E’ davvero difficile inserire nuovi prodotti nella vasta disponibilità di microfoni a diaframma stretto, soprattutto nella fascia più alta.
Rode ha tentato l’azzardo e ha lanciato nel mucchio una bomba come la nuova serie TF5 (dal nome del progettista Tony Faulkner), che va ad affiancare le due serie attualmente disponibili sul mercato, ovvero la M5, quella più economica e la NT5, una serie decisamente versatile e dall’ottimo rapporto qualità prezzo, che regge tranquillamente il confronto con microfoni della stessa fascia come la serie MK-012 Oktava, sE8 della sE Electronics e tanti altri sulla linea di prezzo.
E’ dunque chiaro che i nuovi TF5 vanno a scontrarsi in un ambito decisamente più delicato, dove troviamo microfoni storici del calibro di DPA ST2011, Telefunken M60 oppure gli intramontabili KM184 Neumann, che hanno sostituito da un bel pò di anni i KM84.
UnBoxing
La coppia di microfoni che abbiamo ricevuto al Trees Music Studio era inserita all’interno di un’elegante e massiccio box rettangolare nero a chiusura magnetica e doppio scomparto, dove troviamo nella parte superiore i microfoni, assieme ad una coppia di supporti RM5 che a differenza dei supporti microfonici standard, presentano una leva per orientare il microfono, nel ripiano inferiore troviamo la stereo-bar e una coppia di Windscreen WS5.

Sul lato, invece, possiamo trovare un libricino\manuale a copertina rigida, in cui, oltre alle specifiche tecniche, ci viene spiegata un pò la storia e la scelta di creare questo microfono, che a prima vista, presenta delle finiture di ottima qualità, con un rivestimento ceramico opaco nero, come spiegato sul libretto, brevettato da Rode.
La capsula, come l’elettronica, interamente progettata e prodotta in Australia, misura circa 16 mm di altezza e presenta un anello di piccoli fori attorno alla sua parte inferiore, garantendo così l’ingresso del suono nella parte posteriore del diaframma, consentendo la sua risposta polare nominalmente cardioide. Essendo la capsula rimovibile, ci si può aspettare in futuro anche la produzione di capsule sia ipercardiodi che omni, mentre la barra stereofonica è si realizzata bene, ma forse leggermente sovradimensionata per quelli che sono gli utilizzi standard. Una nota a sfavore di questo package sono le dimensioni, che oltre a renderlo abbastanza intrasportabile dal vivo, ci fa tremare al solo pensiero di poterlo danneggiare. Altre aziende negli anni hanno provveduto a creare delle versioni compatte dei case dei propri microfoni, probabilmente lo farà anche Rode a tempo debito.
Analisi Tecnica
Passando all’analisi tecnica del microfono, abbiamo dovuto inizialmente dirimere una questione molto importante, in quanto, probabilmente per un errore di stampa, viene riportato un valore massimo di SPL di 120db ad una THD dell’1%. Ad un primo ascolto, questa cosa ci è sembrata subito abbastanza improbabile e infatti, sul sito Rode viene riportato un valore di 135db SPL, decisamente più veritiero. Per quanto riguarda gli altri valori, abbiamo numeri di tutto rispetto per quanto riguarda il rumore equivalente (14db SPL) e un range dinamico di 112.6 db.
Un’altra particolarità è che a differenza della stragrande maggioranza dei microfoni a diaframma stretto, sia di fascia più bassa che equivalente, questo microfono necessità di un’alimentazione phantom di 7mA, contro i 3\4 di molti microfoni. Con i Preamp attuali, sia interni alle schede audio, che esterni, non si dovrebbero incontrare problemi, ma qualche registratore a batteria di fascia bassa potrebbe non garantire tutta l’energia necessaria al corretto funzionamento del microfono.
Il Test
Per quanto riguarda il test, avere a disposizione una coppia stereo di questo calibro, ha solleticato subito la nostra voglia di confrontarli con gli intramontabili Neumann KM184, gentilmente concessi da Raffaello Pisacreta del Mood Records. La prima cosa che abbiamo notato è l’elevata sensibilità dei Rode al confronto dei Neumann, dato che su tutte le sorgenti utilizzate eravamo sempre di 6\7db oltre. Infatti da scheda tecnica è possibile notare come i Rode abbiano una sensibilità di 35mV/Pa a differenza dei KM184 che presentano una sensibilità di 15mV/Pa.
Le sorgenti su cui abbiamo testato i microfoni, sono state abbastanza disparate, partendo da un Pianoforte verticale Yamaha U3 del 1963, passando per una kit di batteria Yamaha Recording Custom, arrivando fino a una chitarra acustica Gibson J45 e un Pianoforte Yamaha C7.

La cosa che più ci ha sorpreso è stata l’enorme quantità di basse presenti in questi microfoni, solitamente difficili da ottenere con microfoni a diaframma stretto. Avendo suscitato non pochi dubbi, abbiamo spulciato un pò internet e cercando qualche intervista al progettista Tony Faulkner è venuto fuori che una caratteristica che ha sempre odiato dei microfoni a diaframma stretto in commercio, era proprio quella di avere una sorta di filtro passa alto costantemente inserito. La cosa emerge guardando le risposte in frequenza pubblicate da Rode, confrontate con quelle Neumann. Infatti i microfoni australiani hanno una lieve attenuazione di circa 2db tra gli 80 e i 100Hz, ma iniziano a decadere di netto solo tra 40 e i 50Hz, invece i KM hanno una curva che decade lentamente già a partire dai 100hz fino ad arrivare a -12db a 20Hz. Tra i 3kHz e i 6kHz i Rode presentano una lieve attenuazione di circa 1db e un boost di 2db dagli 8kHz in su, mentre i Neumann hanno un picco di 2db a 8kHz.
Ad un’attenta analisi, quindi, i due microfoni possono essere accomunati solo dall’estetica, ma sono profondamente diversi. All’orecchio di chi vi scrive, il suono Neumann rappresenta chiaramente uno standard molto versatile in fase di mixing quando si ha la necessità di modellare il suono a nostro piacimento, mentre com’è possibile notare dalle forme d’onda di entrambi i microfoni, estratte durante le riprese, il Rode risulta come un martello, deciso su tutta la gamma di frequenza, probabilmente troppo per essere un microfono a diaframma stretto, pronto per un utilizzo immediato e senza troppi fronzoli. Per questo motivo a mio parere leggermente meno frizzante e colorato del rivale teutonico, che a un primo ascolto risulta essere leggermente più scarno e meno aperto, ma più user-friendly in fase di mixing.

Osservando bene la figura, possiamo notare come la forma d’onda della ripresa della batteria (una Yamaha Recording Custom del 1986) in configurazione A\B, risulti quasi compressa per quanto riguarda i Rode, mentre più dinamica per quanto riguarda i Km184, dove vengono messi in evidenza tutti i picchi dell’esecuzione.
La cosa viene fuori anche ascoltando i sample, dove i Km184 si comportano come “normali” overhad, abbracciando soprattutto lo spettro di frequenza dei piatti e dell’intero kit in funzione di essere gestiti con i relativi microfoni prossimi ai vari fusti, mentre i rode riescono a tirar fuori tutta la gamma di frequenze del kit. La differenza è decisamente percepibile ascoltando la cassa e i Tom. Sui km184 ascoltiamo prevalentemente la punta, sui Rode avvertiamo tutto il bottom del kick. Una caratterista questa che ci ha lasciato abbastanza esterrefatti considerando che stiamo parlando pur sempre di microfoni a diaframma stretto. Il confronto come detto è stato abbastanza complicato, perché ovviamente trovandoci delle risultanze sonore diametralmente opposte, cambia completamente la dimensione di utilizzo di una coppia di microfoni invece che l’altra e soprattutto i Rode andrebbero a dare una decisa sterzata a quello che è il nostro classico approccio al missaggio ad esempio di un kit di batteria.
Anche il tentativo di matchare i picchi dei due microfoni non ha prodotto grandi risultati, in quanto alzando il Neumann o abbassando il Rode, spesso si perdeva il vero carattere del microfono, quindi insomma non parliamo affatto di microfoni intercambiabili tra loro a seconda del gusto, ma di una scelta di approccio alla registrazione e poi al mix da tenere ben presente in fase di preparazione della sessione. Questa differenza, invece, è meno percepibile ad esempio sul pianoforte, dove i due microfoni tornano ad essere leggermente più simili nell’utilizzo, mantenendo comunque delle differenze timbriche importanti.
Conclusione
Ci troviamo di fronte ad un prodotto di elevata qualità, che si distacca parecchio dalla recente produzione “studio” di Rode, che è andata più sulla fascia media. Questo microfono può tranquillamente rivaleggiare con mostri sacri come Neumann, Schoeps o DPA, personalmente però ho delle piccole obiezioni su un possibile utilizzo live, a parte per la tipologia di confezione in cui è venduto, soprattutto per qualche problema relativo ai rientri, infatti i microfoni a diaframma stretto, spesso sono una salvezza in situazioni live abbastanza complicate, ma i pregi “sonori” di questo microfono potrebbero rivelarsi un boomerang. Chiaramente non esiste nessun problema nell’utilizzo studio, anche se bisogna fare attenzione, in quanto essendo la capsula progettata per essere più morbida e corposa, ha compromesso leggermente il pattern cardioide a bassa frequenza. La qualità timbrica della coppia di microfoni l’ho trovata molto interessante e con una sua anima.
Informazioni Utili
Sito Ufficiale: Rode Microphones
Distributore italiano: Midimusic.it
Prodotto: Rode TF5
Prezzo: Circa 1420 Iva compresa.
Vincenzo Siani