Dopo l’annuncio e la presentazione ufficiale di metà settembre scorso, finalmente dopo 2 mesi e mezzo arriva nei negozi questo pedale anche se in numero limitatissimo di esemplari. Parliamo di pochi esemplari in tutta Italia nella prima ondata, tutti andati via a ruba in poche ore.
Stiamo parlando dell’SY-200, un sintetizzatore in formato stomp box di casa Boss pilotabile da una chitarra o da un basso. Una macchina che va ad aggiungersi all’ormai nutrito numero di guitar synth apparsi per la prima volta nella prima metà degli anni ’70. E qui spiego il titolo di questo articolo, i primi guitar synth degli anni settanta pilotavano oscillatori analogici che producevano semplici forme d’onda (Sine, Saw, Triangle e Square) attraverso il segnale di uscita diretto della chitarra, risultando essere monofonici. Nei successivi anni ’80 con l’avvento del digitale i guitar synth subirono delle trasformazioni: divennero polifonici grazie ai pick up esafonici da applicare allo strumento, venne integrata la tecnologia MIDI e la tecnica delle wavetable.

Con l’SY-200 si ha una sorta di ritorno al passato grazie ai passi da gigante fatti nel perfezionare la tecnica di rilevazione del pitch. Si può fare a meno di nuovo del pick up esafonico usando semplicemente la tradizionale presa jack della chitarra come nei primi tempi, questa volta però senza sacrificare la polifonia. Inoltre come per i primi guitar synth non si fa uso delle wavetable ma vengono utilizzati oscillatori (stavolta digitali) di onde Sine, Saw ecc… il passato che incontra il futuro. Per chi è interessato alla storia dei guitar synth ecco un mio articolo (La chitarra e il basso synth).
Fatta questa premessa vorrei però recensire questo prodotto in maniera diversa dal solito, ovvero non una semplice descrizione dei suoi potenziometri, delle sue connessioni e delle loro funzioni. Questi dettagli tecnici si possono trovare facilmente sul sito ufficiale e nel manuale di istruzione che è già da molto tempo disponibile online. Vorrei invece darvi le mie impressioni pratiche di oramai trentennale utilizzatore di sistemi MIDI per chitarra e basso.
Prime impressioni
La macchina si presenta bene, dà una concreta sensazione di solidità, ha una scocca metallica con un’ottima verniciatura, dettaglio apparentemente di poco conto ma che è indice di grande qualità e cura del prodotto. I potenziometri sono anch’essi di ottima qualità e il display monocromatico in stile retrò gli conferisce un aspetto molto gradevole, una scelta estetica che ho apprezzato molto. Inoltre la sua semplicità lo rende molto efficace nell’utilizzo, un tocco estetico vintage che risulta però essere molto pratico.
Può essere alimentato sia con l’adattatore Boss PSA da acquistare a parte, sia con tre batterie stilo di tipo AA. Anche se correttamente alimentato il pedale rimane spento fino a che non inseriamo il jack nel suo input. L’interruttore On/Off di default si comporta come semplice Bypass, la sua azione è però programmabile e può assumere diverse funzioni che troverete descritte nel manuale.

Come detto nell’introduzione, la rivoluzione della serie SY, risiede nel fatto che trattasi di una macchina che lavora in modo completamente polifonico e che ha a bordo oscillatori digitali che vengono pilotati dal segnale in uscita dalla presa jack di una chitarra o di un basso. Non abbiamo quindi più bisogno di utilizzare un pick up esafonico (i famosi pick up GK-3).
Il suono
Lo accendo e attraverso il suo semplice ed intuitivo menù seleziono la modalità “Guitar”. Inizio a navigare attraverso le sue 128 memorie di preset grazie al potenziometro denominato “Memory” (funzione affidata di default anche all’interruttore CTL1 in direzione crescente). Dai primi suoni che saltano fuori dalla macchina ritrovo subito la tipica pasta timbrica incisiva e graffiante ma grossa e “fat” dei prodotti di casa Boss/Roland, a volte piacevolmente acida e con un carattere tutto suo. Tutta la serie SY ne è caratterizzata. Questa è una peculiarità timbrica dei suoi oscillatori digitali che ricordiamo risalire sin dalle storiche serie Roland VG e VB.
Parliamo di oscillatori digitali che producono forme d’onda tradizionali come Sin, Saw, Triangle, Square con cui creare timbriche che si rifanno ai suoni degli storici synth come Moog, Sequential Circuits, Buchla ecc. Per intenderci, non troveremo tra i preset e ne potremo noi ricreare suoni come pianoforti, fiati, cori o simulazioni di strumenti a corda che sono ad appannaggio di altre tecniche di sintesi e che troviamo in prodotti come il Roland GR-55 e il Boss GP-10.
Il suono del pedale è miscelabile con quello della chitarra o del basso a lui collegato attraverso le due manopole Direct Level ed Effect Level. Questa funzionalità permette di creare timbri con inviluppi compositi molto interessanti che sfruttano il suono dello strumento per l’Attack e il suono del synth per il resto dell’inviluppo.
Impressioni d’uso
La prima cosa che colpisce è la precisione della trasduzione del segnale senza una latenza percettibile. È chiaro che tutto dipende anche dall’ADSR del timbro in questione, non potremo pretendere una risposta immediata da un suono che ha come sua caratteristica un attacco lento. Concetto non sempre chiaro a molti chitarristi e bassisti abituati all’attacco istantaneo del proprio strumento per poi lamentarsi della latenza dei sistemi di trasduzione. In ogni caso siamo di fronte ad un sistema polifonico che non produce nessuna latenza percettibile e che non utilizza sistemi esafonici di rilevazione del segnale. Trovo anche una estrema accuratezza della rilevazione del tocco che consente un ottimo controllo della dinamica, proprietà utilissima per tutti quei suoni che utilizzano questo parametro per variare le proprie caratteristiche timbriche.
Prova sul basso
Non mi resta che provarlo con il basso, fatidica bestia nera di questi sistemi. Passo alla modalità “Bass” nel menù setting e verifico se c’è latenza. Niente di rilevabile al tocco che anzi diventa molto sensibile pizzicando la corda in prossimità del ponte o con l’uso del plettro. Da bassista sono veramente sodisfatto da questo aspetto tecnico per non parlare poi della polifonia qui preservata e perfettamente funzionante ma di solito quasi sempre sacrificata nei sistemi per basso che non fanno uso di pick up esafonici.
Dispiace che le porte MIDI presenti sul fianco trasmettano in entrata ed in uscita solo control change e program change ma non note midi. Sarebbe stato interessante avere questa funzione (presente solo nel SY-1000) per poter pilotare altri synth fisici o virtual. La porta USB serve solo per gli aggiornamenti del Firmware quindi l’SY-200 non è utilizzabile come interfaccia audio. Infine possono risultare utili le porte Send e Return per l’impiego di effetti esterni sul timbro della chitarra e la “CTL2,3/EXP” per il collegamento di un pedale di espressione. Infine l’interruttore CTL1 oltre a navigare tra le 128 memorie, settato opportunamente può assolvere a funzioni di pitch o di pedale di Sustain (funzione Hold).
I timbri e i preset
Ho già detto che il pedale ha 128 memorie per storare un corrispettivo numero di preset. Quelli forniti dalla casa sono molto efficaci e consentono di farsi un’idea accurata delle potenzialità della macchina. Possiamo partire da questi per poi modificarli in base alle nostre esigenze e infine memorizzarli in una delle 128 memorie. Ma la parte più interessante è quella che riguarda la manopola “Type” che consente la selezione di una tra 12 categorie di suoni synth differenti. Ognuno di questi 12 tipi ha diverse varianti timbriche selezionabili attraverso la manopola “Variation”. Le singole varianti sono modificabili purtroppo con solo tre semplici parametri: Tone, Resonance e Depth attraverso tre manopole dedicate.
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Type |
Description |
Number of Variation |
|
LEAD |
Lead sounds |
30 |
|
PAD |
Pad sounds |
20 |
|
STRING |
Synth strings |
14 |
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BELL |
Metallic sound |
12 |
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ORGAN |
Organ souds |
13 |
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BASS |
Synth bass sound |
11 |
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DUAL |
Fat sounds |
9 |
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SWEEP |
Sounds with a characteristic vibration |
9 |
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NOISE |
Noise sounds |
4 |
|
SFX |
FX Sounds |
22 |
|
SEQ |
Sequencing sounds |
18 |
|
ARPEGGIO |
Arpeggio phrases |
9 |
Le Type sono mediamente tutte interessanti ma quelle che maggiormente hanno attirato la mia attenzione sono LEAD, PAD, BASS, STRING e BELL. Mi sono piaciute anche SEQ e ARPEGGIO ma non so se mai le utilizzerò non potendo intervenire manualmente sui parametri dell’arpeggiatore. I meno riusciti secondo me sono NOISE e SFX sempre dal punto di vista dell’usabilità. Bellissimi risultati li ho ottenuti inoltre in modalità “BASS” miscelando il mio suono analogico con i suoi bassi Synth.
Conclusioni
Sono rimasto positivamente colpito da questo nuovo prodotto che mi è stato fornito in prova da CasaMusicaleCavQuintoFabio tanto che lo acquisterò personalmente.
Voglio dare le motivazioni: sono possessore attualmente di Roland GR-55, Boss GP-10 e Roland VB-99 tutte macchine di livello superiore all’SY-200, dall’ottimo suono e dalle complete features ma che sono più ingombranti di questo pedale e soprattutto che necessitano di strumenti con a bordo pick up esafonici.

L’impagabile libertà che consente questa macchina compensa alcune limitazioni evidenziate soprattutto se messa a confronto con i suoi fratelli maggiori SY-300 e SY-1000. Limitazioni che riscontriamo nella poca flessibilità nella creazione dei timbri: ad esempio non si possono selezionare le singole forme d’onda nel loro stato puro ma ci si deve accontentare di una sorta di preset imposti dalla casa come vedremo nell’esempio successivo. Inoltre si hanno a disposizione pochi parametri di intervento sul timbro e nessuno sugli inviluppi. Per non parlare dell’impossibilità di intervento sugli arpeggiatori.
Alcuni esempi
Nell’immagine sottostante possiamo vedere una normale onda SAW prodotta da un oscillatore digitale.

Successivamente osserviamo un’onda SAW prodotta con l’SY-200 selezionando Type “Lead” e Variation 1 (definita “SAW LEAD” dal manuale) con i parametri impostati di default: Tone 50, Resonance 50, Depth 50.

Infine una SAW prodotta con l’SY-200 selezionando il Type “Lead” e Variation 1 (definita “SAW LEAD”) e con i seguenti parametri: Tone 100, Resonance 0, Depth 100. Parametri scelti per avvicinarci il più possibile al suono di una normale SAW.

Ne consegue che avremo sicuramente un bel suono di saw ricco di armoniche ma non una vera saw modificabile a nostro piacimento da tutta una serie di parametri come nei synth tradizionali. Come già detto i soli parametri che l’SY-200 mette a disposizione sono:
Il parametro Tone: un filtro passa-basso con frequenza di taglio regolabile. Quindi posizionandolo a 100 passerà tutta la banda
Il parametro Resonance: manda in risonanza l’onda ad una frequenza non gestibile da noi ma preimpostata
Il parametro Depth: che nell’esempio del preset preso sopra in esame gestisce l’apertura del filtro passa-basso
In compenso abbiamo però a disposizione un buon numero di timbri ben selezionati e programmati su misura per il chitarrista e il bassista su cui fare comunque degli interventi significativi e a volte addirittura drastici. I tre parametri di intervento consentono in ogni caso un notevole numero di variazioni timbriche permettendoci di dare largo spazio alla nostra fantasia. Una macchina che fa delle sue limitazioni secondo me anche un suo punto di forza: pochi parametri che se ben studiati ed utilizzati consentono di non disperdere la propria creatività, di ottimizzare i tempi e di non perdersi in una sterile e spesso infruttuosa ricerca timbrica. Un approccio ideale per un’utenza come quella dei chitarristi e bassisti più inclini ad un approccio istintivo ed immediato.
Inoltre nulla ci vieta di utilizzarlo con altri strumenti come violino, violoncello o altri strumenti a corda. Addirittura si può pensare di pilotarlo con la voce o con degli strumenti a fiato utilizzando un microfono (passando per un preamp dedicato e adattando l’impedenza). Con il collega ed amico l’ing. Umberto Sorbo lo abbiamo addirittura testato con un Chapman Stick e tutto è filato liscio.
Features che avremmo desiderato avere
*Almeno una’uscita separata per il “direct out” (a dire il vero possiamo sfruttare l’uscita “Send” per questa funzione).
*Il nome delle Variation sul display il cui elenco è possibile trovare solo nella “Sound List” del manuale.
*Dei controlli per l’ADSR e per gli arpeggiatori, maggiori parametri di controllo per gli oscillatori ecc.
*Un’uscita cuffia.
Bisogna ammettere però che tutte queste richieste scaturiscono dal fatto che la macchina ci è piaciuta veramente tanto e avremmo voluto di più. Ma essa è stata pensata per una determinata fascia di mercato quindi per chi ha maggiori esigenze vi sono i sopra citati SY-300 e soprattutto il più completo ma anche più costoso SY-1000. Per quanto riguarda poi l’uso con il basso risulta addirittura entusiasmante.
Ringrazio Casa Musicale Cav. Quinto Fabio (SA) che mi ha messo a disposizione la macchina per consentirmi di fare questo test e scrivere l’ articolo.
Informazioni Utili
Produttore: Roland-Boss
Distributore: Roland Italy
Modello: SY 200
Prezzo consigliato: 349 Euro iva inclusa