…bbè quando l’ho vista esposta in un negozio nella sua improbabile finitura “Cherry” (piuttosto direi… arancione aragosta…) ed il suo battipenna bianco non ho potuto resistere alla tentazione.Quando poi ho visto che si trattava della tanto vituperata versione “ADJ” della famosa J45, la curiosità è andata alle stelle. In breve l’ho provata e …
La Gibson J45 è probabilmente una delle chitarre folk più diffuse e conosciute al mondo.
Introdotta nel 1942, questa settantenne signora è stata utilizzata da tutte le top star del secolo: Da John Lennon a Bob Dylan fino a James Taylor, giusto per citarne alcuni. Questa chitarra acustica incarna appieno l’anima semplice della musica popolare americana: Spartana e tutta sostanza, senza ricercatezze e senza fronzoli.
Strutturalmente la J45 è una “rounded dreadnought”, ovvero un acustica a cassa grande con spalle vistosamente arrotondate che le conferiscono un aspetto (ed un sound) meno moderno e più vicino alla produzione delle chitarre americane pre-belliche di chiara derivazione ispanica.
La fisionomia della J45, quindi, le conferisce un sound profondo ma privo degli “overtones” delle più robuste dreadnought; una struttura idonea sia ad accompagnamenti che all’utilizzo in finger style. Insomma, una chitarra acustica per tutti e per tutti i generi.
Il sistema “ADJ”
In pieno fervore “Research & Development”, la Gibson ha iniziato ad introdurre a cavallo degli anni ’60 una serie di innovazioni sui suoi strumenti fra cui, per quanto ci riguarda, il ponte “adjust” su alcune sue chitarre acustiche.
La sigla ADJ, quindi, indica semplicemente la presenza di un ponticello regolabile in altezza tramite due viti laterali. Ma quella che nella concezione dell’epoca era una vera e propria modernizzazione volta alla immediata regolazione dell’altezza delle corde, si è tradotta in un downgrade timbrico dello strumento, almeno per i puristi della J45.
La sostituzione di un tradizionale ossicino a completo contatto del ponte con un sistema “sospeso” ed agganciato al piano armonico da due semplici piloncini filettati è stato infatti giudicato un sistema di vero e proprio svuotamento timbrico.
In breve la serie ADJ è stata vista da cultori e collezionisti come uno strumento meno pregiato in quanto la tradizionale liuteria è stata violentata da un sistema meccanico con esiti timbricamente inferiori al modello standard.
L’esemplare in prova
La chitarra in prova è stata prodotta dal Custom Shop della Gibson nell’anno in corso ed è una riedizione della J45 ADJ prodotta negli anni ’60.
A parte la peculiare finitura “Cherry”, il sistema del ponte regolabile in altezza ed il battipenna in stile anni ’60, questa chitarra riprende tutte le caratteristiche tradizionali della J45: Fasce, fondo e manico in mogano, tastiera in palissandro con segnatasti “dot” e tavola in abete solido “AA”. Il sistema di catene è un X-bracing scolpito a mano e la scala utilizzata è quella tradizionale Gibson (628mm). Sempre bellissimo il ponte “reverse”.
L’adozione della scala corta ed il body “rounded” rendono questa chitarra particolarmente comoda da suonare. Potremo infatti beneficiare di un tiraggio morbido delle corde, tasti più ravvicinati e -una volta imbracciata- eviteremo gli ingombri “oversized” di una dreadnought.
L’esemplare in prova, inoltre, è leggerissimo (al di sotto dei 2kg) probabilmente anche per l’assenza dell’impianto di elettrificazione e per l’adozione di meccaniche Kluzon De Luxe con paletta in plastica. Un set di Grover Rotomatic –utilizzate invece sul modello standard- avrebbe sicuramente incrementato la precisione dell’accordatura ma a detrimento del peso alla paletta e del look vintage ricercato invece in questa edizione.
Questa J45 è complessivamente ben realizzata, la verniciatura è risultata impeccabile, il manico comodo con tasti molto piccoli e discretamente posati. Al suo interno osserviamo un sistema di catene lavorato con spessori variabili per tutta la loro lunghezza all’evidente ricerca di una “intonazione” dello strumento in termini di volume ed equilibrio dinamico. Le catene, tuttavia, sono apparse piuttosto ruvide e grezze, così come altre imprecisioni sono riscontrabili nella perfetta centratura del telo delle corde sul manico, nella precisione delle meccaniche e nell’intonazione complessiva dello strumento che, sebbene buona, non arriva ai livelli maniacali di certe concorrenti di fascia deluxe.
La costruzione complessiva di questa Gibson è in perfetta sintonia con l’originario carattere di strumento popolare di fascia medio-economica, la cui realizzazione era legata a tecniche di produzione industriale oggi superate, dove la sostanza del progetto aveva assoluta predominanza su esigenze di cosmesi e di marketing.
Con questa J45 siamo in definitiva lontani dalle ricercatezze di certe acustiche di alto lignaggio ma il fascino della ruvida semplicità c’è tutto. Con lei acquisteremo una compagna di vita pronta ad invecchiare con noi… senza il rischio di annoiarci per un’amica sempre in tacchi ed abito da sera, snob e vanitosa nonostante il passare del tempo…
La prova del suono
Come detto la J45 è una chitarra molto versatile e risponde con agilità sia a possenti plettrate che ad un più discreto finger style. A suo agio in ambito rock, blues e country, ha poche rivali in termini di adattabilità ai generi e questo è un punto di suo assoluto favore. Probabilmente non eccelle in volume come le più blasonate drenought di casa Martin o non eccelle in intonazione come le “robotiche” Taylor ma fa tutto, lo fa bene e con personalità.
L’esemplare in prova ha evidenziato un volume complessivo molto buono con peculiare enfasi del mi basso (tipico delle J45). L’equilibrio di volume e di capacità dinamiche delle diverse corde è risultato buono ma con qualche imperfezione qui e li nelle diverse zone del manico.
Questa ADJ è stata confrontata con una J45 Standard che pur mostrando una migliore enfasi delle medie non ha manifestato nessuna superiorità in termini di volume. E qui torniamo al “problema” del sistema ADJ che, a mio giudizio, pur eliminando il completo contatto fra ponte e piano armonico, “concentra” tutta la pressione delle corde su due superfici molto piccole. Questa notevole concentrazione della pressione, ancorché poco uniforme, compensa a mio avviso il mancato contatto dell’intero ponticello al piano armonico, con esiti timbrici diversi ma non necessariamente inferiori al sistema tradizionale.
Il ponte “Adjust” equalizza lo strumento in modo differente, enfatizzando gli estremi di banda (bassi ed acuti) ed accentuando i “ghost” percussivi nel contatto plettro-corda: Anche utilizzando plettri heavy, si avrà la sensazione percussiva di un leggero plettro thin. Probabilmente la ripresa in studio ne potrà beneficiare.
Dove, invece, l’assenza di medie diventa evidente è con l’utilizzo di capotasti dove la chitarra comincia a svuotarsi un po’troppo. L’utilizzo del capotasto, che spesso invece enfatizza la velocità e la proiezione delle chitarre acustiche, mette in evidenza un vero e proprio bug della ADJ che perde sostanza e forza espressiva. Peccato.
Conclusioni
Probabilmente negli anni l’orecchio “redazionale” è stato viziato dall’aver ascoltato tanti strumenti acustici di gran qualità e dall’aver avuto la possibilità di suonarli e confrontarli a lungo. Ma al di fuori di queste velleità comparative, chi per la prima volta imbraccerà una buona Gibson J45 probabilmente esclamerà: “ooohh… ma che suono!”.
Ed una cosa certa: Mentre oggi parliamo di uno strumento di prezzo medio-alto, originariamente questa acustica di casa Gibson si rivolgeva ad un mercato di massa cui veniva assicurata la qualità di uno strumento in legno massello ad un prezzo “folk”.
La J45 è una vera e propria icona e porta con se tutto il peso del posto che ha occupato nella storia della musica acustica moderna. Quando la suonerete indosserete subito i vostri jeans Levis preferiti, forse non sempre alla moda ma intramontabili. Come tutte le cose semplici.
NOTIZIE UTILI
Produttore: Gibson Custom Shop
Modello: J45 ADJ Limited Edition 1960
Website: www.gibson.com
Distributore: Gibson Italia
Prezzo: Circa 1.700/1.800 Euro