Esistevano, negli anni ottanta, i Bastro, gli Squirrel Bait e i Bitch Magnet e con essi David Grubbs, musicista (chitarrista) cardine della musica alternativa di quel decennio; e proprio Grubbs, con il bassista Bundy Brown, fu fondatore e protagonista negli anni novanta dei Gastr del Sol.
L’esordio dei Gastr del Sol fu il seminale EP, “The Serpentine Similar” (Dexter’s Cigar, 1993), disco che vide la presenza di John McEntire (anche egli nei Bastro ma soprattutto nei Tortoise – di cui abbiamo parlato nello scorso articolo). “The Serpentine Similar” è un lavoro intriso di sperimentazione basata quasi esclusivamente sulla chitarra e sul basso che assumono forme de-costrutte, sospese e irrisolte.

In apertura, i nove minuti di “A Watery Kentucky”, punto d’incontro tra lo slowcore e la psichedelia acida, nelle sue dissonanze armoniche, delinea parlati frammentati che sfociano nella breve, inevasa e barrettiana “Easy Company”. Il solo pianoforte di “A Jar of Fat” rimembra echi di jazz stile Monk che convergono nei panpottaggi e nelle chitarre Takoma di “Ursus Arctos Wonderfilis”. In “Eye Street” torna il piano jazz che vira al blues e nel quale a Monk si aggiunge Herbie Hancock e le alterate dinamiche “All Blues” di Carter.
Se “For Soren Mueller” è scossa dagli strali di batteria, “Even The Odd Orbit” è un free di piano e forte di chitarra e basso acustici. Resta, quale summa del tutto, “Serpentine Orbit” e la sua assenza. Era sicuramente necessario parlare di “The Serpentine Similar”, ma lo scrivente non può negare il suo amore per “Camoufleur” e per lo splendore racchiuso nei dodici e più minuti della coppia che dà l’abbrivio al disco “The Seasons Reverse”/ “Blues Subtitled no sense of Wonder”, complice forse anche l’apporto stabile in organico di Jim O’Rourke.