Roland “ritorna al futuro” con un piccolo GRANDE Giove… Jupiter X/Jupiter Xm

Roberto Miele
Jupiter X

Pensando al film “Ritorno Al Futuro” ci accorgiamo che il titolo del celebre cult movie degli anni 80, in ambito di sintetizzatori, non era poi così lontano da quello che sarebbe accaduto ai giorni nostri…

Un pò di “storia moderna”… strumenti che ormai sembravano sorpassati dalle nuove tecnologie digitali vengono riesumati e ricreati in digitale, in analogico e persino come virtual instrument. Roland per ora ha scelto la via digitale (tranne la piccola parentesi del Roland SE-02 analogico frutto della collaborazione con Studio Electronics e la “timida” parte analogica del Roland JDXA).

Tutta la serie Aira prodotta finora, invece, è basata su tecnologia ACB, acronimo di Analog Circuit Behavior, compreso il Roland System 8 da me recensito. In sostanza la tecnologia ACB emula il circuito analogico attraverso una simulazione su ogni componente. Il risultato è veramente sorprendente ma alquanto esoso di risorse, basti pensare che un Roland Boutique (Tipo serie JU06 e JP08 rispettivamente emulazione del Juno 106 e Jupiter 8) ha 4 voci di polifonia, mentre il System 8 arriva ad 8 voci. Per questa ragione gli ingegneri Roland hanno sfornato una nuova tecnologia Zen Core presente in diversi e recenti strumenti: le due groove machine MC-707 e la MC-101, la serie Fantom (synth – workstation), il Jupiter Xm e il fratello maggiore il Jupiter X.

Motore Zen

Questi nuovi prodotti sfruttano il nuovo motore di sintesi ZEN Core. In altre parole si tratta di un’ottimizzazione/semplificazione dell’algoritmo ACB che riduce di molto la potenza richiesta al prezzo di una trascurabile minore definizione del modello/synth emulato. In questa maniera si guadagna un synth con 5 parti indipendenti, ognuna sfruttabile con un motore di sintesi diverso, detto Model Bank con unica limitazione che il modello di piano RD e il Vocoder possono essere usati solo sulla parte n.1. Riguardo alla polifonia si arriva a 256 note sul Model Bank XV e RD Piano (se usato con samples mono) e 8 note per i modelli Jupiter 8 , Juno 106 , SH101, JX-8P (8 note di polifonia per 4 parti). Ciò significa che potremmo usare un singolo synth come il Jupiter 8 con 32 voci di polifonia su una singola parte oppure un Jupiter 8 e un Juno 106 ognuno con 16 voci di polifonia su 2 parti. La quinta parte invece è dedicata a suoni di batteria/percussioni.

Non mi dilungherò sulla struttura di voce dei synth Roland classici: nel bene e nel male tutti i parametri originali sono stati qui riprodotti con tutte le limitazioni originali. Le emulazioni però hanno una modalità che, una volta attivata, estende i limiti dei parametri dei synth originali, come ad esempio l’apertura e chiusura del filtro e frequenza del LFO, ciliegina sulla torta il filtro originale Roland del modello emulato può essere sostituito con un filtro tipo Moog o con uno tipo Sequential Prophet 5. Già con questi presupposti ci sarebbe da sperimentare e suonare come se non ci fosse un domani.

Jupiter Xm

Roland con la nuova serie Jupiter è voluta andare oltre, ora possiamo suonare come se non ci fosse un dopodomani! Parlo del motore di generazione sonora XV : il classico a 4 toni/partial retaggio dei synth come il JD990, JD800 e ovviamente tutta la serie XV, di per sé molto completo potendo contare su 4 synth indipendenti per patch, ognuno con un set differente di waveform da scegliere. La scelta è vastissima, comprendente oltre 2.100 campioni di ogni tipo, da strumenti reali a sintetici… ma non finisce qui: ognuna delle 4 parti che compongono la patch del model bank XV può essere configurata come un synth differente. Questa è una possibilità che rivela esplicitamente il nuovo sistema di sintesi Zen-Core non esclusivamente come riproduttore di samples, ma un sistema configurabile a piacere.

I tipi di sintesi a disposizione sono:

PCM (il classico lettore di samples);

VA (emulazione virtuale analogica);

PCM Sync (si sfrutta il sync tra forme d’onda, anche campionate; il ciclo della waveform della parte 1 viene viene resettato ad ogni ciclo della waveform della parte 2);

Supersaw (la classica forma d’onda inventata da Roland che consiste in 7 saw con controllo di detuning, all’epoca lanciata con il JP-8000)

Noise.

Come se non bastasse ognuno dei due LFO può essere configurato su waveform step in modo da poter controllare, ad esempio, il pitch in modalità cromatica su 16 passi. Inoltre esiste una matrice di modulazione molto più avanzata dei modelli precedenti,questo è un aspetto che accomuna i Jupiter con la serie Fantom.

Il punto della situazione è: cos’e una Scena?

A questo punto occorre un riepilogo su cosa rappresenta una Scena, il contenitore finale, che andremo a richiamare da pannello del nostro Jupiter. Come si può immaginare, da quanto scritto finora, in questa macchina c’è veramente tanta roba. Richiamando una Scena (ricordo senza interruzione sulle code dei release dei suoni precedenti) si riconfigura tutto il Jupiter all’istante, dato che vengono richiamate le 5 zone ognuna con il suo preset e multieffetto differente. Ciò significa che si potrà passare all’istante da un semplice singolo suono di Jupiter 8 ad un multi layer/split composto, ad esempio, da

1. Parte Jupiter 8 (oppure piano RD selezionabile solo su parte 1)

2. Parte Juno 106

3. JX-8P

4. Roland XV

5. Drum (la parte 5 è riservata solo alle percussioni/batteria)

Le Scene memorizzabili sono 256 organizzate su 16 banchi di 16 scene, i Preset (richiamati dalle Scene) sono 256 condivisi con tutti i modelli emulati. I Preset sono condivisi dalle Scene, ciò significa che modificando un Preset andremo a modificare tutte le scene che lo contengono.

Ognuna delle 5 parti ha il suo Multi FX indipendente, la scelta di effetti è stata ampliata e comprende, tra l’altro, anche il famoso Chorus del Juno 106. Per concludere, abbiamo in mandata effetti Master un Delay, un Riverbero e un Distorsore.

Collegata via USB e usata con i suoi driver viene vista come scheda audio con 5 input stereo (le 5 parti del synth) e un input del uscita totale del synth (mix). Inoltre è presente un arpeggiatore denominato i-arpeggio, frutto di anni di studio e di lavoro da parte degli ingegneri Roland.

L’arpeggiatore oltre a funzionare in modalità normale può sfruttare una sorta di intelligenza artificiale per modificare la sua esecuzione in base allo stile e alle note suonate. Non entrerò nei meandri di i-arpeggio anche perché servirebbe un articolo a parte.

Zen Core

La Roland ha rilasciato un aggiornamento del firmware che aggiunge funzioni di step sequencer all’arpeggiatore. Al livello superiore c’è la Scena, contenitore finale delle configurazioni delle 5 parti, patch, split, livelli, master effects e qualche piccola funzione da master keyboard come invio di program change diverso per ognuna delle 5 parti. Non dimentichiamo che il fratello maggiore Jupiter X ha lo stesso firmware del piccolo Xm e che le possibilità da master keyboard su un synt con 5 ottave potrebbero tornare veramente utili.

Il suono

Il synth suona molto in modo organico e presente, i modelli analogici simulati sono corretti. La simulazione si spinge veramente oltre, nel synth è presente un termometro, la lettura della temperatura può essere utilizzata per determinare l’intonazione dei modelli emulati che hanno anche a disposizione un parametro che ne determina l’invecchiamento. Cosa non da poco per far suonare bene i modelli analogici senza inondarli di effetti. I suoni di piano del modelli RD Piano sono molto buoni ma per apprezzarli al meglio occorre utilizzare una tastiera con più ottave, magari pesata ed esterna. Ho confrontato alcune waveform del modello XV con le identiche del JD-XA, la differenza non è abissale come avevo creduto all’inizio (il Roland JD-XA è comunque un synth che all’epoca veniva venduto sui 1.700 euro); fortunatamente il Jupiter ha meno aliasing sulle ottave alte e suona con più dinamica.

La costruzione

I materiali utilizzati e l’assemblaggio sono molto buoni, gli encoders e i potenziometri sono solidi ben posizionati, al tocco danno una sensazione di utilizzare uno strumento ben più costoso: ovviamente ci sono solo quelli usati più frequentemente, problema che si fa sentire soprattutto nella programmazione del model bank XV che ha 260 parametri per tono. In questo caso non c’è pannello che tenga, neanche quello del fratello maggiore Jupiter X che comunque offre una maggiore velocità di programmazione. La parte superiore è tutta metallica e incorpora altoparlanti stereo a 2 vie che, insieme alla possibilità di alimentarla via batterie, può tornare utile in situazioni “volanti.“

La tastiera è a passo ridotto ma riesce ad avere una sua dignità non dando sensazione di plasticosità, purtroppo l’AfterTouch è riservato solo al fratello maggiore. Mod Wheels e Pitch Bend sono un po’ minuscole, avrei preferito il classico stick Roland (l’unico che mi permette di fare come si deve il famoso bending di “Save a Prayer.”) Il synth invia e riceve via MIDI over Bluetooth

Roland Pitch

Riguardo al futuro del sistema “Zen Core” la Roland aggiornarna in maniera periodica tutti i firmware degli ultimi modelli di Synth/Drum Machine. Si parla di una completa compatibilità e interscambiabilità dei suoni tra apparecchiature che sfruttano lo ZEN Core Synthesis System quindi per ora: Fantom, Jupiter X e Xm, MC-707 e MC 101. Si parla di suoni di synth che non usano i campioni contenuti nelle espansioni SRX che solo la Fantom può caricare e che non siano emulazioni dei modelli analogici.

Conclusioni Finali

Cosa dire, è uno dei pochi synth che mi sento di consigliare a tutti, utilissimo dal vivo dove occorrono moltissimi suoni di qualità concentrati in unica macchina, può essere facilmente trasportato e quindi ovunque si vada si avrà a disposizione un coltellino svizzero su cui contare per avere una scelta sonora molto ampia. Ottimo anche per imparare (certo occorre un certo budget) per studiare le architetture si diversi synth storici della roland. Certo se avete dei roadie che ogni volta vi possono montare e trasportare un setup da 5 o 6 tastiere allora è un’altro discorso, essere circondati da synth alla Rick Wakeman fa sempre un certo effetto….

Pro?

Non ho mai visto in uno spazio così piccolo un tale concentrato di suoni (ad esempio il Roland Integra 7 ne ha tantissimi ma non ha tastiera e controlli sul pannello)

Il funzionamento a batterie in aggiunta alla funzione di scheda audio può tornare molto utile in abbinamento ad un computer portatile per allestire una postazione di produzione facilmente trasportabile.

Il suono convince, non è assolutamente fermo o freddo, sembra di ascoltare veramente qualcosa di ben più costoso.

Contro?

Mi sarebbe piaciuta una organizzazione migliore dei menù, per i Model Bank di emulazione analogica va tutto liscio ma nell’emulazione del XV i parametri a disposizione sono 262 (si li ho contati) e tenerli a bada non è cosa velocissima, soprattutto se si vuole editare il suono nei minimi dettagli: un display più grande avrebbe aiutato?

La ricerca delle varie waveform (sempre per quanto riguarda l’emulazione XV) è abbastanza lenta, sono contenute in 5 banchi e in un ordine che sinceramente non riesco a capire, ce ne sono più di 2.100 e un bel database di ricerca per tipologia avrebbe agevolato la selezione.

Roberto Miele

Ringrazio la Casa Musicale Cav. Quinto Fabio (SA), per avermi dato la possibilità di utilizzare il Jupiter X e Xm, per tutto il tempo necessario per poter eseguire un test approfondito del prodotto.

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