Rob Papen, l’autore del già noto virtual synth Albino, crea BLUE, un nuovo versatilissimo sintetizzatore virtuale in formato VST e RTAS in grado di riprodurre qualsiasi tipo di sonorità sintetica possibile, dal vecchio stile Moog alle più moderne misture di Additiva, Sottrattiva, Distorsione di fase, Modulazione di Frequenza e Waveshaping.
Il suo punto di forza: la facilità di uso.
Panoramica Generale:
Rob Papen, olandese, classe 1964, appassionato di sintetizzatori fin dall’età di quindici anni e da poco addentratosi nel mondo della programmazione DSP per digital audio workstations, è divenuto già famoso nell’ambiente VST grazie ad un’altra creazione tutt’ora distribuita anche in Italia dalla Midiware, il virtual synth Albino. Quest’anno Rob ci propone un altro strepitoso synth dalle possibilità sonore davvero sorprendenti, graficamente semplice ed efficace, facilissimo da programmare e dal suono molto potente; anche il nome è bello: BLUE. (Fig. 1) In “sintesi”, si tratta di un’astuta miscelazione di diverse tecniche, fra cui troviamo la possibilità di additiva grazie ai suoi 6 oscillatori ricchi di forme d’onda diverse, sottrattiva grazie ai due filtri multi-modo, modulazione di frequenza e distorsione di fase (ricordate il Casio CZ-1?). A questo punto è d’obbligo dare un’avvertenza: BLUE potrebbe indurre forte dipendenza, non agitarsi durante l’uso e programmare in dosi moderate! Tecnicamente parlando: Nella parte superiore dell’interfaccia è ben evidente la sezione dedicata ai sei oscillatori (Fig. 2), di cui i primi due offrono anche un controllo sulla Pulse Width Modulation e sulla Simmetria attorno allo zero-crossing. Gli oscillatori da due a sei possono essere modulati in frequenza avendo come modulante uno degli altri oscillatori (ma per caso c’entra qualcosa il DX7? Forse!), mentre tutti gli oscillatori possono essere “deformati”, tramite il controllo shape, da un waveshaper grafico “free-hand” oppure dalla distorsione di fase.
.png)
Infine, su ciascun oscillatore c’è la possibilità di scegliere la forma d’onda di base fra le tante proposte, il pitch, la risposta alla velocity midi, la destinazione ed il key-tracking. Subito sotto la sezione degli oscillatori ci sono i due filtri multimodo, a 6, 12, oppure 24 dB su ottava, passa-basso, passa-alto, passa-banda, notch, a formanti vocali, modo ring oppure comb. Questi ultimi due, abbastanza singolari e rari da trovare su synth simili, sono rispettivamente un filtro a modulazione ad anello e un comb-filter, come quelli usati nelle tecniche di sintesi a modelli fisici. I due filtri possono essere collegati in serie o in parallelo e offrono una distorsione pre-filtering. La parte inferiore dell’interfaccia (Fig. 3) presenta un ampio display blue che mostra, graficamente, tutti i parametri relativi alla programmazione, fra cui gli algoritmi di collegamento fra i sei oscillatori per la modulazione di frequenza (eh sì, il DX7 c’entra eccome!), le impostazioni di waveshapers e phase distortion, gli inviluppi AHDSFR (Attack, Hold, Decay, Sustain, Fade, Release), gli inviluppu multi-punto, gli LFO, la matrice di modulazione, lo step sequencer, il sequencer globale, gli effetti e le impostazioni generali. In più c’è una pagina denominata “easy” che consente delle semplici e veloci variazioni sul timbro senza necessità di entrare nei particolari. Ognuno degli elementi del synth non solo è curato nei minimi dettagli, ma è quanto più completo possibile e facilissimo da comprendere anche per chi ha poche dimestichezze con synth così completi e complessi. Un palese esempio è dato dagli inviluppi grafici che consentono di creare le curve di risposta semplicemente spostando e modellando col mouse i punti ed i segmenti. Il suono: In linea di massima il suono globale di BLUE è bello “grosso” e pulito allo stesso tempo, e dimostra di non voler essere la solita simulazione di un synth analogico del passato, ma ha una vera e propria personalità tutta sua, un suono digitale nonché molto musicale e presente; gli oscillatori sono privi di effetto aliasing e i filtri non creano distorsioni indesiderate, tutto il processing interno è a 32 bit con oversampling commutabile fino a 4x in real time. Di presets ce ne sono un bel po’, spaziando da bassi profondi a lead per la techno, motion pads con assurde sequenze, suoni dolci e melodici, suoni pesanti e assordanti, insomma basterebbe fermarsi ad ascoltare solo i presets per capire quante cose si possono fare con questo favoloso synth. Ma la cosa più bella di BLUE è proprio quella sua capacità che io definirei “hands on control”, in quanto è strutturato talmente bene che fa proprio venir voglia di smanettare! Mentre scrivo questo articolo, per trarre la giusta ispirazione, sto ascoltando in cuffia il disco “The dark side of the moon” dei mitici Pink Floyd, ora sono arrivato a “Any colour you like” (now I like blue!) ma poco fa mi sono fatto distrarre un attimo da “On the run”, la ricordate? Chissà quanti di noi maniaci dei sintetizzatori hanno tentato in ogni modo di ricreare quella furiosa sequenza che Waters e Gilmour registrarono nel 1973 con un EMS Synthi AKS…
.png)
E allora all’opera, scopriamo di che pasta è fatto BLUE! Hands on control: Prima di cominciare a creare il mio preset cerco e subito trovo il comando “Clear” che inizializza completamente il preset corrente permettendomi di cominciare a programmare completamente da zero. A questo punto penso un attimo a cosa mi serve per ricreare la sequenza di On the run: metto quindi una forma d’onda quadra sull’oscillatore uno e un pink noise sull’oscillatore due, un passa-basso a 24dB sull’oscillatore uno e un leggero reverbero sul due, una sequenza a otto steps per la quadra e una modulazione per dare il ritmo al pink (floyd) noise. Bene, a questo punto non mi resta che trovare le note giuste per la sequenza e, ascoltando l’originale a bassa velocità in Audacity, risalgo a queste note: MI-SOL-SI-LA-RE-DO-RE-MI che vado quindi a programmare nel sequencer di BLUE e che con i valori di pitch si traduce in 0, 3, 7, 5, 10, 8, 10, 12. (Fig. 4).
.png)
Successivamente programmo la step sequence per l’oscillatore due facendo sì che il primo e l’ultimo accento suonino ad un volume leggermente più alto. (Fig. 5) Ora imposto gli inviluppi, molto brevi sia per entrambi gli oscillatori, soprattutto per il rumore rosa, sia per il decay del filtro. (Fig. 6) Restano solo un paio di cose da fare: regolo un po’ il reverbero che agisce sul suono percussivo, e setto il play mode su seq nella pagina global. Siccome di default è già tutto sincronizzato all’host tempo, non devo far altro che mettere il tempo a 166 BPM nel mio EnergyXT e cliccare il tasto play.
.png)
.png)
Ora, per divertirmi ancora di più, assegno i controlli di Freq, Q e Env del filtro uno rispettivamente ai potenziometri LPF, Resonance e HPF sulla mia Yamaha CS2x che sto usando come master, grazie alla funzione Latch to midi che appare cliccando col tasto destro sui pomelli grafici di BLUE. (Fig 7) Silenzio prego, si registra! Schiaccio il pedale di sustain, premo il MI della seconda ottava e comincio a smanettare sui potenziometri. A questo punto non voglio fare un paragone sul suono, quello era un Synthi AKS registrato su un nastro Ampex da un pollice, questo è un plug-in VST, il paragone non regge. Piuttosto ci tengo a puntualizzare con quanta facilità e in quanto poco tempo sono riuscito a ricreare questa breve ma mitica sequenza che con molti altri synth ho provato e riprovato, in passato, senza ottenere mai un risultato altrettanto decente. E siccome il musicista è intenzionato soprattutto a fare musica piuttosto che a perdere tempo a programmare i suoi synth, credo che la facilità d’uso di uno strumento sia un aspetto fondamentale, e BLUE su questo ci ha colto in pieno.
Conclusioni:
L’installazione non presenta alcuna difficoltà particolare, il peso sulla CPU è ben proporzionato alle sue caratteristiche, supporta completamente l’automazione dell’host, la sincronizzazione con l’host tempo, il pieno controllo MIDI ed ha un’ottima gestione dei presets. BLUE sembra essere l’ottima scelta per chi cerca un plug-in che non sia basato sui campionamenti, che sia facile da usare e che sia in grado di ricreare qualsiasi tipo di synth dalla semplice sottrattiva a modelli di sintesi più complessi. Se considerassimo solo un quarto delle sue possibilità, e cioè solo due oscillatori, un solo filtro, un solo LFO e due ADSR, già mi sentirei di consigliarlo in quanto possibile clone di synth hardware VA come il Waldorf Q, il Nord Lead oppure lo Yamaha AN1x, dato il sound digitale ma caldo che accomuna queste macchine. Considerando, invece, che va ben oltre il semplice concetto del synth in sottrattiva, direi che vale la pena testarlo personalmente e considerarlo come futuro candidato per i propri acquisti software. Infine, sul forum ufficiale di Rob Papen ospitato dal sito www.kvraudio.com l’autore interviene personalmente e accetta volentieri richieste, commenti e segnalazioni da parte degli utenti. Eventuali futuri aggiornamenti sono distribuiti completamente gratis.