Ah, il Metal! Da sempre la vera araba fenice della scena rock, dato per morto innumerevoli volte e sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri, pronto ad illuminare, senza discriminazione di età, la scena musicale del secondo millennio. La IK Multimedia finalmente rilascia, potremmo dire dopo trepidante attesa di pubblico, Amplitube Metal, uno spin off dell’oramai collaudato processore virtuale per chitarra, questa volta però specificamente dedicato ai “tipi duri”. L’elevato hipe ha trovato giustificazione nel fatto che sul prodotto convergono le attenzioni non solo di chitarristi di area pop, rock, metal, ma anche di musicisti di area elettronica e compositori di colonne sonore. Per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di cosa intendiamo per utilizzo di chitarre metal in colonne sonore, basti far riferimento al blockbuster “300”, sapiente mistura di etnico, metal e ambient.

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal
Antonio Campeglia
Ah, il Metal! Da sempre la vera araba fenice della scena rock, dato per morto innumerevoli volte e sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri, pronto ad illuminare, senza discriminazione di età, la scena musicale del secondo millennio. La IK Multimedia finalmente rilascia, potremmo dire dopo trepidante attesa di pubblico, Amplitube Metal, uno spin off dell’oramai collaudato processore virtuale per chitarra, questa volta però specificamente dedicato ai “tipi duri”. L’elevato hipe ha trovato giustificazione nel fatto che sul prodotto convergono le attenzioni non solo di chitarristi di area pop, rock, metal, ma anche di musicisti di area elettronica e compositori di colonne sonore. Per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di cosa intendiamo per utilizzo di chitarre metal in colonne sonore, basti far riferimento al blockbuster “300”, sapiente mistura di etnico, metal e ambient.

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal
Ah, il Metal! Da sempre la vera araba fenice della scena rock, dato per morto innumerevoli volte e sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri, pronto ad illuminare, senza discriminazione di età, la scena musicale del secondo millennio. La IK Multimedia finalmente rilascia, potremmo dire dopo trepidante attesa di pubblico, Amplitube Metal, uno spin off dell’oramai collaudato processore virtuale per chitarra, questa volta però specificamente dedicato ai “tipi duri”. L’elevato hipe ha trovato giustificazione nel fatto che sul prodotto convergono le attenzioni non solo di chitarristi di area pop, rock, metal, ma anche di musicisti di area elettronica e compositori di colonne sonore. Per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di cosa intendiamo per utilizzo di chitarre metal in colonne sonore, basti far riferimento al blockbuster “300”, sapiente mistura di etnico, metal e ambient.

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal
Ah, il Metal! Da sempre la vera araba fenice della scena rock, dato per morto innumerevoli volte e sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri, pronto ad illuminare, senza discriminazione di età, la scena musicale del secondo millennio. La IK Multimedia finalmente rilascia, potremmo dire dopo trepidante attesa di pubblico, Amplitube Metal, uno spin off dell’oramai collaudato processore virtuale per chitarra, questa volta però specificamente dedicato ai “tipi duri”. L’elevato hipe ha trovato giustificazione nel fatto che sul prodotto convergono le attenzioni non solo di chitarristi di area pop, rock, metal, ma anche di musicisti di area elettronica e compositori di colonne sonore. Per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di cosa intendiamo per utilizzo di chitarre metal in colonne sonore, basti far riferimento al blockbuster “300”, sapiente mistura di etnico, metal e ambient.

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal
Ah, il Metal! Da sempre la vera araba fenice della scena rock, dato per morto innumerevoli volte e sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri, pronto ad illuminare, senza discriminazione di età, la scena musicale del secondo millennio. La IK Multimedia finalmente rilascia, potremmo dire dopo trepidante attesa di pubblico, Amplitube Metal, uno spin off dell’oramai collaudato processore virtuale per chitarra, questa volta però specificamente dedicato ai “tipi duri”. L’elevato hipe ha trovato giustificazione nel fatto che sul prodotto convergono le attenzioni non solo di chitarristi di area pop, rock, metal, ma anche di musicisti di area elettronica e compositori di colonne sonore. Per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di cosa intendiamo per utilizzo di chitarre metal in colonne sonore, basti far riferimento al blockbuster “300”, sapiente mistura di etnico, metal e ambient.

Il software: installazione e protezione
L’installazione è agevole, il setup impiega un tempo relativamente breve e l’applicativo funziona per dieci giorni, allo scadere dei quali verrà richiesta la registrazione obbligatoria. Il tipo di protezione è del tipo “call & response”: viene generato un codice basato sull’ID di sistema che, una volta fornito via web ai ragazzi della IKM, vi permetterà di ottenere un nuovo codice per godere pienamente delle funzionalità del programma. Nel complesso, si tratta di un sistema che non ha offerto particolari difficoltà per la realizzazione della nostra prova.
La struttura
Amplitube Metal conserva la struttura tipica della serie. Il software consente la separata gestione di Amp, Pedali, Cabinet e Rack, nonché tuner (molto funzionale) e noise gate. Il Metal esce corredato di un numero interessante di presets, considerata anche la limitazione del genere, suddivisi per macro: ampli, heavy, extreme, heavy, rough e soft (Fig.1).
Le sezioni
Cinque sono le configurazioni di Amp: Vintage Metal Lead (basato sul Marshall MP100), Metal Lead V (basato su un Peavey 5150 100W), T e W (basate sul Randall Warhead), Metal clean. La gestione separata di Pre, Equalizzatore e Ampli consente di creare un buon numero di combinazioni nuove. La sezione pedali (Stomp) (Fig.2) offre ben sette (sic!) amici della distorsione: Big Pig, Overdrive e Distortion (di colore giallo e arancione… fate un po’ voi…), Metal distortion, Prodrive, Metal distortion 2 e Distortion feed. Il range è davvero ampio, da distorsioni light a veri incubi per le orecchie. Completano il quadro Delay, Flanger, Phaser, Wharmonator, Wha Wha ed equalizzatore grafico. La sezione modulazione, quindi, non è stata particolarmente estesa, probabilmente in omaggio al fatto che non sono solitamente previsti centinaia di timbri puliti o psichedelici nel genere metal. La parte Cab di Amplitube Metal vede combinazioni di tredici modelli di cassa con 6 diversi microfoni. Per la microfonazione è possibile determinare se in asse o fuori asse, far o close e dosare il livello complessivo di ambience. Per finire, la parte Rack offre quattro slot utilizzabili scegliendo tra nove effetti differenti.
Stomp, Amp e Rack
Come accennato, accanto ai controlli tipici di ciascuna testata, abbiamo a disposizione sei slot per effetti a pedale. Mi rimane il dubbio sul perché non siano stati inclusi anche pedali non esattamente di matrice “metallara” ma comunque di comune utilizzo, specialmente in ambito rock moderno, dove il passaggio da sonorità “cheesey” a super distorte è una formula classica di contrasto, come pedali chorus e compressore (questi due presenti tuttavia nel rack, quindi post-cabinet), octaver e qualche altro ancora. Il livello di pedali, tuttavia, è qualitativamente molto elevato. I nostri favoriti sono il Metal Distortion ed il Phaser. Passando al cabinet (Fig.3), i controlli sono davvero tutti lì: scelta del microfono, posizione, livello di ambiente e soprattutto del tipo di cassa. Le possibilità sono praticamente infinite. Per finire, l’unità rack offre la possibilità di “chiudere” il suono prima di farlo entrare nel mixer virtuale (o più propriamente nell’host che stiamo utilizzando) con una buona scelta di effetti, incluso un riverbero dal piacevole timbro metallico. Come ultima nota di merito ci piace menzionare il “tuner” di Amplitube, il migliore incontrato sinora per fluidità e semplicità di utilizzo (Fig.4).
Vabbè, ma come suona?
Per farci un’idea concreta di come Amplitube Metal suona davvero, partiamo ovviamente dall’ascolto dei presets, che si suppone offrano una panoramica sulle potenzialità del multieffetto. Per l’ascolto utilizziamo una Variax 300, anche per poter smanettare un po’ con il selettore e vedere i risultati con diversi timbri offerti dalla chitarra. Una prima impressione al volo sul suono complessivo dell’Amplitube Metal è la sua presenza (“in your face” direbbero gli anglosassoni), a volte un po’ ruvida se comparata con il tono perennemente “smooth” di Guitar Rig e la tendenza dell’effetto modenese di occupare la scena sonora con una maggiore aggressività sulle medie frequenze. La caratteristica non ci dispiace, specialmente quando si parla di rock duro, anche perché a tagliare frequenze c’è sempre tempo: il difficile è costruirle. Partiamo dal Lead T in versione clean e distorta, decisamente aspro. Molto belle le sonorità clean, con chorus, tremolo oppure dry. Acida la versione distorta con un soddisfacente numero di presets. Il lead T ci consente subito di notare come, anche in presenza di distorsioni acide ed un po’ “zanzarose”, il controllo rimane nelle nostre mani, anche, ad esempio, con una chitarra decisamente non adatta al palm mute come la Variax. Passando al Lead V troviamo una buona serie di sonorità dedicate al rock duro di matrice moderna, passando da distorsioni alla Nickelback o Linking Park, neo punk alla Blink 182, metal istituzionale alla Metallica ovvero grunge. Insomma, distorsioni spinte e sostanzialmente bilanciate nello spettro sonoro con spesso un piccolo “kick” in più sulle basse. Anche qui una caratteristica positiva salta subito all’occhio ed è l’ottima risposta sui “mutes”, importante banco di prova. In questo caso il controllo è totale: facilissimo generare armonici artificiali e “chunks” con un livello di rumore di transizione del tutto accettabile anche con settaggi di distorsione decisamente estremi. Molto agevole, quindi, lavorare di riff su quinta e sesta (e settima) corda. Il Lead W offre una buona selezione di presets con un’esagerata considerazione delle frequenze estreme (in particolare i bassi), di certo non apprezzati da chi vi scrive. Per finire, il Vintage Lead ci porta in un viaggio nella sonorità Marshall, spesso con risultati piacevoli, specialmente nei preset stereo. E, come sempre quando si parla di Marshall… prendere o lasciare. La risposta della distorsione su picking e legato è molto soddisfacente, in particolare molto pulita su quest’ultimo e sul tapping della nostra cordiera 09 custom. Addentrarci nel dettaglio del resto dei presets è davvero difficile, soprattutto se si considera l’alto numero presente e la natura varia ed eventuale. Si sappia tuttavia che la IK Multimedia ha incluso molte sonorità di grido, anche nel settore “soft” dove le clean alla Metallica la fanno da padrone (anche per evitare una spiacevole sommossa di capelloni sotto gli uffici di Modena). La maggior parte dei generi (per non dire tutti) riconducibili al Metal sono di fatto rappresentati. In generale comunque la scelta dei presets non lascia davvero spazio a desideri insoddisfatti, visto che è ampiamente rappresentata la storia del Metal e del Rock più in generale (Fig.5).
Amplitube Metal e chitarre virtuali
Abbiamo voluto testare l’Amplitube Metal anche in un contesto virtuale, applicandolo a due tra le più utilizzate librerie e virtual instruments dedicati alla chitarra. Il primo test è stato effettuato con l’innovativo plugin russo MusicLab RealStrat, interessante riproduzione in forma di plug-in della Stratocaster. Va premesso che il virtual instrument in questione non è famoso per la sua voce “grossa” e più volte i suoi detrattori ne hanno evidenziato la difficoltà nell’ottenere impasti sonori credibili sotto distorsione. Il risultato ottenuto con Amplitube Metal è stato di tutto rispetto, anche con un po’ di sorpresa. Particolarmente pastoso e ricco di armoniche il suono con il Lead T, la RealStrat suona bene e risulta credibile anche con il Lead W e Lead V. Un po’ meno riuscito l’abbinamento con il Vintage Lead e in modalità Clean T, ad avviso di chi scrive. Anche in questo caso la sensazione generale di controllo della distorsione si fa sentire come il grande pregio del plugin modenese. A seguire abbiamo utilizzato un prodotto tutto italiano, la Pettinhouse Direct Guitar, prodotta e realizzata dal sardo Andrea Pettinao, che conta molti estimatori in giro per il mondo. Offre inoltre, per sua natura, un suono più ricco della RealStrat anche se non gode di tutti i “gadget” del plug-in russo. Il risultato con il Clean T è migliore rispetto al test precedente, molto buono anche su Lead T e Vintage Lead. Il miglior risultato forse lo ottiene il Lead V, in quanto il tono più ricco nelle medio basse della Pettinhouse attenua in parte il carattere a tratti un po’ acido dell’Amp. Così, l’effetto con il Lead W, nativamente portato ad esaltare gli stremi, beneficiava per contrapposizione del carattere “flat” del suono RealStrat.
Conclusioni
Offrire una panoramica a 360 gradi di un prodotto come Amplitube Metal è un’impresa praticamente impossibile, sia per la complessità del prodotto stesso che per l’inevitabile incidenza del background personale nelle valutazioni. La varietà di timbri presenti e di presets “usabili” lo rende uno strumento di sicura utilità in contesti più diversi, che non si limitano alla scena Metal, ma che in generale sono riconducibili anche al più recente pop/rock. In particolare ci ha colpito positivamente l’attenzione posta dai programmatori e sound designers nell’accompagnare le possibili tecniche rock garantendo pulizia nell’esecuzione. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a distorsioni dal timbro esaltante ma dal controllo praticamente nullo, un vero omaggio al rumore, quindi, di fatto, di scarsa usabilità. In tal senso Amplitube riesce ad esprimere un compendio tra controllo e spinta molto convincente, specialmente se si considera il sound complessivamente tagliente, aggressivo e molto “in faccia”. Decisamente positivo il controllo della distorsione e l’ampia scelta di sonorità. Consumo CPU un po’ alto nei nostri test
Chitarre metal: effetti o samples?
Lavorare con un multieffetto come Amplitube Metal pone attivamente il dubbio se sia possibile ottenere con esso sonorità simili a quelle fornite, già campionate, ad esempio, in librerie come Monzter Guitars di Precisionsounds ovvero Get Distorted di Alex Pfeiffer e se questo offra una qualche convenienza. Va detto che le librerie in oggetto hanno una ampia praticità di utilizzo, in quanto “load and play” a tutti gli effetti. Per ottenere sonorità similari, Ampitube Metal è sicuramente l’effetto giusto, ma molto rilevante è il materiale di partenza, vale a dire l’esecuzione. Se siete chitarristi e non pensate di modificare più di tanto le vostre parti di chitarra od il tempo complessivo della song allora l’utilizzo di una parte di chitarra reale effettata con Amplitube è una strada preferenziale, non fosse altro per le infinite possibilità di controllo della distorsione con chunks, armonici, slides e tutto il repertorio di amenità per chitarristi. Ovviamente si dà per scontato che abbiate una buona tecnica e controllo del picking. Se così non è – e la flessibilità assume una certa importanza per voi -, i campioni sopra menzionati sono il cibo pronto per eccellenza, senza limiti di tempo e di tonalità, ma con tutti i limiti insiti ai campionamenti.
Prezzo: € 199,99
Maggiori Info: IK Multimedia Amplitube Metal




