Guitar Resonator GR-1 – L’irresistibile attrazione… magneticaGuitar Resonator GR-1 – L’irresistibile attrazione… magnetica

Bruno Mazzei

Qualche tempo fa, inaspettatamente, ci è stato recapitato in redazione un imballo di provenienza teutonica. Per la verità avevamo qualche contatto con la Vibesware di Wedemark (Germania) ma non pensavamo che ci venisse inviato qualche loro prodotto per un test…

Guitar Resonator GR-1

Aperta la scatola, ne tiriamo fuori uno strano accrocco a forma di flessibile per supporti microfonici, una scatoletta simile ad un pedale per chitarra, un trasformatore in corrente continua da 12 volts/350 mA, un manuale di istruzioni ed un cd-rom dimostrativo… Ci accingiamo, quindi, a testare questa creazione di Markus Pahl (titolare della Vibesware), incuriositi sia dallo strano layout dell’hardware, sia dalla possibilità di provare un “risonatore a campo magnetico”, uno dei gadget meno diffusi per chitarra. Il campo applicativo dei “sustainer magnetici” può infatti considerarsi tanto limitato quanto inesplorato. Si tratta –di regola- di attrezzature di difficile utilizzo e, in definitiva, votate naturalmente a risultati timbrici molto particolari. Per altro verso proprio la peculiarità timbrica, che ha similitudini con gli strumenti ad arco, li rende passibili di una vera e propria ricerca in campo sonoro verso direzioni musicali nuove per il chitarrista.

Fra gli illustri predecessori del genere, tutti conosciamo il mitico E-Bow.

E-Bow

Creato verso la fine degli anni ’70, l’E-Bow è stato considerato il vero e proprio “plettro magnetico” per antonomasia a causa delle sue dimensioni relativamente piccole, dell’alimentazione a batterie, nonché della sua utilizzabilità con qualsiasi strumento in possesso di corde in metallo.Il successo dell’E-Bow è quindi particolarmente legato alla sua “manageability” oltre che ad un prezzo di vendita piuttosto abbordabile. Utilizzato da tantissimi chitarristi (consiglio di andare a rivedere il mirabile utilizzo che ne fa Pat Metheny nel live “The Way Up”), l’E-Bow presenta tuttavia diversi limiti strutturali e funzionali. Innanzitutto, occupando pollice ed indice per essere impugnato (quindi un’intera mano), richiede un utilizzo totalmente alternativo al plettro. Inoltre pretende una precisione assoluta nel posizionamento delle sue due guide longitudinali che dovranno incanalare le corde adiacenti a quella deputata a (ri)suonare. Da questo posizionamento meccanico, ne consegue che l’E-Bow è capace di gestire una sola corda per volta ed i cambi di corda –pur sempre possibili- risultano di difficile esecuzione e richiedono l’acquisizione di una notevole dimestichezza. Ulteriori limiti strutturali derivano da una certa lentezza di attacco dell’effetto (anche se non in tutte le condizioni di utilizzo) e dalla necessità, per godere delle sue migliori performance sulla chitarra elettrica, di utilizzare il pick up al manico, diminuire il volume e chiudere i toni. In breve: L’ E-Bow è tanto pratico quanto difficile da usare, richiede esecuzioni ad una sola mano, lavora su di una sola corda per volta e gradisce regolazioni della chitarra che, presumibilmente, vanno completamente riviste a fine utilizzo. Quanto detto spiega il prevalente utilizzo che di questa macchina se ne fa in studio di registrazione.

La famiglia dei risonatori magnetici ha ricevuto nuova linfa con l’avvento dei pick-up/Sustainer. Qui il discorso è identico sotto il profilo elettronico ma è strutturalmente diverso in quanto l’apparecchio consiste in una scheda elettronica inserita all’interno della chitarra. Questa scheda riceve in ingresso il segnale dai pick up, lo amplifica e lo reinoltra ad essi sotto forma di campo magnetico in fase. In modo molto elementare avremo quindi un pick up “ricevente” (quello proprio della chitarra che “subisce” le modifiche di campo magnetico dalle corde) ed un pick up “trasmittente” (il sustainer appunto che “eccita” ulteriormente i pick up – e le stesse corde- creando il loop magnetico). Nulla di più di ciò che accade in modo naturale fra altoparlanti e corde dello strumento quando viene innescato l’effetto Larsen; con la (notevole) differenza che il loop meccanico aria-corde è sostituito da un loop magnetico, la cui precisione e sistematicità è messa fuori discussione da ulteriori fattori ambientali (room, vicinanza meccanica e posizionamento rispetto alla sorgente, volume di esecuzione, risposta in frequenza degli altoparlanti e degli stadi di amplificazione, frequenze di risonanza della chitarra, dei pick up, etc.). I vantaggi principali dei Sustainer consistono nel poter utilizzare entrambe le mani e soprattutto poterne fare un utilizzo polifonico. Fra gli svantaggi, o meglio i limiti, ci sono quelli di richiedere una chitarra “dedicata” e di poterne fare un utilizzo “on/off”, nel senso di dover disattivare il dispositivo per ritornare ad un uso normale dello strumento.

Se il “monofonico” E-bow funziona tranquillamente dovunque (anche su di una chitarra acustica), il “polifonico” Sustainer vuole una chitarra “nativa” o che richiede il montaggio di scheda e pick up su di uno strumento standard. Ed entrambi, infine, ci daranno qualche grattacapo a fine utilizzo, dovendo fisicamente riporre il primo e spegnere il secondo.

Vibesware Guitar Resonator GR-1

Ed eccoci all’accrocco recapitatoci in redazione.

Come avrete intuito dalle foto, il GR-1 è un Sustainer completamente esterno, con il primo ed impareggiabile vantaggio di poter utilizzare entrambe le mani. Ma non solo: Potremo scegliere se utilizzare il nostro plettro o le nostre dita, se suonare note singole o accordi (in effetti triadi) e potremo utilizzare la nostra chitarra ed i nostri pick up preferiti. Ma c’è di più: Potremo accedere o recedere dall’effetto semplicemente avvicinandoci o allontanandoci dal dispositivo. Insomma praticità made in Germany oltre che la consueta robustezza teutonica, come ci accingiamo a descrivere a proposito dell’hardware.

L’Hardware

Quando ho preso in mano questo dispositivo ho subito pensato: “No, lo devo pesare!”. Gli oltre 1,2 Kg di teutonica grazia sono ripartiti fra lo stomp-box di controllo, il pieghevole -alla cui estremità è posto il trasduttore magnetico- e l’alimentatore. Il piccolo e robusto pedale, in case di alluminio verniciato nero, riporta tre jack audio (ingressi/uscite), un jack di ingresso per l’alimentazione, un potenziometro e due interruttori. I collegamenti sono del tutto intuitivi e prevedono il tipico ingresso/chitarra, un’uscita/amplificatore ed un ulteriore jack di collegamento fra pedale stesso ed il trasduttore. Si badi bene che quest’ultimo collegamento richiede un cavo stereo.
Il potenziometro regola la “sensibilità” del dispositivo, ovvero la quantità di segnale proveniente dai pick up della chitarra e deputato ad essere “ritrasmesso” alle corde sotto forma di campo magnetico variabile.
Il flessibile possiede un foro di attacco a vite e richiede una comunissima asta microfonica per poter essere posizionato ad un’altezza prossima al telo delle corde dello strumento.Fatti i collegamenti, posizioniamo il potenziometro in modalità “flat”, pigiamo il pulsante di attivazione dell’effetto e subito notiamo l’accendersi di un led all’estremità del trasduttore che lampeggia con una intensità in “fase” con le nostre plettrate.

Guitar Resonator GR-1 setup

La prova

Purtroppo la ns. prova, benché prolungata, si è svolta in un contesto abbastanza “rumoroso”, ovvero durante una sessione di prove in band. In questo contesto mi è risultato abbastanza difficile valutare la trasparenza dello stomp ad effetto disattivato ma ho avuto comunque la percezione di un buon rispetto del segnale d’ingresso.
Effettivamente in contesti live, questo GR-1 è di utilizzo davvero immediato e fa dimenticare le complicazioni di altri tipi di dispositivo, a patto che si rispettino alcuni requisiti minimi, ovvero:

– Rispettare una certa perpendicolarità del trasduttore rispetto alle corde deputate a risuonare;
– assicurare una distanza minima (una trentina di centimetri circa) fra il trasduttore stesso ed il pick up selezionato sullo strumento (neck/middle/bridge).

Eccetto quest’ultima “zona franca”, saremo però liberi di puntare “l’accrocco” sulle corde dello strumento e per tutta la loro lunghezza sul manico e, a seconda del punto di “contatto”, tirar fuori fondamentali ed armoniche a nostro piacimento. Il problema del “puntamento” del dispositivo è agevolato dal led posto all’estremità del trasduttore che ci guiderà –anche nel profondo buio di un palco live- nell’esecuzione.
La situazione è ulteriormente favorita dall’ottima sensibilità del trasduttore (per di più regolabile da potenziometro), che non richiede gli antichi posizionamenti micrometrici garantendo, specie in distorsione, attacchi sicuri e feedback da urlo. Non dovendo rispettare una distanza minima “indispensabile” (ripetiamo: Nell’E-Bow questa è garantita dalle due guide a scorrimento), la Vibesware consiglia il volume della chitarra in posizione “tutto aperto”, cosa che favorirà il ritorno all’utilizzo “ordinario” della chitarra qualora usciremo dal range di cattura del trasduttore.

Un altro aspetto del tutto non secondario del VibesWare, è quello che con questo dispositivo potremo dimenticare completamente gli indesiderati effetti “slide” o gli altri rumori meccanici causati da dispositivi a contatto come l’E-Bow. il VibesWare è “invisibile” e ci chiede semplicemente di “illuminare” la corda che vogliamo suonare nella parte della sua lunghezza dove vogliamo farla risuonare.
La concezione generale della macchina da “posizionamento microfonico” è la vera rivoluzione del congegno: Durante l’esecuzione dei feedback potremo far scorrere la “luce” del GR-1 per tutta la lunghezza della corda, ottenendo in diversi punti, diversi armonici di risonanza. Il GR-1 apre la strada ad un utilizzo “dinamico” dei feedback, superando le limitazioni imposte dai sistemi precedenti che, sotto questo profilo, appaiono maggiormente statici ed espressivamente monodirezionali.

Un po’ più complessa la teoria relativa alle armoniche prodotte dalla vibrazione di una corda, dove entrano in gioco una serie di non agevoli nozioni di meccanica acustica. Quello che possiamo dire è che il suono prodotto dalla corda di uno strumento è qualcosa di complesso. Esso non è esclusivamente il frutto della sua vibrazione “fondamentale”, ma di una serie di vibrazioni accessorie che vengono a crearsi in diversi punti della sua lunghezza. La somma dell’ armonica fondamentale e delle armoniche accessorie determineranno “il timbro” del corpo vibrante. In definitiva a diverse lunghezze della corda, corrisponderanno diverse lunghezze d’onda che emetteranno frequenze “secondarie” che, impercettibilmente, contribuiranno alla ricchezza armonico/timbrica finale.
Ed ecco che il ns. Vibesware, emettendo in forma magnetica la nota fondamentale corrispondente a quella da noi suonata sullo strumento, incontrerà durante i suoi excursus sulla tastiera i diversi “segmenti” di corda che daranno luogo ad altrettanti risultanti armoniche.
In nostro stomp, ancora, ci da la possibilità di scegliere se emetere un campo magnetico in fase o in controfase rispetto a quello “ricevuto” dal pick up, con l’effetto di ulteriori e diverse “risultanti” in termini di armonici prodotti.

In conclusione

Questo Vibesware ci ha regalato grandi soddisfazioni e grande divertimento, specie in contesti distorti dove ci si voglia cimentare in soli dal risultato estetico poco convenzionale. Si tratta di un apparecchio ben costruito e di facile utilizzo che potrà trovare un immediato impiego in contesti “ordinari”, sia live che studio. Ma questo tipo di macchina si presterà anche ad un più ragionato utilizzo sia in termini di sperimentazione di diversi contesti di forma, sia sommando l’impiego di ulteriore effettistica oppure, infine, ricorrendo a strumenti elettrici alternativi alla chitarra. Qualche “sacrificio” è rappresenato dall’hardware che impone un certo ingombro e che andrà ad aggiungersi alle consuete quintalate di masserizie chitarristiche, nonché da un cablaggio non propriamente immediato.
Infine il prezzo di vendita di 339,00 Euro, destina questa macchina a coloro che intravedono con sufficiente chiarezza un percorso di utilizzo. Ma l’esborso, garantiamo, è giustificato dalla qualità costruttiva generale nonché dalla innovativa concezione del dispositivo.
Per chi fosse interessato ad addentrarsi nel mondo Vibesware, spendendo circa un terzo in meno, è comunque disponibile una versione semplificata della macchina (il GR-Junior) il cui prezzo di vendita (139,00 Euro) è estremamente abbordabile.

Cosa dire in definitva? La spesa vale l’impresa?

Noi riteniamo di si, almeno alla luce di un’eventuale esigenza di espansione del linguaggio e di nuova ricerca timbrica nell’inflazionatissimo mondo della chitarra elettrica.
E poi, si sa, nella musica è questione di tempo… Prima o poi qualche Caposcuola dimostrerà a tutti di cosa è capace e di quali impieghi è passibile un tale strumento. Sino a quel momento resteremo al lumicino, sonnacchiosi… E quando tutto sarà più chiaro partiremo tutti di buona lena a studiare loop e feedback. Ovviamente sedotti da una irresistibile attrazione magnetica.

Alla prossima Bruno Mazzei

Pro:

  • modalità di attivazione dell’effetto
  • polifonia
  • pluralità di armonici riproducibili,
  • robustezza meccanica

Contra:

  • prezzo
  • montaggio per l’utilizzo del dispositivo

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Vibesware

Modello: GR-1

Website: www.vibesware.com

Distributore italiano: N/A

Costo Euro 399

Some time ago, unexpectedly, a package of teutonic origin has been delivered to our editorial office. To be honest, somehow we came in contact with Vibesware by Wedemark (Germany), but little did we know that they would be sending us some of their products in order to test them…

Guitar Resonator GR-1

Once we’ve opened the box, we take out a strange hooked thing in the shape of a flexible pipe for microphone stands, a little box similar to a guitar pedal, a constant voltage 12 volts/350 mA power adapter, a guide manual and a demo cd-rom… So, we’re getting ready to test this Marcus Pahl’s creation (the Vibesware company’s founder), curious about both the unusual hardware layout and by the possibility to test a magnetic field-based resonator, one of the least common gadget for guitar. The area of application for the “magnetic sustainer” can be considered as confined as well unexplored. We’re talking about –usually- difficult-to use gear and, all things considered, obviously aimed at very unique timbre results. On the other hand it’s just their timbre peculiarity, which has some kind of similarity to strings’ one, to make them reason of a real sound-based research in new musical directions for the guitarist figure.
Among the well-known predecessors in this field, we all know the legendary E-bow.

The E-Bow

Invented toward the end of 1970, the E-Bow has been considered the real “magnetic plectrum” par excellence for its relatively small dimensions, for its battery power unit, as well as for its suitability to any steel-stringed instruments. The E-Bow’s success is therefore related to its “manageability” as well as a rather moderate sale price. Used by many guitarists (I suggest you to check again the awesome Pat Metheny’s use of it during the live “The Way up”), the E-Bow shows several structural and functional limitations though. First of all, since it keeps the thumb and the index finger busy (so an entire hand), it requires a completely alternative use to the plectrum. Besides it needs an absolute preciseness in terms of position within its two longitudinal edges which will contain the two adjacent strings to the one that is to (re)sound. By this mechanic positioning, it follows that the E-Bow is able to work just one string at a time and the string switches –still possible- result difficult to do and entail some certain level of familiarity. Further structural limitations come from some sort of slow attack of the effect (although not in every modalities of use) and from the necessity, in order to take advantage of its best performances on the electric guitar, to involve the pickup, lower the volume and turn off the tones. In short: The E-Bow is as much practical as difficult to use, it requires one hand playing, works on one string at a time and needs guitar regulations which, allegedly, have to be completely checked in the end. Everything said above explains for which predominant purpose this device is used in a recording studio.

The family of the magnetic resonators has been renewed by the introduction of the pickup/Sustainers. In terms of electronics, the same applies for this device but, from a structural point of view, it differs in the fact that it consist of an electronic card which is integrated inside the guitar. This card receives signal from bridge pickups, amplifies it and sends it back to them by magnetic field generated in phase. It’s simply a “receiving” pickup (the guitar one which is “affected” by the magnetic field variations caused by the strings) and a “transmitting” pickup (the sustainer, as said, which “stimulates” the pickups even more -and the string themselves- generating the magnetic loop. Nothing more than what happens between speakers and instrument strings when the Larsen effect is enabled; with the (remarkable) difference that the mechanical air-string loop is replaced by a magnetic loop, whose preciseness and steadiness is indisputable because of environmental factors (room, mechanical proximity and positioning distance from the source, performance volume, speakers frequency response and amplification phases, guitar and pickup resonance frequency, and so on). The good things about the Sustainers lie in that fact that it’s possible to use both hands and mainly it allows a polyphonic use of it. Among the cons, or rather the limitations, there is the fact that needs a “dedicated” guitar make an “on/off” use of it, which means that you must have to disable the device in order to bring back the standard use of the instrument.
As much as the “monophonic” E-Bow works on every instrument (also on an acoustic guitar), so the “polyphonic” Sustainer requires a “native” guitar or a card and pickup integrated on a standard instrument. And both of them will give us trouble at the end, when needing to physically put away one and disable the other.

Vibesware Guitar Resonator GR-1

And here we go with the strange hooked thing we received at the editorial office.
As you could have guessed by the picture, the GR-1 is completely an external Sustainer, with the first and incomparable positive option in letting use both hands. But that’s not all: we will be able to choose to use our plectrum or our fingers, to play single notes or chords (triads, to be precise) and to use our favourite guitar and pickups. But there is more: the ability to enable or disable the effect simply getting close or space out from the device. To sum it up, it’s about practicality made in Germany besides the usual teutonic compactness, as we are getting ready to describe it about the hardware interface.

Hardware

When I took this device in hand I immediately though: “No, I have to weigh it! ”. The over 1,2 Kg of teutonic grace are distributed among the control stomp-box, the flexible pipe –at the end of which the magnetic transducer is placed- and the power supply. The small and sturdy pedal, in a painted black aluminum case, features three audio inputs/outputs, a power input, a power control knob and two switches. The connections are completely intuitive and require the standard guitar input, an amplifier output and an additional jack to connect the pedal itself to the transducer. Keep in mind that the latter connection needs a stereo cable. The power control knob controls the “sensibility” of the device, in other words the amount of signal coming from the guitar pickups and sent back to the strings in the form of variable magnetic field.
The flexible pipe has a screw attack hole and requires a very standard microphone stand so that it can be placed at the height of the instrument strings. Once the connections are setup, by positioning the power control knob in “flat” mode and pushing the switch to enable the effect, we can notice that a led lights up at the transducer extremity, flashing in time as much as our plectrum works.

Guitar Resonator GR-1 setup
The Test

Unfortunately our test, though very long, happened in a rather “noisy” environment, which means during a rehearsal session with the band. In this context I found it quite hard to estimate the stomp transparency when the effect were disabled but I got the feeling that the incoming signal has been reproduced with good fidelity.
Actually, in a live context, this GR-1 is really intuitive and lets you forget about the trouble with other kind of devices, as long as some minimum requirements are met, such as:
– Respecting some sort of transducer perpendicularity to the strings involved in resounding;
– providing a minimum distance (about thirty centimeters) between the transducer itself and the selected pickup on the instrument (neck/middle/bridge).

Except for this last “unfettered zone”, we will be able to point the “hooked thing” to the strings of the instrument and for all their length along the guitar neck, and depending on the “contact” point, to take out fundamentals and harmonics as we like. The problem with the “pointing” for this device is made easier by the led placed at the transducer extremity which will guide us –even in the deep dark of a stage- during a performance. This kind of situation is even more encouraged by the excellent transducer’s sensitivity (on top of that adjustable via knob), which doesn’t require the old micrometric settings which provide, especially in distortion process, precise attack and fantastic feedback. Since we don’t have to obey to any minimum distance rules (let’s say that again: For the E-Bow it is guaranteed by the two longitudinal guiding edges), Vibesware suggests to set the volume control on “wide open”, which will help to get back to the standard use of the guitar whenever we get off from the transducer capturing range.
Another side of the VibesWare, which is not secondary at all, is that we will be able to forget with this device the undesired “slide” effects or the other mechanical noises caused by contact devices like the E-Bow. The VibesWare is “invisible” and only asks us to “illuminate” the string we want to play exactly in the part of its length we want it to resound.
The overall concept about the device which requires the microphone positioning is the real revolutionary thing about it. While performing feedbacks we could make the “light” of the GR-1 run over the entire string length, getting different resonant harmonics for several points. The GR-1 paves the way to a “dynamic” use of the feedbacks, overcoming the limitations involved with previous devices which, from this point of view, happen to be more static and mono-directional in terms of expressivity.

And now our Vibesware, since transmitting in magnetic form the main note which corresponds to the one we play on the instrument, will meet, during its meandering on the fingerboard, several string “segments” which will produce as many harmonics.
Our stomp, once again, gives us the chance to choose to produce a magnetic field in phase or in phase-contrast towards the one “received” from the pickup, achieving a different result in terms of additional harmonics produced.

In conclusion

This Vibesware gave us real satisfaction and lots of fun, especially during distortion session where one can try unconventional solos in terms of aesthetics. It’s a well-built and easy-to-use device which could surely find an immediate place within ordinary contexts, both live and studio. But this type of device will lend itself also to reasoned use both in terms of experimentation phase and involving the use of additional effects or, at least, falling back upon alternative electric instruments to the guitar. Some “sacrifice” is represented by the fact that the hardware is a bit cumbersome and this will add to the usual amount of guitar belongings, as well as a not-so-immediate wiring process. The sale price, 339,00 Euros, designes this device for those who foresee with enough clarity a path for its use. But we guarantee that the outlay is justified by the overall structure quality as well as by the innovative concept behind this device. For those who are interested in mingling into the Vibesware world, spending about one-third less, there is an available simplified version of this device (the GR-Junior) whose sale price (139,00 Euros) is extremely reasonable.
What to say, after all? Is it worth buying?
We think so, at least considering a potential need in language development and new timbre research within the very much devalued world of the electric guitar. After all, we all know that, it’s a matter of times when it comes to music…Sooner or later some artistic leader will demonstrate what this kind of instrument is capable of and which use one can make of it. Till then, we will be at death’s door, and sleepy…And when everything is clearer, we’ll all begin studying loop and feedback with a will. Indeed seduced by an irresistible magnetic attraction.

Until next time. Bruno Mazzei

Pros:

• enabling effect mode
• polyphony
• multiplicity of harmonics that can be reproduced
• mechanical toughness

Cons:

• price
• assembly for the device use

USEFUL INFORMATIONS:

Producer: Vibesware

Model: GR-1

Website: www.vibesware.com

Italian distributor: N/A

Price: 399,00 Euros

Italian to English translation: Umberto del Giudice

Condividi questo articolo!
Segui:
Nato a Napoli nel 1964 ed inizia ad appassionarsi alla chitarra prestissimo grazie al classico regalo natalizio dei genitori ed alla passione per la musica dei Beatles, dei Platters e di Edoardo Bennato. Quell’oggetto rimase per qualche tempo un arredo privo di vita fino a quando qualche amico non gli spiegò che una chitarra andava accordata e che, premendo semplicemente la quarta e la quinta corda al secondo tasto, veniva fuori un accordo chiamato Mi minore… Il repertorio di Bennato, apparentemente semplice ma capace di aperture armoniche imprevedibili, lo inizia allo studio –da autodidatta- degli accordi e della chitarra ritmica e lo conduce all’acquisto della fantastica Ranger XII della Eko, purtroppo poi venduta. Negli anni settanta ed ottanta prosegue lo studio della chitarra rock affascinato dall’ascolto di Hendrix, Blackmore e Page, con risultati abbastanza frustranti e con tonnellate di cassette e 33 giri consumati. L’uscita di Van Halen e, soprattutto, lo studio del repertorio dei Rush lo inducono alle prime lezioni “serie” ed all’immediata comprensione di quanto detto da Andres Segovia: “La chitarra è uno strumento facile da suonare male”. In quegli anni aumenta l’interesse parallelo per la liuteria, il customizing e lo studio di tutte le tecnologie legate alla chitarra elettrica. Per circa due anni lavora presso uno storico liutaio napoletano dove apprende i rudimenti tecnici legati alla chitarra acustica ed alle riparazioni in genere. La passione per Pat Metheny, Larry Carlton, la musica brasiliana e l’acid jazz lo avvicinano allo studio dell’armonia jazz anche se in modo discontinuo a causa degli impegni di lavoro e familiari. In questa fase si avvale, anche se per periodi piuttosto brevi, delle lezioni e degli insegnamenti di alcuni fantastici musicisti partenopei. Attualmente suona stabilmente in una band di cover funk ed acid jazz e dedica il tempo libero allo studio dello strumento.
Nessun commento