Microfoni a confronto – Condensatori a piccolo e grande diaframma

Antonio Campeglia

La prima cosa che mi viene da pensare, trovandomi al cospetto di marchi “abbordabili”  come Joemeek,  è che questa tecnologia, con il suo elevato rapporto prezzo qualità può avere il potere di far realizzare ad utenti dotati di grande gusto e potenzialità ma con budget limitati, prodotti che possono far pregustare l’emozione di una grande qualità artistica.

Non dimentichiamo che un pensiero importante, un’opera letteraria può essere anche scritta con una penna a sfera, senza che per questo venga sminuito lo spessore dell’opera stessa. E’ chiaro che in un qualsiasi tipo di produzione la convivenza ideale è quella dell’estetica e del contenuto, questo però non ci deve far sentire frustati se mancano le possibilità economiche; l’importante è avere comunque degli strumenti, se pur di non elevata caratura, che ci permettono di rimanere in uno standard tecnico sufficiente ed accettabile che non snaturi la nostra espressione. Non a caso parliamo di Joemeek. È questo un marchio  che produce strumenti sicuramente all’altezza della situazione e che, grazie a mani ed orecchie sapienti, possano aiutare a produrre un master degno anche di uno stampaggio professionale facilmente commerciabile.

Catena audio

Per  questa prova i due microfoni sono stati collegati mediante un cavo mogami, prima ad un preamplificatore microfonico a stadio solido  Millennia modello HV – 3D (Fig.1) e poi ad un PRE valvolare con un suono molto avvolgente tipico anni 70,  il 2-610 della Universal Audio (Fig.2). Le uscite sono state collegate direttamente ad una scheda audio RME Fireface 800  con risoluzione 24 bit/192 KHz  e monitorate da due coppie di diffusori, le PMC modello TB2S-A con cono da 6 pollici per un ascolto standard da posizione ravvicinata e come ascolto finale, per avere una miglior risposta sulla gamma delle frequenze basse mi sono fatto prestare le Genelec 1032 con cono da 10 pollici, ottime per questo tipo di prove, ma completamente inadatte per un uso “near field” in quanto per lavorare ad un giusto regime devono erogare un segnale abbastanza elevato.

JM 27 come si presenta

Il JM 27 viene presentato in una semplice scatola di cartone insieme allo snodo per il fissaggio all’asta, alla garanzia e a un piccolo manuale in lingua inglese (Fig. 3). E’ un microfono a stilo, di polarità cardioide  con tecnologia “True Condenser”,  il piccolo diaframma è in “mylar” ricoperto di oro evaporato  con diametro da 20 ml e spessore da 6 micron. Il circuito di preamplificazione interna è basato su tecnologia  FET ed il trasformatore provvede al bilanciamento del segnale audio. Esternamente il microfono si presenta con una superficie satinata di buona rifinitura liscia e lucida. La capsula è avvitata tramite filettatura al corpo del microfono e ha una buona impressione di solidità. Non sono presenti sul microfono controlli di settaggio, tipo filtro HP e pad di attenuazione, le specifiche richiedono una precisa phantom power a 48 volt.

JM 27 Sotto torchio

Nella “prova su strada” il nostro microfono è stato sottoposto in maniera accurata ad una serie di test  effettuati su vari strumenti, sono state escluse da queste prove le voci, per il semplice fatto che non amo affatto riprenderle con microfoni a piccolo diaframma e non mi sento certo di raccomandarli.  Per la ripresa in generale delle voci sono  sicuramente molto più adatti i microfoni a largo diaframma che donano alla voce un timbro arioso e seducente.

Chitarre

La sensazione che si riceve ascoltando la timbrica generale ripresa è che sembra di avere a che fare con un microfono a largo diaframma. IL JM 27 non è risultato bellissimo sulla chitarra classica già di per se mediosa, al contrario sulla acustica, corde in ferro, ripropone delle alte levigate e mai aspre, medi penetranti e bassi sufficientemente definiti. Manca però quella ariosità, cristallinità e senso dell’ambiente.  Ma è questo un microfono che fa sentire marcatamente il suo carattere: è da amare o odiare. Anche per l’ampli della chitarra elettrica può rivelarsi estremamente esaltante fornendo un immagine ed una dimensione davvero notevole. Secondo me è bellissimo ed utile in tutti quei brani dove l’arrangiamento si basa su pochi strumenti ed è in questo caso che la dimensione dei suoni utilizzati dovrebbe essere considerevolmente presente. Sui suoni puliti e quelli distorti il microfono presenta un’ anima rockettara tesa sempre ad esaltare dimensione e presenza, anche a scapito della raffinatezza. Diciamocela tutta: in certi generi la trasparenza non viene per niente ricercata, anzi, la non linearità può addirittura diventare un aspetto peculiare dell’arrangiamento.

Over Head

Come microfono sopra la batteria può risultare alquanto interessante. Nella prova ha restituito dei tamburi presenti e corposi quasi come se fossero stati ripresi in “close mixing” (ravvicinato) mentre i piatti compreso l “hai hat” (charleston) non sono stati restituiti belli e setosi,  ma in compenso con un discreto attacco senza mai risultare predominanti e fastidiosi. Prova quindi superata brillantemente ed  anche in questo caso fornendo una bella dose di carattere.

Violino

Anche se l’impiego del violino singolo non è diffusissimo in tutti i generi musicali contemporanei è questo uno strumento di grande storia. Inoltre i misteri non ancora celati sulle tecniche di costruzione dei liutai cremonesi come Stradivari e Guarnieri continuano a creare intorno a questo strumento un alone di fascino e mistero al quale anche io non ho saputo resistere. Il violino (Fig.4) è davvero infelice da riprendere e, dando per scontato che lo strumento utilizzato per questa prova è di ottima liuteria, compreso l’archetto, e che la violinista è tecnicamente e passionalmente dotata, diciamo subito che il microfono posto a circa 35 cm in direzione del piano armonico in prossimità del ponticello si è rivelato sorprendentemente efficace restituendo un timbro di notevole dimensione con degli acuti per niente aspri(3000Hz- 4000Hz) con medi penetranti (800 Hz –1500Hz) e bassi definiti, rotondi e caldi (250Hz-300Hz).  Indubbiamente poca sensibilità anche in questo caso verso l’ambiente e quindi poca aria intorno, però questo microfono davvero riesce a produrre quel tipo di ripresa che serve a portare in primo piano un suono all’interno di un mix e questo anche per il violino che, a parte l’indiscusso fascino, è veramente uno strumento di difficile collocazione quando non suona in una sezione.

Conclusioni

Per ottenere dei buoni risultati sarebbe opportuno collegare il JM 27 ad un ottimo pre amp. Mic a stato solido velocissimo e lineare come quelli “trasformless” privi di trasformatore di uscita tipo 2108 Universal Audio, Millennia HV3 in modo da riuscire a fornire un giusto completamento essendo già questo microfono abbastanza colorato onde evitare eccessi timbrici al limite dell’impasto. Una volta collegato il JM 27 si riceve da subito una grande sorpresa: di solito questa tipologia di microfono restituisce sempre una timbrica chiara definita e dettagliata, in particolare sulla sezione delle medie e delle alte frequenze legata sempre ad un senso di naturalezza e con un’ottima risposta ai transienti. Il Joemeek invece appare caratterizzato da una mediosità di chiara matrice britannica e da un’immagine per niente piccola e rarefatta con una personalità molto decisa e non lineare. Non credo che questo carattere corrisponda sempre ad un difetto ma è chiaro che bisogna sceglierlo ogni qual volta ne abbiamo bisogno, per non parlare poi del suo splendido rapporto qualità prezzo. Mi fa piacere che in un microfono di fascia così bassa, sia stato utilizzato su una delle membrane la tecnica della ricopertura in oro evaporato, in questa maniera si evitano che elevati livelli di pressione facciano collidere la membrana contro l’armatura di polarizzazione. E’ stato davvero un peccato che anche questa volta non abbia avuto a disposizione una coppia selezionata di questo microfono per poter meglio analizzare la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questo un microfono direzionale.  Felice registrazione a tutti.

JM- 47  Come si presenta

E’ un microfono a largo diaframma, (Fig.5) precisamente dal diametro standard da 1”  in mylar ricoperto anche in questo caso di oro evaporato. La polarità è quella cardioide con tecnologia a condensatore. Il circuito di preamplificazione interna è basato su Fet ed il trasformatore provvede al bilanciamento del segnale audio. Si richiede per il funzionamento la phantom power a 48 V. Lo strumento viene consegnato in una semplice scatola di cartone insieme allo snodo metallico per il fissaggio all’asta ed il cappuccio antivento. Esternamente il suo discreto corpo in forma cilindrica è ben rifinito con una superficie satinata liscia. La capsula è fissata al resto del corpo ed alla base del corpo vi è una ghiera per un eventuale smontaggio del microfono. Sono presenti sul corpo con controllo a switch un pad di attenuazione da 0 a – 10 dB ed un filtro passa alto di cui sul manuale non è dichiarato il valore della frequenza. Ricordiamo che il lato giusto per la ripresa è quello dove è situato il logo.

Voci  maschili

Con la seria intenzione di voler fare una prova per bene, meticolosa e diversificata, ho invitato due voci maschili e due femminili di genere ed attitudine differente. La prima voce maschile per la prova si muove tra il registro baritono e tenore con espressività ariosa e suadente. Il microfono posto a 10 cm ha restituito medi intorno ai 2000 Hz abbastanza evidenti, poca aria intorno e dei bassi non avvolgenti ma controllati con un’ottima gestione dell’effetto prossimità. Efficace, ma non preferibile in questa situazione vocale, stessa opinione anche il cantante. La seconda voce maschile si muove tra il mezzo baritono e il tenore con una timbrica marcatamente rockettara sparata e ruvida intorno ai 3000 Hz. Posto il microfono alla stessa distanza si è rivelato da subito il partner ideale per questo tipo di voce e genere musicale. Senza ombra di dubbio dimostra tutto il suo carattere britannico, medi centrali capaci di perforare qualsiasi mix. Non possiede certo la classe di un Neumann ma in quanto a decisione timbrica ne ha da vendere. Anche se mantiene pure in questo caso una buona gestione dell’effetto prossimità, è comunque consigliabile uno schermo anti pop, non tanto per il controllo dell’energia sulle basse frequenze, ma per meglio levigare le alte frequenze intorno ai 9000 Hz,  zona di residenza delle “S” fastidiose.

Voce Contralto

La voce femminile a disposizione ha una caratteristica invidiosamente calda e armonica a tratti quasi maschile. Il nostro microfono in questo caso si è esaltato alla grande, rendendo giustizia all’obbiettivo della performance caratterizzata da grande energia con una piacevole venatura blues, restituendo quel pizzico di cattiveria con ottima velocità ai transienti senza un minimo di distorsione, anche senza “switchare” il pad di attenuazione presente sul corpo del microfono ne tanto meno il filtro HP, ricordando che questo microfono possiede un ottimo controllo dell’energia sulle basse frequenze  dimostrando poca sensibilità al di sotto dei 70 Hz come se fosse già filtrato.

Voce soprano

L’ultima prova è su una voce soprano con impostazione lirica. In questo caso è stato obbligatorio inserire il pad di attenuazione. Gli acuti di questa formidabile cantante possiedono un’energia pazzesca, motivo per cui anche la distanza è stata aumentata di un’altra decina di centimetri. Devo dire che non è preferibile in questa situazione utilizzare il JM 47 perché la risposta acustica che ne viene fuori è poco armonica, secca e a tratti fastidiosa. Sarebbe opportuno riprendere questo tipo di voce  e performance  in un luogo più consono, tipo un auditorium o una chiesa mediamente riverberante, con un microfono di figura polare omnidirezionale posto ad un metro dalla sorgente sonora.

Chitarra

Posto a 30 cm dall’amplificatore per chitarra elettrica il microfono riproduce esattamente lo stesso suono  che fuoriesce naturalmente dall’ampli, cioè corposo, intelligibile con degli ottimi medi centrali. Bisogna in questo caso inserire il pad di attenuazione perché il volume generale dell’amplificatore è stato impostato con potenza elevata. Sulla chitarra acustica con corde in ferro il JM 47 si è esaltato più nei soli che negli accompagnamenti manifestando sempre una certa attitudine verso il rock per la sua risposta ai medi centrali. Dagli 800Hz ai 3000 Hz sempre pronto e penetrante.

Congas

Posizionato il microfono a 50 cm di altezza sopra ad una coppia di congas il Jm 47 ha restituito una bella risposta ricca di attacco e profondità. Si è sentito chiaramente  lo strusciare della pelle sopra lo strumento creando un’atmosfera davvero suggestiva,  questo grazie anche alla bravura dell’ottimo musicista cubano originale. Anche lo slap è stato riprodotto con un buon attacco e freschezza  riconfermando la sua predilezione alle frequenze centrali, restituendo sempre velocità intelligibilità e naturalezza. La sezione grave  di questi tamburi non è stata riprodotta in maniera irresistibile restituendo poca presenza, precisamente dai 200 ai 500 Hz, sarebbe opportuno avvicinare di più il microfono che essendo direzionale permetterebbe di sfruttare l’effetto prossimità per guadagnare l’energia sulle basse frequenze.

Conclusioni JM 47

Anche il JM 47 dimostra carattere da vendere con timbrica volutamente filtrata sulle basse, medi presenti e alti mai esasperati. In generale possiamo definirlo in linea con la scuola inglese. Indubbiamente è stato pensato per quell’utenza con piccoli budget come quelli degli home e project studio. Per quello che riguarda il giudizio estetico, diciamo subito che potrebbe tranquillamente ingannare la sua natura economicamente abbordabile, questo per le sue buone rifiniture e particolari degni di microfoni molto più costosi. Anche in questo caso il giudizio è più che positivo. Elettronicamente è uno strumento, come anche il piccolo JM 27, davvero adatto per pulizia e sensibilità alle registrazioni moderne, potrebbe addirittura diventare una scelta privilegiata  in tutte quelle produzioni di matrice rockettara. Non dimentichiamo che il microfono per tutto non esiste.

Conclusioni generali

E’ un tipo di comparazione questa quasi impossibile appunto per le due diverse tipologie di microfono. Anche se viene usata la medesima tecnica di costruzione, i diaframmi sono di diversa misura. Questo già di partenza stabilisce reazioni elettronicamente differenti e quindi anche in fase di applicazione. Tra i tanti miti intorno al mondo dei microfoni, uno è proprio la differenza tra i diaframmi grandi e quelli piccoli (Fig. 6) e l impatto che questi hanno sulla registrazione; un giorno registrate una chitarra acustica, il giorno dopo riprendete da vicino un rullante. La scelta del microfono giusto per applicazioni così diverse, gioca un ruolo importante per il lavoro di un tecnico. Ma quali sono i pro e i contro dei diaframmi di diverse dimensioni? E’ come trovare la soluzione più adatta alle vostre necessità? La breve descrizione generale che segue dovrebbe aiutarvi in questa scelta.

Rumore di fondo

Il rumore di fondo di un microfono dipende dalla dimensione del diaframma e da quanto questo è rigido o cedevole. La scelta del materiale ha una grande influenza sulla cedevolezza del diaframma stesso e perciò sul rumore intrinseco del microfono. In generale, microfoni con diaframma piccolo hanno un rumore di fondo maggiore dei microfoni a diaframma grande.

Sensibilità

La sensibilità di un microfono a diaframma grande è maggiore di quella di un microfono a diaframma piccolo, dato che quello più grande è cedevole ed è più facile da far muovere. Inoltre, il basso livello di uscita prodotto da un diaframma piccolo necessita di un’amplificazione maggiore, che aggiunge rumore elettronico al segnale.

Capacità di gestire il livello di pressione sonora(SPL):

La capacità di gestire l’SPL di un microfono è limitata sia dalla distanza tra il diaframma e la piastra ,posta dietro che dalla rigidità del diaframma. Questi fattori stabiliscono i limiti del movimento possibile del diaframma prima che la distorsione si faccia troppo elevata. Un diaframma più piccolo e rigido è perciò in grado di gestire i livelli di pressione sonora maggiori di un diaframma più grande e cedevole.

Risposta in frequenza

Il limite inferiore della frequenza di un microfono a pressione viene stabilito dalle dimensioni di una piccola apertura di sfogo, che evita che il diaframma si muova rispondendo a variazioni della pressione statica ambientale. Perciò i microfoni con diaframma grandi o piccoli sono, in linea di principio, egualmente in grado di gestire le basse frequenze. Il limite superiore delle frequenze dipende invece da diversi fattori. Per prima cosa, alle alte frequenze, un diaframma grande tende a “scomporsi” e a non agire più come un vero stantuffo. Secondo, il peso del diaframma ne attenua lo spostamento alle alte frequenze. Terzo, diffrazioni attorno ai bordi della capsula microfonica limitano le capacità del microfono alle alte frequenze. Un microfono con un diaframma grande ha perciò meno ampiezza di banda di un microfono con diaframma piccolo.

Caratteristiche di direzionalità

Tutti i microfoni divengono progressivamente più direzionali alle alte frequenze. La dimensione del diaframma determina a quale frequenza inizia a verificarsi la direzionalità. Questo perché il suono che proviene dalle parte frontale del microfono crea un aumento di pressione e diffrazioni davanti al diaframma. Questo si verifica quando la lunghezza d’onda della frequenza è comparabile o più piccola della dimensione del diaframma. Perciò più piccolo è il diaframma, minore è l’effetto e maggiore l’omnidirezionalità.

Gamma dinamica

La gamma dinamica di un microfono è la differenza espressa in dB tra il rumore di fondo e il livello di pressione sonora raggiunta, in seguito alla quale il microfono mostra una certa quantità di distorsione armonica totale (THD -Total Harmonic Distortion).
Come descritto prima, il rumore di fondo di un microfono cresce se il diaframma è piccolo, ma la capacità di gestione del Spl  cresce in modo ancora maggiore. I microfoni con diaframma piccolo possono, perciò, avere una gamma dinamica uguale o migliore di quelli con diaframma grande. La gamma dinamica viene semplicemente spostata per coprire differenti gamme di livelli di pressione sonora.

Spero davvero di avervi fornito un valido aiuto e dissipato ogni dubbio per un’eventuale scelta magari proprio fra questi due microfoni appena recensiti.

Alla prossima.

Antonio Campeglia

Consigli personali di Antonio Campeglia

Vi ricordo, però, che il corpo di qualsiasi strumento è utile tenerlo pieno in un “mixdown” dove l’arrangiamento gira intorno a pochi strumenti, mentre in un mix affollato bisogna creare le giuste dimensioni timbriche e posizionamento nel panorama stereo per una buona convivenza e intelligibilità.

Prova ultima ora

Questa prova è stata fatta qualche ora prima di consegnare l’articolo in redazione, l’ho voluta trascrivere in quanto l’ho trovata molto interessante. In mattinata, trovandomi per lavoro in un negozio di Napoli, mentre stavo parlando con una persona, mi ha chiamato un percussionista chiedendomi aiuto per provare come suonasse il suo filtro MF 102 (Fig.7) della Moog su delle percussioni che desiderava acquistare. Gli monto velocemente un microfono AKG C 451 B con alimentazione phantom sul filtro (in questo caso fra il microfono e il Moog gli ho messo un pre con phantom) gli posiziono l’asta con il trasduttore su l’ Hang, uno strumento caraibico  percussivo, cerco la  giusta distanza, amplifico il tutto con un impianto Yamaha e ascolto quello che succede. L’ Hang ha un’accordatura pentatonica maggiore e di base ha un bel colore brillante, di atmosfera, molto setoso e coinvolgente. Filtrato mediante il Moog, ha acquistato un suono troppo enfatizzato sugli alti. Anche giocando sulla frequenza della modulazione e sul rate dell’ LFO, non sono  riuscito a tirare nulla di interessante. Il percussionista a questo punto ha pensato che forse l’Hang non era certo lo strumento migliore da utilizzare dal vivo e si è rivolto a un Balafon (Fig.8). Proviamo insieme questo strumento e anche in questo caso la sonorità non ci ha entusiasmato, si è dimostrato certamente più interessante dello strumento precedente, ma nulla di particolare. Avendo con me il JM 27 ho chiesto al musicista di risuonarmi i due strumenti utilizzando il mio microfono. Ho cercato anche in questo caso di trovare una posizione ideale per avere un buon controllo del suono dry ed effetto e … miracolo! Con un microfono di fascia di prezzo inferiore il risultato è completamente diverso, lo strumento filtrato prende una sonorità veramente interessante e si riescono addirittura ad avere mediante i pochi parametri del Moog una tavolozza di colori molto varia. Invece, nel secondo strumento che di base è molto più scuro è sembrato  di suonare una serie di tamburi accordati diversamente. Ho scritto questa esperienza  non per esaltare il microfono o dirvi che è migliore dell’ Akg, ma solo per consigliare a tutti i lettori di sperimentare sempre e di non fermarsi alle nozioni basi che vi può dare qualsiasi “Guru” del campo. In questo caso la sonorità leggermente  mediosa che genera un Fet è stata utilissima per questo tipo di applicazione, mentre una più aperta come quella del C 451 B non si è dimostrata adatta per questo utilizzo.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: JoemeeK
Modello: JM 27
Website:www.joemeek.com
Distributore: www.feel.it
Prezzo: Euro 110+ Iva

Produttore : Joemeek.
Modello: JM47
Website: www.joemeek.com
Distributore: www.feel.it

Prezzo: Euro 254 + Iva

Caratteristiche tecniche JM 27

Risposta in frequenza: 30 HZ- 20KHz
Sensibilità: 10mV/Pa-40+/-2dB (0dB= 1 V/Pa 1000Hz)
Diagramma polare: Cardioide Diversity > 12dB (300-3000Hz) b Diversity> 15dB(1000Hz)
Impedenza: 200 ohms
Livello rapporto segnale rumore: 18dB (pesati in classe A)
Max SPL per 0.5% THD@1000Hz: 130db
Alimentazione: Phantom power 48 V

Caratteristiche tecniche JM 47

Dimensioni: 137X22mm
Risposta in frequenza: da 20Hz a 20KHz
Sensibilità: -36dBV circa
Impedenza: 2Kohm
Rapporto segnale/rumore: 74dB
Estensione dinamica: 126dB

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