Nello studio di registrazione, la tipologia di microfono più adatta è, nella maggior parte dei casi, quella a condensatore. L’ampia banda passante e la sensibilità che contraddistinguono questo tipo di microfono lo rendono il preferito in tutte quelle applicazioni dove è richiesta una grande accuratezza, in particolare la ripresa della voce. Confesso che ogni qual volta l’argomento da trattare riguarda i microfoni, avviene in me un vero e proprio coinvolgimento sia razionale che emozionale, con la speranza che la nuova prova dia un risultato tecnicamente soddisfacente ed emotivamente appagante. Ragazzi, qui si parla di microfoni, il primo anello della catena audio, il principale responsabile di una buona o cattiva registrazione, ovvero il trasduttore per eccellenza!!! Primo consiglio: al di là di quelli che possono essere i gusti personali riguardanti il carattere timbrico, nello scegliere un microfono assicuriamoci che la costruzione e la qualità della componentistica siano allo stato dell’arte (budget permettendo) per non avere spiacevoli disturbi quali rumore di fondo, ronzii e distorsioni legati ad uno scarso rapporto segnale rumore, alla poca sensibilità e ad una bassa capacità nel contenere le pressioni sonore. Procediamo dunque alla descrizione e alla prova dei nostri due microfoni.
Catena audio
Per questa prova i 2 microfoni sono stati collegati, mediante cavo Mogami, ad un preamplificatore Millennia modello Media HV 3, in quanto questo tipo di PRE, a differenza di molti suoi “colleghi”, possiede una grandissima linearità che lo rende privo di colorazioni. Le uscite sono state collegate direttamente ai convertitori del registratore multipista Tascam MX 24/24, con risoluzione 24 bit/96Khz . Il tutto è stato monitorato con diffusori Genelec 1031.
TLM 103, come si presenta
Il microfono viene presentato in un’elegante scatola di legno insieme al suo supporto a snodo metallico per fissarlo all’asta (Fig.1). Il corpo del microfono è di forma cilindrica piuttosto corta. La capsula è protetta da una doppia griglia d’altezza quasi doppia rispetto al corpo del microfono. La griglia di protezione è fissata al corpo con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Sotto la base del corpo vi è un cilindretto filettato per avvitare opportunamente il microfono al supporto snodato in dotazione o alla sospensione elastica che è fornita come accessorio opzionale. E’ un microfono cardioide a condensatore con diaframma grande a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
TLM 103 sotto torchio
Il primo pensiero, dopo aver appurato che la membrana del TLM 103 (K87) è la stessa montata sul famosissimo e, a mio parere, caldissimo U 87, è stato: “vuoi sentire che qui ci troviamo ad avere le medesime prestazioni, con la sola differenza, tra l’altro accettabile, che sul TLM 103 vi è una sola figura polare, cioè quella cardioide?”. Ebbene, signori, non è stato così: il TLM 103 è un altro microfono. Si colloca tra i microfoni universali, cioè adatti sia alla ripresa delle voci, sia alla registrazione di strumenti in generale (fiati ,corde, percussioni). TLM sta per “Trasformerless microphone” (il trasformatore usuale dell’uscita è sostituito da un circuito elettronico) ed è proprio l’assenza del trasformatore che va a determinare il carattere timbrico, veramente nitido con una migliore gestione dell’SPL (Sound Pressure Level) ed anche il bassissimo rumore di fondo. In questa prima prova esaminiamo il Neumann TLM 103 alle prese con una voce maschile, senz’altro lo strumento più affascinante e mutevole che possiamo registrare. Posto ad una distanza di circa 25 cm, il microfono restituisce un timbro di grande dettaglio e definizione sia sulle basse frequenze che sulle alte, mentre si evidenzia minore omogeneità sulle medie centrali. Quindi possiamo senz’altro affermare che il suo carattere timbrico lo rende molto adatto a registrazioni moderne ed in linea al tipo d’ascolto dei giorni nostri. Avvicinando il cantante di una decina di centimetri al microfono si è notato subito un incremento di energia dovuto all’effetto prossimità, ma purtroppo non è riuscito a contenere l’emissione delle consonanti, restituendole un poco troppo esplosive, mentre è migliorata nettamente la fascia delle medie centrali, molto più intelligibile. La zona alta dello spettro, invece, è rimasta sempre omogenea senza risultare mai aspra e fastidiosa. Si può concludere che il microfono si è comportato piuttosto bene; bisogna però farsi aiutare da uno schermo antipop qualora preferiamo avvicinarci un poco di più alla capsula. Per quanto riguarda la voce femminile, il timbro è risultato un tantino sottile, in questo caso è preferibile cercare un po’ di più l’effetto prossimità, ovviamente facendosi aiutare dallo schermo antipop. Il mio consiglio, per chi desiderasse dare più spessore ed arricchimento armonico al proprio timbro, è di utilizzare un preamplificatore microfonico caratterizzante, tipo Tubetech, Avalon etc. (Fig. 2). Ricordiamo che per la filosofia di costruzione, piuttosto minimalista, non sono presenti sul corpo del microfono filtri passa alto e pad d’attenuazione.
Sax Tenore e Soprano
La prima considerazione da fare è senz’altro che questo tipo di ripresa è abbastanza ardua da realizzare. Il sax è uno strumento dalla timbrica molto volubile quasi come la voce umana. Sensibile alle condizioni ambientali, esso ha bisogno sempre di un pre-riscaldamento e la sua emissione ha una spiccata direttività. Quindi ho posizionato il microfono rivolto verso la campana ad una discreta distanza (circa 80 cm), in modo da riuscire a contenere con omogeneità i naturali spostamenti durante l’esecuzione. Ascoltando il suono in acustico del nostro sax in cabina (Fig. 3) e confrontandolo con quello registrato, ho subito notato una sorprendente naturalezza. Mancava solo un po’ d’aria intorno, ma questo a causa della cabina utilizzata, poco riflettente. Il tutto però è risolvibile aggiungendo in fase di mix un buon riverbero. Per il sax soprano ho posizionato il microfono in modo tale da catturare principalmente l’emissione proveniente dalla parte superiore dello strumento, dove sono situate le meccaniche. Da questa zona arriva un timbro davvero caldo, morbido e dolce. Il suono proveniente dalla campana è decisamente ricco di medie ed alte frequenze, magari adatto ad un contesto di musica folk. Vi racconto un aneddoto: facendo il fonico ad un festival di musica etnico popolare, mi è capitato di dover microfonare una grande varietà di strumenti, qualcuno di essi a me veramente sconosciuto. Finalmente giunse il turno di un sax soprano e mi comportai in maniera universalmente accettata, come sopra descritto. Il musicista mi fece subito una smorfia di disappunto perché voleva il microfono diretto alla campana. Accontentato l’orchestrale, aspettai con curiosità il risultato nell’ensamble. Ho dovuto ricredermi perché in quella situazione ed in quel genere, quel suono “ciarammelato” era giustissimo. Ritornando alla prova, il TLM 103 anche in questo caso ha restituito ancora una buona omogeneità su tutto lo spettro di questo splendido strumento, compreso il suono riflesso e indiretto proveniente dalla campana.
Chitarra
Per questo tipo di prova abbiamo pizzicato un po’ di tutto, dalla chitarra classica a quella folk, compresa l’elettrica, dal classico al moderno. Il microfono conferma ancora una volta le premesse sulla sua universatilità. È riuscito a gestire dignitosamente la varietà timbrica ed anche la generosa pressione fornita dall’amplificatore della chitarra elettrica. In questo caso non ha restituito quell’ attacco netto ed a tratti cattivo tipico del dinamico SHURE SM57 (Fig.4), ma tutto ciò che ci si aspetta da un buon microfono a condensatore di largo diaframma. Un suono caldo di grande dimensione ed avvolgente.
Percussioni
Siamo passati poi alle percussioni. Il percussionista si è prodigato con diverse performance su una lunga serie di tamburi a pelle come bongo, congas, jambe, darbuka, ecc. Poi arriva il turno dei metalli: campane tubolari, campanacci, triangoli, ecc. Il microfono ha risposto con trasparenza sempre e comunque. Di base molto silenzioso, ha saputo fornire corpo a tutte le percussioni. Microfonando le varie parti della batteria ha brillato sia sulla cassa che sul rullante (nonostante la difficoltà di posizionamento, dato l’ingombro). Anche sui colpi più sonori non si è presentata nessuna distorsione, mantenendo sempre una buona definizione ed un’ottima risposta ai transienti, aspetto peculiare di questo microfono.
Pianoforte
In questo tipo di prova vorrei essere più esauriente, visto che stiamo parlando del re degli strumenti. Non a caso il pianoforte è considerato tale, sicuramente non soltanto per le sue considerevoli e variabili dimensioni, ma anche per l’estesa risposta in frequenza, la gamma dinamica e le possibilità armoniche. Il pianoforte può essere considerato contemporaneamente uno strumento a percussione ed a corde. Il piano a coda moderno ha 88 tasti ed è in grado di coprire oltre 7 ottave, la cui risposta delle fondamentali si estende da circa 30 Hz ad oltre 4 KHz; le relative parziali portano il limite superiore oltre i 10 KHz; la gamma dinamica di questo strumento è alquanto elevata. A circa un metro di distanza, un pianoforte a coda è in grado di generare livelli di pressione sonora compresi tra un minimo di circa 40 db per le note suonate in pianissimo ed un massimo di 100 dB nei fortissimi. Passiamo alla nostra prova: tempo fa ho microfonato un bellissimo “giapponese” a coda di lunghezza 200 cm (Fig. 5). Vi dico subito che, in questo tipo di riprese, la posizione del coperchio è d’importanza primaria, in quanto consente di dirottare il suono verso il lato destro, il che comporta dei benefici ad una certa distanza, ma in prossimità può determinare l’interferenza tra componenti dirette e quelle riflesse dal coperchio stesso. Per questa prova, infatti, ho inclinato al massimo il coperchio e mi sono reso conto che in particolare il pianoforte a coda è uno strumento sonoro di dimensioni così imponenti e di tale complessità da rendere una ripresa del suono in vicinanza un’impresa davvero ardua. Nello stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, gioca un ruolo fondamentale anche la stanza che ci ospita. Siamo però fortunati perché si tratta di un salone medio riverberante che riesce a donare a questo strumento un suono coerentemente tridimensionale. Ricordiamoci che non esiste il suono e basta; esso è sempre in relazione ad un ambiente. Armati di stativo, ho posizionato il microfono all’altezza di circa 120 cm, ad una distanza dalla sorgente di un metro scarso. Il TLM 103 ha riconfermato la sua predilezione per i suoni percussivi. Sebbene la sonorità generale sia risultata un poco scura, il realismo e al tempo stesso la morbidezza con cui si ascoltavano i martelletti sulle corde rendevano un ascolto gradevole ed avvolgente. Nella zona bassa, invece, ha restituito una sonorità robusta, ma sempre ben frenata e controllata: insomma, un pianoforte reale e presente in tutte le sue sfumature.
Conclusione
Il microfono si è dimostrato uno strumento versatile ed incline al lavoro. La sua componentistica di altissima qualità riesce a restituire un segnale audio molto equilibrato che lo rende ideale a qualsiasi tipo di utenza, da quella degli studi di registrazione semi professionali ai quelli professionali. In sostanza è un microfono per tutti. Per un utilizzo professionale si richiede una catena audio di qualità, con preamplificatori all’altezza in grado di pilotare adeguatamente il segnale in uscita dal microfono. Se ben interfacciato i risultati non si faranno attendere. Il rapporto qualità prezzo è buono.
AT 4040, come si presenta
II microfono si presenta in una confezione di cartone dall’aspetto accattivante. All’interno risiedono la scatola in (finta) pelle dove è posto l’AT4040 con accanto una scatolina di cartone contenente la sospensione elastica in dotazione, di materiale metallico. Inoltre troveremo una borsetta di velluto nero anti polvere capace di contenere sia il microfono che la sospensione (Fig.6). Il corpo del microfono è di forma conica, quasi cilindrica, con una griglia di altezza quasi doppia rispetto al corpo. La griglia di protezione è fissata ad esso con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Troviamo due controlli: un selettore passa alto ad 80 Hz e un pad di attenuazione a -10 dB. E’ un microfono cardioide a condensatore di grande diaframma a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
AT 4040 sotto torchio (Voci)
Da premettere che le tecniche di posizionamento utilizzate per il Neumann sono state le medesime anche per l’Audio-Tecnica. Il comportamento generale al cospetto della voce maschile è quasi simile al Neumann TLM 103: stesso dettaglio e definizione, anche in questo prodotto non c’è una buona gestione dell’effetto prossimità, quindi è consigliabile inserire in questo caso il filtro passa alto ad 80 Hz presente sul microfono e lo schermo antipop. Nella nostra prova la voce femminile a disposizione è molto convenzionale, della serie pulita e sottile. Il microfono è stato trasparente, senza dare ulteriori colorazioni. La timbrica generale è risultata leggermente freddina. Sarebbe opportuno, in questo caso, utilizzare un preamplificatore inserito nella catena audio, capace di fornire un arricchimento armonico.
Sax Tenore e Soprano
La prova del sax tenore è risultata molto positiva: a differenza del Neumann, l’Audio Tecnica AT4040 ha fornito un pizzico di cattiveria in più, dovuta alla sezione delle medie leggermente più presente, mentre quelle basse sono risultate un po’ meno avvolgenti e definite. In linea di massima i due microfoni si equilibrano. Stessa sensibilità, silenziosità e gestione della gamma dinamica, ovviamente a distanza ravvicinata è preferibile inserire il pad di attenuazione di 10 dB presente sul microfono. Per il sax soprano la risposta è risultata davvero brillante. Ha fornito un’ottima intelligibilità e penetrazione. Il microfono riesce a fornire sempre una timbrica vivace, anche se la cabina di ripresa possiede un’acustica asciutta e poco riflettente.
Chitarre
Nel caso della chitarra acustica, questo microfono è risultato efficacissimo, restituendo l’attacco veloce del plettro sulle corde sia in arpeggio che ritmico: incredibilmente identico al famosissimo AKG 414 (Fig.7). Ha restituito corpo e un discreto attacco perfino all’amplificatore della chitarra elettrica.
Percussioni
Sulla grande varietà di strumenti percussivi a disposizione sopra descritti, il microfono ha fornito sempre un timbro fresco e vivace, con un’ottima risposta ai transienti, un ottimo attacco e corpo a tutto il programma percussivo, in particolare ai metalli. Anche sulla batteria non vi è stato nessun problema di gestione della gamma dinamica: il timbro dello strumento è stato restituito con grande trasparenza, senza aggiungere nessuna colorazione sulle frequenze gravi e acute.
Pianoforte
La ripresa del pianoforte è risultata molto veritiera, rispetto al Neumann un poco meno avvolgente sulla parte bassa dello strumento, ma in compenso l’attacco dei martelletti sulle corde è più evidente. Magari possiamo anche preferirlo al Neumann ogni qual volta l’esecutore o lo strumento a disposizione restituiscono una sonorità troppo morbida, quando è richiesto un suono lievemente più pronto e vivace.
Conclusioni
Il microfono si è distinto in tutte le prove in maniera brillante con una sonorità generale moderna, frizzante, sensibile e versatile. Discreta gestione dell’effetto prossimità, notevole rapporto qualità/prezzo. L’utenza ideale? Home studio, Project studio, Studio semi-professionali e professionali e live (batteria over-head o davanti agli amplificatori per chitarra elettrica). Una nota dolente riguarda l’operazione di fissaggio del microfono alla sospensione elastica (Fig.8) che consiste nell’allargare l’elastico con l’obbiettivo di far entrare il corpo del microfono fino a farlo accoppiare con il solchetto circolare alla base della griglia. Operazione non da poco, perché si ha sempre la sensazione che l’elastico possa cedere (non vi preoccupate, non succederà). Un consiglio: una volta montato il microfono alla sospensione non riprovateci più.
Il confronto finale
E’ stato davvero un peccato non aver avuto a disposizione le coppie selezionate di questi microfoni per poter meglio analizzare anche la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questi microfoni direzionali. La sostanziale differenza tra questi due microfoni è abbastanza esigua. All’80% simili, la veloce risposta ai transienti, la gestione della gamma dinamica, la sensibilità, la silenziosità e la qualità della componentistica con tutte le conseguenze positive che comporta. Il 20% in più per il Neumann riguarda gli estremi di banda: la sezione bassa è un pizzico più calda e la sezione delle alte leggermente più “setosa”. Possiamo però senz’altro dire che questa differenza è nettamente compensata dal rapporto Q/P dell’Audio Tecnica AT4040. I risultati del Neumann hanno riconfermato la grande esperienza e tradizione, con l’obbiettivo serio di fornire sempre strumenti unici ed inimitabili. I risultati dell’Audio Tecnica meritano comunque notevole rispetto, perché alle spalle ci sono tanti sforzi aziendali per riuscire a commercializzare uno strumento capace di fondere qualità e convenienza, senza però trascurare una sonorità pari a microfoni più blasonati.
Buona registrazione a tutti!






