L’ultima volta che uno strumento a tasti si presentava tutto nero e con pochissimi pulsanti era il 1988 e veniva lanciato sul mercato la M1 della Korg: finiva l’era della DX7 (sintesi FM) e iniziava l’era delle workstation. Oggi la storia si ripete, e un altro strumento a tastiera si presenta nero e minaccioso, praticamente senza pulsanti, e con i tasti veramente molto “strani” fino a farlo sembrare uno strumento venuto da Marte: è arrivato sul pianeta terra il Roli Seaboard

La versione 61 tasti (se li possiamo chiamare ancora tasti…) nonostante sia alto poco più di 3 cm, pesa ben 7 chili, quindi non vi illudete: il fatto che sia alto quanto una “pizza” non vuol dire che pesi altrettanto…
Che cosa è il SEABOARD?
Un sintetizzatore che come l’M1, cambierà il futuro di questa categoria di strumenti. Vediamo meglio le sue caratteristiche partendo proprio dalla caratteristica più interessante:
Roli Seaboard : La tastiera
In realtà non abbiamo dei tasti, bensì un tappetino di gomma modellato sulla forma del tasto standard del pianoforte che, applicata la filosofia del grande Ford (fatela di qualsiasi colore purché sia nera!), ha un look da controller uscito dalla NASA! Sotto ogni tasto prende posto un nastro sensibile alla minima pressione, praticamente una sorta di Continum Controller che, a differenza dell’AKEN Continuum, possiede una tastiera e non ha la forma di un KIT KAT gigantesco!
La tastiera termina inoltre verso il basso su un vero e proprio Ribbon controller, ma a differenza di altri sintetizzatori dotati di ribbon, non c’è bisogno di finirgli sopra per effettuare un glissato perché anche i tasti, essendo di un materiale molto simile a un gel, consentono di essere “glissati”. Ma a questo punte viene da chiedersi a cosa serva il ribbon sottostante: immaginate di suonare una melodia e con il pollice strisciare da una nota all’altra senza staccare le mani dalla tastiera.

Capire il funzionamento di questo fenomenale strumento è complicato. Io stesso ho dovuto aspettare di provarlo durante una demo effettuata all’IRCAM di Parigi, per avere un idea di cosa si prova. La sensazione che si ha è la stessa di un materasso al lattice: il dito affonda senza cedere sullo pseudo tasto e al minimo movimento la tastiera reagisce creando variazioni del suono impensabili sino ad oggi. La ROLI è ha costruito uno strumento che riesce a percepire e interpretare in maniera perfetta ogni movimento del dito, creando variazioni timbriche (se si controlla il filtro), dinamiche (se si controlla il volume) o d’altezza (se si controlla l’oscillatore), o perché no, questi ultimi mescolati tra loro.
La struttura, malgrado la leggerezza che inspira la sua sottigliezza, si presenta solida e robusta. Il nero opaco diventa leggermente più chiaro sui tasti neri e una leggera luce emanata da un led che si trova sotto il dial control posizionato al centro dello strumento, contribuisce a conferire al performer di turno un’atmosfera veramente misteriosa. E’ alimentato da trasformatore esterno 9/12 volt, dispone di tre connessioni per pedali di espressione (Foot Controller) o switch (sustain), possiede una rotella che controlla il volume e presenta due connessioni USB di tipo A e B.
Il motore sonoro
Si chiama EQUATOR ed èstato creato da un pool di ingegneri provenienti da marchi blasonati come ARTURIA e NOVATION. Si tratta di un synth ibrido che sfrutta più tipi di sintesi, dalla semplice sottrattiva passando per l’additiva, la FM e il campionamento, tutto sapientemente dosato con una sorta di Morphing. I sound designer che hanno creato le patch di EQUATOR provengono invece da BUCHLA, KURZWEIL e STEINBERG.
I suoni risultano caldi e all’occorrenza graffianti, acidi come un potente analogico, malgrado la sintesi sia digitale. Le centinaia variazioni timbriche che le patch posseggono vengono esaltate inoltre dalla particolare tastiera. Il synth viene controllato da un editor per ora disponibile solo per MAC OSX, mentre la versione per WINDOWS è ancora in lavorazione.
Qualche altra parolina dobbiamo spenderla per il protocollo MIDI implementato su sulla macchina che è in realtà un protocollo nativo denominato MDC e sfrutta una codifica a 21 bit (contro i 7 del MIDI classico!! ); si può considerare una naturale estensione del protocollo MIDI standard. Solo in questo modo è possibile sfruttare al meglio le potenzialità dello strumento anche come controller.
Il SEABOARD esce in tre versioni ben distinte:
La versione 37 tasti che si chiama SEABOARD GRAND STUDIO, la versione 61 tasti che si chiama SEABOARD GRAND STAGE e la versione 88 tasti che si chiama SEABOARD GRAND PIANO.
Unica nota dolente? Secondo voi?
Ma il prezzo ovviamente, rispettivamente di 1.999, 2.999 e 8.888,88 (non sto scherzando)
Fortunatamente stiamo parlando di dollari…… (sigh..)
Buona musica a tutti!