Il body è il cuore pulsante della chitarra, è il fulcro di ogni vibrazione che si diffonde poi al resto dello strumento. In base alla sua forma e al legno scelto per la costruzione, il body può dare un suono molto diverso. Come possiamo capire se un body è ben costruito o meno?
- Qual è il processo di costruzione di un body?
- Come si sceglie il legno della cassa?
- Come effettui la scelta dell’acquisto di una tavola di legno piuttosto che di un’altra?
- Poi si passa alla realizzazione della cassa, giusto?
- Come posso verificare da quanti pezzi è composto un body?
- Come posso saggiare la risonanza di un body per chitarra?
- L’estetica dei legni di una cassa ha relazione con la qualità?
- Come riconosco un body di fattura economica da uno di qualità superiore?
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Per rispondere a questo e ad altri quesiti, abbiamo intervistato il carissimo Vincenzo Romano, titolare di Sciuscià Guitars, che ci ha invitato nel suo laboratorio per due chiacchiere davanti a un ottimo caffè.

Qual è il processo di costruzione di un body?
Ovviamente la prima cosa da fare è studiare il tipo di legno in funzione della risposta timbrica che si vuole ottenere e delle caratteristiche di peso. Questa scelta va fatta prendendo in considerazione anche le restanti parti dello strumento: il body è una parte di esso e ci vuole una visione globale per effettuare la giusta scelta.
Come si sceglie il legno della cassa?
Ci sono molti legni adatti alla costruzione di un body, ognuno ha una diversa risposta timbrica; per esempio, il mogano dà una risposta corposa, profonda e calda mentre il frassino e l’ontano hanno una risposta più bilanciata tra le frequenze alte e basse, il frassino è un po’ più chiaro e brillante rispetto all’ontano. È da tenere in considerazione anche il peso specifico del legno: il mogano, ad esempio, è un legno molto pesante rispetto a legni più leggeri come il frassino, l’ontano o il tiglio (recentemente molto impiegato visto l’aumento dei costi dei legni tradizionali di maggior pregio). Il peso specifico è un elemento dirimente nella scelta, dal momento che influisce in maniera determinante sul peso globale dello strumento.
In base a questi parametri avviene la scelta della tavola con cui si comincerà la lavorazione.
Come effettui la scelta dell’acquisto di una tavola di legno piuttosto che di un’altra?
La scelta della tavola è molto difficile da spiegare: sostanzialmente ci vuole un buon intuito e molta esperienza per valutarne la bontà. È vero che col passare degli anni acquisisci occhio ed esperienza, ma resta molto importante l’aspetto e il feeling che la tavola trasmette al momento, la compattezza, il peso, la risonanza, l’odore. Può sembrare un linguaggio esotico, ma c’è una forte alchimia in questo, e l’aspetto estetico e la sensazione tattile sono molto importanti.
Poi si passa alla realizzazione della cassa, giusto?
Certo. Una volta scelte le tavole adeguate, si passa alla sgrossatura e al dimensionamento delle stesse. Il corpo lo faccio sempre in due pezzi per garantire stabilità e longevità: due pezzi non subiscono movimenti nel tempo e sono quindi più stabili. Questa tecnica consente di avere il centro geometrico dello strumento sempre ben definito, cosa che aiuta molto in fase di utilizzo delle dime per centrare bene tutti gli scassi. Dopo aver dimensionato lo spessore delle tavole, si passa alla piallatura delle superfici per l’incollaggio delle due parti: questa fase è fondamentale per la buona resa timbrica e meccanica della cassa, le due parti devono essere perfettamente combacianti, non deve passare luce tra le superfici. Raggiunto questo obiettivo, si procede all’incollaggio tramite stringenti e poi alla sagomatura.
La sagomatura si realizza utilizzando delle dime in scala 1:1. La dima è una sagoma che viene realizzata per poter riprodurre lo strumento utilizzando una fresa per la lavorazione del legno: esistono dime per la parte del profilo esterno, per l’alloggio del manico, per gli scassi interni, in cui l’elettronica passa attraversando il body, e per i carved top tipo Les Paul (nel qual caso si realizza una dima per ogni gradino del carved top, gradini che poi verranno lavorati con delle rasiere eliminando gli spigoli e realizzando la bombatura).
Si fissa la dima alla tavola e si lavora con la fresa per realizzare la cassa dello strumento; successivamente si passa alla realizzazione dei contour con raspe e levigatrici, e infine alla finitura con carta vetrata e poi alla verniciatura.

Come posso verificare da quanti pezzi è composto un body?
Spesso le industrie utilizzano body fatti in più di due pezzi: mi è capitato di vedere chitarre composte anche da cinque pezzi; di solito questo accade per recuperare materiale usando legni di risulta. Per verificare questo, nei casi di chitarre con verniciatura traslucente, cioè con vernici colorate che lasciano intravedere il legno sottostante, basta ricercare le linee perfettamente rette tra le venature del legno: una venatura non sarà mai perfettamente retta per cui, quando ne vedete una bella dritta che attraversa tutta la cassa, state pur certi che è un incollaggio. Se la venatura dovesse nascondere la linea, cosa che può capitare se le venature sono accoppiate con attenzione, potete cercare in controluce le linee degli incollaggi: infatti una volta che la vernice si è asciugata questa penetra leggerissimamente negli incollaggi, evidenziandoli quando si osserva lo strumento in controluce. La cosa si fa più complicata invece quando abbiamo uno strumento con verniciatura coprente, cioè con la venatura del legno non a vista: le industrie per mascherare questa cosa spesso impiallacciano la cassa, cioè vi incollato uno strato di legno di mezzo millimetro sul fronte e sul retro, per evitare che siano visibili in controluce le linee degli incollaggi una volta che la vernice si è asciugata. In questo caso si può “smascherare” la cosa cercando gli incollaggi nelle zone della cassa non impiallacciate, cioè sul bordo del retro della cassa, dove si trova il bottone della tracolla per intenderci: in controluce saranno visibili gli incollaggi e si potrà determinare il numero di pezzi dai quali è composta la cassa della nostra chitarra, a patto che non sia ricoperta da una tonnellata di vernice o non siano state usate vernici estremamente coprenti, come la vernice poliestere.

Come posso saggiare la risonanza di un body per chitarra?
Ci sono degli studi e degli strumenti che consentono questa operazione, è un tecnicismo di alto livello non alla portata di tutti ovviamente. L’utente finale, per saggiare la risonanza di un body in maniera semplice, può fare questo test: a chitarra smontata, la si regge in un solo punto e si picchietta il corpo con un martelletto di bachelite o con la nocca del dito, come se si bussasse alla porta di casa, e si presta attenzione al suono emesso; a seconda della risposta ottenuta, squillante o scura, ci potremo fare un’idea di quella che sarà la risposta timbrica dello strumento. Consiglio di percuotere il body su tutta la sua superficie, così da capire se la densità del legno è omogenea. Si può fare anche una ulteriore prova empirica, mettendo a paragone diverse casse di diversi legni per capirne poi le differenti risposte timbriche.
L’estetica dei legni di una cassa ha relazione con la qualità?
L’estetica è molto importante: una tavola bella da vedere nella maggior parte dei casi suona anche bene, noi identifichiamo la bellezza nell’assenza di imperfezioni, come nodi del legno, macchie, colorazioni innaturali o venature dal disegno anomalo, e sono questi i parametri che spesso determinano anche la qualità timbrica.

Come riconosco un body di fattura economica da uno di qualità superiore?
Innanzitutto lo capisci dal tipo di legno, i legni migliori sono quelli di cui abbiamo già parlato in precedenza, mogano, ontano, frassino, l’acero per il top e così via; un body dozzinale non avrà mai questi legni.
Sapere quindi di che legni è composta la cassa è già un buon inizio, ma spesso, anche a parità di legni impiegati, uno strumento può suonare meglio o peggio di un altro della stessa fattura. Anche suonare lo strumento da spento può essere un ulteriore test, se lo strumento ha un buon sustain e una bella pasta timbrica vuol dire che i legni impiegati sono di buona qualità. Oggi comunque gli standard qualitativi sono buoni anche per le produzioni più economiche e difficilmente si trovano tavole che non suonano: i legni vengono trattati e selezionati già alla base della catena produttiva.
Contatti:
Liutaio: Vincenzo Romano
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