Eccoci arrivati all’ultimo articolo riguardante le tipologie costruttive dei compressori, ci accingeremo quindi a parlare del compressore PWM (Pulse Width Modulation) che funziona mediante l’utilizzo di impulsi a 200 kHz atti a campionare il segnale in ingresso, l’ampiezza degli impulsi è determinata dal livello del segnale.
Dopodiché l’utente può effettuare tutte le regolazioni del caso prima che il segnale venga inviato ad un circuito di compressione/espansione che può essere costruito mediante ponte di diodi o FET. Naturalmente il grado di precisione di questo tipo di manipolazione è molto elevato, perché il segnale di campionamento ha una gamma dinamica di diversi volt. I vantaggi di questa categoria di macchine non finiscono qui perché presentano una distorsione veramente trascurabile, sono molto trasparenti, hanno tempi di attacco e rilascio veloci e i loro controlli sono molto flessibili, motivi per cui tali compressori oltre ad essere stati utilizzati in ambito broadcast, lo sono stati anche in mixaggio, ma soprattutto in mastering. Il primo compressore che utilizzava questa metodologia costruttiva fu prodotto da una ditta che fino a quel momento non costruiva compressori, ma riverberi e sintetizzatori e fu l’EMT 156 del 1970.

EMT 156
Questa macchina è un compressore/limiter/expander stereo, che presenta connessioni bilanciate sul pannello posteriore e tutti i controlli classici completamente programmabili dall’utente, e VU meter che visualizza nella parte inferiore la riduzione del guadagno, mentre in quella superiore si vede la risposta al secondo del compressore, o del limiter se inserito il tasto ATT. Una menzione particolare riguarda il tempo di attacco del compressore che era impostato a 2ms dalla casa costruttrice e poteva essere portato a 5ms agendo su di una regolazione interna; mentre per il limiter il tempo di attacco era fisso a 80μs e per l’expander dipendeva dal programma. Infine altra caratteristica di tale prodotto è che individualmente si potevano usare solo le funzioni di compressore e limiter, mentre simultaneamente le combinazioni possibili erano le seguenti: compressore + limiter e compressore + limiter + expander
Nei decenni successivi seguendo l’idea proposta da EMT anche altre case produttrici, come: Great River Electronics con il suo PW – 501, l’italiana SKNote con il modello Leso e Crane Song, hanno realizzato delle evoluzioni ancora più complesse utilizzando la tecnologia PWM. In particolare Crane Song con il suo modello Trakker che a differenza dell’EMT 156 possiede sedici curve pre – programmate selezionabili per simulare il comportamento di altri compressori. La stessa casa ha fatto uscire un altro compressore della stessa categoria ovvero STC – 8, in questa macchina troviamo l’attuale massimo sviluppo della tipologia PWM infatti tale compressore offre due canali per lavorare segnali stereo o due segnali mono simultaneamente, il pulsante KI/HARA che dà la possibilità di far lavorare la macchina in modalità trasparente o aggiungendo della distorsione armonica (STC – 8 è l’unica macchina attualmente sul mercato capace di cambiare la distorsione indotta dalla terza armonica facendola diventare come se fosse generata dalla seconda armonica, rendendo l’artefatto musicale) infine entrambi i canali dispongono di un controllo rotativo in cui sono presenti 4 gruppi da 4 preset ciascuno costituiti da gruppi di due funzioni avanzate. Nello specifico le due funzioni sono: PDR e A – MOD.

PDR è l’acronimo di Program Dependent Release e quando è inserito aiuta a livellare il volume della traccia senza aumentarne il rumore di fondo, quando lo disinseriamo il compressore offre tempi di rilascio costanti migliorando così il sustain e l’ampienza del segnale audio. A – MOD invece sta per Attack Modification e fa si che il limiter modifichi dinamicamente il tempo di attacco della funzione del compressore così quando sarà selezionato un tempo di attacco lento del compressore (maggiore o uguale a 3 sul potenziometro) qualsiasi segnale che attiverà il limiter ridurrà automaticamente anche il tempo di attacco del compressore permettendo in questo modo alle due unità di agire contemporaneamente. Ciascuno dei 4 gruppi possiede 3 preset (A, B, C) ed un quarto settaggio variabile contrassegnato dalla lettera V, in questa modalità i tempi di attacco e rilascio possono essere regolati tramite i potenziometri dedicati così come l’impostazione del knee tramite la manopola Shape.
Conclusioni
Concludiamo dicendo che questa tipologia di compressori è forse la più versatile che sia mai stata concepita perché ben adatta a trattare anche i segnali più complessi in maniera estremamente precisa, musicale e trasparente mantenendo, se lo si desidera, anche un certo carattere, come abbiamo visto con i tanti parametri che i costruttori mettono a disposizione.
Spero che questo excursus sul mondo dei compressori sia stato gradito e abbia suscitato in voi tante curiosità come le ha destate a me e ringraziandovi per avermi seguito fino a qui vi do appuntamento, con nuovi argomenti, al prossimo articolo.