In questi giorni sono apparse in rete due notizie che mi hanno lasciato riflettere non poco e che, nascoste tra le righe, potrebbero ridefinire alcuni scenari importanti della produzione musicale per almeno un decennio a venire.
Entrambe riguardano due aziende che hanno scopi diversi, ma che entrambe sono largamente presenti in tutto il panorama della produzione musicale digitale: Apple e PACE.
Lasciando per un attimo da parte Apple, conosciuta da tutti, punto il faro innanzitutto sulla software house PACE, la stessa che produce le chiavi di protezione iLok e che nell’ultima settimana ha acquisito la proprietà di JUCE, probabilmente il più performante, funzionale e moderno linguaggio di programmazione multipiattaforma per lo sviluppo di applicazioni musicali.

Se qualcuno è ancora a digiuno sul “ di che cosa si sta parlando”, vale la pena ricordare che l’iLok è uno dei migliori sistemi di protezione software con tanto di chiavetta proprietaria USB su cui vengono depositate le licenze d’uso di DAW (ProTools in primis) e Plug-in vari (Softube, Plug-in Alliance, Antares AutoTune, giusto per citarne alcune.)
Con JUCE sono stati sviluppati software come Tracktion ed oggi Waveform della stessa azienda, Max/MSP di Cycling ’74, i Gadget di Korg, tutti i plug in della francese UVI, ARTURIA, IMAGE LINE, PRESONUS, SWAM Engine di AudioModeling e così via. Allo stato attuale, JUCE è gratuito per aziende con fatturato fino a $50.000 , non si sa se sarà lo stesso nei prossimi mesi.
Come se non bastasse, il team di sviluppo di JUCE ha annunciato l’imminente rilascio della v6 (si parla di Giugno 2020) con cui, tra le diverse features previste, ci sarà la possibilità di integrare lo standard VST3 dentro Linux.

Bene. Non so voi, ma già solo queste poche indicazioni mi lasciano pensare molto anche senza approfondire gli aspetti commerciali, l’engine di sviluppo e quant’altro JUCE stava determinando nel panorama degli applicativi per produrre musica. Un altro indizio può essere scovato nell’ipotesi che la PACE integrerà JUCE con la protezione iLok.
Seconda notizia
Apple potrebbe essere a buon punto con lo sviluppo di Logic Pro X e Final Cut Pro X su… iPad!
Consideriamo che già da qualche anno la stessa Apple sta lavorando per portare le proprie CPU all’interno dei computer di fascia Pro e che il progetto “Marzipan”, ovvero il codice che dovrebbe consentire il porting delle applicazioni tra iOS e macOS, è in sviluppo da altrettanti anni. Pertanto si potrebbe affermare con poco margine di errore che il 2021 sarà l’anno della svolta di tutto il panorama di applicazioni sviluppati per il mondo della mela morsicata. Logic Pro X, sicuramente tra le più gettonate DAW per la produzione, si appresta ad avere quindi uno speed up importante dettato, casomai qualcuno non se ne fosse ancora accorto, da una piena integrazione hardware/software che caratterizza tutto l’ecosistema Apple.

Annoto ancora che i recenti iPad Pro possono essere potenziati con HardDisk in tecnologia SSD NVME fino ad 1TB di memoria, sufficiente per integrare anche la libreria di Logic Pro X (di circa 70GB allo stato attuale) e che alcuni Benchmark effettuati con le attuali CPU “A13 Bionic” hanno rilevato performance non molto inferiori rispetto ai Mac con processore Intel. Se 2+2 fa 4, è altrettanto vero che la Apple, nelle sue stanze blindate, stia già a buon punto per immettere sul mercato processori che possano surclassare una buona parte delle CPU serie “i” di categoria prosumer: non è il caso ancora di confrontarli con quelli di classe workstation.
Azzardo invece che, altrettanto probabilmente, al prossimo WWDC di Giugno si vedrà nel concreto un ampio impiego di queste nuove tecnologie già largamente testate ed una nuova roadmap di Apple che delineerà i prossimi decenni a venire, così com’è capitato quando, circa venti anni fa, l’azienda statunitense dovette decidere di migrare sulle CPU Intel dopo decenni d’impiego dei processori RISC della IBM (Reduced Instruction Set Computer), meglio conosciuti con i nomi di PowerPC, poi diventati G3, G4 e G5.
Senza scendere ulteriormente nei dettagli, chi ha attraversato parecchie “rivoluzioni” informatiche come il sottoscritto, capirà al volo che potremmo trovarci di fronte ad un nuovo inizio; quella parte della nostra vita di utenti, musicisti, programmatori musicali che dovrà fare i conti con nuove regole, nuovi sistemi, ma anche nuove opportunità, nuove features, nuova linfa creativa che inevitabilmente condizionerà fortemente anche il panorama delle proposte musicali a divenire.
Per le nuove generazioni di producer, sicuramente ci sarà molto da sperimentare e inventare nuove “interazioni creative” da proporre ad un mercato musicale di questi ultimi anni alquanto appiattito dove la novità di questo periodo che ha destato un pò di curiosità tra i fruitori di musica, ma da considerasi in tutto e per tutto la scoperta dell’acqua calda per il mondo dei tecnici audio, si chiama 8D. Ma di questo, se volete, se ne può parlare in un articolo a parte.
Sappiate che se le previsioni sono giuste, del prossimo “gap tecnologico” se ne riparlerà attorno al 2040: io ci sarò, sperando di avere ancora voglia e desiderio di sbattere il muso nelle novità tecnologiche. Non so voi.
Buona musica!
Alfredo Capozzi