In questo articolo ci occuperemo della modellazione Universal Audio UAD (Apollo e Satellite) del riverbero Lexicon 480L, ma prima di arrivarci spenderemo due parole sulla storia della macchina originale.
1986:
Il modello 480L è, sicuramente, una delle attrezzature più iconiche della storia della musica moderna; apparso in infinite immagini di studi di registrazione del calibro di Ocean Way o Capitol Records o Abbey Road, sotto forma del suo maneggevole controller bianco LARC (Lexicon Alphanumeric Remote Control), si è reso protagonista del suono di un’ epoca che pare non sia mai finita.
Introdotto nel 1986, il Lexicon 480L (da qui in poi semplicemente 480) consisteva in un aggiornamento del precedente modello Lexicon 224 del quale raddoppiava la potenza di calcolo con una seconda macchina aggiuntiva richiamabile dai tasti A/B in verde sul pannello frontale, aggiungeva nuovi algoritmi e migliorava la qualità del convertitore D/A in uscita.
L’ unità hardware detta main frame, è contenuta in uno chassis nero, della dimensione di 4 unità rack, che era solito essere relegato lontano dal fuoco delle casse, mentre il LARC veniva tenuto a distanza ragionevole dalle mani del tecnico per permettere un agevole editing dei parametri dell’algoritmo.
Il 480 aveva un costo considerevole nel 1986, intorno ai 20.000 dollari. Per farci una idea della sua qualità, rimasta insuperata nel tempo, ancora dieci anni dopo la sua messa in commercio veniva venduto per 15.000 dollari. Il costo proibitivo ne faceva uno strumento ad appannaggio dello studio professionale world class.
Partendo da queste premesse, e aggiungendo che nella mia esperienza personale non posso annoverare l’uso intensivo del 480, per una lucida analisi, ho pensato di compensare la mancanza chiamando a testimoniare, sulla storia e l’utilizzo della macchina originale, due veterani del settore: Massimo Aluzzi e Peppe Innaro, le cui interviste verranno pubblicate nella seconda parte di questo articolo (già pronte al momento in cui scrivo).
Il Plugin:
Il plugin UAD si presenta nelle sue versioni usuali: Vst 2.4, Audio Units, Rtas e AAX 64 bit e propone l’incarnazione del 480L nella sua ultima versione con il firmware finale 4.1 (eccetto il bug della funzione DCO).
L’ interfaccia rappresenta il LARC semplificato, recante il display nella parte superiore;
I tasti A/B per l’ accesso dei due motori del 480L diventano un A/B per immagazzinare due settings da comparare o da richiamare al volo con una automazione (da notare che i control change per le due macchine sono differenti come specificato da manuale UAD); il tastierino numerico ha la doppia funzione di richiamo rapido dei preset della banca selezionata oppure premendo il tastino open alla sua sinistra, mostra i guadagni di ingresso e di uscita del plugin; segue una fila di otto pulsanti per funzioni mondane, il mute degli ingressi, l’indirizzamento dell’effetto sulle uscite ausiliarie (anche qui i programmatori di UAD sono stati talmente precisi da voler modellare sottili differenze tra la uscita main e quella ausiliaria della macchina) le impostazioni del meter e quelle di wet dry.
Troviamo infine i sei slider multi funzione, i tasti per sfogliare banche e presets e per ultime le pagine delle funzioni degli sliders mostrate dal display inferiore.
In Uso
Il plugin 480L è sicuramente un processore importante, anche nella quantità di risorse che consuma. Il mio meter mi mostra un 61.6% di carico per un DSP e un 71.8 % di carico della PGM per processore. Ormai siamo entrati nell’ordine di idee che i plugin di UAD debbano essere integrati in un sistema di plugin host based che garantiscano una certa versatilità e leggerezza del workflow per non delegare tutta la potenza di calcolo alla DSP e che i processori aperti su UAD debbano essere centellinati in punti chiave ove si abbia una necessità di una emulazione analogica dinamica e credibile.
Nell’interazione e nel confronto con altri sistemi di riverberazione plugin based salta all’orecchio la incredibile profondità del processore. Confrontato anche con riverberi blasonati di UAD come “Pure Plate” si capisce Lexicon come si colloca nella storia della riverberazione e perché non risulti mai datato. A primo impatto “Pure Plate” appare più profondo ma nel momento in cui dobbiamo calare la riverberazione in un mix un minimo più articolato Il Lexicon riesce ad essere scolpito con infinita precisione mantenendo le sue caratteristiche avvolgenti.
Includiamo al presente articolo vari file dimostrativi che vi consiglio vivamente di scaricare (da un link soundcloud che ascoltato in streaming è pessimo) ed ascoltare all’interno di una DAW. I suddetti file sono dei rendering semplicissimi di riverberazioni preset applicate sulla bellissima voce dei “The love handles” Renata De Lucia, che ringraziamo per la disponibilità. La voce in questione è tratta dalla canzone “Bob Soul” che potrete trovare sul loro soundcloud ed a breve su youtube.
Questa la chiave di volta del plugin; come per l’hardware originale il motivo per cui di volta in volta lo sto scegliendo tra gli elenchi di processori disponibili: una riverberazione solida e densa che non teme l’editing. Da un chitarra e voce fino a un complesso mix acustico o uno scarno pezzo trap, con il 480L si riesce sempre a definire il contorno della porzione di spazio che vogliamo riempire, preciso e tridimensionale. Dove l’utilizzo di un plate o di un chamber è situazionale e pesantemente dipendete dall’arrangiamento, il Lexicon trova sempre il modo di adattarsi grazie alla incredibile e geniale struttura di generazione della riverberazione, non avendo nessuna paura di confrontarsi dopo l’editing con la densità di processori magari meno versatili ma più caratteristici.
Penso sia passato diverso tempo da quando è stato rilasciato questo processore, almeno 5 mesi, siamo ormai all’alba del magnifico Capitol Chambers, che recensirò dopo almeno 20 mix fatti su di esso. Tutto questo tempo ha fatto si che io potessi metabolizzare un editing credibile con questo processore. Partendo dall’ handicap di avere utilizzato l’originale in, forse, 5 sessioni nella mia vita, questo splendido plugin mi ha dato la possibilità di capire che il Lexicon sound, incarnato da questo strumento sicuramente in una percentuale elevatissima, non è un colore caratteristico di un’ epoca ma uno strumento mutevole e multiforme, sempre al servizio della tecnica o della creatività. Per un ulteriore approfondimento e un confronto con la riverberazione del processore originale vi rimando alla parte seconda di questo articolo, dove riporterò gli stessi esempi audio che possiamo ascoltare oggi, processati dalla macchina originale, così da poter quest’ultimo tassello per giustificare l’entusiasmo che mi pervade quando parlo di questo plugin.
Tweaking
La vera capacità di gestire questa macchina sta nella conoscenza dei parametri associati agli sliders, che possiamo sfogliare premendo gli ultimi tasti in basso a destra. È di importanza centrale prendere familiarità con i parametri definiti dall’algoritmo prescelto, ne troviamo una spiegazione approfondita sia sul manuale di Universal Audio che su quello originale del 480L scaricabile da questo link.
Non c’è intuito che tenga, a diversi algoritmi di riverberazione o effetto corrispondono parametri diversi che sortiscono una manipolazione dell’inviluppo degli spazi generati. È quindi importante, prima di cimentarsi nel cercare di adattare la forma del riverbero al contesto in cui lo stiamo calando, capire chi moduli cosa e quando.
A qualcuno potrebbe sembrare ridondante, ma vorrei comunque dare una mano ai curiosi non anglofoni che leggono questo articolo traducendo parte del manuale, anche solo per quello che riguarda i parametri degli algoritmi di riverberazione, facendo successivamente una veloce analisi, tutt’altro che esaustiva degli sliders che sono la chiave di volta della manipolazione della riverberazione. Ovviamente non posso dilungarmi in questa traduzione con spazio illimitato e se andate a guardare il manuale di UAD potete rendervi conto di cosa io stia parlando, ma vi assicuro che leggendo la descrizione dei parametri di riverberazione facendoli nostri , faremo un salto quantico sia nel nostro modo di ascoltare lo sviluppo del riverbero nel tempo, sia nel modo in cui lo gestiamo.
I parametri qui di seguito elencati e tradotti danno una idea concreta della complessità della macchina. Aggiungiamo all’elenco appunti e note introdotti dagli stessi programmatori di Universal Audio che chiarificano la motivazione di alcune scelte effettuate nel corso della modellazione del plugin.
Questo è l’insieme dei parametri che sono attivi nel momento in cui scegliamo la maggior parte degli algoritmi di riverberazione. Una semplice lettura di questi parametri è discretamente improduttiva; bisogna leggerli, concettualizzarli e impadronirsi delle funzioni da loro espressi mentre si sta editando il riverbero prescelto. E’ una cosa che ho trovato molto istruttiva.
Parametri di pagina 1
1 RTM Reverb Time: Il tempo di riverberazione definisce la durata del riverbero (in secondi) delle frequenze medie. Il parametro della seconda pagina BAS, ovvero il bass multiplier si basa da questo parametro per definire il moltiplicatore dei bassi, di conseguenza questo valore è l’effettivo controllo master per definire la durata del riverbero una volta stoppato. Quando DCO (decay optimization, parametro di pagina 2) è impostato in reverb mode (REVERB 0 – 9) il valore di RTM varia al variare di SIZ (size, parametro di pagina 1), consigliamo di impostare prima il valore di size perché il reverb time varierà a seconda della sua impostazione. L’interazione con SIZ si interrompe quando DCO è impostato su valore effetto (EFX 0-9)
2 SHP Shape: shape si traduce come forma, agisce in congiunzione con SPR (spread diffusione), per definire l’ambiente globale della riverberazione.
Minore è il valore di SHP più il riverbero si costruisce e decade velocemente, più aumentiamo questo parametro più l’attacco del riverbero rallenta e perdura con il valore definito con SPR (spread, diffusione parametro di pagina 1).
3 SPR Spread: propagazione, lavorando insieme a Shape definisce il controllo del profilo del riverbero. SPR controlla la durata del profilo iniziale dell’inviluppo del riverbero (shape determina l’inviluppo). Bassi valore di SPR corrispondono a un rapido insorgere della riverberazione all’inizio dell’ inviluppo con poco o nessun sustain, valori maggiori sviluppano sia sul attacco che sul sustain del riverbero. Il range di SPR varia a seconda del valore di SIZ (4 SIZ size, dimensione, parametro di pagina 1).
SPR e SHP controllano la velocità con la quale il riverbero si forma e come il riverbero perdura e poi comincia decadere, quando DCO è impostato in reverb mode (REVERB 0 – 9) SPR è in link con SIZ e il valore di SPR dipende dalla SIZ selezionata.
4 SIZ Size: dimensione. SIZ definisce la velocità dell’insorgere della diffusione dopo il periodo iniziale, ed agisce come master control per RTM e SPR. Per questa ragione SIZ può essere usato per trasformare un riverbero molto largo in uno estremamente sottile. Imposta il valore di SIZ più o meno al valore dello spazio che intendi ricreare. La dimensione (espressa in metri) è approssimativamente la misura più grande dell’ambiente desiderato. Da notare che intervenire sul valore di SIZ mentre un segnale è in ingresso, mette in bypass momentaneo l’effetto.
5 HFC HF cutoff: Filtro passa bassi. Imposta la frequenza dalla quale parte un filtro passa bassa con pendenza 6 db per ottava. Il filtro taglia sia i pre-echo che il suono riverberato. Modula il filtro passa bassi, per attenuare le alte frequenze in modo da ottenere una riverberazione dal suono più naturale.
6 PDL Pre-delay: Il pre-delay imposta la quantità di tempo (in millisecondi) che intercorre tra l’evento introdotto dal segnale non processato nell’ingresso del processore e l’effettivo evento di riverberazione.
NOTA: come nell’hardware originale i tempi di pre-delay potrebbero non corrispondere con quelli mostrati dal display.
Parametri di pagina 2
7 BAS Bass Multiply: Il moltiplicatore di bassi imposta il tempo di riverberazione delle basse frequenze fungendo da moltiplicatore del parametro RTM (pagina 1). Per esempio, se il BAS è impostato a 2.0, e RTM è impostato a 2 secondi il tempo della riverberazione delle basse frequenze durerà 4 secondi. Per l’emulazione di un ambiente Hall naturale, utilizzare valori di BAS al di sotto di 1.5
8 XOV Crossover: XOV imposta il valore in frequenza (hz o Khz) al quale la riverberazione in bassa frequenza si trasforma nella riverberazione delle medie frequenze. XOV dovrebbe essere impostato almeno due ottave sopra la bassa frequenza che vuoi incrementare. Ad esempio per incrementare un segnale con BAS a 100Hz XOV dovrebbe essere impostato a 400 (tipica impostazione per la musica classica). XOV funziona al meglio per incrementare le frequenze basse quando impostato circa a 500hz e intorno a 1.5khz quando si vuole invece attenuarle.
9 RTC Reverb Time HF Cut: Il taglio delle alte frequenze del tempo di riverberazione imposta il valore in frequenza al di sopra del quale i suoni decadono a una velocità progressivamente sempre più veloce, filtrando la riverberazione ma non i pre-echi. Bassi valori di RTC creano un tono riverberante più scuro, simulando l’effetto dell’assorbimento dell’aria in un ambiente reale. Aiuta inoltre nell’evitare che la riverberazione ingolfi il suono diretto.
10 DIF Diffusion: Diffusione, controlla il grado con il quale la densità iniziale degli echi aumenta nel tempo. Alti valori denotano un alto incremento iniziale della densità degli echi, bassi valori corrispondono a una densità più bassa. Dopo il periodo iniziale, nel quale l’insorgere dell’eco è controllato da DIF, la densità continua a cambiare alla velocità determinata da SIZ.
11 DCO Decay optimization: Ottimizzazione del decadimento. altera le caratteristiche del programma in risposta al cambiamento dei livelli di input. Questo contribuisce a un decadimento più naturale della riverberazione. DCO fornisce due modalità: REVERB e EFFECT. Ogni modalità ha una gamma da 0 a 9.
Nella modalità EFFECT, valori da 0 a 9 hanno lo stesso effetto naturale che nella modalità REVERB, ma a differenza della modalità REVERB, in quella EFFECT SPR non è bloccato da SIZ così è possibile avere alti valori di SPR con bassi valori di SIZ, il che può risultare in soluzione interessanti ma innaturali.
NOTA DEL MANUALE UAD: nel firmware 4.10 c’è un bug nel calcolo del DCO che causa delle scariche continue nell’audio. Questo bug non era presente nelle versione precedenti del firmware. E’ stata intenzionalmente evitata l’inclusione di questo bug nella emulazione del 480L di UAD.
12 MIX: il valore di mix, una volta escluso il tasto WET SOLO imposta il rapporto in uscita dal processore tra il segnale non processato e quello processato.
Parametri di pagina 3
Pre-Echo Levels da 1 a 6 o 1,2: (questi parametri non sono automatizzabili con superfici di controllo esterne o automazioni). I parametri di riflessione Pre-echo cambiano l’ubicazione percepita delle superfici riflettenti che circondano la sorgente. I livelli di pre-echo modulano il volume percepito dei corrispondenti ritardi dei pre-echo che troviamo a pagina 4. A seconda del programma troviamo due o sei pre-echo disponibili.
Il concetto di pre–echo può essere più facilmente intuito visualizzando un palco dove le prime riflessioni sono i suoni emanati dai muri posteriori e laterali che arrivano dopo il suono diretto del palco. Usualmente la riflessione del muro posteriore è più forte e immediata rispetto a quella dei muri laterali. I pre-echo sono dei cluster di echi la cui densità è definita da DIF.
Parametri di pagina 4
Pre-Echo Delay Time da 1 a 6 o 1,2:(questi parametri non sono automatizzabili con superfici di controllo esterne o automazioni) per ognuno dei parametri “Pre-echo level”, c’è uno rider corrispondente “Pre-echo Delay Time”. A seconda del programma troviamo due o sei pre-echo disponibili. Pre-echo Delay Time imposta per ognuno dei Pre-echo. Il parametro Pre-echo Delay Time non è influenzato da PDL (pagina 2 degli sliders), in questo modo i Pre-echo possono essere posizionati prima che avvenga la riverberazione.
Confrontandomi con molti miei colleghi non necessariamente più anziani, ma sicuramente più esperti nella manipolazione della macchina originale, mi hanno quasi tutti confessato che il primo approccio con il Lexicon 480L era davvero difficile per la quantità di parametri da gestire, cosa che spesso veniva fatta durante una sessione. Ci troviamo, quindi, di fronte a un motore di riverberazione dalla curva di apprendimento non lenta ma sicuramente non intuitiva,
Partendo da parametri come SIZ, RTM, PDL, e DCO si può scolpire qualsiasi ambiente reale o astratto in maniera estremamente rapida, posto che sia chiaro il punto di arrivo.
Ringraziando Silvio Speranza dell’ Arte dei Rumori Studio che mi ha dato l’opportunità di approfondire l’argomento nella sua struttura e per aver messo a disposizione le tracce di voce registrate sempre presso l’Arte dei Rumori Studio, vi rimando alla seconda parte dell’articolo nel quale approfondiremo ulteriormente la storia e l’interazione con il Lexicon 480L insieme ai fonici Massimo Aluzzi e Peppe Innaro.
Giovanni Roma










