Fra le unità di ritardo più utilizzate dai chitarristi, il chorus occupa è senz’altro la parte alta della classifica, anche se l’uso intensivo fattone negli anni ottanta e novanta ne ha attualmente ridimensionato e “disciplinato” l’impiego…
Come tutte le unità di ritardo, anch’esso gioca sulla “memoria uditiva”, ovvero su quella capacità del cervello umano di collocare spazialmente suoni di diversa provenienza, frequenza ed intensità (pensiamo all’effetto di Haas e a quello Doppler). L’effetto psico-acustico del chorus, quindi, è quello della percezione di una doppia sorgente, con medesimi eventi che vengono presentati su piani diversi nel tempo e nel “tune”. Insomma più voci ma mai identiche nel timing e nell’intonazione e che per questo compongono un coro (di qui il nome dell’effetto). Nel caso della chitarra è sempre valida l’approssimazione di una somiglianza ad una dodici corde.
Il percorso del segnale
Immaginando un diagramma a blocchi, il segnale della chitarra è immesso in un mixer di ingresso che sdoppia il segnale-sorgente inviando la linea “dry” direttamente ad un secondo mixer (di uscita) e l’altra ad un processore di segnale il cui scopo è quello di ritardarla di pochi millisecondi (tipicamente da 15 a 35) e filtrarla tramite un oscillatore a bassa frequenza (Low Frequency Oscillator). A fine elaborazione, il segnale processato è anch’esso indirizzato al mixer di uscita: Grazie a quest’ultima miscelazione si genera l’effetto “spaziale” percepito dalle nostre orecchie.
L’LFO è quindi un amplificatore il cui scopo è quello di modulare in ampiezza un segnale ed è il maggior “responsabile” degli incrementi -spesso deprecati dai chitarristi- di volume ad effetto attivato, nonché delle pesanti variazioni sul comportamento dinamico dello strumento. Infatti il chorus, a dispetto di una apparente “trasparenza timbrica” rispetto ad altri effetti di ritardo, è in definitiva abbastanza invasivo in termini di incidenza sul comportamento dinamico della sorgente trattata.
Questa “ingenerizzazione” del suono determina i parametri sui quali di regola si può intervenire. Questi possono essere molteplici in base all’architettura più o meno complessa della macchina, ma i valori tipici che di regola incontreremo in uno stomp per chitarra sono:
Width: Ampiezza della modulazione.
Rate: Velocità della modulazione in ampiezza.
Depth: intensità del segnale processato sul segnale dry (mix).
Tone: equalizzazione del segnale trattato.
Pre Delay: ritardo di intervento del trattamento sul segnale diretto.
Non è infrequente imbattersi nell’uso di terminologie diverse da parte di alcuni produttori: “Speed” ad posto di “Rate” o anche “Depth” per indicare l’ampiezza della modulazione e “Mix” o “Intensity” per indicare la proporzione fra il segnale dry e quello processato.
TC Electronic SCF+ Chorus
Nonostante l’indirizzo sempre più incline al mercato consumer e la dislocazione di parte della produzione in paesi cd. emergenti, la prestigiosa ditta danese è fra le poche del panorama mondiale che è riuscita a mantenere in catalogo prodotti elettronici per interi decenni. Il che, unitamente all’elevata qualità, ha determinato la creazione di veri e propri standard di riferimento.
E’ il caso del prestigioso 2290 Digital Dealy, come quello del più recente G-Force e -venendo a noi- del mitico ed arcinoto SCF+ Stereo Chorus, vera e propria icona chitarristica in produzione da quasi trent’anni.
L’SCF+ è un digital chorus stereo di grande qualità, realizzato in uno splendido contenitore in alluminio estruso, verniciato in nero satinato e molto curato nel layout generale. E’ alimentato direttamente da cavo di rete a 220V. (Fig.1)
La macchina è concepita per un utilizzo da vera e propria outboard compatta, anche se la classica configurazione “stomp” l’ha accreditata prevalentemente fra i chitarristi. Insomma: Questo piccolo pedale riserva davvero molte sorprese in termini di completezza e flessibilità d’uso.
Gli ingressi e le uscite:
Input
Ingresso ad alta impedenza (1 Mohm).
External Bypass
Controllo remoto dell’effetto a mezzo pedale switch (opzionale) o altro sistema switcher.
Output (mono)
Questo jack (lato sinistro) costituisce l’uscita monofonica dell’effetto o il canale sinistro in caso di utilizzo in stereo. L’impedenza di uscita è di 500 Ohm.
Output (stereo)
Uscita destra in caso di utilizzo in stereofonia.
I Controlli:
Speed
Regola la velocità della modulazione con un range che varia da una modulazione ogni dieci secondi sino a dieci modulazioni al secondo.
Width
Regola l’ampiezza delle modulazioni in un range parametrico da zero a sei.
Mode Selector
Selettore a tre posizioni per tre modalità d’effetto: Chorus – Pich Modulation – Flanger.
Intensity
- In modalità Chorus: miscela il segnale effettato con quello dry.
- In modalità Pich Modulation: miscela l’effetto chorus con quello di un secondo oscillatore (vibrato).
- In modalità Flanger: Determina l’intensità del secondo oscillatore (filtro a pettine) di cui l’SCF è dotato.
Input gain
Preamplificatore di ingresso con guadagno fino a 15db
Led Indicator
- In modalità stand-by indica l’avvenuta alimentazione a rete.
- Ad effetto attivato lampeggia fornendo un’indicazione grafica della velocità di modulazione (speed).
Overload Led
Indica la soglia di clipping dell’unità. La sua accensione comporta l’esigenza di diminuire l’intensità del segnale in ingresso. La regolazione ottimale prevede la sua accensione “occasionale” sui picchi dinamici.
Bypass
Attiva l’effetto (on/off)
La prova del suono
Abbiamo inizialmente testato l’effetto nella classica configurazione “chitarristica” (monofonica ed in serie) utilizzando cavi Klotz, una Strato ed una Les Paul, ampli Fender ed un overdrive Boss per i suoni saturi.
Come tutti gli outboard della TC Electronic, anche questo SCF+ è caratterizzato da una notevole trasparenza e non invasività timbrica al punto che –salvo regolazioni estreme- dopo qualche tempo di utilizzo viene il dubbio se l’effetto è acceso o è stato inavvertitamente disattivato. Il timbro è cristallino, elegante e con modulazioni misurate e mai eccessive.
Nel mio set up questo stomp ha evidenziato un leggerissimo “hum” derivante probabilmente da un loop di massa dovuto all’alimentazione mista 9volt/220volt. In ogni caso parliamo di un rumore trascurabile, notato nel totale silenzio di una sala di registrazione completamente insonorizzata. Una base di partenza delle regolazioni può essere rappresentata dai “puntini” contrassegnati vicino ai comandi “speed” e “width” e che la TC definisce “golden ratio”. Si tratta di semplici combinazioni fra i due parametri che la casa ritiene essere “la migliore proporzione”. Personalmente mi sono un po’ discostato dalla suggerita “golden ratio” in quanto prediligo un effetto chorus (che utilizzo molto raramente ed in contesti di arpeggi molto “ambient”) con bassissimi valori di speed ed ampiezze più generose.
A proposito dell’ampiezza di modulazione, la mia personale (e molto pragmatica) esperienza, mi fa distinguere i chorus in due famiglie: quelli che accentuano variazioni del pitch “calanti” e quelli che enfatizzano picchi “crescenti” (esasperate il controllo “width o “depth” del vostro chorus e fateci caso). Anche qui entrano in gioco effetti psicoacustici che di fatto vengono normalmente utilizzati nell’armonia musicale.
Basti pensare alla regola –tipicamente jazzistica- in base alla quale si può sempre arrivare ad una nota o ad un accordo provenendo dal semitono precedente o successivo. Questo utilizzo di “ritardi” si traduce in un’esperienza di movimento che amplia il linguaggio musicale ed elimina sensazioni di staticità. L’arrivo ad una precisa nota da toni crescenti è (genericamente) più “dura” all’orecchio rispetto all’approccio da note calanti. Questa semplificazione dei concetti distinguerebbe –come detto- le due famiglie di chorus ed ascrive l’SCF+ a quella (personalmente più gradita) dei chorus “con modulazioni calanti”.
In questa macchina la sensazione di “galleggiamento” delle note è comunque mitigata dall’estrema trasparenza e precisione del BFO che assicura un trattamento del suono sempre misurato ed elegante. Quanto detto diventa macroscopico con l’utilizzo delle distorsioni che sono il vero banco di prova dei chorus.
La preamplificazione del segnale in ingresso da parte di un distorsore, mette in evidenza tutti i pregi e difetti di questo tipo d’effetto. Molti stomp economici, infatti, crollano in questo test evidenziando stravolgimenti timbrici del segnale o effetti di “flanging” davvero troppo invasivi. Su questo terreno l’SCF+ è una macchina imbattibile, capace di mantenere inalterata la timbrica di origine ed aggiungendo un “chorushing” assolutamente equilibrato. In sintesi possiamo dire che la sensazione di leggerezza e trasparenza nei suoni puliti -fra l’altro tipica degli outboard di produzione nord-europea- ripaga ampiamente nell’uso dei distorti che diventano pienamente sfruttabili sia nelle ritmiche che nei soli, senza l’interferenza di sovratoni ed oscillazioni confuse.
Test in stereofonia
Passiamo al test in stereofonia. La prova in stereo è stata “falsata” dall’utilizzo di due amplificatori diversi (un Twin Reverb ed un Deluxe Reverb entrambi reissue). La diversa voce degli ampli ha ulteriormente ampliato il panorama stereo ma il nostro SCF+ ha ancora una volta dimostrato la sua appartenenza ad una classe superiore di pedali. Le uscite stereo di questa unità alternano la fase di modulazione fra canale sinistro e destro, con un eccellente movimento di immagini che vanno ad occupare l’intero spazio fisico d’ascolto. Per chi può, si consiglia vivamente l’uso in stereo che sfrutta davvero tutte le potenzialità della macchina. Ciò che va sicuramente detto è che questo effetto non concede mai regolazioni estreme e resta sempre contenuto in un misurato range di invasività timbrica. La sensazione generale è che anche con livelli di “Intensity” molto spinti, il segnale trattato è in secondo piano rispetto a quello dry.
Le altre due modalità di effetto (flanger e pitch+modulation) risentono, a mio avviso, della loro natura “derivativa” rispetto al chorus.
Il flanger -in particolare- risulta eccessivamente cauto e freddino a dispetto di una tipologia di effetto che, di massima, dovrebbe intervenire in modo massiccio sul segnale. Ci troviamo, invece, di fronte ad una modesta e rauca modulazione con vocalità tipo “wah” che reputiamo poco musicale e poco sfruttabile: Avremmo auspicato un bell’effetto “Jet” da motore turboelica a reazione…
Più piacevolmente abbiamo accolto la modalità pich+modulation (posizione centrale del selettore) che mette in secondo piano l’effetto di ritardo (chorushing) ed esalta un movimento di tipo “tremolo” messo a disposizione dal secondo oscillatore della macchina. Ma anche questa modalità non consente mai modulazioni estreme.
In conclusione:
Gli amanti dei chorus “palestrati & sboroni” abbandonino l’idea di acquisto di questo pedale, lo troveranno trasparente e freddino al limite dell’impersonalità. Gli amanti del “poco apparire” che invece vorranno nel loro set up un pedale che “non eccede mai” e che garantisce un tocco di frugale eleganza, troveranno una macchina seria e affidabile, sfruttabile in molti contesti senza mai correre il rischio di inflazionarne l’utilizzo.
Per costruzione, qualità e completezza questo TC Electronic “SCF+ Stereo Chorus” può quindi ben rappresentare il “chorus definitivo”, specie se intenderemo utilizzarlo in stereofonia; casomai imbracciando una Gibson 335 e pilotando una coppia di Fender Twin Reverb… alla conquista del mondo.
Pro:
-Costruzione professionale
-Alimentazione a rete
-Grande dinamica
-Rispetto del segnale in ingresso
Contra:
-Estrema “misura” di intervento
-Prezzo
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: TC Electronic
Paese di produzione: Danimarca
Modello: Stereo Chorus + Pitch Modulator & Flanger
Distributore: TC Electronic Italia
Prezzo: Eur 290 ca.




