Klaxons – Surfing The Void

Vincenzo Abet

Nel 2006 furono etichettati come i nuovi astri della musica britannica: all’improvviso si accesero i riflettori, orde di fan accompagnarono un successo planetario al suono del singolo “Golden Skans”, le major iniziarono a gongolare all’idea dei futuri introiti. Per la band, un meritato successo. Questo è stato “Myths Of The Near Future”. Poi, tre anni di silenzio.

Tra una chilometrica lista di produttori scartati, tra le ire delle major (che per ripicca hanno rifiutato vari provini fatti recapitare dal gruppo, perché considerati troppi sperimentali) e tra improbabili voci sul cambio del sound, nessuno avrebbe mai scommesso neanche un cent ancora sui Klaxons. Anzi, forse si sarebbe puntato solamente sulla loro fine. 2010. Sottovoce e quasi snobbato anche da quei fan che qualche anno prima avevano gridato al miracolo, viene pubblicato “Surfing The Void”, secondo lavoro della band. I pronostici vengono completamente ribaltati, dato che il cd è un piccola perla, grezza ma ugualmente splendente.

Echoes” apre l’album e contemporaneamente chiude il filo che legava i Klaxons al loro debutto, è una sorta di “Golden Skans” riadattata: un feedback iniziale fa da apripista alla prima melodia convincente, come convincente è tutto il resto della canzone, specialmente il ritornello. Non meravigliatevi se, dopo averla ascoltata, vi troverete inconsciamente a canticchiarla. A questo punto è inevitabile pensare “Bello, i Klaxons hanno cacciato cd vecchio stampo”, ma basta un momento per essere smentiti.

The Same Space” è la prima di una lunga fila di prove. La partenza è trascinata, la voce va a nozze con il ritmo reso vago e dispersivo dai synth, ma contemporaneamente lo stesso ritmo viene marcato dalla linea di basso e dal drumming. Il tutto si va a perdere in qualche istante di rumore, ricondotto poi sulla retta via dalla chitarra e da una batteria che mostra i muscoli.

Surfing The Void”, terza traccia, è una sorta di malato con la febbre a 40 che delira. L’apertura di chitarra è isterica e schizoide, si respira un’area surreale, percepire tracce di schizofrenia non è difficile tra chitarre e synth che costituiscono il perfetto trampolino per una melodica vocale sgraziata. Quando parte “Valley Of The Calm Trees” si è oramai convinti della svolta Klaxons. Una sorta di pop tossico domina la scena, ricordando vagamente gli ultimi MGMT… un pop che tocca il suo punto più alto nel solito ritornello costruito magistralmente, prima che i fumi causati dalle nubi tossiche sfocino in una chiusura imputabile, probabilmente, a qualche droga psichedelica.

Venusia” è aperta da un groove di batteria abbracciato dai synth, groove che sfocia poi in una sorta di indie imbevuto nell’LSD, suoni acidi accompagnano una voce a tratti inquietante, ma incisiva e ipnotica nei ritornelli.

Quando parte “Extra Astronomical” per un attimo mi sembra di ascoltare i Prodigy, sensazione che subito scompare alla prima cupa sfuriata del pezzo. Motivetti ombrosi e ritmi martellanti si alternano durante il pezzo: il risultato sono tre minuti schizofrenici che creano una sorta di inquietudine piacevole e stimolante.

Scivola via la piacevolissima “Twin Flames”, dove si può tirare un attimo il fiato e rilassarsi prima che “Flashover” ri-attiri subito l’attenzione con la sua intro convincente e coinvolgente, attenzione che durante il pezzo si trasforma quasi in alienazione, con l’alternarsi delle innumerevoli fasi del pezzo che rapisce e sbalza con disarmante facilità da un opposto all’altro, fino a giungere al minuto 4, quando dopo un calderone in piena ebollizione si passa semplicemente ad un piano accompagnato dalla voce (e qui vi sarà difficile non sorridere compiaciuti).

È il duo “Future Memories” / “Cypherspeed” a chiudere il cd, più convenzionale la prima, decisamente più fuori di testa la seconda, dove il basso apre all’ennesima tirata, la melodia del synth viene esasperata dagli altri strumenti fino a risucchiarti via, le tastiere impazzano e sfuggono via in un crescendo tutto da assaporare e decifrare. Caparezza cantava “Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”: sicuramente i Klaxons gli daranno ragione, dato il lungo e sofferto travaglio. Eppure il parto è stato decisamente all’altezza dei vari patimenti. Melodie facili ed allo stesso tempo visionarie, beat adrenalinico, vari strumenti con la bava alla bocca, suoni stridenti e spregiudicati, tutto amalgamato in un impasto che vorreste riassaporare più e più volte.

LA SCHEDA

Klaxons

Surfing The Void

Etichetta: Polydor

1 “Echoes” 3:45 2.

2 “The Same Space” 3:11 3.

3 “Surfing the Void” 2:30 4.

4 “Valley of the Calm Trees” 3:16 5.

5 “Venusia” 4:08 6.

6 “Extra Astronomical” 3:17 7.

7 “Twin Flames” 4:19 8.

8 “Flashover” 5:07 9.

9 “Future Memories” 3:42 10.

10 “Cypherspeed”

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