Behringer l’aveva annunciato e presentato per la prima volta al NAMM 2011, insieme al nuovo super-mixer digitale X32, frutto dell’unione di forze fra Behringer e Midas. Parlo del sistema Powerplay P16, composto dalla centralina P-16I, che si collega ai mixer personali P-16M e il tutto si può espandere a dismisura aggiungendo gli hub P-16D.
Non è certo una novità, il sistema di monitoraggio con “personal mixer” esiste già da anni e in questo settore la fa da padrona l’americana Aviom, e chi abbia mai suonato sui palchi “grossi” o registrato negli studi “grossi” sa di cosa parlo. Perché parlo di palchi e studi “grossi”? Perché “grosso” è anche il costo di un sistema Aviom: per una centralina e un set di 4 mixer forse non bastano 4000 euro! Ed è qui che zia Behringer viene in aiuto di noi comuni mortali, quelli che lavorano negli studi piccoli e suonano su palchi medio/piccoli con attrezzature buone ma “umanamente abbordabili”. Il sistema P16 è, insomma, una vera e propria manna venuta dal cielo, una salvezza per tutti quei musicisti che, com’è ovvio che sia, per esprimersi bene hanno bisogno innanzitutto di sentirsi bene, e poi di sentire bene anche tutto il resto del contesto musicale nel quale si stanno esibendo.
Finora come abbiamo fatto, noi che non potevamo permetterci gli Aviom? Ci siamo inventati soluzioni assurde, abbiamo usato il vecchio Powerplay HA4700 (io sono convinto che questo sia il prodotto best-seller di Behringer! Esiste da quasi 10 anni e ce l’hanno veramente tutti!), o qualunque altro tradizionale amplificatore per cuffie in grado di portare lo stesso segnale su 4, 8 o più cuffie contemporaneamente. Il problema era che tutti sentivano la stessa cosa, quindi bisognava scordarsi di dire al tecnico “mi alzi il mio microfono e mi abbassi un po’ le tastiere?”… ehm, no… non se po’ fa! Oppure si poteva fare ma usando gli aux del mixer e quindi offrire monitoraggi mono e sempre molto approssimativi, con grande frustrazione sia per il musicista che per il fonico che perdeva più tempo a fare i monitor che tutto il resto. Con un sistema di personal monitor, invece, il fonico pensa a fare il fonico, e una volta assicuratosi di aver mandato i canali necessari alla centralina dei monitor, sono i musicisti a provvedere ognuno al proprio mix in cuffia. Ah! Che liberazione!
Centralina P 16 I
E allora vediamo come funziona il nuovo P16, il quale è finalmente disponibile dopo oltre un anno dalla sua prima presentazione. Cominciamo col dire che è sicuramente ispirato all’Aviom A16 ma non è la stessa cosa, qui forse c’è qualcosa in più.
La centralina P-16I è molto sobria, solita robustezza Behringer, alluminio ben tagliato, ben verniciato, tutto elegante e solido. Sulla parte frontale ci sono 16 selettori per impostare il livello d’ingresso dei 16 canali singolarmente; di fianco ci sono le 6 uscite RJ-45 e un po’ di LED vari che segnalano il modo d’utilizzo, la provenienza dei segnali, ecc. Sul lato posteriore invece abbiamo i 16 ingressi analogici bilanciati su connettore TRS e due ingressi lightpipe, perché questo gioiellino lo possiamo collegare all’impianto sia in analogico che in digitale attraverso due connessioni ADAT. Va da sé che la qualità audio è sui 24 bit a 48 KHz.
Mixer P-16 M
Passiamo ad analizzare il pezzo forte del sistema, il mixer P-16M. Dai, guardatelo, non è carino? Secondo me ci sono delle soluzioni geniali. Non dimentichiamoci che è un sistema tutto digitale, ecco perché così pochi controlli per così tanti canali, ma tanta è anche la qualità e la versatilità. La connessione alla centrallina avviene tramite un singolo cavo CAT-5, insomma i normali cavi di rete, attraverso il quale passa sia l’alimentazione che i 16 canali digitali. Ah, da notare che Behringer, all’interno di ogni confezione del mixer, ci fa trovare anche un ottimo cavo da 5 metri! Pensano proprio a tutto, eh? Il mixer si alimenta sia dal cavo CAT-5 che da un eventuale alimentatore esterno (anch’esso in dotazione, ma non serve a meno che non si colleghino le unità in daisy chain). Quindi una volta accesa la centralina, collegato il cavo, acceso il mixer, ecco che siamo operativi. I tastini in basso ci fanno selezionare il canale, per ognuno dei quali abbiamo il volume, regolabile attraverso l’apposito encoder endless, il pan, anch’esso regolabile attraverso un encoder, e in più abbiamo una sezione di equalizzazione su tre bande, di cui la centrale è semiparametrica, e per finire abbiamo il volume master e un limiter. L’eq si può applicare anche sul master (o “main”). Un punto di forza? Un volume d’uscita spaventoso! Provato con cuffie Sony MDR 7506 veniva fuori un volume da sfondare i timpani! Ma per fortuna c’è il limiter, il quale con un solo potenziometro consente di trovare sempre una regolazione ottimale senza schiacciare troppo il suono. E comunque il volume è così tanto che nella maggior parte dei casi non si renderà mai necessario tenerlo al massimo. Gli encoder di volume e pan sono anche dei push button: premendo l’encoder del volume si ha sotto mano la funzione mute, senza dover necessariamente usare il tasto apposito; invece, premendo l’encoder del pan si ottiene il reset al centro. I tastini mute e solo servono, appunto, per mettere in mute o in solo i singoli canali.
Poi ci sono le funzioni di collegamento link e group: con link si possono collegare i canali creando coppie stereo nelle combinazioni 1-2, 3-4, 5-6, ecc., e quando si crea un link fra due canali automaticamente questi vengono panpottati left-right, in modo che se, per esempio, sui canali 1 e 2 abbiamo il mix delle tastiere, ci basta linkarli per ottenere il mix stereo e regolarlo riferendoci ad esso usando il tasto di selezione del canale 1 oppure 2. I gruppi invece si possono creare fra 2 o più canali a scelta, e quando si effettua una regolazione su uno dei canali raggruppati, questa si riflette sugli altri canali in modo proporzionale.Per esempio, se ho 4 canali dedicati ai cori, sul 5 ho la voce del basso, sul 6 ho il tenore, sul 7 e sull’8 ho due soprani, posso cominciare col regolare ogni canale singolarmente, magari creando anche un certo panorama stereo, e una volta raggruppati, mi basterà regolare il volume di uno qualsiasi di quesi 4 canali per regolare tutto il gruppo in una sola volta. Ok, queste non sono funzioni nuove, sono le classiche cose che ci sono sempre state su tutti i mixer digitali dallo Yamaha Promix ad oggi, ma non è fighissimo sapere che tutto questo si possa fare in un piccolissimo mixer dedicato ai monitoraggi?
C’è anche la possibilità di memorizzare e richiamare delle snapshot dei mixaggi effettuati, e una cosa interessante è che quando il sistema si spegne, alla sua riaccensione tutto torna com’era stato lasciato, anche se non si è provveduto a salvare nulla. Questo sembra poco, invece è molto importante!
Un altro paio di finezze: sul retro, oltre all’ingresso RJ-45 per la connessione ULTRANET, c’è anche un’uscita che si può usare, come dicevo prima, per creare una catena (daisy chain) fra questi mixer. Quindi li possiamo collegare tutti alla centralina, passare per l’hub opzionale P-16D, oppure collegarli uno dietro l’altro usando queste uscite.
Inoltre, ci sono due uscite analogiche bilanciate, e anche queste sono molto importanti e ampliano di molto la versatilità, per esempio per usare il mixer con un sistema di monitor a terra oppure con un in-ear monitor. Di uscita cuffia, invece, ce n’è una sola. Peccato, ce ne fossero state due sarebbe stato più interessante.
Un’altra cosa carina è che sotto alla striscia dei pulsanti di selezione dei canali c’è un bel po’ di spazio vuoto sulla carcassa di alluminio. Non vi viene niente in mente? Io dico “carta gommata”! Eh già, come facciamo a ricordarci per ogni canale cosa c’è? E allora ci attacchiamo una bella striscetta di carta gommata e col pennarello a punta sottile ci scriviamo sotto le nostre annotazioni.
E vogliamo parlare del sostegno da asta opzionale P-16MB? Sembra niente, ma anche quello è una genialata: nella confezione esce la base di ferro da avvitare al mixerino attraverso 3 viti a stella, questa base poi si può avvitare direttamente sulla vite di un’asta microfonica dritta oppure si può agganciare al braccetto aggiuntivo che ci consente di collegare il tutto lateralmente al tubo di una qualsiasi asta. E sulla base di ferro ci sono anche delle guide per fermare i cavi!
Insomma, Behringer in questo prodotto ci ha messo veramente tutto: potenza, pulizia del suono, versatilità, eleganza, ma soprattutto ha dato la possibilità, finalmente, di avere un vero e proprio sistema di monitoraggio personale ad un prezzo abbordabile, parliamo di circa 180 euro per ogni mixer e circa 220 euro per la centralina. Insomma, un piccolo studio con meno di 1000 euro si fa il sistema per quattro musicisti, ed il piccolo studio fa un nuovo grande passo verso il “grosso” studio!
Pro:
– prezzo abbordabile considerata la concorrenza esistente
– alta flessibilità, numero di canali, unità collegabili
– alto volume d’uscita in cuffia
Contro:
– una sola cuffia per mixer
– per il collegamento ad un’asta c’è bisogno del kit opzionale
Alla Prossima Guido Scognamiglio
NOTIZIE UTILI:
Produttore: Behringer
Modello: P-16
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