lo Stick dei Polimeri Effimeri

Marco Sica

Michele Vitulli è un musicista che da anni si sta sempre più imponendo come uno dei maggior rappresentati italiani del Chapman Stick.

Ed in occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro discografico (per Stick e violino), “Polimeri Effimeri” abbiamo avuto modo di raccogliere alcune sue considerazioni.

Michele Vitulli

Va da subito detto che “Polimeri Effimeri” è un disco che nasconde la sua complessità nelle pieghe delle partiture e che è impreziosito ed esaltato nell’ascolto dalle timbriche dello Stick di Vitulli, sempre in perfetto equilibrio tra tecnicismo e gusto.   

“Si tratta di un lavoro nato tempo fa – racconta Vitulli  – ho composto e registrato (le parti di Stick ed i temi per il violino) in un mese, a novembre del 2015, praticamente di getto, parallelamente alla scrittura della storia su cui si basa. Il violino è stato registrato qualche mese dopo, perché ho faticato un po’ per trovare l’interprete adatto, e devo dire che ne è valsa la pena, Jacopo Ciani ha interpretato davvero molto bene le partiture, registrando tutto in un solo giorno (e non era semplice).

Jacopo Ciani

Il disco è un concept-album decisamente minimalista, a partire dalla scelta di utilizzare due soli strumenti (Chapman Stick e violino), basato su un racconto sicuramente autobiografico, ma che può avere tratti in comune con la vita di tante altre persone, quasi filosofico sotto certi aspetti, poiché ruota intorno a tematiche universali, il senso della vita, la morte, l’amore, la solidarietà, l’empatia.

Dal punto di vista musicale mi sono divertito a lavorare su varie tonalità, ma cercando di farle convergere nel quadro di una suite, quindi con elementi che ricorrono (a partire dai suoni utilizzati), cercando di comporre melodie che fossero il più possibile “cantabili” in un quadro armonico con varie modulazioni e tempi che variano dal canonico 4/4 a ritmiche dispari e tempi composti.

L’esempio più calzante è quello della title track, “Polimeri effimeri“, dove la prima parte del tema gioca su tre accordi che si ripetono per una serie di battute in 15/8 (nella forma del 7+8) e la melodia in quel punto è quasi una filastrocca per bambini, ma pensata in 4/4. Poi il tempo si distende in 4/4, l’armonia si apre e diventa più elaborata passando attraverso varie modulazioni e la melodia si sviluppa, rimane “cantabile” ma in una forma un po’ più complessa. E non è un esercizio retorico, perché fa parte del momento del racconto in cui si svela il significato dell’espressione “polimeri effimeri” riferita alla razza umana, e la musica cerca di rendere il significato di quel concetto.

Michele Vitulli con il suo Stick

Allo stesso modo, in “Waltz for Mom&Dad” (ovviamente dedicata ai miei genitori, entrambi scomparsi), il tema è un sogno del protagonista in cui vede i suoi genitori che ballano, giovani e felici, in una festa di paese, e la musica lo segue senza particolari complessità armoniche, anzi è piuttosto semplice, un 3/4 onirico e romantico allo stesso tempo, con una scelta di suoni diversa rispetto agli altri brani, a sottolineare l’atmosfera del sogno.

Un altro esempio è il brano “Qu’est ce qui l’amour?“, un brano in 4/4 molto semplice e melodico, legato alla scoperta del protagonista dell’amore come di una cosa “semplice se ti lasci andare”, in cui il tema principale è dello Stick ed il violino ne segue lo sviluppo, unico brano che procede senza modulazioni di alcun tipo, dove però la semplicità del tema (sia musicalmente che nel testo scritto) non cede mai alla banalità, almeno nelle mie intenzioni”.

Marco Sica

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