Il Chapman Stick è uno tra gli ultimi strumenti musicali ideati, in senso temporale, che ha avuto una certa diffusione. Per tale strumento è stata sviluppata una particolare tecnica esecutiva che ha risposto ad una precisa necessità di carattere tecnico-esecutivo (più ampie possibilità polifoniche per gli strumenti a pizzico tradizionali). In più le conseguenze dello sviluppo di tale tecnica hanno portato inevitabilmente a nuove articolazioni timbriche (anche per gli strumenti tradizionali).
Il vocabolario timbrico del compositore e dell’esecutore quindi si è ampliato nella direzione delle nuove esigenze compositive. Ancora una volta l’invenzione di nuovi strumenti è una risposta ad un bisogno creativo.

Il Chapman Stick è uno strumento a corda ideato dal chitarrista Emmett Chapman nei primi anni 1970. Egli si proponeva di creare uno strumento progettato apposta per la tecnica a due mani detta Tapping, che egli sostiene di aver inventato nel 1969; questa però è una questione che merita degli approfondimenti. In realtà la tecnica del tapping la troviamo in embrione già nella musica Niccolò Paganini (1782-1840), ma ha origini ancora più antiche.
Nella musica tradizionale turca viene eseguita su uno strumento tipico chiamato bağlama

In tempi più recenti la ritroviamo nelle esecuzioni e nelle composizioni del chitarrista brasiliano Paulinho Nogueira.

Quando negli anni novanta in un intervista gli fu chiesto se conoscesse Eddie Van Halen egli disse di non conoscere questo chitarrista ma di conoscere questa tecnica fin dagli anni ’50.
Jimmie Webster (1908-1978) effettuò delle registrazioni nel 1950 utilizzando la tecnica del tapping a due mani che descrisse nel metodo “Touch Method for Electric and Amplified Spanish Guitar” del 1952. Webster assistette ad una dimostrazione del progettista di pickup per chitarra Harry deArmond (1906-1999) che per mostrare la validità del suo prodotto si esibiva in alcune tecniche di legato a due mani. Da qui a Webster venne l’idea di questa tecnica che fu utilizzata proprio per sponsorizzare questi pickup montati sulle storiche chitarre Gretsch.

Anche il chitarrista jazz Barney Kessel (1923-2004) ne dà una breve dimostrazione durante un video del 1964
Intanto nel 1973, quindi precedentemente alla commercializzazione del primo stick avvenuta nel 1974, Steve Hackett la utilizza nel brano Dancing With The Moonlit Knight, tratto dall’album Selling England by the Pound dei Genesis. In realtà la tecnica tapping di Hackett prevedeva che fosse il plettro a colpire la corda sulla tastiera anziché un dito della mano destra.
Il tapping divenne finalmente popolare tra gli strumentisti a corda dal 1977 in poi grazie al brano Eruption composto ed eseguito da Eddie Van Halen.
Ritornando alla diatriba sulla paternità di questa tecnica, lo stesso Chapman ammette che ci siano stati dei chitarristi che prima di lui abbiano usato quella tecnica. Ma precisa anche che lui non ne conosceva a suo tempo l’esistenza e che comunque le tecniche antecedenti obbligavano lo spostamento della mano destra dalla posizione tradizionale verso la tastiera e l’esecuzione di una sola nota alla volta. Mentre con la sua tecnica tutte e due le mani sono perpendicolari alle corde e definitivamente posizionate sulla tastiera, l’una di fronte all’altra e pronte entrambe a percuotere più corde simultaneamente. Effettivamente in questo modo la tecnica è definitivamente perfezionata.

Ci si è soffermati molto sulla nascita e lo sviluppo della tecnica del tapping poiché come si è gia fatto rilevare è la vera motivazione per cui è stato inventato lo stick.
Ricapitolando, l’esigenza è di estendere la polifonia dello strumento, poter suonare contemporaneamente linee di basso, armonie e melodie complesse su di un solo strumento alla stregua di uno pianoforte o di un organo. Ma anche di facilitare passaggi virtuosistici caratterizzati da intervalli molto larghi. In realtà essa è l’evoluzione della tecnica del legato estesa alle dita di entrambe le mani che suonano contemporaneamente sulla tastiera. La corda viene messa in vibrazione quindi non più pizzicandola con le dita o con un plettro ma colpendola verticalmente ed in modo netto direttamente con il dito deputato a stabilire l’altezza del suono. Questo martellare delle dita direttamente sulla corda facendola sbattere contro i frets della tastiera comporta un suono con un attacco molto più pronunciato e con una componente di rumore maggiore nei suoi transienti d’attacco. Questo timbro è una delle caratteristiche peculiari di questa tecnica assieme al suono tipico del legato; svariati compositori moderni hanno apprezzato molto questa peculiarità. Il tapping poi nella sua pratica manuale favorisce istintivamente un uso reiterato di moduli melodico-ritmici, caratteristica questa che trova largo spazio nelle tecniche compositive moderne.
Ecco quindi la necessità di creare uno strumento concepito per favorire al meglio questa tecnica.

Nello specifico lo strumento è spartano. Esso consiste principalmente in una tastiera molto larga, un’ampia paletta per accogliere le molte meccaniche e un ponticello regolabile per fissare le corde in fondo allo strumento. Le corde sono divise in due sezioni in modo da averne una per il registro acuto e l’altra per quello grave, sono speculari tra loro ed hanno quindi entrambe le corde più gravi al centro dello strumento.
Essendo uno strumento solidbody, ossia senza cassa di risonanza, richiede di un sistema elettromagnetico o piezoelettrico che capti la vibrazione della corda. Questa circuitazione è divisa in due parti indipendenti tra loro, una per ogni sezione di corde. Di conseguenza lo stick ha bisogno di due linee amplificatrici di segnale distinte.

Lo strumento si imbraccia grazie ad un supporto posizionato sul retro dello strumento che viene infilato nella cinta dei pantaloni (Belt hook) e ad un collarino che gira sotto l’ascella destra dell’esecutore.

Prima della versione definitiva Chapman passò attraverso diverse sperimentazioni:
“Ci volle molto tempo per settare la mia chitarra affinché potesse permettermi l’uso di questo nuovo stile. Per il primo anno suonai su una chitarra che mi costruii da solo….
…nel 1970 costruii una versione molto ridotta del mio attuale Stick…tra il 1970 ed il 1974 feci cinque prototipi, ognuno acquisiva sempre di più le sembianze di quello attuale.“

Nel 1974 fu fondata la Stick Enterprise che si occupò di commercializzare questo strumento. Tra i primi estimatori di questo strumento fu il pianista e tastierista jazz Joe Zawinul, fondatore dei Wheater Report che comprò uno dei primi Stick della neonata azienda. Dopo un poco lo si vide tra le mani dell’allora giovane e talentuoso bassista della band di Zawinul: Alphonso Johnson. Tra i primi acquirenti troviamo anche Tony Levin, probabilmente il più famoso esecutore di questo strumento. Levin come turnista lo utilizzera con tutti i maggiori artisti con cui collaborerà: Peter Gabriel, King Crimson, Laurie Anderson, Pink Floyd e molti altri.
In seguito questo strumento verrà commercializzato sempre di più grazie anche alla fama dei primi esecutori.
Lo stick tradizionalmente monta pickups di tipo humbuker prodotto specificatamente per la Stick Enterprises e protetto da brevetto. Dalla foto si può osservare la doppia estensione polare di cui una regolabile in altezza. Troviamo un humbuker per ogni una delle due sezioni di corde ed ogni singolo humbuker ha il suo controllo di volume. Ogni una delle due sezioni ha bisogno di una distinta amplificazione, l’uscita audio dello strumento è costituita da un connettore stereo e un cavo apposito si occupa dello splittaggio dei due segnali per la distinta amplificazione delle due sezioni di corde.
Nei nuovi modelli su richiesta possono essere montati degli humbuker con circuitazione attiva. Ossia il segnale prima di uscire viene preamplificato. Questo tipo di pickup consente un ulteriore abbattimento delle interferenze elettromagnetiche, un maggiore segnale in uscita ed una diversa risposta in frequenza. Ogni sezione di corde ha un potenziometro per regolarne il tono.
Infine, sempre su richiesta, può essere montato sullo strumento come ulteriore alternativa un sistema che prevede l’uso di una coppia di “single coil” per ogni sezione di corde.
Ascoltiamo il suono dello stick
La Stick Enterprise ha in catalogo svariati modelli, i più diffusi sono:
– 12-string
– 10-string
– NS/Stick
– Alto Stick
– Stick Bass 8-string
Sono possibili svariate accordature:




Ecco adesso un elenco dei principali esecutori di questo strumento:
Emmett Chapman il suo ideatore.
Greg Howard, colui che ritengo essere forse il maggiore esecutore di questo strumento. Eccezionale per la sua tecnica e le sue capacità espressive.
Bob Culbertson è un altro eccezionale virtuoso dello stick.
Kevin Keith leader del gruppo Ejeband
Sicuramente il più famoso stickista è Tony Levin. La sua fama è dovuta, oltre alla bravura, anche al fatto di aver suonato per molti artisti di musica pop. Una delle sue maggiori caratteristiche esecutive è l’intensivo uso di effettistica.
Altri eccellenti esecutori sono Jim Lampi e Guillermo Cides, argentino che fonda lo Stick Center in Spagna.
In Italia troviamo la compianta Virna Splendore recentemente scomparsa. Buona esecutrice, è stata colei che ha diffuso lo stick nel nostro paese.
Di sicuro ci sono tanti altri bravissimi stickisti, alcuni anche italiani. Mi sono solo limitato a citare i più famosi a livello internazionale, di conseguenza nessuno me ne voglia vedendo escluso dalla lista se stesso o uno dei suoi beniamini.
Conclusioni
In conclusione vorrei sottolineare la relativa “giovinezza” di questo strumento, il che significa che a mio modesto parere siamo ancora in una fase embrionale. La diffusione di questo strumento è ancora molto limitata, si avvicinano ad esso principalmente i bassisti grazie alla fama di Tony Levin e in misura minore i chitarristi. È necessario evidenziare quanto sia uno strumento difficile da imparare e da suonare e quanto sia limitato il numero di stili musicali in cui è stato finora impiegato. Ciò fa in modo che lo Stick sia uno strumento ancora poco conosciuto. Inoltre non esiste ancora un vasto repertorio di composizioni e in quello esistente, a dire il vero, non ne troviamo ancora molte di grande spessore.
Un altro elemento che si può cogliere analizzando il repertorio è che si è troppo legati compositivamente a un minimalismo “alla Steve Reich” per intenderci. Probabilmente, ciò è strettamente legato alla particolarissima tecnica esecutiva. Sono conscio che con queste mie affermazioni mi attirerò molte critiche da parte dei puristi di questo strumento ma la storia millenaria della musica ci ha insegnato che i virtuosi di uno strumento solo in pochi casi sono stati capaci di scrivere capolavori per esso (Paganini, Chopin ecc.); si è dovuto sempre aspettare che i grandi compositori abbiano scritto per essi, spontaneamente o su commissione.
Non saprei prevedere gli sviluppi futuri di questo strumento ma di sicuro allo stato attuale per una sua crescita è necessario trovare ancora altri grandi esecutori (quelli attuali sono ancora pochi numericamente) e ancor di più degli autori in grado di scrivere un repertorio di rilievo per esso.






