La Creamware, casa tedesca produttrice delle famose schede audio Pulsar e sistemi Scope, torna sul mercato proponendo delle versioni hardware di sintetizzatori già proposti precedentemente in versioni software, rinominati per l’occasione “ASB”, acronimo di Authentic Sound Box, degli affascinanti desktop con tanto di manopole e switch che ripropongono il layout e la facilità d’uso dei vecchi sintetizzatori analogici. Per il test di questo mese proponiamo il Minimax ASB, fedele imitazione del famosissimo Minimoog il cui cuore è un sistema a doppio DSP Shark che consente di ottenere ben dodici voci di polifonia e un processore di effetti delay e chorus integrato.
L’occhio vuole la sua parte
Ebbene c’è da ammetterlo: siamo un po’ stufi di tutti questi synth di colore grigio metallizzato o nero, ricoperti di plastica e pieni di display luminosi con decine di pulsantini e rotelle multifuzione, infinite pagine e menu per la programmazione e centinaia di pagine di manuale operativo. Dove sono finiti i bei vecchi sintetizzatori di una volta? Quelli con una sola manopola per ogni funzione, quei bei potenziometri “da 0 a 10” e le fiancate di legno! La Creamware questa volta ci accontenta riproponendo uno stile oramai abbandonato all’inizio degli anni ’80 quando, grazie al – o per colpa del – digitale, gli strumenti cominciavano ad essere più leggeri e trasportabili ma, allo stesso tempo, più difficili da usare e… decisamente più brutti! Il Minimax ASB è un’attraente scatoletta di metallo con rifiniture di vero legno, larga 48 cm e pesante poco più di 3 Kg. Il pannello frontale presenta potenziometri, interruttori e selettori rotativi disposti quasi esattamente come sul vero Minimoog, con pochissime differenze: il tutto è in scala ridotta e gli interruttori non sono colorati. Ma il fatto che sia tutto in miniatura non ne compromette l’usabilità, infatti c’è abbastanza spazio fra i controlli da poter tranquillamente smanettare senza rischiare di toccare contemporaneamente più potenziometri involontariamente. L’unica zona dal look meno analogico sta al di sotto della fascetta orizzontale di legno nella parte inferiore dell’interfaccia, ed è quella dedicata alla gestione dei presets e degli effetti, con un unico rotary encoder, un display led a tre cifre e dei tastini a micro-switch con led rosso, anche questi in stile primi anni ’80. Insomma, quando lo accostiamo ad un vero synth vintage, non sfigura per niente, anzi sembra venuto dal passato! Sul pannello posteriore sono posti i connettori d’uscita e di ingresso entrambi stereofonici, i connettori MIDI, la presa d’alimentazione da collegare al trasformatore esterno, l’interruttore on/off, la porta USB e un messaggio, direi, “subliminale” che detta: “Do not smoke this product, do not microwave, do not feed liquids, have fun!”. Ma una volta acceso e collegato all’impianto, quello che conta di più è il suono.
Come funziona:
Il Minimoog (Fig.1 – Il Moog Minimoog vero) credo non abbia bisogno di presentazioni: è stato definito “lo Stradivari dei sintetizzatori”, un vero pezzo di storia della musica, una pietra miliare, un capolavoro dell’elettronica. Dal 1970 in poi è stato uno dei sintetizzatori più usati della storia, tanto da diventare il vero e proprio sinonimo della parola “sintetizzatore”. Sono innumerevoli i brani di artisti famosi in cui è stato usato imprimendo nella mente dell’ascoltatore il suo carattere unico, da The six wives of Henry VIII di Rick Wakeman a L’importante è finire di Mina, da Wendy Carlos ai Beatles, da Herbie Hancock ai Rockets, per oltre trent’anni di musica senza mai passare di moda.
Paradossalmente si tratta di un semplicissimo monofonico con tre oscillatori e un filtro auto-oscillante passa basso a 24dB su ottava, forse niente di tecnicamente eccezionale se paragonato a tantissimi altri synth della stessa epoca, ma resta il fatto che il suo suono è unico ed è stato usato ed apprezzato così ampiamente in tutti gli ambiti musicali che ancor oggi è valutato a peso d’oro.
Le caratteristiche fondamentali del Minimoog sono tre:
1) il terzo oscillatore può essere usato come sorgente di modulazione per gli altri due oscillatori e per il filtro, pur restando un HFO (High Frequency Oscillator);
2) può accettare un segnale esterno in ingresso e miscelarlo al suono interno;
3) è dotato di due ottimi e velocissimi inviluppi ADS (Attack, Decay, Sustain). Tutto lasciando sottinteso che oscillatori e filtro sono di quanto meglio ci possa essere in giro, e la firma Moog ne è garanzia. Detto questo, ovvio intuire che non sarebbe facile imitare fedelmente il Minimoog vero, sebbene in tanti ci abbiano già provato sia nel campo dell’analogico (vedi ARP Odyssey, Yamaha CS-20m) sia in campo digitale con gli innumerevoli software in circolazione, ma forse è possibile imitare un Minimoog. Il Minimax ASB si distingue dalle altre emulazioni per un fattore fondamentale: è un perfetto connubio fra hardware e software. Francamente, quando l’ho suonato per la prima volta, mi aspettavo di sentire il suono di un buon virtual analog, cioè qualcosa che vuole sembrare analogico ma che mostra palesemente la sua natura digitale. E invece dopo un po’ mi sono dovuto ricredere. Nel Minimax ASB c’è qualcosa, e ancora non sono riuscito a capire se è nel software o nell’hardware, che lo rende “vivace” come un vero analogico. Solitamente tendo ad evitare i termini “caldo” o “corposo” perché pare nessuno vi abbia mai dato un significato preciso. Per me ciò che viene definito “caldo” è un suono che non è mai monotono, varia di volta in volta, ti coglie di sorpresa senza mai annoiarti. E se così è, il Minimax ASB suona… veramente caldo! I preamplificatori interni sono silenziosissimi, ben equilibrati per il suono che devono portare e contribuiscono sicuramente al senso di analogico che si avverte suonandolo. Il pannello frontale dello strumento è diviso in cinque sezioni fondamentali, disposte secondo il percorso del segnale. La prima sezione da sinistra è denominata “Controllers” (Fig.2 – Le sezioni CONTROLLERS e OSCILLATOR BANK) e comprende il pomello per l’intonazione (ma fortunatamente il Minimax essendo digitale non si stona mentre stiamo suonando!), il pomello “Glide” che interviene sulla velocità del glissando, l’interruttore per attivare il glissando, il pomello “Modulation Mix” che consente di scegliere la sorgente di modulazione fra oscillatore tre e generatore di rumore, e infine l’interruttore decay che attiva l’ultimo stadio dell’inviluppo, cioè il release, il quale essendo assente negli inviluppi del Mini viene replicato dal tempo di decay. Successivamente viene la sezione degli oscillatori. Il primo e il secondo sono identici tranne per il fatto che il primo oscillatore non ha il pomello per l’intonazione. L’oscillatore tre, come detto in precedenza, può essere usato come sorgente di modulazione, quindi differisce dagli altri per il fatto che al posto dell’onda “rampa triangolare” ha una rampa invertita ed ha un interruttore per scollegare il controllo del pitch dalla tastiera. A seguire troviamo il mixer (Fig.3 – La sezione MIXER), con i cinque interruttori e relativi potenziometri per miscelare i suoni dei tre oscillatori, del generatore di rumore (rosa o bianco) e della sorgente audio esterna. Per quest’ultima è presente anche un indicatore led che si accende quando il preamplificatore di ingresso va in sovraccarico (overload). La penultima sezione è dedicata al filtro e agli inviluppi (Fig.4 – Le sezioni MODIFIERS e OUTPUT). Intelligentemente qui la risonanza è denominata “emphasis”, perché effettivamente altro non è che l’enfatizzazione, ossia la maggiore amplificazione, del punto in cui si trova la frequenza di taglio del filtro. In questo tipo di filtri, il segnale in uscita viene reinserito nel loro ingresso creando una sorta di feedback, un po’ come quando si avvicina il microfono all’altoparlante, e il pomello della risonanza serve, appunto, a decidere quanto segnale deve tornare indietro e… risuonare. La sezione finale comprende i potenziometri addizionali per regolare la risposta alla velocity MIDI e il potenziometro del volume che nel Minimax ASB è relativo solo al volume del singolo preset, mentre il volume generale si può impostare con il rotary encoder. Oltre ai tradizionali controlli del Minimoog, il Minimax ASB presenta altre caratteristiche più adatte alle esigenze moderne come il MIDI e il pieno supporto di Program Change e Continuous Controller, due controlli di Velocity per il VCF e per il VCA, 128 memorie preset e 128 user, un multieffetti interno con effetti di delay/echo e chorus/flanger, la polifonia a dodici voci e un controllo denominato “feedback” che automaticamente reinserisce nell’input il suo segnale di uscita, facendo cioè quello che si era soliti fare con il Minimoog vero prelevando un jack dalla sua uscita e reinserendolo nel suo stesso ingresso al fine di “ingrossare” il suono e mandare in distorsione il preamplificatore interno. E’ possibile usare il Minimax ASB in due modalità, Preset e User. Tenendo premuto il tasto “USER” finché non lampeggia il relativo led, lo strumento si imposta in modalità manuale, in questo modo tutti i parametri assumono il valore dato dal rispettivo controllo fisico. Ogi volta che si sposta un potenziometro oppure un interruttore, una scala a sette led verdi posta in basso a sinistra ci indica di quanto ci siamo spostati dall’impostazione originale salvata nel preset corrente. Alcuni di questi controlli hanno una risposta non del tutto lineare, in particolare i potenziometri dell’intonazione degli oscillatori due e tre, proprio per rispecchiare al massimo la caratteristica del Minimoog. In modalità User, inoltre, il display mostra il valore dell’ultimo controllo modificato, su una scala da 0 a 127. A proposito di ciò, devo dire che un grosso punto a favore del Minimax ASB è la fluidità con cui rispondono i controlli, riscontrabile soprattutto sul cutoff del filtro e sui potenziometri dell’intonazione: niente saltellamenti a scatti, veramente molto precisi. Altra caratteristica fondamentale è la presenza di una porta USB (Fig.5 – Il pannello posteriore del Minimax ASB) che consente il collegamento al computer senza l’ausilio di un’interfaccia MIDI, ma per funzionare con Windows XP è richiesta l’installazione del Service Pack 2. In dotazione viene fornito anche un software editor che si integra perfettamente nella nostra DAW e che ci consente di gestire centinaia di presets e controllare l’automazione dei comandi direttamente dal nostro software di sequencing (Fig.6 – La schermata principale dell’editor software). Inoltre, programmando i presets dal software editor è possibile accedere ad altre funzioni non presenti sul pannello frontale dello strumento come il retrigger e la scelta del criterio di assegnazione delle note in modalità monofonica, che di default è “low note priority”, cioè suona sempre la nota più bassa fra quelle premute; in più è possibile attivare contemporaneamente sia l’effetto delay che il chorus, sincronizzare il tempo di delay alla velocità in BPM, impostare il range del pitch bend e il range d’azione della modulation wheel ed impostare l’uso dell’aftertouch. Tutti i parametri su cui si è intervenuti attraverso l’editor possono essere salvati nei presets. Infine, dall’ultima pagina dell’editor è anche possibile aggiornare il firmware dello strumento scaricando i files che la Creamware metterà a disposizione periodicamente sul suo sito. La versione attuale è la 1.04 che presto sarà rimpiazza
ta da una più aggiornata per risolvere due piccoli bugs relativi alla gestione della polifonia.
Il suono:
Tutte le parole del mondo non sarebbero sufficienti a descrivere come uno strumento suona al nostro orecchio, che in questo caso è la cosa essenziale da sapere. Ebbene, per i lettori di CM2 ho voluto preparare due files audio che troverete nel CD allegato alla rivista: il primo, denominato “Test_Minimax_ASB.wav” è un test più che altro tecnico, utile per farsi un’idea della qualità degli oscillatori, del filtro, di come agiscono il portamento e la modulazione. E’ stato registrato collegando le uscite del Minimax ASB direttamente all’ingresso di una scheda audio Creamware Pulsar (tanto per restare in casa Creamware!), senza nessun intervento sulla timbrica. Da notare la totale assenza dell’effetto aliasing, soprattutto quando vengono letteralmente “violentati” gli oscillatori e il filtro quando si usa la modulazione. Notevole anche la pastosità del filtro quando la resonance sta oltre la metà corsa. Uno dei miei gruppi preferiti sono gli Alan Parsons Project, sebbene non sono sicuro che Alan Parsons abbia mai usato un Minimoog. Ciononostante, mentre provavo il Minimax e il suo effetto di delay, sono incappato per puro caso (si fa per dire!) in un suonino che mi ricordava qualcosa, e così ho voluto registrare un piccolo omaggio agli APP facendo un breve mixage fra due loro noti brani strumentali: Sirius e Mammagamma. Potete ascoltare il risultato nel file “MinimaxASB_APP.mp3” che trovate nel CD. Ad eccezione della batteria, tutti i suoni escono dal Minimax ASB e dai suoi effetti interni, senza l’aggiunta di altri effetti o equalizzazione. A parte la registrazione di questi due files audio, ho voluto mettere a paragone il suono del Minimax ASB con i miei analogici veri (Fig.7 – Il Minimax ASB si integra perfettamente in un set-up interamente vintage), fra cui un Sequential Circuits Prophet 600 che, pur essendo tecnologicamente molto più moderno del Minimoog e completamente diverso in fatto di circuiteria, presenta quel carattere “americano” che molto si avvicina alla logica di Bob Moog. Del resto, immagino che Dave Smith (fondatore e progettista della Sequential Circuits) si sia lasciato ispirare dal Minimoog in quanto anche nel Prophet è possibile usare uno dei due oscillatori come sorgente di modulazione, ed io proprio in base a questa caratteristica ho voluto testare la fedeltà del Minimax che, non dimentichiamolo, è pur sempre un synth digitale. Quando porto la modulazione in situazioni estreme, soprattutto suonando delle note molto alte, col Prophet ovviamente non si sente altro che il suono degli oscillatori, mentre col Minimax mi sarei aspettato di sentire rumori, distorsioni digitali, effetto aliasing, ecc. ed invece il paragone regge egregiamente.
Conclusioni:
Il Minimoog resta un sogno di tanti amanti dei sintetizzatori analogici, lo era quando uscì negli anni ‘70 perché costava molto (nel 1970 con due milioni di lire ci si comprava quasi un appartamento!), e lo è ancor oggi poiché è piuttosto raro da trovare usato e vale ancora intorno ai 2000 euro. Ragion per cui, chi desidera avere un Mini nel suo set-up ha pochissima scelta: spendere un capitale per un Minimoog vero o un nuovo Voyager, oppure comprare un simulatore software accettando i dovuti compromessi. Ma, come dice il famoso proverbio, la verità sta nel mezzo: il Minimax ASB della Creamware viene attualmente proposto al prezzo di listino di 780,00 euro iva esclusa ed è sicuramente un’ottima scelta: è bello esteticamente grazie alle rifiniture di vero legno, suona molto bene, è leggero e trasportabile, ha gli effetti incorporati, il MIDI, l’editor software ed è uno strumento con cui poter avere un contatto fisico. Uno strumento Mini dalle prestazioni Maxi.
Intervista con Ralf Dressel, ingegnere Creamware
Grazie alla mediazione di MidiMusic, sono riuscito a mettermi in contatto con uno degli sviluppatori software della Creamware, Ralf Dressel il quale, ancora indaffaratissimo per i test finali sul Pro-12 ASB (prossimamente disponibile anche sul mercato italiano) mi ha concesso qualche minuto del suo tempo per rispondere a delle brevi domande che ho voluto porgergli nell’intento di strappare qualche segreto in più che si cela dietro l’ASB. La Creamware è un’azienda tedesca formata per lo più da giovani softwaristi ed ingegneri elettronici di età media compresa fra i 25 e i 35 anni, quasi tutti musicisti e tutti con una grande passione per gli strumenti musicali in genere.
Guido Scognamiglio: Com’è nata l’idea di trasformare un plug-in in un prodotto hardware?
Ralf Dressel: A dire il vero ci stavamo pensando prima ancora di cominciare a lavorare al Noah, ma all’epoca la componentistica richiesta per costruire un ASB era ancora troppo cara, pensa che nel Noah c’è bisogno di dieci DSP per ottenere 12 voci di polifonia, mentre ora ce ne vogliono solo due, e sono anche più piccoli! Il Noah è stato un bell’apparecchio, suona bene e funziona bene, ma non ha né la sembianza né il feel di uno strumento musicale vero e proprio. Solo la fedele riproduzione di un synth analogico ci avrebbe dato quella sensazione di avere uno strumento vero fra le mani, con pomelli e interruttori da toccare con mano, e questa fu una grossa spinta per cominciare a produrre gli ASB.
GS: Il software all’interno dell’ASB è lo stesso della sua controparte per i sistemi Scope?
RD: Solo parzialmente, in quanto nell’ASB non abbiamo bisogno di tutta la struttura della piattaforma Scope, tuttavia alcune routine essenziali sono le stesse. La differenza fondamentale sta nel fatto che nei sistemi software l’audio viene processato a blocchi ed ha bisogno di buffer relativamente larghi, e ciò compromette l’uso di efficienti feedback del segnale audio (importanti per il filtro, per esempio). Con l’uso dei DSP hardware dei nostri ASB questo muro viene totalmente abbattuto a vantaggio del risultato finale.
GS: Secondo te quale parte dell’ASB influsce maggiormente sul suo suono?
RD: Nessuna in particolare. Per sviluppare il Minimax abbiamo studiato separatamente ogni singola sezione del Minimoog e abbiamo lavorato sodo per ottenere gli stessi risultati a livello sonoro, e su questo la piattaforma Scope ci ha aiutato parecchio. Il Minimax ASB ha in più degli ottimi convertitori e preamplificatori che rendono il suono ancor più presente e “musicale” e, a parte una tastiera master, non ti serve nient’altro per avere il suono che cerchi.
GS: Svelaci qualche piccolo segreto
RD: Beh, non ci sono segreti. Ti posso raccontare, però, come si svolse il nostro test finale: una volta il nostro sound designer collegò contemporaneamente il Minimax e il Minimoog vero allo stesso impianto, li impostò in maniera identica, poi ci chiamò in studio e ci fece voltare. Ogni volta che diceva “Ascoltate questo! Quale dei due è?” nessuno di noi era in grado di dare la risposta giusta. Direi che il Minimoog è la migliore imitazione esistente del Minimax!
GS: Oltre al Minimiax e al Pro-12, ci aspetta qualche altro ASB in futuro?
RD: Ora vuoi sapere troppo! Ma non ti nascondo che siamo molto soddisfatti da come sta rispondendo il mercato all’introduzione dei nostri ASB e presto proporremo qualche altra grossa novità.
Guido Scognamiglio