Rayzoon Jamstix – Un vero batterista nel tuo PC

Alessandro Pescetelli

Tedesco di nascita, americano di residenza, batterista per passione, programmatore di professione, Ralph Zeuner, 36 anni, è l’autore di uno stupefacente plug-in VST che vi lascerà letteralmente a bocca aperta: Jamstix, un vero e proprio batterista virtuale ben diverso da quelli che abbiamo già trovato sul mercato nei mesi passati. Uno strumento in grado di “improvvisare” come un vero musicista e capace di seguire l’andamento del brano come farebbe un essere umano. Sicuramente un notevole passo avanti nel campo dell’intelligenza artificiale e, soprattutto, nel campo degli strumenti musicali digitali.

Nella mente del batterista

Il batterista è una componente fondamentale di ogni gruppo che suona per davvero: è la base ritmica, guida il movimento del brano e ha l’arduo ruolo di creare quel senso di trascinamento che trasmette la musica. Ma purtroppo non tutti sono in grado di pensare come un vero batterista, quando bisogna programmare una base sulla propria piattaforma audio/midi, e spesso si rischia di ottenere qualcosa di sfacciatamente fasullo quando, contrariamente, l’intenzione sarebbe quella di creare una traccia ritmica realistica. Le soluzioni quindi sono due: o ci vuole un vero batterista oppure ci vuole Jamstix, un programma che non solo può eseguire pattern ritmici pre-registrati, ma può letteralmente “improvvisare” aggiungendo a proprio piacimento dei leggeri accenti, dei fills, o piccole finezze batteristiche come le ghost notes, i press-rolls e i flams, fino addirittura a scatenarsi in un vero e proprio assolo, il tutto seguendo la dinamica della band che lo accompagna senza mai stancarsi!

Come funziona

La struttura di Jamstix (Fig. 1) è divisa in due sezioni fondamentali: il cervello ed il modulo sonoro. Il cervello, the brain, è la parte che si incarica di eseguire i patterns e l’arrangiamento, aggiungere variazioni in base a dei complessi algoritmi interamente controllabili dall’utente, capire e percepire il livello del segnale audio o midi in ingresso e regolare, di conseguenza, la dinamica dell’esecuzione.

Il modulo sonoro, invece, può generare in uscita semplicemente un flusso midi da reindirizzare manualmente ad altri strumenti esterni, oppure può ospitare a sua volta altri plug-in VST batteristici come BFD e DFHS, oppure ancora può sfruttare i campionamenti interni per produrre il suono della batteria acustica. E’ possibile usare Jamstix come una semplice libreria di campioni escludendo il cervello, oppure usarlo come una comune drum machine escludendo tutte le possibilità di intervento “spontaneo”. L’utente ha il pieno controllo di tutti gli aspetti musicali del plug-in, agendo su dei comandi basati sulle percentuali di intervento, potendo così decidere, ad esempio, con che percentuale di probabilità dev’essere suonata una terzina di semicrome sull’hi-hat chiuso durante il terzo movimento, oppure con quanta probabilità dev’essere suonato un colpo di cassa sull’ottava semicroma di una battuta di 4/4, oppure ancora che percentuale di errore vogliamo dare al timing dell’esecuzione generale o di un singolo componente come il rullante o la cassa, e così via. Tutto questo rende l’esecuzione incredibilmente naturale e “umana”, considerando anche il fatto che Jamstix utilizza tecnologie come la “velocity variance” che, come si potrebbe facilmente intuire, consente di variare leggermente il livello di velocity midi usato sullo stesso tamburo per evitare il cosiddetto effetto mitragliatore, oppure gli x-samples che, per lo stesso scopo, suonano campioni diversi anche se il livello di velocity non cambia. I campioni forniti con Jamstix sono di ottima qualità ed includono la registrazione separata dell’ambiente naturale ripreso durante la fase di campionamento, sono liberamente editabili per quanto riguarda parametri come il pitch, il pan, il volume ed il tempo di decay. Un mixer a quattro uscite stereo separate con compressori/limiter incorporati (Fig. 2) consente di ottenere dei mixaggi perfetti, adatti ad ogni genere musicale, e la possibilità di acquistare separatamente gli add-on packs arricchisce ancor di più la libreria disponibile.

Infine, troviamo anche una sezione dedicata alle percussioni (Fig. 3) come claves, tambourine, cow bells, shakers e bell chimes che possono suonare insieme alla batteria acustica creando una sinergia ritmica degna della migliore accoppiata Dave Weckl – Walfredo Reyes!


Creiamo un arrangiamento

Si possono creare arrangiamenti in diversi modi: per i più svogliati è possibile attivare la modalità Free Jam (Fig. 4) e lasciare che Jamstix faccia di testa sua. In questo modo, non bisogna far altro che collegare all’ingresso midi la propria tastiera e suonare, oppure collegare la chitarra o il basso elettrico all’ingresso audio di Jamstix. Per chi invece non vuole programmare patterns e arrangiamenti, ma non vuole neanche lasciare troppo spazio al suo Phil Collins elettronico, si può usare la modalità Keyword Jam (Fig. 5) che consente di scegliere alcuni fra i tantissimi stili e patterns preimpostati e lasciare che Jamstix suoni solo secondo il genere prescelto. Per chi, invece, vuole consegnare la partitura al suo batterista e pretende che sia seguita alla semibiscroma, allora si possono programmare i pattern, ovvero singole misure, e gli arrangiamenti – ossia la sequenza dei patterns con l’inserimento di introduzioni, fills, pause e finali. A questo punto, ho preparato delle piccole dimostrazioni che troverete cliccando i link .mp3 all’interno dell’articolo.

La prima (il file “Jamstix_Arrangement_(84bpm).mp3”) è un piccolo brano a 84 bpm registrato con un basso, un piano Rhodes e un organo Hammond. Ho preparato due pattern principali su cui poi Jamstix improvviserà piccole variazioni, ed una piccola linea di arrangiamento che prevede una misura di introduzione, dei fills, un passaggio al refrain, un piccolo assolo finale fatto da una sequenza di tre fills e un finale (Fig. 6). Per comodità, ho voluto includere anche due tracce mp3, l’una contenente solo la traccia di batteria e l’altra il resto degli strumenti, e il file di arrangiamento per chi volesse provare personalmente ad eseguire il brano con la sua copia del software.

Nella modalità Manual Jam si lascia al plug-in il giusto spazio per umanizzare l’esecuzione batteristica senza inquinare troppo la ritmica con interventi superflui, e il risultato è a dir poco stupefacente. Da notare che per queste demo ho utilizzato i suoni interni comprendenti anche gli add-on packs “Brushpak” e “Drum Pak #1” acquistabili direttamente dal sito della Rayzoon per pochi dollari. La composizione di un singolo pattern è estremamente facile: la schermata è divisa in diverse sezioni (Fig. 7), ognuna dedicata ad un componente fondamentale della batteria, e cioè la cassa, il rullante, la sezione di accompagnamento formata da hi-hats e ride, i tom-toms e i piatti. Il tempo standard è in 4/4 e la risoluzione è in sedicesimi, ma è possibile suonare anche tempi dispari e shuffle. Proprio per aiutare i più inesperti in fatto di metrica musicale, le note si inseriscono in semplicissime griglie suddivise in quarti, ottavi, sedicesimi precedenti e successivi, mentre col tasto destro del mouse si possono impostare i livelli di velocity con cui una determinata nota dev’essere suonata. Per quanto riguarda hi-hats e ride, si possono automaticamente aggiungere gli ottavi o i sedicesimi, mentre per il rullante possiamo decidere di far suonare anche le ghost notes (quei leggerissimi colpi intermedi che arricchiscono l’accompagnamento). Ovviamente il brain si incarica anche di evitare situazioni in cui vengano suonati contemporaneamente 4 tom, 3 piatti e il rullante, cosa umanamente impossibile. Infine, si possono salvare e caricare nuovi pattern, copiarli da uno slot all’altro e anche programmarli suonando direttamente sulla tastiera grazie alla funzione Learn. Come secondo esperimento, ho collegato il mio piano Rhodes all’ingresso audio di Jamstix grazie all’utility plug-in audioM8 (che consente di instradare facilmente l’audio di una traccia direttamente all’ingresso di Jamstix in quegli host VST che non consentono di farlo direttamente) e ho improvvisato un piccolo funky alla meno peggio! Non fate caso al mio modo di suonare, ma notate come Jamstix segue la dinamica della musica. E’ possibile stabilire in che modo Jamstix debba regolarsi durante l’esecuzione tramite i controlli funkyness e complexity, i livelli minimi e massimi di velocity, il regolatore della modalità power play e tanti altri parametri, ottenendo risultati che spaziano da un infuriato John Bonham a un precisissimo Lele Melotti.

Ultimo esperimento:

Ho caricato una libreria di basso in Halion e ho collegato l’uscita midi della traccia all’ingresso di Jamstix, ho selezionato la modalità Manual Jam, ho programmato un pattern e mi sono improvvisato Marcus Miller! Anche in questo caso la risposta è stata sorprendente, tanto più che utilizzando l’ingresso midi abbiamo a disposizione ulteriori controlli, impostabili nella sezione Jam Habits, che ci permettono di decidere come deve reagire il brain in determinate situazioni: per esempio se stiamo suonando un lento e ogni 2 misure c’è un accento sul quarto movimento, Jamstix automaticamente impara dove si trovano gli “obbligati”; oppure se suoniamo singole note lentamente, Jamstix le può accentare con dei leggeri colpi sul ride.

Conclusioni

Jamstix si comporta proprio come un vero batterista, segue l’arrangiamento quando deve, suona i fills quando deve, non va mai fuori tempo oppure sì, ha un buon senso di interplay sebbene a volte possa andar fuori di testa, e se lo lasci a ruota libera non si ferma più finché non gli levi le bacchette di mano… o premi STOP! Tecnicamente parlando, è l’ideale per chi non sa come programmare delle parti di batteria MIDI che suonino in modo piuttosto realistico, è particolarmente indicato per il project-studio dove si preparano provini o basi musicali, ma può anche essere uno strumento professionale se usato da mani esperte. Attualmente è disponibile solo in versione VST per piattaforma Windows ed è acquistabile unicamente via internet dal sito www.rayzoon.com e il download completo supera il centinaio di Mb, quindi è richiesta una connessione veloce. L’installazione sia del programma in sé che degli add-ons è semplice e rapido, la compatibilità con i più famosi hosts VST è più che garantita ed il supporto tecnico è ottimo. Credo che pure il programmatore MIDI più esperto non sfrutterebbe neanche la metà di tutto il potenziale di Jamstix, ma di una cosa sono certo: il divertimento è assicurato!

Intervista con Ralph Zeuner

Personalmente sono venuto a conoscenza di Jamstix prima ancora che la versione definitiva fosse pubblicata, e conobbi l’autore, Ralph Zeuner, sul forum di KvR all’inizio del 2005, quando di questo favoloso programma si cominciava appena a vociferare. Presissimo dalla curiosità, fui tra i primi ad acquistarlo in prevendita al prezzo di 89 dollari americani e cominciai fin da subito a comporre qualche nuovo brano con l’aiuto del mio nuovo Dave Weckl elettronico, tant’è che sul sito della Rayzoon ci sono ancora delle demo suonate da me. In occasione di questo articolo, ho chiesto a Ralph di concedermi una breve intervista.

Guido Scognamiglio: Com’è nata l’idea di Jamstix?

Ralph Zeuner: Il progetto di Jamstix è nato intorno al 2000, quando ero oramai stufo di programmare le parti di batteria manualmente per i miei brani, e mi accorsi che non esistevano strumenti sul mercato in grado di aiutare il musicista a creare arrangiamenti realistici e originali. Avevo bisogno di qualcosa che si prendesse la briga, al mio posto, di “umanizzare” la batteria per quanto concerne la dinamica e gli accenti, che consentisse di arrangiare pattern multipli e aggiungere dei fill durante il brano. Allo stesso tempo, pensai che uno strumento del genere potesse anche sviluppare autonomamente delle ritmiche originali “al volo” basandosi su determinati parametri, così studiai un metodo per analizzare le note MIDI e il volume dell’audio per controllare l’esecuzione della traccia di batteria. Ho trascorso anni a raccogliere idee e implementare prototipi di un cervello artificiale capace di generare note MIDI in base all’input MIDI o audio. Ricordo ancora la mia prima jam con uno dei primi prototipi di Jamstix: mi sembrava di aver suonato per 5 minuti ma in realtà ne erano trascorsi almeno 20 suonando e ascoltando le reazioni del software! Il senso dell’interazione era sorprendente e chiaramente ispirava il mio processo creativo. Fu allora che capii che stavo avvicinandomi a qualcosa di concreto. La cosa cominciò a prendere definitivamente forma quando nacque lo standard VST, rendendo possibile l’uso di uno strumento simile all’interno di altri software musicale, creando così un’enorme versatilità. In ultimo, aggiunsi l’input audio dando all’utente la possibilità di usare Jamstix in diversi modi.

GS: Non temi che la computer music possa un giorno rimpiazzare completamente la musica suonata alla vecchia maniera?

RZ: Assolutamente no. Si tratta solo di facilitare il compito, ad un musicista, di creare la propria musica. Ho bellissime idee musicali in mente che vorrei realizzare, ma sicuramente non posso beneficiare di musicisti veri ogni volta che ne ho bisogno. Ed è qui che tornano utili strumenti come Jamstix.

GS: Come paragoneresti Jamstix ad altri programmi musicali basati sull’intelligenza artificiale? Cosa lo rende così “diverso”?

RZ: Beh, piuttosto i paragoni li lascerei fare agli altri. Semmai, posso parlarti della tecnologia che c’è dietro Jamstix. Un batterista ha dei precisi schemi mentali (ti prego, niente battute sui batteristi!) in risposta a ciò che stanno suonando gli altri musicisti e a che tipo di musica si sta approcciando. Jamstix tenta di catturare tutti questi processi mentali e li sovrappone in modo “musicale”. Infine, un filtro intuisce tutte quelle situazioni “impossibili da suonare” e le elimina dall’esecuzione in base a delle priorità. Questo tipo di approccio è unico sul mercato, per quanto ne sappia.

C’è poi una serie di componenti individuali che interagiscono fra di loro, dando a volte dei risultati sorprendenti anche per me che, in quanto autore, non ho affatto programmato.

GS: Dove e come hai registrato i campioni inclusi in Jamstix?

RZ: Le registrazioni e l’editing sono state fatte nel mio studio personale. Ho fatto diversi esperimenti con differenti livelli di dinamica, cattura dell’ambiente e campionamenti alternati, allo scopo di ottenere risultati realistici mantenendo un buon compromesso fra uso della CPU e della memoria. Lo stesso vale per la selezione dei kit: ho in mente dei suoni specifici e pertanto cerco di procurarmi le attrezzature adatte per realizzare quei suoni.

A dire la verità, non mi aspettavo che così tanti utenti fossero interessati ad usare i suoni interni, credevo piuttosto che molti fossero interessati ad usare librerie di alto livello come BFD e DFHS. Tuttavia, ho notato che c’è come un vuoto fra le librerie economiche e quelle di alto livello, sicché Jamstix tenta di colmare quel vuoto tanto che c’è stata una forte domanda di nuovi suoni e ultimamente siamo stati molto impegnati per la creazione degli expansion packs.

GS: Chi credi che sia il potenziale target di Jamstix?

RZ: Chiunque crei musica col computer è un potenziale acquirente di Jamstix! Puoi usarlo come un semplice modulo sonoro, oppure per improvvisare musica insieme a te, puoi usarlo per creare gli arrangiamenti o lasciare che li crei lui per te. E’ un po’ come il coltellino svizzero del batterista informatizzato! Comunque sia, molti si lasciano ingannare dal prezzo basso di Jamstix, ma in realtà potresti ottenere risultati altamente professionali anche senza usare una libreria di alto livello.

GS: Pensi che unirti ad una grande software house potrebbe incrementare le tue vendite?

RZ: Sono aperto a qualsiasi possibilità riguardante il futuro, ma nel frattempo mi piace godermi lo stretto controllo che ho dei miei prodotti. Essere autonomo mi consente di offrire Jamstix ad un ottimo prezzo e offrire un buon supporto. La riposta della comunità è stata meravigliosa, davvero non ero pronto a questo senso di soddisfazione che puoi ottenere quando interagisci direttamente con i tuoi acquirenti.

GS: Ora quali sono i tuoi progetti futuri?

RZ: Beh, all’inizio dell’anno prossimo abbiamo in progetto di pubblicare Jam Bass, un software che fa per il basso ciò che Jamstix fa per la batteria. I due software saranno anche predisposti a “dialogare” l’un con l’altro per creare un gruppo sinergico. Ci sono altri progetti nel cassetto, come un percussionista virtuale e, ovviamente, Jamstix 2 che vedrà la luce forse alla fine del 2006. A parte questo, ho in mente tante altre idee originali, ma è ancora troppo presto per parlarne!

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