Clavia Nord Modular G2

Guido Scognamiglio

Rosse come le velocissime Ferrari, le tastiere della svedese Clavia si distinguono da tutte le altre per prestazioni, affidabilità ed innovazione. E’ la volta, questa, del sistema Nord Modular, nella nuova versione G2 che rinnova il concetto del sintetizzatore modulare portando nelle mani del tastierista professionista tutta la potenza di un motore di sintesi completamente ridisegnabile a seconda delle esigenze e delle più impensabili stravaganze. In questo numero  vi proponiamo il test su strada della Nord Modular G2X, versione superaccessoriata della gamma, svelandovi i pro e i contro di una vera fuoriserie del terzo millennio. Pronti per la pole position?

 

 

Il fascino del Made in Europe

Questa volta, in uno scatolo tutto rosso e bianco, troviamo un prodotto sul quale pannello spicca la scritta “Modular Synthesizer made in Sweden by Clavia”, che con tanto orgoglio patriottico tiene a precisare che il prodotto è concepito, progettato ed interamente costruito in Svezia, precisamente a Stoccolma, in uno stabilimento che conta in tutto venti persone fra impiegati ed operai. La “classe” si nota subito: chassis interamente metallico molto robusto sebbene dall’aspetto oserei dire grezzo, le classiche ruote di modulazione in pietra con il led verde al centro, il pitch stick di legno che consente un controllo sul bending molto fluido e senza punti morti al centro, cinque display alfanumerici e un pannello di controllo che, in generale, si mostra chiaro e ben disegnato, mettendo l’utente subito a proprio agio con l’uso dei controlli frontali. Questa è la seconda versione del Nord Modular, dopo sei anni dall’introduzione sul mercato del primo vero e proprio sintetizzatore modulare digitale, ed è disponibile nella versione G2, con tastiera a 3 ottave, G2X (Fig.1) con la tastiera a 61 tasti, e in versione Engine, che si presenta come una singola unità rack senza controlli, pilotabile interamente dal software remoto.

I tasti sono gli stessi che troviamo su tante altre tastiere come l’ Access Virus TI Polar, l’Alesis Fusion, la Kurzweil K2661, il Minimoog Voyager, il DSI Poly Evolver Keyboard, le masterkeyboards CME e almeno un’altra dozzina di strumenti: semipesati con aftertouch di canale, scattanti con un piacevole rimbalzo, molto rapidi e silenziosi, di fabbricazione europea anch’essi. Sul retro dello strumento (Fig.2) troviamo, da destra verso sinistra, l’uscita stereo per le cuffie, i quattro ingressi jack (esiste un quinto ingresso microfonico su XLR, posto sul lato sinistro del pannello della G2X, utile per collegare un microfono per… ve lo dico dopo!), successivamente troviamo le quattro uscite, i socket MIDI in, out e thru, la presa USB per il collegamento al computer, i due ingressi per i pedali di sustain e di espressione, infine il connettore per il cavo della 220 con a fianco l’interruttore generale. Nella confezione troviamo anche un manuale stampato da ben 274 pagine con allegato il cd rom di installazione del software editor, un microfono dinamico da applicare all’ingresso frontale, i cavi usb e di alimentazione.

 

L’interfaccia:

Il layout dell’interfaccia del G2 è diviso in due sezioni principali (Fig.3): a sinistra c’è la sezione “master”, dove troviamo i comandi per caricare e gestire i presets, i selettori per la trasposizione di ottava, il display principale che mostra i nomi dei presets e le pagine di menu per le impostazioni globali e di sistema, il grosso rotary encoder principale, i pomelli per la regolazione del volume di uscita e il gain di ingresso, e quattro tasti posti al di sotto del display che gestiscono gli slot del sintetizzatore. In effetti il Nord Modular G2 è multitimbrico a quattro parti, e detta così potrebbe sembrare anche roba da poco ma, a differenza di tutti gli altri sintetizzatori e workstation a cui siamo abituati, qui il termine “multitimbrico” assume un significato leggermente diverso: data la struttura modulare del G2, possiamo dire che in ogni slot c’è un intero sintetizzatore a sé stante, ognuno che può rispondere ad un canale MIDI differente, e i quattro si possono organizzare in Performances usando zone di split o layers; ma la cosa più interessante è che i quattro synth possono non solo essere attivati, disattivati o editati separatamente ma, soprattutto, possono interagire fra di loro scambiandosi segnali audio o di controllo. Pertanto, piuttosto che chiamarli “presets”, sarebbe il caso di chiamarli “synth”, ogni preset è un synth, e nel G2 di synth ce ne stanno quattro! Infine, trattandosi di uno strumento digitale, non poteva mancare il tastino SHIFT per usare le doppie funzioni di alcuni tasti, ma ciononostante l’utilizzo da pannello risulta essere molto più facile e confortevole di quello che sembra. Infatti, è sul lato destro del pannello che ci sono i comandi più interessanti: innanzitutto notiamo i quattro display alfanumerici (ma perché non hanno messo un unico display più lungo?) con 8 rotary encoders a leds e 8 tasti sottostanti, ognuno dei quali può essere assegnato ad una funzione specifica per poter intervenire in tempo reale sui parametri del synth in uso. A destra, invece, ci sono i sei tasti con i quali si sceglie la sezione del synth sulla quale operare, fra sezione globale, oscillatori, LFO, inviluppi, filtri ed effetti, e i tre tasti per cambiare pagina. In tutto si possono configurare fino a 120 controlli fisici. Infine, nella parte inferiore della zona destra, troviamo 8 pulsanti definiti “Variations”. Nella vecchia versione del Nord Modular, ogni volta che si voleva memorizzare anche un minimo cambiamento ai parametri del synth senza neppure aver toccato le connessioni fra i moduli, bisognava salvare un nuovo preset; con il G2, invece, per ogni preset ci sono 8 locazioni di memoria a disposizione dell’utente per salvare le diverse posizioni dei parametri, richiamabili molto rapidamente senza richiedere il cambiamento di preset, con conseguente “buco” nell’audio dovuto al tempo necessario per caricare e ricompilare il nuovo synth. Gli stessi tasti servono per memorizzare e gestire i “Morph groups”: un morphing consente di agire su diversi parametri contemporaneamente usando un solo controller. Editando un morph group, scegliamo quali parametri modificare e i rispettivi valori minimi e massimi, potendo così passare da un suono all’altro trasformando il timbro in modo fluido e lineare.

 

Il motore di sintesi:

Come suggerisce il nome, il Nord Modular è un sintetizzatore modulare, esattamente come lo era la bestia di Moog nata all’inizio degli anni ’60, uno di quegli strumenti dove ogni singola sezione ha i suoi ingressi e le sue uscite collegabili liberamente con delle patch cords esterne, ma l’idea della Clavia è stata quella di ricreare un modulare digitale che costasse e che pesasse una minima frazione di un modulare vero, veloce da usare e soprattutto facilmente trasportabile, e che riuscisse a trovare una grossa utilità sia in applicazioni da studio che live. La comodità sta nel fatto che collegando il Nord Modular al computer e usando il suo editor, possiamo creare davvero di tutto con l’unico limite imposto dalle capacità di calcolo della macchina, senza sfruttare la CPU del computer (e chi ha mai usato softwares come Tassman o Reaktor sa di cosa parlo), poi quando siamo pronti col nostro setup, stacchiamo i cavi e portiamo la tastiera sul palco come se si trattasse di un comune sintetizzatore. Immaginate cosa può significare avere a disposizione un synth modulare dove non c’è necessità di maneggiare cavi (con tutto quello che ne consegue), dove ogni volta che ci serve un oscillatore in più o un inviluppo o quant’altro, non dobbiamo spendere altri soldi ed installare manualmente i circuiti, un synth modulare che si adagia tranquillamente su uno stand ad X, e che, dopo tutto, suona magnificamente. L’architettura è basata su un sistema di DSP proprietari in grado di fornire, in situazioni ottimali, una polifonia fino a 32 note. Ovviamente più complessi sono i grovigli di cavi e moduli, minore diventa la polifonia a nostra disposizione, sebbene nel G2 sia stato introdotto un sistema per risparmiare sulla potenza di calcolo grazie ai nuovi moduli intelligenti, che impiegano i DSP solo per le funzioni che devono svolgere e riescono a riconoscere quando devono essere monofonici o polifonici. In tutto, nella versione 1.40 del software, ci sono circa 150 moduli fra oscillatori, filtri, inviluppi, miscelatori di segnali, effetti audio, sequencers, controlli di input e output, ecc. Tutti i moduli sono organizzati in sedici famiglie, e in un singolo patch si possono inserire virtualmente sino a 200 moduli (sempreché non si superi prima la potenza DSP a disposizione). La particolarità del Modular è che taluni componenti possono essere usati ma anche, per così dire, “abusati”. Prendiamo ad esempio il modulo del riverbero: in una situazione tradizionale il riverbero è solo un effetto che nella catena audio va inserito a valle per poter processare il suono finale. Nel Modular, e perché no, lo possiamo usare come fonte sonora iniettandogli del rumore bianco, facendolo passare poi in un inviluppo e magari anche attraverso un filtro, mentre con uno step-sequencer pilotiamo il suo tempo di decay e con il pitch della tastiera intoniamo il cutoff del filtro. Ed ecco creato un suono che nessun altro sintetizzatore “tradizionale” ci consentirebbe di ottenere. E vogliamo parlare degli ingressi audio? Qualunque fonte sonora applicata ad essi può essere usata insieme ai generatori interni, o anche in sostituzione di essi, e può diventare parte integrante di un set-up più complesso che impiega anche altri strumenti esterni. Un esempio classico potrebbe essere il collegamento del microfono dinamico all’ingresso XLR frontale per l’uso del vocoder interno, sicuramente uno dei più versatili e completi in circolazione, oppure per sperimentare suoni con i moduli di sintesi physical modelig come lo string oscillator (un algoritmo Karplus-Strong per simulare la vibrazione di una corda), oppure ancora per applicare la modulazione di frequenza agli oscillatori. Insomma, il motore di sintesi del Nord Modular G2 veramente non conosce limiti.

 

L’Editor:

Partiamo dall’installazione: un lampo! Il driver si installa molto rapidamente e senza “effetti collaterali”, idem per il programma di editing. In un attimo, e occupando pochissimi megabytes sul disco, ci si apre davanti tutto il potenziale del Nord Modular G2. La grafica è molto semplice (Fig.4): in alto ci sono le classiche tool bars, dove abbiamo a disposizione le icone per richiamare rapidamente le funzioni più frequenti, per inserire i moduli e gestire i loro collegamenti. Al centro lo schermo si divide orizzontalmente in due zone: quella superiore riguarda tutti i moduli denominati VA (Voice Architecture) che sono polifonici; in basso c’è l’area dedicata ai moduli degli effetti, distinti dal fatto che sono monofonici. La differenza sta in come i DSP devono interpretare l’uso di questi moduli: quelli polifonici vengono clonati per quante sono le voci di polifonia richieste, occupando quindi più risorse all’aumentare della polifonia. In alto, infatti, troviamo due meter che ci dicono in tempo reale ogni sezione quanta potenza di calcolo e quanta memoria sta occupando. L’interconnessione fra le due sezioni è possibile grazie ai moduli di input e output. Ogni modulo ha, nel suo angolino in alto a sinistra, una freccetta cliccando sulla quale si apre un menu da cui poter scegliere un modulo diverso appartenente alla stessa famiglia, e una grossa comodità dell’editor del G2 risiede nel fatto che se scegliamo di sostituire un modulo già connesso, il nuovo prenderà automaticamente le stesse connessioni, rendendo la fase di sperimentazione più rapida e, soprattutto, più eccitante. Altra novità della versione G2 è la possibilità di colorare i moduli allo scopo di fare più chiarezza quando si tratta di patches con molti moduli, e si possono nascondere i cavi in base al loro tipo di segnale. Altra funzione interessante è lo “Shake Cables” che dà una smossa a tutti i cavi visibili qualora qualche comando fosse nascosto dietro di essi. Dall’editor, infine, possiamo gestire patches e performances con la possibilità di trasferirli dall’hardware al computer e viceversa, organizzarli in categorie, salvarli nella memoria del Modular, inoltre si possono gestire tutti e quattro gli slots separatamente, e grazie ai menu di sistema si può accedere ad altre funzioni globali. Di notevole importanza è anche l’help online che si può richiamare in qualsiasi momento selezionando un modulo e premendo F1 sulla tastiera del computer.

 

In generale:

A questo punto bisogna tenere in considerazione un parametro di valutazione molto importante, quello che sicuramente condiziona la scelta di qualunque prodotto: il rapporto qualità / prezzo. Tutti gli strumenti della Clavia sono di elevata qualità ma sicuramente non adatti a tutte le tasche. Il Nord Modular G2X costa circa 2.400 euro, una cifra certamente rilevante che rende dura la decisione del suo acquisto, ma consideriamo quanto segue: innanzitutto è “rock solid”, cioè è concepito per stare sia in studio sia sul palco, uno strumento fatto per durare nel tempo. Secondo punto molto importante: non è un solo sintetizzatore, sono quattro sintetizzatori in una sola macchina, 600 euro ciascuno sembra un prezzo onesto, no? Terzo punto importantissimo: non è un sintetizzatore normale, è un modulare e, come abbiamo visto, non è legato ad una struttura fissa che prima o poi rischia di diventare obsoleta o quanto meno stancante, ma ci mette in condizioni di poter rivoluzionare in qualsiasi momento lo strumento che stiamo usando, un po’ come se con un tradizionale sintetizzatore potessimo cambiare o aggiungere (gratuitamente) i componenti elettronici al suo interno… fate un po’ voi! E poi la comodità e la versatilità del fattore “live performance”: chi non ha mai provato uno strumento Clavia non può capire a cosa alludo. I tasti sono ottimi e i controllers sono disposti nel modo migliore, per non parlare del Pitch Stick in legno (Fig.5) che ad usarlo è una vera goduria. Ma tutto questo, ovviamente, sarebbe irrilevante se il suono del Nord Modular non fosse all’altezza delle sue caratteristiche tecniche. Non vi nascondo che già soffro all’idea di dover restituire il “mio” al distributore.

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