Partiremo in questo articolo dal prodotto principale, ovvero Izotope Ozone 9, che ci è stato fornito nella sua versione Standard (in commercio esistono anche quella Element e quella Advanced).
La versione che andremo ad analizzare differisce da quella Advanced innanzitutto per l’assenza dei singoli processori disponibili come plugin separati. In sostanza si potrà utilizzare tutto solo e soltanto all’interno della versione “madre” del programma, sia in utilizzo stand-alone che host attraverso la propria DAW di riferimento. Altra assenza rispetto alla versione Top è quella dei due nuovi processori Master Rebalance e Low End Focus. Quest’ultimo, ottimizza la gamma dei bassi, rendendola più nitida, con pochi parametri e in maniera abbastanza rapida, mentre Il Master Rebalance, invece, offre la possibilità di elaborare separatamente il gain di voce, batteria e basso in un mix stereo. Non disponibile in questa Standard Version, è la funzione di anteprima codec, ovvero la possibilità di scegliere, senza esportare nulla, il tipo di codec con cui vorremmo esportare la nostra traccia dopo averla masterizzata. Disponibile invece con la versione Standard, anche il plugin Tonal Balance, nella sua versione 2.
Ozone 9
Ozone 9 si presenta con una grafica molto più simile allo stile Neuron 3 e Nectar 3. Infatti, notiamo che il pannello centrale è stato portato all’altezza del display principale ed ha la possibilità di essere ingrandito e rimpicciolito tramite un “corner-drag” presente in basso a destra della schermata. La funzione bypass è decisamente pulita e non aggiunge nessun click o altro rumore di sorta quando va a spegnere tutti i plugin della catena, facendo il paio con la funzione gain match che va a ri-bilanciare il livello tra audio processato e non processato. Da notare comunque che utilizzando la funzione bypass, l’utilizzo della CPU resta praticamente identico. Tra i vari moduli precedentemente già disponibili nella versione standard è stato aggiornato il modulo Imager con l’aggiunta di una seconda modalità Stereoizer che suona decisamente più naturale e trasparente rispetto al precedente Mode I, che comunque resta ancora disponibile.

NOVITA’ NELLA VERSIONE 9 STANDARD – IL MASTER ASSISTANT
A farla da padrone tra le novità di questa versione Standard è il Master Assistant, presente prima sola nella versione Advanced e che in questo caso, oltre ad essere disponibile anche per la versione Standard, aggiunge la modalità Vintage che si basa sui 4 moduli disponibili, ovvero Vintage EQ, Vintage Comp, Vintage Limit e Vintage Tape. Tra questi citiamo assolutamente il Vintage EQ che è un EQ in stile Pultec; molto funzionale è anche il Vintage Limit che personalmente utilizzo in chiusura su quasi tutti i progetti che realizzo. Ritornando al Master Assistant, notiamo come sia stato decisamente migliorato rispetto alla versione 8. Ovviamente è un tool dedicato a chi vuol iniziare ad approcciarsi a una piattaforma abbastanza complessa come Ozone. Infatti, Master Assistant, non fa altro che analizzare il profilo sonoro dell’audio da processare e va a suggerire un punto di partenza logico per la catena del segnale, le impostazioni del processore e il volume, oltre a controllare la quantità di questo processing effettuato (low, medium o high) e ottimizzando la dinamica specificatamente per i servizi di streaming o CD. Per quanto riguarda l’equalizzazione si può far riferimento a due opzioni o quella manuale ricavata dall’analisi del traccia oppure tramite la funzione match eq, altro nuovo plugin disponibile nella versione 9 Standard.
Match EQ
In questa nuova versione, oltre ai plugin già presenti nella versione 8, abbiamo una versione completamente nuova del Match EQ, presente già da tempo in altre suite, ma che fa il suo ingresso in Ozone. Il principio è abbastanza semplice, tramite i due slot REFERENCE e APPLY TO abbiamo la possibilità di catturare sia l’audio di riferimento che quello su cui stiamo andando ad applicare l’equalizzazione che ne verrà tratta. Tramite i parametri Smoothing e Amount andremo a decidere come e quanto applicare l’eq risultante. Il processo è tranquillamente scalabile anche per un preciso range di frequenza tramite due tendine presenti a sinistra e destra dell’interfaccia, oltre a poter essere gestito sia in Stereo, che in Mid\Side. Ritornando quindi alla funzione di Master Assistant, che è quella su cui andremo a fare degli esempi audio, prendiamo come base di partenza un brano, in questo caso Forever Free di Andrea Barone. Utilizzando la versione vintage del Master Assistant e l’equalizzazione manuale, dunque tramite analisi della traccia, viene fuori una precisa catena di mastering con anche varie impostazioni, alcune più discutibili di altre come potete vedere dagli screenshots (Fig. 1, Fig. 2, Fig. 3).

Ascoltando il brano rispetto alla versione ufficiale, ovviamente la differenza è enorme e ci sono delle curve di equalizzazione e delle impostazioni di compressione che forse sono un tantino eccessive, però devo anche sottolineare come in linea generale, la base di partenza sulle correzioni da apportare al brano è più o meno la stessa che si è avuta in studio di mastering.

Ovviamente il risultato finale è profondamente diverso, ma credo che questa funzione (come anche quando parliamo dei Preset dei vari plugin), non vada utilizzata a scatola chiusa giusto per tirare fuori un mastering e lanciare la traccia online, ma può avere una sua utilità nell’avere un’idea di base di quelle che possono essere le problematiche di un brano, soprattutto se ci si sta lavorando da parecchio e non si riesce a trovare una via d’uscita.

Per puro divertimento, invece abbiamo utilizzato We are the world (brano anch’esso corale e che può essere utilizzato come riferimento) come traccia per utilizzare la funzione match eq. Data la bontà dell’originale, non ci pronunciamo sul risultato, ma vi carichiamo la risultante da ascoltare. Ovviamente in linea generale, dando in pasto all’applicazione un master di riferimento giusto, il risultato dovrebbe risultare più vicino a quello che poi è il risultato reale, rispetto alla semplice analisi effettuata da Izotope sul mix. Nelle Fig.4-5-6 potete vedere il processing effettuato utilizzando il match eq. N.D.R. Come base di partenza per entrambi i processing, abbiamo utilizzato la modalità medium, quindi una via di mezzo tra low e high.



Conclusioni
Come è facile immaginare, per analizzare dettagliatamente un software come Ozone, servirebbero dei manuali, più che degli articoli, anche perché ognuno ha la sua propria visione su come creare la miglior catena di mastering. Attualmente Ozone resta la suite di mastering più completa e soprattutto accessibile che c’è sul mercato. A differenza delle precedenti versioni, ora anche sulla versione standard è possibile utilizzare tutti gli slot a disposizione per inserire i vari moduli, con l’unico limite di poter utilizzare una sola istanza dello stesso plugin, tranne per l’eq che invece è disponibile in due moduli separati (difficile sinceramente che potreste andare ad utilizzare catene ancor più complesse, in quel caso il problema forse andrebbe cercato prima del mastering…). L’utilizzo della CPU è lievemente ridotto rispetto alla versione 8, ma i tempi di caricamento sono decisamente più rapidi e i meter più fluidi e dettagliati.
Brano utilizzato Andrea Barone – Forever Free –