitarra acustica e al pianoforte acustico.
Devo esser sincero: di tutte le macchine virtuali che si trovano all’interno del ROLAND CLOUD, queste due sono quelle che meno mi hanno soddisfatto, ancora non ho capito se è per la qualità oppure perché l’approccio non è stato dei migliori. C’è da dire comunque che la concorrenza, su questo campo è molto agguerrita, e i TERA Instruments non possono ancora considerarsi all’altezza.
Siccome però potrei sbagliarmi, sarei lieto di sapere cosa ne pensate.
Nel frattempo, approfondirò la loro conoscenza e semmai scriverò un nuovo articolo dedicato solo ai TERA Instruments.

ANTHOLOGY
Qui si trovano 7 librerie divise in 11 volumi, dedicate a periodi storici ben precisi che vanno dall’ ‘85 al ’93: l’epoca d’oro della sintesi sonora!
A questo si aggiunge una libreria dedicata al piano elettrico, leggerissima e stabile, e una dedicata alle sezioni di orchestra in ben 4 volumi.
Qualunque sia la sonorità di cui abbiamo bisogno, gli ANTHOLOGY forniscono i suoni più celebri degli anni Ottanta e Novanta, catalogati per decade, compresi quelli dei Duran Duran in “Save a prayer” e quelli dei PROPAGANDA: qui li trovate tutti.
Non si tratta però di librerie chiuse e fini a se stesse, perché ogni libreria consente l’accesso alle forme di programmazione più semplici, come ad esempio, cutoff, resonance e ADSR.

FLAVR
Riduzione di flavour (sapore, sentore, fragranza), FLAVR contiene 8 sintetizzatori dedicati ad altrettanti generi diversi:
* TRAPPED: Synth dedicato alla TRAP;
* SUGAR: Synth dedicato alla TROPICAL;
* RESIN: Dedicato all’HIP HOP e al NEO SOUL;
* GRIT: Dedicato alla TRANCE e alla Dance in generale;
* SECTOR-7: Dedicato alla RETRO WAVE;
* FUNKY FEVER: Dedicato al FUNKY e alla DISCO;
* BLIP BLOP: Dedicato al RETRO GAMING;
* ELECTRODE: Dedicato all’ELECTRO HOUSE.
A tutto questo va aggiunto il software R-MIX, uscito sul mercato circa nove anni fa, che consente di revisionare i mix riuscendo a isolare (in maniera grossolana) gli strumenti contenuti al suo interno (una sorta di AUDIOSCULPT versione Lite).
Questo software è disponibile però solo su piattaforma WINDOWS.
CONCLUSIONI
Ne vale la pena?
Secondo me, si!
Il Cloud consente di avere accesso a una serie di software che altrimenti avrebbero un costo proibitivo, considerando che, facendo due calcoli, se Roland mettesse in vendita tutti i software presenti nel Cloud, la cifra richiesta si aggirerebbe attorno ai 4.000-5.000 euro.
Inoltre l’abbonamento regala, ogni 12 mesi pagati (non per forza consecutivi), un plug-in a scelta che diverrà tuo a vita, a prescindere che tu voglia o meno rinnovare l’abbonamento.
Il ROLAND CLOUD CI CONSENTE DI SOSTITUIRE L’HARDWARE?
NI!
Il futuro è sicuramente voltato verso la sintesi virtuale, che sarà utilizzata neanche tramite laptop, bensì tramite Tablet (avete visto cosa fa un iPad Pro 2018?) e questo implica che le workstation sono destinate a morire.
In passato si acquistava un M1 della Korg per i seguenti motivi:
• Conteneva in una sola macchina 4 macchine essenziali per l’home Recording (synth, sequencer, drum-machine, unità effetti);
• Ci ha dato accesso ai suoni campionati a un prezzo abbordabile,
• Non esisteva internet,
• I Personal Computer erano ancora in fasce e i mainframe avevano prezzi esorbitanti.
Oggi che senso ha avere un sequencer, 32 tracce midi all’interno di una macchina, quando una DAW free fornisce tracce illimitate?
Con la sintesi la cosa è un po’ diversa.
Non parliamo dei veri analogici, che sono un po’ come gli strumenti acustici, non potranno mai essere sostituiti, semplicemente perché le varianti in gioco sono troppe (luogo, temperatura, durata dei materiali, umidità, stabilità della tensione, ecc.).
Per quanto riguarda i synth digitali, molti inseriscono un plug-in dentro un hardware e lo vendono al prezzo di un hardware,
Ad oggi manca l’aspetto “iterazione” con lo strumento, niente che con una buona master Keyboard o un buon controller non si possa fare, anche se questo significa programmare e non a tutti piace.
Il mio “NI” dipende quindi dal fatto che bisogna darsi da fare con la programmazione e il giorno in cui questa attività sarà più agevole da compiere, il passaggio sarà assicurato.
IL FUTURO DEL ROLAND CLOUD
Sicuramente la parte più appetibile è l’aggiornamento continuo del software.
A parte che i software sono tutti aggiornati in continuazione, Roland Cloud promette l’aggiunta costante di nuovi strumenti, del passato e del futuro!
Quindi ci aspettiamo il VSYNTH, il JD800, e, perché no, anche la E30, la G800, oltre ai synth del futuro, che francamente non so dove potranno arrivare.
Conviene avere il ROLAND CLOUD installato nel proprio Laptop?
Assolutamente SI!
Fabio Badalamenti