Ashun Sound Machines – Hydrasynth Explorer – Figli di un Synth Maggiore

Roberto Miele

Finalmente è arrivato dalla redazione di Ageofaudio un esemplare del tanto atteso Hydrasynth Explorer, figlio del modello 4 ottave e parente lontano del modello Deluxe .

Inizio a dirvi che qua, anche se dalle dimensioni non sembrerebbe, c’è tanta roba, ma proprio tanta. Ecco: moltiplicate per due!

Di cosa stiamo parlando

Il modello in prova è la versione compatta, con mini tasti, del modello iniziale a 4 ottave standard. Con il papà condivide l’identico motore di sintesi e la polifonia a 8 note e, cosa rarissima quasi mai vista su una tastiera mini, l’aftertouch polifonico. Mancano nel modello da me provato l’Explorer – per ridurre le dimensioni e il prezzo – il ribbon controller, il display di destra è lungo la metà, alcuni controlli sul pannello non ci sono e quindi occorrerà scorrere più pagine nel display di destra per modificare alcuni parametri, infine i 4 encoder presenti nel Explorer (8 nel modello 4 ottave) non hanno la ghiera LED per mostrare approssimativamente il parametro che si sta editando.

ASM Hydrasynth Explorer

Pannello posteriore

Sul pannello posteriore perdiamo il midi THRU il collegamento per un pedale di espressione e gli input mod 1 e mod 2 per il CV/Gate. Sono alcune cosette a cui rinunciare per portarci a casa la sintesi Hydrasynt pagandolo circa meno della metà rispetto alla versione a 4 ottave con tasti standard.

ASM Hydrasynth Explorer – Retro

L’aftertouch polifonico: questo (s)conosciuto!

Aprirò una parentesi per spiegare a chi non sapesse di cosa si tratta quando si parla dell’aftertouch polifonico. E’ una funzione che aggiunge molta espressività al suono e al modo di suonare, pensate ad un normale aftertouch, se il suono utilizzato è monofonico ovviamente non cambierà nulla, facendo pressione sul tasto suonato si andrà a modulare qualcosa che è prestabilito nel suono, di solito una bella modulazione del pitch della nota (oppure qualsiasi altra cosa permessa in base al synth usato), le cose iniziano a farsi interessanti suonando una patch polifonica e usando il poly AT. Immaginate ora di suonare un accordo sulla parte sinistra della tastiera e una nota alta sulla parte destra. Se iniziate a premere ulteriormente, la nota alta inizierà ad attivarsi il poly aftertouch SOLO sulla nota oggetto della pressione ulteriore, che quindi non influenzerà tutto il suono e le note suonate, come accadrebbe con un aftertouch standard.

A questo punto si aprirà un mondo a parte dove tutto è possibile, dipenderà solo dalla nostra immaginazione, soprattutto con il nostro Hydrasynth dove la matrice di modulazione è particolarmente potente.

Hydrasynth a confronto

Sana e robusta costituzione

La costruzione del Synth è veramente ottima. Anche se il case superiore è di materiale plastico tutti i controlli sono di ottima fattura, granitici, i selettori rotativi che controllano l’arpeggiatore hanno degli scatti che ricordano addirittura i radioloni anni ‘70 per la loro robustezza. La tastiera, anche se mini, è una delle migliori finora da me testate. Il pannello inferiore invece è in metallo conferendo una consistenza veramente insolita per un synth di queste dimensioni! Mod wheel e pitch bend sono rimpiazzate da 2 pannelli touch che, per carità, fanno il loro lavoro, ma io avrei preferito le classiche rotelle (o levette) evette anche se più piccole. Due display oled completano il pannello aiutando l’editing e dando informazioni su cosa sta accadendo durante la modifica dei parametri. Addirittura il display centrale funge da piccolo oscilloscopio che mostra la forma d’onda che sta generando il nostro piccoletto, compreso degli effetti applicati alla nostra patch.

Sezione Parametri

I parametri da editare sono tantissimi e sarebbe stato impossibile e dispendioso cospargere il pannello di decine e decine di controlli dedicati, da quì la scelta intelligente di mettere quelli più usati in fase di performance live a disposizione: i controlli dei 2 filtri e quelli dell’arpeggiatore tutto il resto dei parametri è “nascosto” proprio nel pannello che mostra il percorso del segnale e i moduli a disposizione per modificare il suono, che essendo fornito di pulsanti per ognuno dei nomi, ha anche la funzione di editing. Premendo un pulsante corrispondente al modulo da editare, i suoi parametri saranno visualizzati nel display di destra e modificabili tramite i 4 encoders che lo circondano. Qua posso evidenziare la principale differenza con il fratellone a 4 ottave che, avendo il display di grandezza doppia, puo’ visualizzare e ospitare 8 encoders, il che si traduce in un minore scorrimento di pagine per editare il paramtero scelto.

Manipolazione generica…

Da dove iniziare? Sarà complesso gestire e descrivere il contenuto di questo parallelepipedo dalle sembianze di un synth ? In realtà la risposta – anche se non sembra- è facile ed è proprio alla vista di tutti sul pannello. Le wavetables, spesso confuse o scambiate con le wave sequences, hanno in effetti tra di loro qualcosa in comune. Per rimanere comprensibile non entrerò in particolari tecnici e dettagli esoterici, ma dirò quella che per me è la principale differenza tra le due tecniche di sintesi. Entrambe permettono di concatenare/mettere in sequenza una serie di forme d’onda e suonarle come in flusso di suoni ininterrotto. Pensate ad un suono di piano che man mano sfuma in una sezione di archi per poi terminare con un coro, queste sono le wave sequences, sequenze di campioni più o meno lunghi di suoni sia acustici che sintetici. Nate nel 1990 con la Korg Wavestation e resuscitate attualmente nel Korg Wavestate e Wavestate Native Plugin, le wave sequences hanno la caratteristica peculiare e principale di poter avere un’intonazione diversa per ogni step dove sono inserite. In questo modo è possibile anche ottenere delle melodie, ma anche ritmi usando suoni di batteria, premendo un singolo tasto. E le wavetables? Loro sono forme d’onda piccine piccine poverine, a singolo ciclo, quindi diciamo orientate prevalentemente alla creazione di suoni nuovi. Per fare un paragone è un pò come la differenza tra fare un collage e scolpire. Ecco, con la wavetables è possibile scolpire letteralmente nel tempo il contenuto armonico del suono, il passaggio da una forma d’onda alla successiva avverrà tramite interpolazione/morphing dei punti che descrivono la forme d’onda e quindi non per mixaggio delle wave sequences, ognuna di lunghezza differente. Tra l’altro con le wavetables è possibile modulare il punto di lettura delle wavetables in entrambe le direzioni, cosa meno fattibile con le waves sequences. Altro paragone che mi viene in mente: le wave sequences immaginate come spezzoni di video e le wavetables come fotogrammi. Possiamo fare tutti i montaggi che vogliamo, ma gli spezzoni di video rimarranno riconoscibili. Invece, se montiamo fotogrammi singoli potremo avere un risultato completamente diverso ogni volta.

Struttura di sintesi

Anche se l’Hydrasynth può essere usato come un normale synth VA, in sintesi sottrattiva, e devo anche ammettere con risultati sorprendenti, la sua caratteristica principale sono le wavetables e quelli che vengono chiamati MUTANT, cioè moduli che alterano le forme d’onda in entrata. Se osserviamo il pannello di editing, partendo da sinistra, vedremo tutti i moduli che costruiscono il percorso del segnale del synth. Ci sono:

Tre oscillatori, due dei quali identici, mentre il terzo invece con un percorso del segnale più semplice (non ha a disposizione i due MUTANT in grado di modificare le forme d’onda e puo’ utilizzare le wavetables solo in modalità single). Gli oscillatori 1 e 2 possono usare le classiche forme d’onda analogiche (sine, triangle, saw, square), oppure le wavetables sia in modalità single (statiche, una sola a scelta) che in modalità Wavescan. La modalità wavescan permette di “comporre” le proprie wavetables partendo dalle 219 messe a disposizione del synth, che si possono mettere in sequenza fino a 8 waveform, che poi potranno essere movimentate/morphate da varie sorgenti di modulazione.

Generatore di rumore (white, pink, brown, red, blue, violet, gray).

Modulatore ad Anello, dove è possibile scegliere come 2 sorgenti di modulazione uno dei tre oscillatori, l’uscita di uno dei quattro moduli MUTANT, e il generatore di rumore).

Due moduli MUTANT per oscillatore, tranne che per il terzo. Come per le wavetables, qua occorrerebbe aprire un capitolo a parte, ma non lo farò. Osservando la foto l’output dell’oscillatore 1 entra prima nel MUTANT 1 e poi nel MUTANT 2. Ma cosa accade alla forma d’onda una volta passata per questi 2 trattamenti di bellezza. Va detto che ogni modulo MUTANT può usufruire di vari trattamenti che modificano più o meno drasticamente la forma d’onda trattata. I 4 moduli sono identici e possono sfruttare la stessa serie di modificatori, oppure essere esclusi a piacimento se si vuole usare un solo MUTANT.

ASM Hydrasynth Explorer – Sezione sintesi – Ph. R. Miele

  • FM-Lin: si tratta di sintesi FM lineare di DXiana memoria, come sorgente di modulazione possiamo scegliere tra: una forma d’onda autogenerata di SINE e TRIANGLE oppure uno dei 3 oscillatori o addirittura prelevare l’uscita di uno dei 4 MUTANT, il modulatore ad anello e infine il noise generator.
  • WavStack, come suggerisce il nome si tratta di un moltiplicatore di waveform su varie intonazioni, non volevo dirlo ma si tratta praticamente di qualcosa che può generare una Supersaw (oppure una SuperQualcosa dove per qualcosa possiamo scegliere una delle 219 waveform oppure la nostra wavetables appena creata). Per chi non lo sapesse (posso immaginare solo il portiere del mio palazzo…) la supersaw fu introdotta da mamma Roland nel lontano 1996 con il suo bellissimo JP-8000, è di fatto una simulazione di più oscillatori (7 nel JP-8000) leggermente scordati e modificabile da zero a molto atonale. Il risultato è un suono molto pieno e corposo, adatto sia a parti di Lead (aggiungerei ballerecci) che pad e tappeti immensi. Anche nella versione HydraSynth è possibile regolare il livello di scordatura. ?
  • OSC Sync, permette di creare il classico suono di sync tra 2 oscillatori tipo usato dai Prodigy nel brano Smack My Bitch Up (al 1 minuto e 47 secondi).
  • PW-Orig, PW-Squeez, PW-ASM, permette di ottenere la modulazione di impulso -PWM- su qualsiasi forma d’onda (oltre il classico utilizzo con la forma d’onda Square con modulazione tramite un LFO)
  • Harmonic e PhazDiff sono gli esempi perfetti del modificatori che non possono essere facilmente spiegati senza sentirli…
ASM Hydrasynth – Percorso Segnale – Ph. Roberto Miele

Ok! Il peggio è passato (o forse il meglio ?) tutto ciò che viene generato dagli oscillatori, noise e ring modulator confluisce nel modulo MIXER dove è possibile gestire i volumi del singolo generatore e anche la posizione nel panorama stereo. Inoltre ogni sorgente può essere indirizzata al filtro 1 o al filtro 2 o a tutte le combinazioni intermedie e, ciliegina sulla torta, è possibile anche scegliere se i due filtri sono configurati in parallelo oppure in serie (in questo caso l’uscita del filtro 1 andrà nell’input del filtro 2).

I FILTRI: secondo me, sono uno dei punti di forza del synth, ne parlerò durante le conclusioni finali. Inutile dirlo, sono veramente completissimi. il FILTRO UNO ha 15 tipi diversi di filtri, alcuni modellati su sintetizzatori analogici che hanno fatto storia. In più ha anche un vocal formant filter dove, variando cutoff e resonance, può generare suoni simili alle vocali dell’alfabeto. Il FILTRO DUE ha meno possibilità di scelta però può essere variato in maniera continua da low pass – band pass o band reject – hi pass. Come sorgenti di modulazione del cutoff pre-confezionata abbiamo l’LFO 1 e Envelope 1.

AMP è il modulo che controlla l’amplificazione del segnale che poi andrà direttamente nella sezione effetti.

ENV 1-2-3-4-5 é la sezione inviluppi: completissima, perfettissima e velocissima, ho provato a generare snap da attack sustain e decay quasi zero con risultati veramente notevoli, ho simulato “schicchere” tipo jack che si stacca senza abbassare il volume, molto realistiche cosa che non è sempre possibile con tutti i synth digitali. Ad esempio, con la Roland Fantom non si riescono ad ottenere risultati simili. Inoltre, va sottolineato che trovare 5 inviluppi in un synth hardware non è cosa da tutti i giorni.

LFO 1-2-3-4-5 : Stessa sorte la subiscono, fortunatamente, i cinque LFO ultra completi e funzionanti anche in modalità step. Ad ogni step (massimo 64), può essere assegnato un valore diverso, quindi modulando il pitch degli oscillatori potremo ottenere una melodia.

PRE-FX / DELAY / REVERB / POST-FX : la sezione effetti è abbastanza completa, ma stranamente normale rispetto a cosa siamo stati abituati negli altri moduli appena descritti, Sarebbe stato interessante poter invertire l’ordine di delay e riverbero, ma va bene così. D’altronde, come si è sicuramente capito, le possibilità di sintesi non mancano e, comunque, anche la sezione effetti regala una bella sorpresa finale: la maggior parte dei parametri è modulabile tramite le varie sorgenti di modulazione compresi inviluppi e LFO. All’inizio ho pensato: peccato manchi un bel Mod Delay, poi ho assegnato un LFO al delay time e il gioco è fatto.

MOD MATRIX : Tutta la potenza che ho descritto finora può usufruire di una matrice di modulazione che mette in collegamento, come in un synth modulare, le varie sorgenti di modulazione con le destinazioni. Ci sono 32 possibili slot, dove assegnare le modulazioni, facile anche l’utilizzo: basta premere il tasto del modulo sorgente e contemporanea la destinazione, automaticamente i parametri verranno assegnati al primo slot libero per poi essere regolati ulteriormente.

VOICE MODE : Gestione globale e della patch. In questa sezione ci sono tutti i parametri comuni alla patch tra cui la gestione della polifonia/monofonia e unison mode, notevole il parametro AnalogFl per simulare l’intonazione precaria di un synth analogico, il pitch bend range, il glide mode più altre finezze che completano un quadro già entusiasmante di funzioni.

PATCH BROWSE MODE : Le locazioni di memoria per memorizzare le patch, sia le nostre che quelle factory, sono 640 divise in 5 banchi da 128. Non esiste suddivisione tra suoni di fabbrica e quelli che andremo a creare noi. Le patch possono essere ordinate per numero, per ordine alfabetico oppure selezionate per tipologia inoltre possono essere richiamate velocemente 32 patch tramite la funzione FAVORITE.

ARPEGGIATOR : L’arpeggiatore ha 4 controlli direttamente sul pannello, contro gli 8 del fratello maggiore, in modo da agevolare la performance dal vivo, ha alcuni controlli abbastanza esclusivi ed esoterici di cui forse avrei fatto a meno, ma ok sono la, meglio avere qualche possibilità in più che in meno.

Conclusioni finali

Capita raramente di trovare in un synth di queste dimensioni tanta potenza. Questo ricorda per certi versi qualche plugin molto blasonato. A differenza della natura della sua sintesi principale (wavetables), ha un suono molto caldo. In passato ho usato synth con le wavetables come il Waldorf Q, il Blofeld e il Virus TI e i suoni che ne venivano fuori erano interessanti, ma con l’Hydrasynth la storia è diversa. Anche spingendo all’estremo alcune funzionalità, i suoni risultano sempre molto usabili. Sarà merito dei filtri che simulano molte bene filtri analogici? Sara’ per la scelta del tipo di implementazione delle wavetables, dei modificatori MUTANT che svolgono in maniera ottimale il loro lavoro? La realtà è che questa macchina spinge e invoglia a sperimentare ogni volta che la si accende, solo che i risultati delle sperimentazioni sono quasi sempre eccezionali e lasciano a bocca aperta! Ops, a orecchie aperte!

Hydra(SI)nth

E’ difficilissimo “sintetizzare” i punti a favore di questo synth perché sono veramente tanti, a partire dalla concretezza/organicità dei suoni che possono essere tirati fuori grazie ad una cura maniacale del percorso di sintesi. Si passa con una facilità estrema da campanellini, tappeti eterei a bassi acidi, lead classici e ultra moderni, soundscapes in evoluzione. I filtri sono cremosi e credibili tanto da far dimenticare di tanto in tanto di essere al cospetto di un synth digitale.

Hydra(NO)nth: con tutta sincerità, non riesco a trovare dei difetti! Diciamo che non è synth per tutti. Questo potrebbe essere il vero nocciolo della questione. Chi cerca suoni pronti e sfruttabili in vari ambiti, quasi sicuramente non troverà quello che cerca. Tra l’altro, sarebbe abbastanza sprecato se usato come un synth “normale”. Qua si tratta di leggere almeno una volta il manuale per sfruttare al massimo le vastissime potenzialità del synth, per poi volare verso l’infinito ed oltre. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, io avrei messo un paio di controlli standard al posto delle touch strip per pitch bend e mod wheel. Beh, comunque poco male per un synth a cui… mancano le rotelle!

Roberto Miele

Informazioni utili

ProdottoHydrasynth Explorer

Prezzo di vendita suggerito: Euro 599 inclusa IVA

Distributore italiano: Soundwave

Maggiori info sul prodottowww.soundwave.it/hydrasynth-explorer

 

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