Nel mondo della registrazione ne è passata di acqua sotto i ponti in fatto di tecnologia e in questi anni le case produttrici hanno cercato di affinare i loro software rendendoli sempre più accessibili e user friendly.
Nello specifico, anche i sequencer più “minimalisti” sono da tempo davvero maturi per affrontare qualsiasi tipo di produzione a seconda delle esigenze e delle competenze messe in campo. Spesso sento ancora chiedere in giro quale sia il migliore sequencer in assoluto. Tuttavia la domanda giusta dovrebbe essere:
Qual è il migliore software per le proprie esigenze?
Personalmente sono cresciuto con Cubase fin dai primi tempi in cui ho cominciato a interessarmi di home recording ormai molti anni fa. Ho sempre ritenuto Cubase non come un semplice sequencer, ma il sequencer per eccellenza. Fin dalle prime versioni l’ho amato fondamentalmente per un unico grande motivo: la semplicità e intuitività di uso. Non ho mai avuto un approccio tecnico e, tutto sommato, nemmeno una preparazione tecnica impeccabile.

Una volta appresi i rudimenti tecnici riguardanti frequenza di registrazione, bit di campionamento e compagnia cantante ho sempre apprezzato la filosofia di Cubase per la sua interfaccia immediata e pronta all’uso. Mi è sempre interessato realizzare le mie produzioni con il minor sforzo possibile. Mi spiego meglio. Ho sempre cercato di ridurre il gap tra le idee che avevo in mente e le difficoltà tecniche nel realizzarle concretamente in una produzione decente. Soprattutto per uno come me che, come la maggior parte degli utenti, registra le proprie cose in un bedroom home studio, per intenderci.
Non sono il tipo che smanetta a lungo su parametri, fader o plug-in. Avendo un approccio da musicista e non da tecnico ho usato Cubase come un “coltellino svizzero” adatto a tutte le mie esigenze produttive. Così è rimasto il mio fido alleato per tanti anni. Il matrimonio, però, ha avuto una violenta crisi quest’anno. Un giorno scarico la versione prova di Reason 11 ed è…. amore a prima vista.

Comincio rapidamente a smanettare tra i bottoni e le icone e già dopo un’ora mi rendo conto di avere pronta la bozza di un brano. Nei giorni successivi mi appassiono al mixer, ai rack, alle molteplici librerie di suoni e all’essenzialità della sezione recording. Anche la resa sonora mi sembra davvero di ottimo livello. Insomma, la tresca con Reason va avanti per un paio di settimane. Fino al punto in cui, come in ogni matrimonio in crisi, sono costretto ad ammettere a Cubase la mia relazione clandestina. Ed è così che avviene la separazione consensuale, ma in modo civile. Tuttavia ho ancora la maggior parte dei miei progetti Cubase sui quali ritorno spesso come un marito separato che torna periodicamente a far visita ai propri figli.
Reason
Tornando a Reason, se dovessi scegliere un aspetto che mi ha conquistato, lo individuerei senza dubbio nel mixer che rappresenta il cuore pulsante del software. Fedelmente modellato sul famoso mixer SSL 9000K, leggendario banco analogico che ha dominato per anni le produzioni discografiche di mezzo mondo. Tutti i controlli riguardanti equalizzazione, filtri passa basso/alto, send and insert sono posizionati in modo così ergonomico da permettermi di “scolpire” una traccia in modo davvero immediato.

A mio avviso, si tratta di un “mixer creativo” che ti fa sentire come davanti ad un banco vero e proprio, ti permette di manipolare il suono senza dover fare continui switch tra una finestra e l’altra. Ecco un altro aspetto che mi piace di Reason, l‘interfaccia grafica improntata ad avere tutto sott’occhio. Sarò fatto male o semplicemente sono troppo pigro, ma se devo fare un’operazione voglio che gli strumenti siano tutti a portata di mano e di click. Del resto anche la logica dei rack restituisce una sensazione analoga.
Gli strumenti in dotazione come, ad esempio, le drum machine, i sintetizzatori, gli effetti sono immediatamente configurabili così come la gestione dei preset. E suonano anche molto bene, devo dire! La libreria in dotazione sia alla versione Intro che Standard soddisfa ampiamente le esigenze di qualsiasi tipo di produzione. Pertanto non è più vitale stare a cercare questo o quel vst alla ricerca disperata di un plugin che suoni bene.
All’inizio Reason, nelle sue primissime versioni, non mi piaceva poiché si capiva che era orientato solo alle produzioni di un certo tipo di musica elettronica basato sostanzialmente sui synth e groove, ma da quando la sezione recording è stata implementata è cambiato tutto. Reason 11 è come uno studio di registrazione virtuale, inoltre risulta comodissima anche la possibilità di usarlo come vst all’interno di un’altro sequencer. Non starò qui ad elencare tutte le caratteristiche tecniche di Reason, per questo esistono già gli innumerevoli tutorial sulla rete. La mia è solo una testimonianza da utente medio soddisfatto di aver fatto il grande passo.

Certo, alla fine penso che non sia il sequencer in sé a decretare la qualità di una produzione poiché contano sempre le idee musicali e non (solo) la tecnica per realizzarle. Non faccio nemmeno parte della schiera di accumulatori seriali di hardware e software che pensano basti solo questo per sfornare un ottimo brano musicale. Alla fine si tratta di scegliere lo strumento più adatto alle proprie produzioni e perciò non voglio nemmeno apparire come un detrattore di Cubase.
Del resto le ultime release di Cubase, in particolare la versione 10, sono davvero diventate molto interessanti e performanti. Basti pensare che presenta un ampio parco di librerie di suoni, effetti e tools, inoltre il suo motore audio, il flusso di lavoro intuitivo e le funzionalità avanzate lo rendono un potente centro di produzione. Non a caso viene usato da artisti di fama internazionale, come Hans Zimmer, giusto per citarne uno. In conclusione, ognuno faccia le proprie valutazioni e tragga le conclusioni. Alla fine è sempre e solo la musica buona ciò che conta.
Lorenzo Sorbo