Una coppia di diffusori e una di redattori. In questa recensione abbiamo voluto esagerare fornendovi due punti di vista sulla stessa coppia di diffusori Epic 5.
Ne è venuta fuori un “intervista doppia” con la speranza di potervi offrire un quadro esaustivo riguardo alle prestazioni. Noi di “Age of Audio” sappiamo coccolare i nostri lettori e siamo sicuri che apprezzeranno lo sforzo!
ReProducer dal punto di vista di Savio Aversano
Secondo le dichiarazioni del costruttore per la costruzione di questi diffusori sarebbe avvenuto un matrimonio perfetto tra l’ingegnerizzazione germanica e un assemblaggio made in China, Celebrato senza (grandi) compromessi e con un buon rapporto Q/P. Obiettivo raggiunto?
Abbiamo avuto la possibilità, in anteprima nazionale, di testare i nuovissimi speaker reProducer-Audio-Lab EPIC 5.

La progettazione e lo sviluppo di questi monitor da studio è frutto di una collaborazione tra il produttore reProducer-audio, situato nel sud della Germania a Breisach vicino a Friburgo, e gli specialisti nel design elettroacustico “United-Minorities”. Quest’ultima è una società che da oltre 20 anni progetta sale da concerto in Germania e Svizzera, diffusori acustici, amplificatori e microfoni.
reProducer ha sviluppato internamente parte dei componenti utilizzati affinché potessero soddisfare le caratteristiche utili alla progettazione.
L’obiettivo dichiarato dal costruttore delle Epic 5 è quello di offrire al professionista il “suono giusto” per decisioni rapidi ed affidabili.
Analizziamo in breve alcune particolari scelte tecniche implementate in fase progettuale:

Nei monitor Epic5 troviamo:
–Mobile dalla geometria “ irregolare” per limitare le risonanze interne
–Pannello anteriore inclinato per allineare i centri di emissione del woofer e del tweeter
–Radiatore passivo al posto del più tradizionale tubo di accordo reflex. Questo permette di eliminare rumori dovuti alle turbolenze dell’aria che fuoriesce dal condotto. Inoltre nei minidiffusori con frequenze d’accordo abbastanza basse i tubi reflex sono generalmente di dimensioni generose rispetto al mobile, complicandone il loro posizionamento interno.
–Posizione del radiatore passivo alla base del mobile così, già in fase progettuale, si potrà meglio prevedere la risposta alle basse frequenze in ambiente. Ovviamente ciò avviene se il diffusore sarà posizionato come indicato nel manuale. Inoltre verrà calcolato ed utilizzato anche il rinforzo acustico alle basse frequenze che il piano d’appoggio fornisce.
Gli appassionati di acustica/elettroacustica avranno certamente già notato come alcune di queste soluzioni ingegneristiche risultino spesso presenti anche in diffusori Hi-Fi/Hi-End destinati ad un pubblico molto esigente ed alla ricerca della migliore riproduzione audio.
I monitor sono contenuti in un case di alluminio progettato appositamente per le EPIC 5, adeguatamente sagomato al suo interno, che permette di poter trasportare i monitor in tutta sicurezza. Inoltre ci sono gli alloggi per i “gadget” che li accompagnano. Nello specifico troviamo sei punte di disaccoppiamento con relativi piedini in gomma, cavi di alimentazione, adesivi e documentazione
I piedini/punte disaccoppianti hanno anche lo scopo di fornire la giusta distanza tra il radiatore passivo e la superficie d’appoggio del diffusore.
A questo punto, cari lettori, avete già capito che gli EPIC 5 possono essere posizionati solo in modo verticale e su una superficie, non sospesi, pena alterazione della risposta in frequenza progettata.

Quando si provano dei diffusori, si prova inevitabilmente anche l’interazione tra essi e la sala d’ascolto. Con i near-field, per loro costituzione, ciò tende a minimizzarsi ma non potrà mai scomparire. Ragion per cui, il corretto posizionamento di una coppia di monitor all’interno di una stanza/studio è sempre cosa da effettuare con cura e nel caso delle Epic 5 ancor di più, visto le caratteristiche progettuali. Per la disposizione ottimale è consigliato quindi seguire i consigli riportati nel manuale d’istruzione … completo e dotato anche di disegni esplicativi.

* Per l’analisi delle specifiche tecniche dichiarate dal costruttore, si rimanda alla tabella fine articolo.
Abbiamo conosciuto, collegato e posizionato i diffusori, accese tutte le apparecchiature, avviata la riproduzione…, ora la domanda sorge spontanea: come suonano?
Bene, è ancora presto per dirlo perché, come tutti gli speaker nuovi, anche questi necessitano di alcune ore di rodaggio per potersi esprimere al meglio. Cercheremo comunque di rispondere al più presto…
OK, ci siamo, parliamo del suono.
La prima sensazione avvertita è la mancanza di fatica d’ascolto probabilmente grazie alla bassa distorsione con volumi di riproduzione adeguati al progetto. Ad un primo impatto, potremmo definire il suono come “eufonico”, dove c’è tutto ma con discrezione. Non sono diffusori che vogliono stupire con effetti speciali ma accompagnare il fonico nel suo lavoro permettendogli di riconoscere ogni variazione apportata.
A volte sembrano mancare d’impatto, a volte si desidera un poco di aggressività in più, frequentemente si vorrebbe una maggior capacità di “suonare forte” (maggior volume), ma probabilmente tutto ciò non era lo scopo primario del progettista.
La sensazione preminente è che non si sta ascoltando la musica dalle casse ma attraverso le casse,ovvero gli speaker come strumento per l’ascolto. Sembra quasi che in alcuni punti la loro presenza scompare, lasciando spazio agli strumenti, ai riverberi ed all’ambiente registrato.
Nell’ascolto di brani completi, stupisce la tridimensionalità/spazialità dell’ascolto, con un buon coinvolgimento dell’ascoltatore. La voce e gli strumenti solisti sono chiaramente presenti nel mix senza prevaricare e con il giusto suono.
Nel mio ambiente d’ascolto, ho sentito la necessità di ritoccare, aumentando di pochi db, la risposta intorno ai 2500Hz per rendere la percezione più “giusta” (ricordatevi sempre la premessa => diffusore-ambiente-interazione. Non lo scriverò più).

Gli alti sono presenti ma dolci, mai invadenti o fastidiosi. I bassi, anche se non scendono nelle ottave più profonde (f-3 = 56Hz), riescono a riprodurre bene frequenze spesso impensabili per dei minidiffusori di questo litraggio e con un woofer da 5” (anche se con un radiatore passivo da 6,25”). Ciò a testimonianza di un accurato progetto.
La riproduzione del contrabbasso, così come della cassa della batteria o di un synth-bass sono sufficientemente “completi” e ben articolati . Alcune volte si sente appena la necessità, proprio per i bassi, di una maggiore “asciuttezza (ambiente? rodaggio?, progettazione?…).
Ottima la velocità di risposta (transienti) per la batteria e le percussioni.
Eseguendo il missaggio notiamo una certa predisposizione dei diffusori alla corretta disposizione spaziale degli strumenti, alla riproduzione delle giuste code dei riverberi e al giusto dosaggio nei rapporti tra i volumi sonori dei diversi strumenti.
Va anche menzionato però che spesso, durante l’ascolto, ho avvertito l’esigenza, senza riuscirci, di poter alzare il volume generale senza che la spia luminosa sul frontale diventasse rossa ed il wooferino compiesse delle escursioni notevoli, come se volesse avvisarmi: attenzione, stai superando il limite! Non si può fare!
Oltre che nel “lavoro comune”, dove a volte si vogliono verificare i suoni a volumi più sostenuti, anche in caso di attività in sale con la presenza di un discreto “rumore di fondo” la possibilità di alzare il volume d’ascolto, senza grossi problemi, diventa una reale necessità …
Volendo sintetizzare in pochissimi punti i pro e i contro scaturiti da questo breve test/ascolto:
Pro
*Bassissima fatica d’ascolto
*Ottima risposta in frequenza per un 5”
*Monitor particolarmente utili al professionista per poter prendere decisioni rapide e affidabili.
*Ottima scena sonora.
*Oltre all’insieme, si apprezzano bene anche i suoni singoli, i riverberi e l’ambiente.
Contro
*Posizionamento obbligato.
*A volte si desidera una maggiore capacità da parte del diffusore di “suonare forte”.
A questo punto, particolarmente importante sarà verificare il prezzo di commercializzazione degli EPIC 5 per capire in che segmento di mercato verranno posti e quali saranno i loro diretti concorrenti.
Infatti, alla fine, per il loro successo commerciale, moltissimo si giocherà anche a questo livello => rapporto Q/P.
Savio Aversano
ReProducer dal punto di vista di Massimiliano Pone
Nel mare dei diffusori da studio e Hi Fi si è tuffata anche la reProducer con un piccolo ma molto ambizioso modello: EPIC 5. Grazie agli amici di “Age Of Audio” ho avuto l’occasione di conoscere Salvatore Savio Aversano e mi è stato chiesto di provare e giudicare questa piccola coppia di monitor.
E’ stato così che il flycase in cui viaggiano le ReProducer è arrivato nella tana del lupo.
Sono state con me oltre un mese a combattere con una regia enorme come quella del “Godfather Studio” contro i monitor di riferimento dei quali questa è dotata.

Non credo sia utile dilungarmi sulla progettazione elettronica né su valori e numeretti, Savio Aversano è stato già molto esaustivo su questo aspetto. Andiamo subito al sodo e vediamo cosa questi monitor sanno fare e cosa invece non sono possono fare.
Il progetto è molto semplice. Una coppia di diffusori con il woofer da 5” ed un radiatore passivo alla base in alternativa al tradizionale tubo di accordo.
La costruzione è abbastanza solida. Il cabinet è ben sagomato per ridurre le riflessioni e bello da vedere e toccare, i tweeter sono protetti da una griglia metallica. Un led ci indica quando il livello di lavoro è troppo elevato passando dal blu al rosso. Questo capita abbastanza spesso purtroppo.
I monitor sono modesti dal punto di vista della pressione sonora. Non è una cosa riconducibile alle misure dei drive ma forse sono gli amplificatori in classe D che sono poco efficienti, ma sono comunque calibrati perfettamente per le dimensioni di questi monitor. Quando si spinge sul gas i drive cominciano ad avere un’escursione molto elevata e sembra che si stiano smontando i monitor.
Accettiamo quindi che si tratta di diffusori ai quali non si possono chiedere grandi pressioni sonore. Ci si lavora ad un volume d’ascolto moderato, ma comunque sufficiente anche in una regia di 80mq come quella in cui sono state provate.
Sul pannello anteriore troviamo un trimmer per regolare il volume dei due diffusori, fortunatamente è a scatti quindi può essere regolato facilmente un modo uguale per entrambi i monitor. A parer mio non esiste altra posizione che non sia quella di “MAX” su qualsiasi tipo di finale di potenza, ancor di più su diffusori con una pressione sonora così modesta.
Sul retro troviamo un tasto di accensione, di quelli che ci si aspetta che si illumini quando posizionati su ON, invece questo rimane tristemente sempre spento.

Due potenziometri regolano la quantità di bassi e di alti. Non amo questo tipo di regolazioni sui monitor ma probabilmente altri colleghi le trovano necessarie. In ogni caso questi trim lavorano molto bene, sia per gli alti che per i bassi le regolazioni risultano molto morbide e musicali.
Le connessioni di ingresso sono sia in formato domestico RCA che professionale XLR. Uno switch permette di scegliere tra l’uno e l’altro. Un ultimo switch invece abilita un circuito di auto-spegnimento degli amplificatori quando non ricevono segnale per un determinato lasso di tempo.
Il drive passivo che si trova nella parte sottostante dei monitor rappresenta un punto forte di questi diffusori. Purtroppo è estremamente esposto e per nulla protetto. Risulta quasi impossibile sollevare i monitor per spostarli senza infilarci un dito dentro. Il fine di questo drive è di estendere la risposta in frequenza verso il basso con un progetto alternativo al tradizionale sistema bass reflex.
Per l’installazione di questi diffusori è previsto che siano utilizzati dei coni di disaccoppiamento da avvitare alla loro base. I coni in questione sono abbastanza grandi e l’altezza è calibrata per avere una giusta distanza tra la base dei monitor – quindi del drive – e la superficie d’appoggio. I coni però sono di materiale molto leggero ed hanno le punte stondate.
Questo insieme al modesto peso dei diffusori fa sì che, a volumi abbastanza sostenuti, i monitor tendano a muoversi a causa delle vibrazioni se sono appoggiati su una superficie molto liscia. Niente paura! Nella confezione ci sono degli appositi gommini per risolvere questo problema.
Ovviamente con i gommini l’altezza dei monitor cambia leggermente e quindi anche la distanza del drive dalla superficie d’appoggio…ma questo forse infastidisce solo me.

Come suonano le EPIC 5?
Quando mi sono arrivati i monitor li ho installati sul mobile tecnico dello studio per poterli accendere immediatamente e collegarli agevolmente nella patchbay. Il mobile tecnico ha un grande superficie d’appoggio ed è stato facile appoggiarci sopra i monitor e trovare un’adeguata distanza tra le casse ed il punto di ascolto.
Il risultato è stato impressionante. Nonostante il volume modesto, il suono risulta avvolgente ed equilibrato. Gli alti mai fastidiosi, il medio molto preciso ed affidabile, i bassi sono equilibrati e sufficientemente intellegibili. Non c’è un’estensione enorme né verso l’alto né verso il basso ma considerando le dimensioni dei drive non potrebbe essere diversamente. Quello che c’è però è bello. Non stanca e non eccede da nessuna parte.
Gli interventi in fase di missaggio risultano facili. Chiaramente si riesce a percepire come vanno trattati i suoni degli strumenti e qual è la loro collocazione nel panorama stereo. I riverberi diventano molto facilmente gestibili. Una delle difficoltà che si riscontra spesso con monitor anche di fascia alta è che l’immagine stereo non è sempre precisissima e che la programmazione dei riverberi è precisa per l’80%, ma per il resto viene solo immaginata e quindi lasciata al caso.
Questo con le ReProducer non accade. Hanno lavorato egregiamente con strumenti importanti come pianoforte a coda, contrabbasso, violoncelli, quartetti d’arco e voci. Mi hanno permesso di realizzare dei missaggi jazz molto precisi e con una certa semplicità.

Il consiglio è di farle lavorare sempre a un volume moderato. Spingendo troppo i monitor si affaticheranno ed anche le nostre orecchie, ma ad un volume d’ascolto medio le EPIC 5 lavorano in maniera ottima. Il bilanciamento tra le frequenze è corretto e si riescono a leggere tutti i dettagli dei singoli suoni. Anche l’estensione dinamica viene rispettata e le escursioni tra il pianissimo ed il fortissimo mi sono sembrate sempre molto eleganti.
Le reProducer EPIC 5 sono dei monitor che hanno come unica destinazione gli studi di piccole e medie dimensioni. Vanno obbligatoriamente posizionate su un tavolo che possibilmente sia di un buon materiale per poter vibrare ed accoppiarsi ai drive. Chi le sceglierà avrà in casa uno strumento di lavoro che risulterà ottimo per poter impostare un lavoro, ma che andrà poi terminato in uno studio professionale.
I take che saranno realizzati con le reProducer risulteranno chiari e ben definiti alle orecchie di chi li ascolterà. Chi si troverà a missare un brano che è stato prodotto con le Epic 5 non dovrà iniziare il lavoro partendo da zero, ma avrà una base di partenza già abbastanza avanzata.
Per chi vorrà ascoltare la musica e lavorare alle proprie produzioni, in ambiente di una cubatura piccola, saranno delle grandi amiche, ma per il professionista che ha disposizione di grandi spazi, una coppia di diffusori di piccole dimensioni per la propria regia non sono proprio la scelta giusta.
La documentazione è molto chiara nello specificare di rispettare le indicazioni per l’installazione. Una distanza tra i monitor ben definita, l’altezza dei tweeter deve essere la stessa delle orecchie, non vanno inclinate in alcun modo. Ok, fin qui è tutto normale.
La mia esperienza con questi diffusori è stata comunque positiva. Ho desiderato averle a casa mia per ascoltarci la musica e mi sento di poterle consigliare liberamente a tutti gli “aspiranti” che desiderano acquistare dei monitor per il proprio home studio. In questo periodo storico tutti sono alla ricerca del monitor perfetto ed il mercato ne offre in quantità molto più che abbondante.
Nello scegliere una coppia di monitor bisogna stabilire un budget e comprendere quali sono i pregi ed i difetti della stanza in cui andranno collocati. Il monitor perfetto non esiste se non abbiamo a disposizione una buona stanza. Più i monitor sono grandi e performanti, più i difetti delle stanze saranno ingigantiti.
Tutti i diffusori possono essere buoni e tutti ad un certo punto diventeranno odiosi alle nostre orecchie, l’importante per me è accettarli, fare l’abitudine all’accoppiata monitor/regia ed affidarsi.
Buona musica a tutti!
Massimiliano Pone

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