Brainworx – BX Oberhausen… La rinascita del SEM?

Alfredo Capozzi

Da qualche tempo, software house dedite soprattutto allo sviluppo di plug-in di effetti, con i quali hanno raggiunto notorietà per qualità ed efficienza dei propri prodotti, si stanno cimentando nello sviluppo di sintetizzatori di nuova concezione (è il caso, ad esempio, di Softube Parallels, recensito qui) o emulativi di glorie del passato. Viceversa, sempre al fine di offrire una parco completo di software audio “innovativi”, società come l’Arturia, dopo anni trascorsi a sviluppare emulazioni Synth, si approcciano allo sviluppo di emulazioni di effetti (3 Compressor).

Riguardo il primo caso, stavolta è il turno della Brainworx, affiliata a quello che potremmo definire il consorzio “PlugIn Alliance”, nota ai produttori di tutto il mondo non solo per i propri FX, quasi tutti di concezione proprietaria, ma anche per aver contribuito allo sviluppo di alcuni algoritmi di effetti per la piattaforma UAD.

Il BX OBERHAUSEN, lo si può intuire dall’immagine della GUI principale (Fig.1), strizza l’occhio ad una gloria del passato come l’Oberheim SEM, dal quale, però si distacca, aggiungendo alcune prodezze di programmazione che rendono questa “new  entry” come qualcosa da ascoltare obbligatoriamente e, perché no, usare almeno per il periodo di uso messo a disposizione dalla versione demo (14 giorni con autorizzazione iLok, ma senza bisogno di possederne la chiave, in quanto si può autorizzare il computer stesso, previo il registrarsi sul sito specifico.

Fig.1: BX_Oberhausen GUI principale

GUI

L’interfaccia principale di BX OBERHAUSEN (in seguito indicato come BXO) ricalca quasi completamente quella del SEM hardware. Tutto il processing avviene su base algoritmica e, quindi, senza presenza di campionamenti. Il carico sulla CPU, considerando il MacMini Quad i7 2,3GHz del 2012, sul quale è stato svolto il test, è più che accettabile se paragonato ad altri strumenti software moderni (Fig.2). 

Fig.2: Carico sulla CPU (2,3 GHz Intel Core Quad i7)

Una serie di parametri specifici e alcune sottopagine aggiuntive, fanno si che il Synth, oltre l’emulazione analogica, possa inoltrarsi anche in nuovi ambienti sonori e caratterizzanti.

Escludendo la GUI principale, quindi, si hanno a disposizione altre 4 facciate su cui intervenire in diverso modo: Effetti, Arpeggiatore, Modulazioni, Preset Management.

Tutte le sezioni, compreso il MIDI Learn dei parametri, sono raggiungibili nella Tool Bar, posta nella parte alta dell’interfaccia, che raccoglie da sinistra a destra le seguenti icone operative:

  • On/Off del plug.in separato da quello della DAW ospitante;
  • Preset Management (vedi paragrafo dedicato);
  • Zoom: a riguardo c’è da dire che sono previste 5 dimensioni fisse espresse in percentuale (50, 75, 100, 125, 150), per poter adattare la finestra a diverse risoluzioni del monitor. Tuttavia, 125% e 150% sono disponibili solo per la facciata di sintesi: se si prova ad attivare Modulazioni, Arpeggiatore o Effetti, le dimensioni scalano automaticamente al 100%. Tutto regolare, invece, se si impiegano le altre due risoluzioni minori;
  • Icona per l’apertura delle 3 sezioni aggiuntive di programmazione: FX, Arp, Mod;
  • 2 icone dedicate all’Undo/Redo della programmazione fino ad un massimo di 32 step “storici”;
  • Icona per la memorizzazione di un nuovo Preset, ovvero l’Overwrite di quello selezionato;
  • Menu a tendina, diversa dal Preset Management, per la selezione dei Preset con tanto di Pollice Alto per annotare i Favoriti (è prevista una cartella dedicata… vedi Video) e la selezione unitaria progressiva degli stessi in avanti o indietro: ottimo!;
  • Numero di Battute e Play/Stop: consentono la selezione sequenziale e automatica dei Preset appartenenti alla stessa categoria, mentre si è intenti a suonare, senza necessità di lasciare la tastiera e selezionarli progressivamente.
  • Frequenza generale dello strumento variabile tra 420 e 460 Hz. Di default, ovviamente, è a 440;
  • La SemiMinima indica il pulsante di Panic con cui il synth viene immediatamente messo in Mute, in conseguenza del fatto che tutte le note attive vengono riportate allo stato di Note Off;
  • Icona del Connettore MIDI, per attivare il MIDI Learn dei parametri (vedi paragrafo dedicato).

A completare la descrizione dei parametri generali, ci sono da elencare le 3 icone in basso a destra per: l’acquisto del plug.in  (icona del dollaro); l’attivazione dello stesso (la chiave); un menù a tendina (il punto interrogativo) che rimanda al manuale, piuttosto che al download degli Update, o ad info generali.

Nelle modalità di programmazione c’è da considerare che tenendo premuto l’Alt si riporta qualsiasi parametro al suo valore di default, così com’è possibile bloccarlo sul valore desiderato tramite il click destro del mouse. Nel caso di macOS Mojave, con il quale è stato svolto il test, ma credo valga anche per alcuni macOS precedenti, i valori dei parametri possono essere variati anche con lo scrolling del Magic Mouse. Tale condizione è applicabile anche alla Frequenza generale dello strumento.

Manca, a mio avviso, la possibilità con il doppio click di poter inserire un valore specifico numerico.

PARAMETRI GENERALI e SINTESI

Il sintetizzatore vero e proprio, si diceva, è un emulazione dell’Oberheim SEM (Synthesizer Expander Module) degli anni 70. Rigorosamente monofonico, il SEM originale poteva essere “riconfigurato” con l’acquisto di più moduli per ottenere un bifonico, o un 4 voci, o ancora, per chi se lo poteva permettere, un 8 voci. Qualche anno fa, nel 2011, Tom Oberheim ha riprogettato il SEM aggiungendo un sistema MIDI to CV, per adeguarlo alle nuove esigenze modulari (Eurorack docet!) (Fig.3).

Fig.3: SEM “MIDI to CV” del 2011

Lo schema di sintesi del SEM prevede la catena “classica” con 2 VCO, VCF e VCA, modulati con 2 Inviluppi ed un LFO.

Oscillatori

In entrambi i casi, si ha a che fare con una principale struttura di sintesi pressoché identica (Fig.4). Il SEM, e da qui anche il BXO, è strutturato su un doppio, identico Oscillatore. Gli stessi relativi parametri, dall’alto verso il basso, riguardano:

  • Intonazione per semitoni (+/- 24) e centesimi di semitono (+/- 100). Nel caso del SEM originale sono sovrapposti l’uno all’altro; nel caso del BXO, si agisce sui due potenziometri concomitanti;
  • Uno switch per il Sync dei due Oscillatori;
  • Modulazione della Frequenza (Vibrato) o della simmetria della forma d’onda ad impulso (Pulse Width), con scelta della sorgente tramite lo switch sottostante: LFO ed ENV 1/2 per entrambi. Nello stesso switch, per il SEM la possibilità di modulazione tramite segnali esterni, per il BXO semplicemente l’OFF. Da annotare che ad ore 12, non c’è effetto di modulazione e, come sanno i più esperti, il PW (la simmetria) riguarda solo l’onda ad impulso e non la SAW;
  • Potenziometro dedicato per regolare la simmetria della forma d’onda ad impulso (10->90%).
Fig. 4: SEM -> BXO a confronto (evidenziati in rosso, i parametri aggiuntivi del BXO).

A questi parametri comuni, il BXO aggiunge:

  • il parametro “Spread”, che agisce sull’ampiezza/posizionamento stereo dell’Oscillatore e viene influenzato dal parametro VCF M/S presente nella sezione VCF;
  • Lo switch per l’attivazione della Modulazione in Frequenza (FM) tra i due oscillatori e il relativo potenziometro per dosarne la profondità d’azione.

VCF

Quello Oberheim, lo ricordo ai giovani producer, è un filtro a stato variabile con pendenza di 12dB/ottava (2 poli). Può quindi essere settato come BPF (Filtro Passa Banda) oppure, con escursione senza soluzione di continuità, da un LPF ad un HPF, passando per un Notch (Reiezione di Banda). Rispetto all’altrettanto iconico filtro Ladder di Moog (LPF a 24dB/ottava), è meno aggressivo e più adatto ad ottenere sonorità morbide, soprattutto PAD, Strings, Brass, …

Anche in questa sezione troviamo praticamente gli stessi parametri del SEM originale (Cutoff e Resonance, in primis, e la Modulazione con selettore di sorgente LFO/ENV2, identico al VCO2). Unica eccezione, il potenziometro EXT del SEM (con il quale un segnale esterno può essere filtrato dal modulo in questione) sostituito dal VCF M/S del BXO. Quest’ultimo, mediante un processing Mid/Side del segnale in ingresso, ci consente di inviare al Filtro il segnale centrale (potenziometro tutto a sinistra – M) oppure le bande laterali (potenziometro tutto a destra – S). Con il potenziometro ad ore 12 tutto il segnale viene inviato al filtro, secondo uso tradizionale.

In questa sezione trovano posto anche i due potenziometri per la scelta della duplice forma d’onda, Saw o Pulse, da gestire in percentuale di volume. Attenzione: con il posizionamento ad ore 12 del potenziometro non si ottiene il mix delle due forme d’onda, ma semplicemente il silenzio dell’Oscillatore.😉

Inviluppi e LFO

La terza e conclusiva sezione, comune al SEM e al BXO, riguarda gli inviluppi e il primo LFO (unico nel SEM).

L’inviluppo, lo si nota facilmente dall’immagine, è di tipo ADR (Attack, Decay, Sustain) dove il Decay stabilisce anche il tempo di decadimento del Release. Anche sull’inviluppo, gli ingegneri Brainworx hanno cercato di rispettare al massimo il comportamento analogico/hardware dell’originale: il manuale, in inglese, riporta in maniera minuta tutte le caratteristiche elettroniche di tali parametri.

All’unico LFO del SEM (presente il solo parametro Rate, frequenza, con sinusoide fissa), il BXO affianca un secondo LFO con:

  • scelta della forma d’onda (Sine, Square, Saw);
  • Rate, per la frequenza di riproduzione;
  • Sync: per linkarlo alla DAW;
  • Retrigger: per definire l’inizio della fase di rotazione se deve essere soggetta all’azione della tastiera musicale o meno.

Master Section

Posta sulla sinistra della schermata principale, anche qui troviamo delle cose interessanti non presenti sul modello originale.

Dall’alto verso il basso, riscontriamo:

  • il Volume generale;
  • Il Portamento, per l’effetto glissato tra due note: funziona solo se si è in modalità monofonica;
  • Il Legato mode: se attivo, fa si che il Portamento funzioni solo se le due note vengono eseguite legate l’una all’altra.
  • Pitch Bend: con impostazione separata Up/Down;
  • Transpose: Trasposizione ad ottave (+/- 2);
  • Voice: per impostare, a multipli di 2, la polifonia fino a 32 voci. La modalità monofonica risulta necessaria se vogliamo impiegare il Portamento.
  • Unison;
  • TMT (Tolerance Modeling Technology): tecnologia proprietaria di Brainworx, fa riferimento al parametro con cui la software house ha cercato di donare al BXO la “scordatura” delle voci, tipica degli strumenti analogici. Attivandolo, ogni voce del BXO produce un suono con variazioni delle frequenze e delle fasi, nonché della stessa risposta in frequenza.

FX, ARPEGGIATORE e MODULAZIONI

Si raggiungono con un click sull’icona dedicata che, come detto all’inizio, si trova nella “Tool bar” sovrastante il synth: l’icona è quella di fianco, a destra, della percentuale.

Aperta la sezione, sulla sinistra troviamo le tre icone per richiamare ogni singola sezione (Fig.5). Effetti e Arpeggiatore hanno qui l’interruttore per l’On/Off della medesima sezione.

Fig.5: FX

Ma, andiamo nello specifico…

Effetti

La Brainworx lo spiega esplicitamente nel manuale: i 6 moduli FX, Mäag AIR BAND, Blue Chorus, Flanger, Reverb, Delay e Metal666, vanno considerati semplificazioni dei plug.in proprietari più performanti, a cui sono stati assegnati i parametri essenziali per ottenere risultati apprezzabili. 

  • Mäag AIR BAND: si possono selezionare 6 frequenze (2.5kHz, 5kHz, 10kHz, 15kHz, 20kHz, 40kHz) a cui dare un boost con l’affiancato Gain (valori da 0 a 10, non c’è specificato l’equivalenza in dB);
  • Blue Chorus: Rate (frequenza) e Depth (Profondità) con valori da 0 a 10, sovrastati dal parametro Mix per il Wet/Dry, in percentuale;
  • Flanger: modellato su un pedale, presenta il parametro Speed, per la frequenza, che può essere “syncato” alla DAW, ed l’Enanche per rendere più evidente l’effetto. Anche qui, Mix regola il Wet/Dry dello stesso;
  • Reverb: Con Size e Feedback si ricreano gli ambienti desiderati;
  • Delay: Speed regola il tempo delle ripetizioni che, volendo, possono essere messi in Sync con la DAW, con il pulsante apposito. Filter è il controllo per applicare un LPF se si ruota in senso antiorario, o un HPF se si agisce nel modo opposto. Feedback controlla la quantità di ripetizioni. Il pulsante Ping Pong attiva la modalità omonima sul fronte stereo;
  • Metal666: mutuato da uno degli algoritmi presenti nel più performante “bx_rockrack V3”, è un Amp Simulator che consente interventi più o meno aggressivi secondo l’impiego del Gain e Out. Shape agisce a mò di Knee, smussando o meno l’intervento dei primi due parametri. A completare il tutto l’EQ con interventi di Bass/Mid/Treble.

Arpeggiatore

9 le Modalità attivabili: As Played (cioè segue l’esecuzione naturale di come gli arrivano le note in input); Up, Down, Up&Down e Down&Up (con e senza la ripetizione dell’ultima nota); Accordi e Random.

Octave: As Played (praticamente riproduce le note eseguite) +1/+2/+3/+4: tutte attuabili singolarmente, per cui è possibile, ad esempio, fare salti di due ottave attivando solo +2 e +4 con e senza As Played. Anche gli utenti di Master a 2 ottave troveranno sicuramente la soluzione ideale alle proprie performance/produzioni.

Trigger: Con Legato l’arpeggiatore segue il timing/clock impostato; con Every note, invece, ad ogni successivo nota suonata, l’arpeggiatore riavvia la riproduzione. Hold consente di aggiungere sempre più note, mantenendo l’esecuzione di quelle già suonate.

Clock: Divider fissa la griglia ritmica di esecuzione (valori possibili da 1/32 a 2/1, poi da 1/32 a 1/2 sia terzinati che puntati): Swing, non ha bisogno di spiegazioni, esprime valori su scala percentuale. (Fig.6)

Fig.6: Arpeggiatore

Modulazioni

Sono presenti 9 moduli, uguali fra loro, con 9 sorgenti e 21 destinazioni (Fig.7).

Oltre all’Amount specifico (profondità d’azione che può essere, in percentuale, positiva o negativa) vi è la possibilità di scegliere tra 5 funzioni che ne definiscono la curva d’azione.

Se si da uno sguardo alle possibilità offerte dalle sorgenti e destinazioni, s’intuisce che alcuni limiti della GUI principale possono essere tranquillamente superati: da qui si può fare in modo, ad esempio, che l’azione della Frequenza LFO venga controllata dalla Modulation Wheel oppure, se l’ENV 2 è impegnato per la modulazione del VCO2, decidere di usare l’ENV 1 per controllare il Filtro.

Fig.7: Modulazioni

PRESET MANAGEMENT

La finestra specifica si attiva con un click sull’icona posta nella Menu Bar prima dell’icona 100%. I 350 Preset a corredo, sono catalogati per Categoria e Sotto Categoria, innanzitutto, ma è possibile filtrarli anche per Modo, Autore, e Banco (3a colonna) e sono compatibili con il sistema NKS (Native Kontrol System) della Native Instrument, quindi pienamente richiamabili dalle master della casa tedesca e dalle altre che implementano tale sistema, ormai uno standard: vi è anche la possibilità di export/import dei file NKSF. Tutti i Preset possono essere associati anche a Tag multipli, e diversi sono correlati di commenti che aiutano a capire se sono previste assegnazioni ai Control Change. Vi è la possibilità di fissare dei “Favoriti” e richiamarli, successivamente, in una tabella specifica, dalla stessa finestra (vedi Video).

Alquanto particolare in BXO, come già accennato nel paragrafo della GUI, la possibilità di poter ascoltare in automatico tutti i Preset o solo la categoria desiderata. Nella Menu Bar, si imposta il numero di battute e con il Play si fa in modo che i Preset cambino da soli. Se è programmata una sequenza MIDI in loop, ci si può stare comodi ad ascoltare tutta la selezione senza preoccuparsi di ulteriori click selettivi (Idea originale, comoda e utile! ndr). Il numero di battute è “syncato” al Bpm della DAW ospitante, però il Play bisogna attivarlo manualmente (vedi Video).

MIDI LEARN

Tutti, e ripeto, tutti i parametri di BXO, compresi quelli degli FX, dell’Arpeggiatore e delle stesse Modulazioni (???), possono essere linkati ad un qualsiasi controller tramite MIDI Learn e, volendo, essere messi in Lock, per evitare successive, errate, riprogrammazioni (in questo caso, il parametro viene evidenziato con uno sfondo verde, anziché glicine). Ciò, tra le righe, non solo consente di poter fissare i parametri più importanti ma, una volta fatto ciò, di poterne salvare e richiamare anche il Setting programmato (Fig.8).

Fig.8: MIDI Learn

CONCLUSIONI

Se non potete permettervi il costo del monofonico SEM originale, nell’attuale panorama software, al momento, non ci sono molte alternative: se consideriamo synth a modellazione o vi indirizzate sul BX_OBERHAUSEN oppure volgete lo sguardo al SEM V dell’Arturia che, com’è ovvio, presenta prerogative diverse, compreso il sound globale (Fig.9); se vi convincono i synth a campionamento, allora potete considerare SAM, come modulo del Syntronik (Sampler Player della IK Multimedia, testato qui).

Fig.9: SEM V vs BXO

Anche se siamo alla release 1.0, il BXO si presenta maturo e con diverse frecce al proprio arco: dalla possibilità offerta dall’Unison in combinazione con l’algoritmo TMT, all’Undo/Redo della programmazione, alla possibilità di ascoltare in automatico i Preset o, ancora, alle possibilità, non tutte convenzionali, offerte dall’impiego del MIDI Learn; da non trascurare cose più ovvie, ma altrettanto importanti, come la FM degli Oscillatori o LFO2, non presenti nel modello originale, piuttosto che la compatibilità NKS. Non ultime alcune info tecniche del manuale, solo in inglese, descrittive della circuitazione del SEM originale da cui la Brainworx ha preso spunto per lo sviluppo degli algoritmi.

Quasi inesistenti gli aspetti che possono avere un margine di miglioramento, da annoverare più alla personale volontà di trovare il pelo nell’uovo che non a discrasie di progettazione e di resa globale, come può essere la mancanza di poter fissare precisi valori dei parametri con un doppio click su di esso.

A voi, considerando il costo professionale, però tarato a ciò che offre il BXO, se farlo rientrare nel vs parterre di synth.

Buona Musica!!!

PLUS 👍🏻

  • Automazione per l’ascolto dei preset;
  • Parametro TMT, e Unison;
  • M/S del Filtro;
  • Alcune info tecniche del Manuale.

MINUS 👎🏻

  • manca il doppio click per l’inserimento di un valore preciso;
  • costo professionale.

BX OBERHAUSEN è disponibile per tutti i formati professionali (AAX Native, AU, VST2, VST3), al costo di $249,00 IVA esclusa.

Alfredo Capozzi

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