Made in Italy: APS Studio – Un classico moderno

Antonio Cangiano

Questa è una delle prime occasioni in cui posso illustrare uno strumento non totalmente elettronico, costruito interamente in Italia.

Parlare di una chitarra è molto stimolante, ma bisogna prestare grande attenzione, non lasciarsi andare a grandi entusiasmi, per comprendere l’idea progettuale e sonora del liutaio, considerato che la produzione di massa ha abituato la maggior parte degli acquirenti a pedali e qualche amplificatore.

Questa volta l’argomento diventa più complesso, poiché la APS Studio, chitarra entry level della gamma di prodotti che esprimono appieno il gusto liuteristico di Alessandro Pizzi, ha una serie di fattori che permettono di definirla un  “Classico Moderno”.
Ma procediamo con ordine.
Il cuore dell’hardware è totalmente vintage: ponte e meccaniche sono nel più puro stile Old School, pur mantenendo una funzionalità eccellente anche per chi suona in maniera più “vivace”. L’hardware è completamente Kluson, ho avuto più di una volta ottime risposte da questo marchio, che si presenta sul mercato con un prezzo onesto a fronte di un hardware funzionale e di tutto rispetto.

Lo stesso vale anche per l’elettronica: il set di Bertozzi Guitar Works montato su questa APS ricalca le sonorità della Stratocaster anni ’60, anche per quanto riguarda la parte elettronica, cablaggio e potenziometri, della cui resa parleremo oltre in questo articolo.

Qui termina il cuore “vintage” dello strumento e inizia quella che, secondo me, è la parte più interessante.

Lo shape e il tummy cut sono disegnati a misura del musicista, e questo dona una particolare maneggevolezza generale allo strumento e l’accessibilità della mano destra all’intero strumento; la comodità diventa un punto centrale, che parte dalla base classica della Fender Stratocaster ma ne corregge alcune caratteristiche più estetiche che funzionali, che si ripetono su modelli successivi, come, per esempio, la Musicman Silouhette.

La giunzione corpo-manico è leggermente diversa rispetto al solito: al posto delle quattro giunture quadrate, sono utilizzate viti migliori e con una disposizione più pronunciata verso il manico, il che garantisce una stabilità migliore rispetto alla classica giunzione Bolt On al tacco.

Prassi ormai diffusa nella liuteria, e che io preferisco sempre, è la regolazione al truss rod al tacco tramite la rondella ad accesso esterno: una piccola fossetta a fine manico permette la regolazione del truss rod, evitando di dover effettuare smontaggi lunghi e molto spesso anche pericolosi.

Terminata la breve disamina sugli aspetti vintage e innovativi, lo strumento si presenta come un “trait d’union” interessante, nel solco di una tradizione sonora e acustica che tutti ricordiamo con estremo piacere, ma con alcuni aggiornamenti che rendono lo strumento accessibile, suonabile, pratico, comodo.

In sintesi, rispecchia perfettamente il concetto di “classico moderno”, permettendo al chitarrista di suonare, sia in concerto che in studio, non un elemento esterno, ma un’estensione del proprio braccio.

Considerazioni Estetiche

Parliamo di una chitarra della famiglia delle stratoidi, quindi il design è ben riconoscibile, ma la qualità delle materie prime è ben superiore e ciò garantisce una resa estetica molto più gradevole, a cominciare dalla tastiera in palissandro dalle bellissime venature poggiata sul manico in acero satinato.

Il body presenta una colorazione rosso acceso molto moderna, che strizza l’occhio al fiesta red, su battipenna nero a tre strati sagomato per un’estrazione facilitata, plastiche bianche e hardware cromato.

Il colpo d’occhio è molto gradevole, nessuna esagerazione tesa a rendere più avvenente lo strumento, pulito e necessario nelle sue forme.

Se proprio devo trovare un difetto, ammetto che la paletta non incontra proprio i miei gusti, ma è un’opinione personale più che una critica oggettiva.

Pulita, signorile e pronta all’uso: promossa sul lato estetico.

Considerazioni tecniche

Spulciamo un po’ la scheda tecnica del costruttore.

Body – Ontano verniciato in poliuretanica
Manico – Acero Satinato dallo shape C modern
Tastiera – Palissandro
Capotasto – Grafite
Meccaniche – Kluson Vintage
Ponte – Kluson
Numero tasti – 22 formato 6150 Dunlop
Radius Tastiera – 12
Pick-up – Bertozzi guitar works classic 60

Questo però non basta per descrivere il plus di questa chitarra, poiché quello che la rende più adatta al musicista contemporaneo è il gioco delle forme, soprattutto per quanto riguarda tummy cut, giunzione corpo-manico, peso generale, regolazione al tacco con dado esterno.

I fattori che compongono il solo body sono molto importanti per rendere accessibili le zone del manico, il tummy cut è sagomato meglio rispetto alla Strato classica, si appoggia bene al corpo, è una sorta di “marchio di fabbrica” della casa.

Il Bolt on è estremamente interessante per la giunzione asimmetrica: non si usano le normali quattro viti messe a quadrato per unire manico e corpo, bensì Alessandro ha ben pensato di spostare una delle viti più in alto, verso il manico, per avere più stabilità dello strumento, seguendo quello che ormai sta diventando uno standard nella costruzione di una chitarra funzionale.

Altra opzione utile è la possibilità di regolazione al tacco con rondella esterna: l’accesso non necessita di alcuno smontaggio ed è effettuabile in qualsiasi momento.

Il manico è un C shape moderno con tasti Dunlop 6150: è il formato perfetto per una chitarra che deve unire due mondi molto diversi e vari stili di playing provenienti da epoche assai diverse fra loro. L’accessibilità non soffre di pecche particolari, riesco ad accedere alle parti finali del manico senza fatica.

Il capotasto in grafite mi piace, è una soluzione duratura seppur poco consona a un sound vintage, ma è un sacrificio che sono disposto a fare per una resa e una durabilità quasi infinita.

Il resto dell’hardware è tutto made in Kluson, funzionale e ben costruito, nulla da segnalare, come si vedrà nei test sonori.

Per l’elettronica invece abbiamo un delizioso set di pick-up dal sound anni ’60, costruito dalla Bertozzi guitar works, avvolti a mano e dal sound molto profondo; preferisco la scelta di usare pick-up italiani perché abbiamo molti costruttori validi che producono magneti fatti a mano a prezzi pari a quelli di Seymour Duncan o similari.

Analizzandoli nel dettaglio, vediamo che sono single coils con impedenza di circa 5.6k6k (crescente da manico a ponte) e 2.2 henries di induttanza; i poli sono in alnico 5 caricato a 11001200 Gauss e sono tutti schermati con un foglio di rame intorno al filamento poi collegato alla massa dei pickup; le basette sono in fibra vulcanizzata e il filo è awg42 di fabbricazione italiana.

Se proprio dovessi trovare un difetto, avrei optato per delle sellette in acciaio con alloggiamento in grafite, per eguagliare la parte vintage e la parte moderna: ovviamente potete richiederlo quando la ordinate.

Considerazioni Sonore

Su questo strumento ho effettuato i consueti test:

  • Solo chitarra-cavo-amplificatore
  • Chitarra-cavo-overdrive-delay-amplificatore.

Chitarra spenta

A chitarra spenta, la prima cosa che salta all’orecchio è l’effettiva vibrazione di tutta la massa dello strumento.

Vibra molto, suonarla da spenta diventa un piacere, il suono nudo e crudo è assai tondo, un discreto attacco delle corde, non sferragliante, “pacata”, se così possiamo definirla.

Lo spettro sonoro di riferimento ricalca il sound tipico della Strato degli anni ’60, meno presenza delle alte frequenze e un sound leggermente più improntato sulle medie, medio-basse e molto più equilibrato.

Collegando la chitarra all’amplificatore, l’elettronica è fedele all’idea e al cuore vintage dello strumento, i pick-up non sono eccessivamente “bright”, tanto da far suonare le medie “ingolfate” o comunque troppo spinte, sono leggermente scuri (rispetto ai Texas special che ho su un’altra Strato) però hanno delle componenti ben definite: il volume è discretamente più alto, anche se di poco, rispetto a un pick-up industriale; la risposta dinamica è significativamente più alta rispetto a un magnete “concorrente” industriale estero e la risposta in frequenza è degna di nota.

Sono rimasto molto contento di questi pick-up, hanno un bel suono vintage ma anche molto preciso, che denota la perizia di Bertozzi nella costruzione e di Alessandro nella scelta dei componenti.

Il timbro principe di questo strumento è molto vicino al blues, al rock-blues, al classic rock e ad alcune frange del modern rock che utilizzano ancora sound da “Golden Age” della chitarra.

Il primo test in pulito è avvenuto sulla base di un brano di B.B.King, lo strumento ha una buona uscita dal mix generale, ha un’anima bluesy ma di pasta sensibilmente più composta e più “addomesticabile”.

Il sound tondo si sente in tutte le posizioni dello strumento, e neanche le posizioni 4 e 5 risultano eccessivamente nasali, rimane signorile senza essere invadente.

Ho preferito soprattutto le posizioni 1, 2 e 4, perché il suono al manico è quasi vellutato e molto cremoso, un buon attacco, corredato da una discreta presenza di medio basse che danno una bellissima resa sui puliti; la posizione 2 non risulta eccessivamente compressa e schiacciata come mi capita sull’altra Stratocaster, è molto più piacevole e meno violenta e presente nel mix; la 4 invece è quella che preferisco per il suono vicino a quello che si ottiene al ponte, pur senza averlo troppo presente.

Aggiungendo l’overdrive si entra in piena atmosfera rock and roll.

Ho usato il Masotti OD Box e il Korg SDD 3000 che è il mio delay ormai da quasi 4 anni, che continuo a ritenere quanto di meglio ci sia.

La chitarra in overdrive (non sono andato oltre il 6 di drive del Masotti) diventa un’ascia da rock di tutto rispetto; giocando con il potenziometro del volume, si passa dal suono pulito da break-up a un sound leggermente sporco, fino ad arrivare al sound tipico delle chitarre storiche suonate nei concerti più noti.

Lo strumento mantiene un sound alquanto vintage oriented, ma con le dovute accortezze, non solo strutturali ma anche elettroniche, rende bene in generi come il Classic Rock, il Blues, il Blues-rock e il Rock and Roll.

Possiamo quindi definirla una chitarra poliedrica?

Abbastanza, perché per quanto sia versatile, non è adatta all’hard rock più spinto o all’heavy metal, visto che non ha i magneti adatti a questi generi.

Ciò nonostante, sento di ribadire che è uno strumento rock senza alcun ombra di dubbio.

Considerazioni Economiche

Il modello con le caratteristiche illustrate ha un prezzo di vendita di 1589,00 euro, non sono pochi, ma nemmeno tanti se li confrontiamo con quanto serve ad acquistare una chitarra “standard” attuale.

Attualmente costa tanto quanto una American Professional della Fender, ma i plus, che personalmente reputo non da poco, sono la possibilità di personalizzazioni, l’ottima scelta dei legni, la costruzione a misura del musicista, la presenza di accessori moderni durevoli, la componentistica elettronica di prima qualità.

E’ dunque un’ottima scelta per diversificarsi dalla Stratocaster classica, non perdendone del tutto il timbro tipico e avendo il valore aggiunto di una serie di rivisitazioni utili e moderne, che rendono questo strumento suonabile per lungo tempo e soprattutto comodo.

Il mio giudizio, quindi, è pienamente positivo anche sotto il profilo economico.

Considerazioni Finali

Pro

Costruzione e peso a misura del musicista
Elettronica di ottimo livello
Soluzioni ottime per la durabilità dello strumento

Contro

Sellette troppo vintage rispetto alla scelta del capotasto in grafite
Alcuni potrebbero avere da ridire sulla mancanza delle autobloccanti

Nota dell’autore

Questo è il primo modello che ho tra le mani per più di qualche ora, ho così potuto capirne tutte le peculiarità e ho trovato poi altre chitarre di Alessandro al Milano Custom Shop allo stand Brbs.

Sposo la sua filosofia costruttiva, riesce a coniugare il fattore funzionale e quello estetico in un modo eccellente; nel caso di questo modello in particolare, personalmente avrei optato per una configurazione con un Humbucker al ponte, pur essendo cosciente del fatto che forse così si snaturerebbe il sound tipico dello strumento che Alessandro aveva in mente.

Mi sono divertito parecchio a suonarla, vibra in maniera considerevole anche da spenta e senti tutto lo strumento che ti accompagna: è una bella sensazione che solo le chitarre di fascia alta riescono a dare.

Ho visto altri modelli dalla buona resa: una sette corde usata da Matt Troiano e una Tele vintage utilizzata da Giacomo Pasquali, ma anche quelle dovrò provarle con calma, non in fiera.

La consiglio?

Dal mio punto di vista si, è fatta bene e il prezzo è competitivo rispetto alle Stratocaster: penso che sia preferibile una chitarra di liuteria, che ha un prezzo uguale ma una resa decisamente superiore.

Antonio Cangiano

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