Brainworx SSL 4000 consoles: una “full immersion”

Giuseppe Marrazzo

Plugin Alliance – Brainworx nel 2018 ha aggiornato le console E e G, revisionandone sia la parte grafica che sonora, ricevendo l’approvazione ufficiale da parte della SSL.

Insieme ai tecnici dell’azienda inglese, Brainworx ha portato questi due modelli a un livello successivo, prendendo come riferimento gli schemi originali dell’SSL 4000 E e G. Parliamo di plugin molto chiacchierati che hanno attirato l’attenzione di una vasta utenza.

Avremo a che fare con l’ennesima emulazione SSL oppure no?

Andiamo a vederli del dettaglio.

Bx_console SSL 4000 E

Questo modello si ispira alla prima console SSL introdotta sul mercato negli anni ’80, i cui canali sono equipaggiati con un equalizzatore a 4 bande parametrico, un filtro passa alto, un filtro passa basso, e una sezione con processori di dinamica, costituita da un compressore e un gate/expander.

Una channel strip simile, all’epoca rappresentava una vera e propria innovazione nell’ambito della registrazione e del mixaggio.

Del resto l’SSL 4000 è diventato negli anni a seguire un vero e proprio industry standard, nonché il banco analogico di riferimento.

Bx_console SSL 4000 E: l’interfaccia

La sezione FILTERS

È costituita da un passa alto e un passa basso, disattivabili, e, rispetto alla controparte hardware, abbiamo a disposizione un moltiplicatore e un divisore di frequenza per 3, che consentono di rendere i filtri decisamente versatili: possiamo infatti effettuare un passa alto fino a 1050 Hz e un passa basso fino a 1000 Hz.

Questa è la prima sezione che il segnale incontra.

Cliccando sul tasto DYN SC è possibile modificare il side chain interno della sezione dynamic, agendo su questi due filtri: così si modifica la detection dei due processori di dinamica in maniera decisa. Lo scotto da pagare è che i filtri non lavorano dal punto di vista sonoro, perché impegnati in questa operazione.

Questo plugin offre la possibilità di utilizzare anche un side chain esterno, effettuando l’opportuno routing in base alla DAW che si sta utilizzando e premendo il tasto KEY.

Non abbiamo a che fare con i classici filtri digitali presenti nei comuni equalizzatori, ma con filtri tipici di questa channel strip. Bisogna concentrarsi un po’ di più sul suono per comprenderne al meglio il funzionamento.

La sezione DYNAMICS

Contiene dei controlli aggiuntivi, non presenti nella controparte hardware. Per quanto riguarda il COMPRESSORE: il controllo MIX, con cui possiamo realizzare delle compressioni parallele; un high pass side chain filter (HPF), che può tornare utile quando si ha a che fare con materiale ricco di basse frequenze; una seconda release (REL 2) che, se attivata, lavora in congiunzione con la release principale e può cambiare in maniera modesta il comportamento del compressore.

È possibile linkare o meno, se lavoro con tracce stereo, i due canali durante la compressione, facendoli lavorare indipendentemente; questa cosa può influenzare l’immagine stereo.

Posso dire che abbiamo a che fare con un compressore di tipo VCA style, veloce da settare e dal carattere snap/punch, a seconda se si utilizza o meno la modalità fast (F attivato), grazie alla quale posso, ad esempio, tirare fuori il giusto snap dalle percussioni, senza inibire totalmente i transienti. In alternativa posso lavorare nella modalità auto e lasciar passare una quantità di attacco non indifferente, conferendo un certo punch alla traccia.

È da notare che non c’è un controllo per il makeup gain, perché questo viene fatto automaticamente man mano che abbasso la threshold; caratteristica tipica di questo compressore.

Per quanto riguarda il GATE/EXPANDER, come controllo extra abbiamo HYST (isteresi), disponibile solo nella modalità GATE, con il quale vale la pena sperimentare, considerando inoltre che non lo si trova su tutti i gate in commercio; in pratica si ha a che fare con due threshold: apertura e chiusura. Quando l’isteresi è 0dB (non attiva) queste sono uguali: tale controllo può tornare utile quando si vuole far lavorare il gate in maniera meno rigida, salvaguardando una certa porzione di materiale audio al di sotto della threshold principale. Sul manuale la funzionalità viene trattata in maniera più completa.

In più abbiamo anche la modalità inversa (INV): in questo caso il gate/expander, settato in un certo modo, può enfatizzare l’attacco, ancora meglio se lavora in congiunzione con il compressore.

In generale è un gate/expander non troppo chirurgico, vale a dire non troppo digitale negli interventi così come dal punto di vista sonoro; basti pensare che non è in grado di ammutolire totalmente il segnale audio al di sotto della threshold fissata (massimo 40dB di attenuazione). Tuttavia svolge comunque il suo lavoro senza problemi.

Brainworx offre gentilmente la possibilità di poter utilizzare sul modello 4000 E anche la sezione dynamic del 4000 G e viceversa.
Le differenze timbriche e di dinamica ci sono senz’altro, anche se minime, in ogni caso posso comparare i due modelli velocemente cliccando sul tasto E/G prima di fare la giusta scelta.

L’equalizzatore

È un parametrico composto da 4 bande: 2 campane e 2 shelving /campane, e per queste ultime non è possibile regolare il Q.

Le manopole di boost/cut hanno un’escursione di +/- 15 dB ed è possibile inserire l’equalizzatore prima o dopo la sezione dynamic cliccando su PRE DYN.

È una scelta puramente artistica che dipende dalla traccia considerata, per cui non esiste una regola per questo tipo di applicazione, ma sono necessarie pazienza e voglia di sperimentare.

Con questo equalizzatore posso ottenere delle campane moderatamente strette oppure discretamente larghe, utilizzandolo sia per provare a pulire parzialmente le tracce, oppure per divertirmi a violare la “sacra regola” dell’equalizzazione sottrattiva, che tipicamente viene “imposta” quando si ha a che fare con i classici equalizzatori digitali.

Gli interventi sono abbastanza precisi e non coinvolgono troppo materiale dal punto di vista spettrale.

Anche l’equalizzatore può essere utilizzato per modificare la detection della sezione dynamic, con tutti i pro e contro del caso.

Cliccando su EQ TYPE si accede a un altro modello, il cosiddetto “brown knob EQ “.

Bx_console SSL 4000 E: equalizzatori brown e black knob

Il brown knob si ispira al primissimo equalizzatore montato sul 4000 E, successivamente sostituito dal black knob, più popolare, del quale ho parlato fino a questo momento.

I due non suonano proprio allo stesso modo, a parità di settaggi sulle manopole, probabilmente perché utilizzano tecnologie differenti.

Ad esempio il brown ha un filtro passa alto leggermente resonant, e lo shelving sulle alte boosta più segnale a parità di dB e frequenza, rispetto al black knob. Quest’ultimo invece, nelle medesime condizioni, ha uno shelving sulle basse che boosta più segnale rispetto al brown.
Le campane si comportano in maniera abbastanza simile, per quanto riguarda la larghezza, ma con delle differenze sui dB in gioco.

Il black knob è sicuramente quello più famoso ma questo non significa che il brown knob sia meno valido.

Altri controlli e informazioni

Per monitorare il segnale IN/OUT c’è un VU meter e un PPM (Peak Programme Meter) . Quest’ultimo fa riferimento esclusivamente ai dBu (mondo analogico), per cui dimenticatevi dei dBFS (mondo digitale) quando lavorate con questi plugin. Inoltre possiamo mettere comodamente in solo il mid o il side.

Dopo aver fatto l’opportuno test, ho constatato che lo 0 dBu corrisponde a -20 dBFS.

Con un simpatico fader si può regolare il volume d’uscita, mentre con IN GAIN è possibile fare un gain staging accurato prima di entrare nelle varie sezioni.

I tasti MUTE e INVERSIONE DI FASE completano la channel strip. In particolare, l’inversione di fase può tornare utile a coloro che usano DAW i cui canali sono sprovvisti di tale tasto.

VGAIN & VGAIN ALL

Con il primo è possibile regolare il rumore di fondo del canale considerato, mentre il secondo controlla il rumore di fondo di tutte le istanze, inclusa quella considerata.

V GAIN ALL non agisce sui canali che hanno V GAIN disattivato ed è linkato a tutte le istanze caricate.

Faccio notare che, disattivando V GAIN, il rumore di fondo non sarà meno infinito sul peak meter della DAW, anche se parliamo comunque di un valore estremamente basso, decisamente inferiore a -100dBFS, in una situazione “flat”.

Il V GAIN può anche essere visto come una sorta di dithering, da utilizzare ad esempio nel caso in cui il master finale debba essere a 16 bit, o comunque può essere utilizzato dai più “nostalgici” per simulare una situazione vicina alla realtà, in cui il rumore di fondo non è certo un optional.

THD & THD ALL

Queste channel strip sono in grado colorare ulteriormente il suono, conferendo delle armoniche al segnale audio.

Con THD controllo la saturazione del canale considerato, mentre con THD ALL quella di tutte le istanze, inclusa quella considerata.

THD ALL non agisce sui canali che hanno THD disattivato ed è linkato a tutte le istanze.

I due controlli sono strettamente legati alle sezioni di equalizzazione: se le disattivo, non hanno alcun effetto sul suono.

Adoperando inoltre un’equalizzazione additiva e giocando con il controllo di input gain, posso sovraccaricare lo stadio di saturazione e colorare in maniera evidente il suono, aiutandomi anche con THD ALL, che posso utilizzare per aggiungere saturazione extra.

Se lavoro con un settaggio moderato riesco a conferire la prima armonica dispari al segnale, e, se esagero, anche la seconda, oltre ad aumentare la saturazione percepita.

Ho notato che la sezione dynamic aggiunge in maniera gentile un’armonica pari e una dispari, semplicemente attivandola, senza far lavorare il compressore e/o il gate/expander. Il modello G aggiunge invece solo un’armonica pari, d’intensità maggiore rispetto al modello E.

TMT (Tolerance Modeling Technology)

Anche questo plugin sfrutta la TMT ; vi invito a consultare il precedente articolo, se non lo avete ancora fatto, per capire di cosa si tratta.
Brainworx mette a disposizione 72 canali diversi, più altri 72, dato che c’è un secondo equalizzatore.

Anche con questo plugin è possibile lavorare nella modalità STEREO MODE ANALOG /DIGITAL, con delle differenze apprezzabili, coppia per coppia, dal punto di vista dell’immagine stereo.
Posso inoltre divertirmi in maniera random ONE/ALL a scegliere il canale o la combinazione di canali che più mi soddisfa dal punto di vista sonoro, specialmente quando il numero di istanze caricate in sessione diventa importante.
Grazie alla TMT posso provare a ricreare, all’interno della DAW, la famosa somma analogica/non lineare, escludendo in questo caso i gruppi VCA e il mixbus.
Dal punto di vista sonoro, questa imperfezione può creare una sorta di tridimensionalità, che rappresenta un po’ il marchio di fabbrica dei mixaggi fatti su banchi analogici.
Ad ogni modo è buona cosa sperimentare per capire se la TMT funziona o meno su un determinato mix.

Bx_console SSL 4000 G

Questo modello si ispira alla console lanciata sul mercato dopo l’SSL 4000 E, che introduce delle novità rispetto al suo predecessore.

Bx_console SSL 4000 G: l’interfaccia

La sezione dynamic, come abbiamo visto, è la stessa per entrambi i plugin; la differenza sostanziale, rispetto al modello analizzato in precedenza, sta nell’equalizzatore, filtri inclusi.
C’è un moltiplicatore di frequenza x3 per le medio alte e un divisore di frequenza /3 per le medio basse, che potenzialmente aumentano la versatilità per quanto riguarda lo sweep in gamma media.
Non è possibile usare le campane ai due estremi di banda rispetto ai modelli black e brown, e le manopole dei dB non hanno tutte la stessa escursione: +/- 22 dB per la gamma media, +/- 20 dB per le alte e +/- 18 dB per le basse.
Questo equalizzatore ha inoltre il Q proporzionale, nonostante ci sia la possibilità di poterlo regolare.
Non bisogna confonderlo con il classico equalizzatore API style, anche perché parliamo di marchi diversi, nonché di “filosofie” di equalizzazioni differenti.
Parliamo di un equalizzatore smooth/broadband con cui non è possibile ottenere delle campane troppo strette, quindi effettuare degli interventi chirurgici, ma è possibile ottenere delle campane molto larghe che ben si prestano a interventi che riguardano il timbro generale della traccia, e portano con sé molto materiale dal punto di vista spettrale.

Cliccando su EQ TYPE si accede a un altro equalizzatore: il cosiddetto “orange knob EQ “.

Bx_console SSL 4000 G: equalizzatori pink e orange knob

Questo non fa riferimento all’SSL 4000 G ma è una variante del brown knob, con delle curve di equalizzazione che si ispirano a quelle degli equalizzatori valvolari del tipo pultech style.

È un modello non molto popolare che Brainworx ha inserito nel 4000 G, probabilmente anche per evitare di favorire il 4000 E.

Facendo inoltre un test mi sono accorto che l’orange è più comparabile al pink, rispetto agli altri, considerando che è anch’esso un equalizzatore della stessa tipologia, dal punto di vista pratico, per cui questa accoppiata ha sicuramente senso.

Vi è la possibilità di utilizzare le campane ai due estremi di banda, più larghe rispetto al black e brown, senza però poter regolare il Q, e le manopole dei dB anche in questo caso non hanno tutte la stessa escursione: +/ 20 dB per il midrange, +/ 18 dB per le alte in modalità bell oppure +/ 16dB in modalità shelf. Per le basse invece +/ 18 dB in entrambe le modalità.

Ho trovato più smooth il filtro passa alto e gli shelving, nel modello orange rispetto al pink, mentre in quest’ultimo ci sono delle campane più larghe.

Per tutti gli altri controlli valgono i discorsi fatti precedentemente.

Utilità

Questi plugin, come anche altri di Brainworx, offrono la possibilità di salvare velocemente 4 preset, cosa molto utile quando ad esempio si vogliono confrontare le coppie black -brown e pink-orange.

Latenza e consumo CPU

Queste channel strip rientrano nella categoria dei plugin a basso consumo CPU, a prescindere dalle sezioni attivate, quindi il consumo non è dinamico, e inoltre sono a latenza zero. Direi che non c’è molto da discutere su questo argomento.

4000 E vs 4000 G: l’eterna diatriba

Da sempre alcuni utenti provano a decretare il vincitore di questa sfida; mi riferisco in particolare agli equalizzatori.
In rete si trovano spesso comparazioni fatte a parità di settaggi visivi sulle manopole, che a mio modo di vedere non sono del tutto corrette e tendono a confondere l’utente. Per essere più precisi credo che un confronto del genere possa avere una finalità puramente informativa, per etichettare gli equalizzatori, come si propone anche questo articolo.

Per completezza allego qualche immagine che documenta il confronto che ho fatto tra il 4000 E black e il 4000 G pink, ossia i più popolari, alle condizioni citate poco fa e senza nessuna compensazione di volume.

Sono stati presi due canali TMT a caso per questo confronto.

Partiamo con un intervento di +5dB a 1000Hz utilizzando la manopola per le medio basse (LMF).

Bx SSL 4000 E: + 5dB a 1000Hz, Q = 1, manopola LMF


Bx SSL 4000 G: + 5dB a 1000Hz, Q = 1, manopola LMF

Come si può vedere, il 4000 G non solo offre una campana più larga ma i dB in gioco effettivamente non sono proprio 5 se confrontati con il 4000 E.

Provo adesso ad aumentare i dB salendo a +15.

Bx SSL 4000 E: + 15dB a 1000Hz, Q = 1, manopola LMF


Bx SSL 4000 G: + 15dB a 1000Hz, Q = 1, manopola LMF


In questo caso entrambi gli equalizzatori boostano gli stessi dB, e le campane a primo impatto sono abbastanza simili, specie se guardiamo al caso precedente.
Questo perché il 4000 G ha il Q proporzionale: in pratica, all’aumentare dei dB la campana si stringe e il materiale audio boostato tende a essere più controllato.

È importante sottolineare che gli equalizzatori non centrano le frequenze allo stesso modo e, soprattutto, non sto effettivamente boostando i 1000Hz, contrariamente al settaggio impostato sulla manopola, ma le campane sono centrate intorno a 600-700 Hz. Tutto ciò per quanto riguarda il controllo LMF.

Per HMF invece la situazione è diversa, in quanto le frequenze vengono centrate in maniera più precisa, anche se in generale molto dipende anche da quale canale TMT stiamo considerando, dato che ci sono delle tolleranze in gioco.

Analizziamo adesso i due shelving.

Bx SSL 4000 E: + 10 dB a 30Hz e 8KHz utilizzando i due shelving


Bx SSL 4000 G: + 10 dB a 30Hz e 8KHz utilizzando i due shelving


Il 4000 E offre degli shelving più ripidi che tendono a enfatizzare gli estremi di banda rispetto al 4000 G.

Quest’ultimo, per quanto riguarda l’high shelving, tende a coinvolgere psicoacusticamente più midrange e meno “aria” rispetto al 4000 E.
Da notare il comportamento pseudo resonant di questo shelving, dove le frequenze adiacenti vengono leggermente attenuate, in particolare la zona dei 600Hz.

Tuttavia nulla vieta di giocare con i vari controlli per provare a copiare le curve di equalizzazione, sfruttando tutti i modelli a disposizione, tenendo conto però che alcune manopole potrebbero arrivare a fine corsa durante i settaggi, quindi non possiamo eliminare i limiti fisici che offrono questi strumenti.
Del resto questo è lo scotto da pagare quando si ha a che fare con equalizzatori “analog in the box”, che non possono assolutamente essere considerati come dei “tuttofare”.

Per quanto riguarda i filtri, ho riscontrato mediamente sui vari canali un filtro passa alto con andamento più ripido sul 4000 G rispetto al 4000 E. Per il passa basso invece la situazione è più varia: ulteriori immagini in questo caso risulterebbero del tutto ridondanti.

Alcune considerazioni personali

La scelta di un equalizzatore è una questione puramente soggettiva e dipende anche dalla traccia e dal genere musicale con cui si sta lavorando: alcuni di questi equalizzatori potrebbero funzionare meglio rispetto ad altri, anche per una questione di tempo, nonché di abitudine.

Per compararli tutti e quattro in maniera più critica, non mi sono affidato ai settaggi visivi delle manopole, ma ho provato a ottenere il suono che avevo in mente, in base all’equalizzatore considerato, sfruttando la tecnica spiegata poc’anzi, riguardo il saper copiare le curve di equalizzazione (limiti compresi), solo che stavolta non mi sono affidato agli strumenti grafici, ma al mio ascolto.

In poche parole: equalizzate (e comprimete) con le orecchie e non con gli occhi! Ad ogni modo bisogna anche sapersi adattare alle varie situazioni e “fare di necessità virtù” oltre al fatto che (come sempre) “sperimentare non costa nulla”.

Conclusioni

Entrambi i prodotti costano 349 dollari ciascuno (IVA esclusa); stiamo parlando dei più costosi del catalogo, un investimento importante.
Tenete però presente che Plugin Alliance lancia spesso delle offerte flash con sconti che possono arrivare fino al 90% (per gli utenti registrati).

Ho notato che il 4000 G si trova più facilmente in offerta, probabilmente per una questione di marketing oppure perché l’utente medio tende a “tifare” di più per il 4000 E, quindi quest’ultimo si fa desiderare non poco.

In ogni caso si possono testare i prodotti per 14 giorni prima di fare la giusta scelta, evitando così di farsi influenzare dai vari forum, nonché dalle classiche “chiacchiere da bar”. Aspetti positivi sono:

  • le channel strip sono abbastanza fornite;
  • hanno un basso consumo di CPU, ottima cosa, se pensiamo al fatto che sono state ideate per lavorare in multi istanza;
  • ogni equalizzatore ha una storia, delle caratteristiche timbriche ben precise e possiamo effettuare equalizzazioni additive senza troppi problemi;
  • i filtri sono efficaci, hanno un loro marchio, e il fatto di avere un moltiplicatore e un divisore per 3 non fa che aumentarne la versatilità;
  • il compressore E/G ha un carattere ben distinto e si setta velocemente; possiamo conferire aggressività utilizzando la modalità fast, oppure salvaguardare ampiamente i transienti e ottenere più punch; molto gradito il controllo aggiuntivo MIX per le compressioni parallele;
  • il gate/expander E/G, settato a dovere, fa il suo lavoro senza problemi; mi ha incuriosito molto la modalità INV, con cui posso rivitalizzare i transienti in alcuni casi, senza esagerare troppo con i settaggi;
  • ho apprezzato il fatto di avere a disposizione la sezione dynamic E e G, considerato che ci sono delle differenze minime che possono dare qualcosa in più a ogni canale;
  • la possibilità di regolare la saturazione tramite THD e THD ALL rende queste channel strip ancora più versatili: è possibile ottenere delle sonorità abbastanza pulite oppure rendere le tracce più graffianti, con quella dose di saturazione che in certi casi male non fa. L’headroom di certo non manca.
  • La TMT è sicuramente uno dei cavalli di battaglia di questi plugin: il fatto di avere centinaia di equalizzatori, filtri e processori di dinamica, dalle sfumature sonore diverse, li rende unici.
    Bisogna impiegare un certo tempo per apprezzare le caratteristiche di ogni singolo canale, prima di poter dire “per questa traccia utilizzo il canale XX perché ha XXX caratteristiche”.
  • Questi prodotti sono sicuramente consigliati, specialmente a coloro sono alla ricerca di plugin che colorano il suono, tenendo presente il fatto che bisogna avere una certa familiarità con questo tipo di processori, prima di mettersi all’opera.

La “full immersion” per il momento termina qui, prossimamente riprenderò questo articolo aggiungendo la sezione relativa al test audio, con tutte le considerazioni del caso.

Alla prossima.

Giuseppe Marrazzo

Brainworx bx console SSL 4000 E

Brainworx bx_console SSL 4000 G

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Tecnico del suono freelance , tester software audio , diplomato in elettronica e telecomunicazioni. https://www.linkedin.com/in/giuseppe-marrazzo-1ba547146/
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