Come valutare ed interpretare quello che leggiamo ed ascoltiamo in una recensione musicale: storia ed attualità
Sì, avete letto bene: leggere e scrivere di musica e non la musica, è quello di cui voglio parlavi.
Scrivere di musica, ovvero usare le parole per trasmettere al lettore quello che il redattore ha provato uditivamente, non è cosa semplice ed immediata. Come potete ben immaginare stiamo parlando di “informazioni” raccolte con uno dei 5 sensi fondamentali: l’Udito. Queste informazioni elaborate successivamente dal nostro cervello diventeranno reazioni ed emozioni.

Oggi, grazie all’avvento della tecnologia, è apparentemente più “facile” poter rappresentare un suono. Sembra infatti “sufficiente” registrarlo ed allegarlo all’articolo. Il voluto virgolettato su “facile” e “sufficiente” è dovuto al fatto che in questo processo entrano in gioco numerosissimi fattori che possono alterare la realtà. Senza spingersi nella psicoacustica e restando su parametri più tecnici, possiamo ricordare che registrare un suono per poi presentarlo è cosa complessa e variabile: tecnica di ripresa, tipo di microfono, preamplificatore, sistema di registrazione, qualità delle apparecchiature ecc.; inoltre tutto ciò si interfaccerà successivamente con il sistema d’ascolto del lettore/ascoltatore => scheda audio, monitor, ambiente d’ascolto, ecc. Però una cosa è innegabile: i file audio allegati, nonostante i diversi bias, permettono al lettore/ascoltatore di “capire” il suono del prodotto provato e di discutere di audio ascoltando suoni. Contemporaneamente, l’autore dell’articolo, avendo testato direttamente lo strumento potrà evidenziare e condividere quelle che sono le caratteristiche salienti e gli aspetti particolari del prodotto.
Cosa certa è che scrittura ed audio allegato viaggeranno sempre più all’unisono completandosi a vicenda e rendendo le informazioni trasmesse più complete.
Negli anni 70–80 col fiorire delle riviste di Hi-Fi e di Strumenti musicali, in assenza della moderna tecnologia, si rese indispensabile trovare ed usare le giuste parole per poter esprimere e trasferire ai lettori quelle sensazioni uditive/cerebrali provate dagli autori durante i test.
Ovviamente, prima di scrivere cosa udito, bisognava descrivere la base operativa, ovvero: come era stato eseguito il test, la postazione e la posizione d’ascolto, le apparecchiature utilizzate, ecc. per poter ricreare, almeno immaginariamente, uno standard da cui partire. Quindi e finalmente, la descrizione di cosa si ascoltava.
A questo punto, per facilitare la comunicazione, sono stati coniati termini specifici, spesso presi in prestito da altre definizioni non musicali ma che riuscivano nella descrizione. Queste affermazioni, se analizzate in valore assoluto, potrebbero sembrare non avere alcun significato reale. Troviamo infatti negli articoli musicali espressioni del tipo: bassi granitici, bassi slabbrati, alti vetrosi, alti eterei, medi impastati, fiati graffianti,distorsioni trapananti …..
Chi non è appassionato di musica e tecnologie musicali, leggendo queste affermazioni prenderà sicuramente per pazzo, o almeno lo considererà stravagante, chi le ha scritte e chi le legge con attenzione. La comunità dei musicisti e degli audiofili invece capiranno perfettamente quello a cui la frase si riferisce e in alcuni casi riusciranno ad immaginare anche uditivamente il tutto.
Certo , come possono dei fiati essere “graffianti”, almeno per un comune mortale, ma vi assicuro che per gli addetti ai lavori questo termine evoca una precisa sensazione uditiva.
Ecco quindi che durante lo sviluppo delle riviste specializzate, facendo di necessità virtù, venne creato un nuovo lessico descrittivo musicale diventato poi uno standard ed ancora oggi usato , nonostante le nuove tecnologie e la rete.
Ad onor di cronaca va ricordato che è esistita anche una fase intermedia, prima dell’avvento dei file multimediali via internet, ed è stata quella dei CD allegati alle riviste. I supporti contenevano i file audio con le prove effettuate. Paradossalmente , questa fase multimediale “primordiale” è stata anche una fase più “controllata-standard” perché i file venivano prodotti sempre nelle stesse condizioni gli – studi della redazione- e quindi facilmente confrontabili. Restavano comunque molte delle limitazioni e bias accennati in precedenza.
Quindi, ricapitolando, quando leggiamo di musica e non solo, il redattore e il direttore della rivista fungono da garanti di quanto scritto. Quando ascoltiamo prove di strumenti o apparecchiature musicali, affinché sia tutto più chiaro, conviene porci sempre la seguente domanda: oltre lo strumento cosa sto ascoltando e come lo sto ascoltando?
Cosa certa, come già accennato in precedenza, è che sempre più scrittura ed audio/video-allegato viaggeranno insieme completandosi a vicenda.
Siamo o non siamo nel XXI secolo.
