La nostra fotografa Antonella Panella, reduce dal concerto dei Massive Attack all’Arena Flegrea, ci racconta dal suo personalissimo punto di vista, quello che è successo ad uno degli eventi più interessanti di questa estate a Napoli.
Un’ ora e mezzo di trip hop raffinato la performance dei Massive Attack, lo scorso 27 luglio a Napoli, tappa finale del tour italiano con cui portano in giro il nuovo ep Ritual Spirit che segna il ritorno della collaborazione con Tricky (Take it There) oltre a quella con Roots Manuva (Dead Editors).

Fondatori dello stile nato negli anni ‘90 che mescola generi musicali diversi, attingendo dal jazz, hip hop, rock ed elementi soul il duo di Bristol ha ipnotizzato il pubblico della Arena Flegrea, strapiena per l’occasione.
A riscaldare l’ambiente una band “di casa”: gli Almamegretta. La collaborazione con il collettivo britannico nel ’95 diede vita a Karmacoma (Napoli tirp), una versione remixata dello storico pezzo dei Massive Attack, che si carica del carattere sanguigno del “vulcano”.
Le luci sul palco calano e la denuncia politico-sociale, passionale, a tratti rabbiosa, degli Almamegretta, al completo della carnale e vigorosa voce di Raiz, diventa, con l’ingresso dei Maestri del Trip, elegante, distinta, intellettuale, profonda, coinvolgente; una presenza scenica, notoriamente algida ed asettica, sottolineata dalla voce sottile e fredda di Robert Del Naja e dalla scelta di completare “il messaggio”, vero protagonista dello spettacolo, con il linguaggio multimediale, trasformando il concerto in una sorta di videoinstallazione di cui il pubblico ne è parte integrante.

Il buio è illuminato dalla raffica di informazioni, dati notizie, immagini sature di rosso, pescate a caso nel flusso della informazione globale; pulsano rapide sul ledwall, violentando gli occhi, penetrando dritto al cervello, definendo un quadro minuzioso e spietato della realtà in cui viviamo: ironici slogan politici, i primi piano degli occhi di Putin ed Einstein ed il grido “Je suis Charlie, Paris, Orlando, Bruxelles, Istanbul, Nice, Baghdad, Bangladesh, Kabul, Prete”. La sensazione di inquietudine che provoca la velocità con cui si alternano rapidi i dati, sostenuti da una grafica minimale ma efficace e la solitudine provocata dalle rivendicazioni proiettate, è annullata dall’avvolgente flow di Daddy G che sembra riuscire a colmare il bisogno di rimanere uniti rendendo la platea un’unica entità, attenta e predisposta a recepire, ad ascoltare, a pensare; ne viene fuori la Consapevolezza, rassicurante e terrificante allo stesso tempo che “Siamo tutti in questa situazione insieme”.
La distanza degli artisti col pubblico è colmata dai pochi interventi, tutti in italiano, di Del Naja. “Ciao amici. Ciao Napoli. Ciao famiglia. Da quanto tempo! Che bello essere qui!”. ha esclamato il musicista di origini napoletane. Ma l’ovazione della folla arriva con l’allusione al recente ”tradimento” calcistico di Higuain, “È meglio non parlare di calcio stasera. Gonzalo, Gonzalo!! C’è sempre Marekiaro” ha scherzato usando un simpatico gioco di parole, Robert, tifoso del Napoli.

Certo tecnicamente un concerto ormai da anni simile agli altri ma è il carisma della band inglese, la sensibilità e la capacità di affondare in profondità le mani raccogliendo dalle inquietudini e dalla desolazione del tempo miscelando a esse le risorse possibili che rende estremamente attuali le performance dei Massive Attack.
Prima che il sipario cali con Unfinished Sympathy, le note di Karmacoma, Raiz vestito della maglia del Napoli, regalano un momento appassionante sul revival di Napoli Trip.