Plugin Alliance è un’azienda che non ha bisogno di grosse presentazioni. Stiamo parlando di uno dei maggiori produttori di plugin professionali. Di recente ha rilasciato la versione software del noto compressore Vari-MU (valvolare) SPL IRON: uno dei plugin più chiacchierati del momento.
Ad occuparsi della realizzazione di questo è stato Brainworx, un noto marchio che ha sviluppato tanti altri plugin, che lavora inoltre per Universal Audio.
SPL IRON viene etichettato come “mastering compressor”, tuttavia lo testerò a 360° prima di dare un giudizio completo.
L’interfaccia

Questo compressore nel mondo reale lavora a 120 V DC, cosa che garantisce un elevata headroom, un range dinamico importante e un rapporto segnale/rumore ottimale.

Da come si può vedere nella seconda immagine, esso utilizza una tecnologia paralell dual-tube circuit oltre al fatto che ci sono dei trasformatori.
Inoltre viene mostrato anche il flusso del segnale audio e come interagiscono tra loro i vari controlli, dal punto di vista dei voltaggi.
Prendiamo adesso come riferimento la prima immagine per cercare di comprenderli al meglio.
Regolando L’INPUT e la THRESHOLD stabilisco quanto materiale audio deve essere coinvolto nella compressione.
Vi faccio notare che questo compressore non ha un controllo della ratio, e questa di base non è fissa. La cosa non deve sorprendere più di tanto quando si parla di compressori Vari-MU (si scriveμ ).
Agendo sui due controlli appena citati posso influenzare la ratio. In poche parole: più alzo l’input, più abbasso la threshold e più la compressione sarà decisa.
Con il controllo di OUTPUT posso fare eventuali compensazioni di volume, nonché regolare il livello generale. Da notare inoltre che le manopole di input e output lavorano a scatti; +/- 2 dB per essere precisi.
Per quanto riguarda ATTACK e il RELEASE non c’è molto dire, specie se li considero singolarmente. Posso però dirvi che questi vengono influenzati da altri controlli; continuiamo quindi ad esplorare l’interfaccia per capire meglio il tutto.
Tramite uno switch a 3 posizioni posso regolare il TUBE BIAS. Prendiamo per un attimo la seconda immagine come riferimento: il bias della valvola è il voltaggio presente sulla griglia, il quale influenza il flusso di segnale audio dal catodo all’anodo.
Più questo voltaggio è elevato e più questo flusso di segnale è debole; ne consegue una compressione sempre più decisa.
Per produrre il voltaggio per controllare le valvole collegate in parallelo, il dispositivo si serve di un circuito raddrizzatore (RECTIFIER).
Per essere più precisi, abbiamo a disposizione 6 circuiti raddrizzatori che utilizzano tecnologie differenti (led, silicio, germanio) così come le capacità dei condensatori; queste ultime si misurano in farad (F).
Ogni circuito raddrizzatore, in base alle proprie caratteristiche, è in grado di modificare i valori di ATTACK e RELEASE; può quindi alterare il comportamento del compressore in maniera evidente.
Sul manuale troverete una tabella con tutti i valori di attacco e rilascio in gioco, anche se è buona cosa sperimentare con le orecchie anziché fare riferimento ai numeri.
Ai più “coraggiosi”, nonché a coloro che masticano un po’ di elettronica, lascerò un link riguardo i circuiti raddrizzatori.
Abbiamo a disposizione 4 tipologie di side chain interno (SIDE CHAIN EQS) abbastanza particolari, più la possibilità di poter utilizzare anche un side chain esterno.
Ognuno di questi porta a reagire il compressore in maniera più evidente ad alcune frequenze rispetto ad altre.

Il comportamento del dispositivo è fortemente influenzato da tutti questi controlli. Non possiamo (e non dobbiamo) affidarci solamente alle manopole attack e release.
È presente inoltre un meter che può essere utilizzato per visualizzare la gain reduction (GR) oppure come classico VU METER.
Post compressore, tramite uno switch, è possibile equalizzare il segnale audio velocemente, sfruttando 2 preset di equalizzazione: AIRBASS e TAPE ROLL OFF.
Il primo enfatizza i due estremi di banda, mentre il secondo effettua il classico roll off sulle alte e sulle bassissime, tipico dei registratori a nastro. Per fare questi interventi il dispositivo utilizza due filtri passivi.
C’è da dire che, bypassando questi due preset, il compressore comunque non ha una risposta in frequenza perfettamente “flat” da 20Hz a 20KHz. Ho riscontrato infatti un leggero roll off sulle altissime e sulle bassissime, dopo aver fatto il classico test con il rumore bianco.
Questa cosa non deve sorprendere più di tanto, in quanto stiamo analizzando un compressore “analog in the box”.
Anche sul manuale della macchina originale è presente una risposta di questo tipo; del resto il manuale del plugin è in buona parte una copia di quello dell’hardware.

SPL IRON: risposta in frequenza e preset di equalizzazione
Lo switch SC LINK, se regolato verso il basso, ci consente di far lavorare il dispositivo in modalità dual mono. I due compressori che vedete nella prima immagine lavoreranno separatamente, quindi i canali left- right oppure mid-side vengono processati in modo indipendente. Questa modalità consente di preservare l’immagine stereo il più possibile o addirittura di espanderla, specialmente quando si lavora in modalità mid-side (M/S), in quanto vi è la possibilità di lavorare con i parametri dei due compressori in modo non linkato (PARAMETER LINK disattivato) settandoli indipendentemente. Tra l’altro posso comodamente mettere in solo il mid o il side, andando in alto a destra.
Regolando invece lo switch verso l’alto, il dispositivo lavora nella classica modalità stereo, in cui bisogna immaginare di fare riferimento a un solo compressore (fisicamente i canali sono sempre 2). Infatti il pulsante parameter link in questo caso non fa alcuna differenza: i parametri dei due compressori sono sempre linkati. Questo settaggio può tornare utile se si ha intenzione di preservare potenzialmente la mono compatibilità della traccia audio, in quanto i due canali s’influenzano a vicenda dal punto di vista della compressione, senza contare il fatto che il suono è differente rispetto al caso precedente. Ad ogni modo si possono comparare velocemente i due risultati e decidere.
Funzionalità curiosa
È possibile attivare una funzione di AUTO BYPASS tramite lo switch posizionato al centro dell’interfaccia.
Usando la manopola INTERVAL è possibile stabilire dopo quanti secondi il dispositivo deve disattivarsi/riattivarsi (lo farà in modo ciclico).
Anziché utilizzare i secondi, possiamo sincronizzarci col BPM della sessione, posizionando lo switch su HOST SYNC. In tal caso dovremo prendere come riferimento la griglia della sessione.
Questa funzione può tornare utile a coloro che vogliono concentrarsi sul suono e fare poi le opportune comparazioni a intervalli regolari automaticamente, evitando di attivare e bypassare il plugin continuamente in modo manuale, oppure per fare una sorta di “blind test” senza sapere con certezza se il plugin è attivo o meno.
“Anche l’occhio vuole la sua parte”
È possibile cambiare la grafica andando nel menù UI in alto a destra, scegliendo una delle tre interfacce disponibili; questa cosa trova riscontro anche nella realtà.
Utilità
Il plugin offre la possibilità di memorizzare velocemente 4 preset, cosa molto utile considerando che i controlli in gioco di certo non sono pochi, oltre al fatto che si possono prendere delle decisioni molto velocemente, passando da un preset all’altro. Molti comodi anche i comandi interni Undo/Redo.
Controlli aggiuntivi by Brainworx: l’interfaccia inferiore
Vengono offerti altri controlli che vanno ad arricchire questo plugin: un HIGH PASS-SIDE CHAIN FILTER che può migliorare il suono in alcuni casi, escludendo una certa gamma di basse frequenze dalla detection del compressore.
Vi è la possibilità di manipolare l’immagine stereo in maniera molto veloce, agendo sui controlli MONOMAKER e STEREO WIDTH, che potete trovare anche su altri plugin Brainworx.
Inoltre possiamo lavorare in parallelo agendo sul controllo PARALLEL MIX, e, come accennato precedentemente, vi è anche la modalità M/S.

Un controllo assolutamente da non sottovalutare è HEADROOM: esso è in grado di cambiare in maniera netta il comportamento del dispositivo.
Lavorando con una headroom molto bassa il compressore può saturare/clippare molto facilmente, prima ancora di iniziare a lavorare concretamente (gain reduction bassa). Anche i livelli in gioco danno il loro contributo e comunque questa non è una cosa negativa, molto dipende dalla sorgente con cui abbiamo a che fare e se vogliamo aggiungere colorazione o meno al suono. Magari potrebbe funzionare sulla singola traccia in fase di mix oppure lavorando in parallelo.
Con una headroom alta il compressore lavora in maniera più elegante, si può quindi abbassare la threshold e/o alzare l’input per ottenere una compressione pulita, che potrebbe tornare utile magari in fase di mastering o quando si richiede una certa “trasparenza”.
Dando “priorità” maggiore all’input o alla threshold si possono ottenere colorazioni differenti, specie con bassa headroom. Anche tutti gli altri controlli fanno la loro parte, in termini di armoniche.
Attenzione al volume generale quando si esagera con l’input: gli scatti di +2dB non sono da sottovalutare. In tal caso la manopola dell’output può essere vostra “amica”.
TMT (Tolerance Modeling Technology)
Brainworx è proprietario di una tecnologia che ci consente di apprezzare nel mondo digitale le tolleranze dei componenti elettronici che costituiscono i dispositivi analogici. Questa è presente anche in altri plugin dello stesso produttore.
I componenti elettronici hanno delle tolleranze che trovate annotate nelle schede tecniche. Due resistori da 2K Ohm, apparentemente uguali, in realtà, a causa delle tolleranze, potrebbero avere dei valori diversi di resistenza; ad esempio uno potrebbe essere 1,8 K Ohm e l’altro 1,9 K Ohm.
Quindi due dispositivi, apparentemente uguali sulla carta, suoneranno con molta probabilità diversamente, anche se non in maniera sfacciata.
Brainworx mette a disposizione 19 o 20 canali diversi a seconda se usiamo la versione mono o se usiamo la versione a due canali, lavorando in STEREO MODE D (digitale).
In REAPER ho a disposizione solo quest’ultima versione che posso comunque adattare alle sorgenti mono.
Se lavoriamo invece in STEREO MODE A (analogico) possiamo scegliere due canali adiacenti, partendo da 1 fino a 20, magari facendolo in maniera RANDOM per poi fermarci quando il suono ci soddisfa pienamente.
Se lavoro in modalità stereo analogica, prendendo come riferimento una traccia mono, posso apprezzare molto facilmente la differenza tra i due canali adiacenti scelti, in termini di risposta in frequenza, di dinamica e così via.
In pratica, acquistando questo plugin è come se acquistassi più di un modello virtuale “analog in the box” dello stesso compressore.
Latenza e consumo CPU
Questo plugin rientra nella categoria dei plugin a basso consumo CPU ed è assolutamente a latenza 0. Possiamo caricare decine di istanze senza nessun problema (ho lavorato a 44/48 khz con un buffer size medio).
Conclusioni
Il prodotto costa 329 dollari (IVA esclusa), cifra sicuramente importante, ma tenete presente che Plugin Alliance lancia spesso delle offerte flash su prodotti specifici con sconti che possono arrivare fino al 90% (per gli utenti registrati).
Inoltre l’hardware originale costa 5000 euro, per cui “ai posteri l’ardua sentenza”. Di seguito, sintetizzo alcuni aspetti salienti:
- Parliamo di un compressore dal sound musicale nonché convincente.
- Non è immediato da settare, cosa che non deve preoccupare e non deve essere vista come un difetto, ma come sinonimo di versatilità.
- Possiamo conferire densità al suono oppure un carattere snap/punch, scegliendo l’opportuno circuito raddrizzatore, il giusto side chain e regolando di conseguenza l’attacco e il rilascio in base al suono che si ha in mente, senza tralasciare gli altri controlli.
- Possiamo saturare o distruggere il suono se vogliamo, lavorando magari con una headroom bassa e attacco veloce.
- Possiamo ottenere delle compressioni più trasparenti lavorando con una headroom alta, avendo cura di non rovinare i transienti, cosa gradita in mastering, oppure possiamo provare a contenere i picchi più forti e magari guadagnare volume percepito. Tuttavia molto dipende anche dalla traccia audio, nonché dal suo inviluppo e contenuto spettrale.
- Avere due controlli di side chain consente di aumentare ulteriormente la versatilità e di trovare il settaggio giusto in base alla traccia considerata.
- Molto graditi i controlli aggiuntivi dell’interfaccia inferiore così come i 2 preset di equalizzazione.
- Posso dire che trova terreno fertile sia in mix che in mastering.
- L’unica cosa che non ho gradito molto è stata la gestione a scatti di + -2dB, per quanto riguarda le manopole di input e output, perché non mi ha consentito di fare un gain matching in maniera perfetta.
Nella pratica, è bene iniziare con un tube bias basso o medio, per poi sperimentare (non costa nulla, come sempre) con tutti gli altri parametri che sicuramente danno un contributo non indifferente al suono.
Non bisogna sottovalutare i livelli in gioco e, soprattutto, non bisogna comprimere con gli occhi ma con le orecchie, specialmente quando si lavora con questo compressore. Guardare ogni momento la gain reduction, senza fidarsi del proprio ascolto, lascia il tempo che trova, oltre al fatto che è abbastanza controproducente, specialmente se il compressore viene settato senza cognizione di causa e senza avere la minima idea di dove si vuole arrivare dal punto di vista sonoro.
Ad ogni modo il prodotto è sicuramente consigliato e lo aggiungo volentieri alla mia collezione di compressori.
Prossimamente pubblicherò i risultati del test audio, con tutte le considerazioni del caso; nel frattempo vi lascio qualche link utile.
Per oggi è tutto, alla prossima.
Link utili
https://www.plugin-alliance.com/en/products/spl_iron.html