In questi ultimi anni la musicoterapia ha raggiunto un grande pubblico e sono nati molti corsi qualificati in Italia. in questo articolo intervistiamo Annarita Agazzi riguardo la sua esperienza come direttrice di un particolare metodo musicoterapico in orchestra. Si tratta di un progetto ambizioso che mira ad includere disabili attraverso la musica di insieme.
A.Agazzi: La nostra orchestra “Le Risonanze” ha ricevuto qualche giorno fa un prestigioso premio denominato “Città di Brescia- Albino De Tavonatti” presso Palazzo Loggia a Brescia.

A. Campeglia: Quanti ragazzi suonano nell’Orchestra Le Risonanze? Quanti Vi collaborano, le età e i tipi di disabilità presenti ?
A. A: L’Orchestra conta 16 musicisti “speciali” di età compresa tra gli 11 e i 51 anni, con disabilità psichica, fisica e mentale, autismo, ritardo cognitivo, psicosi infantile, sindromi genetiche, disagio sociale e familiare. Alcuni dei ragazzi che fanno parte dell’orchestra seguono anche dei percorsi di perfezionamento allo strumento musicale da loro scelto, ad ora sono 3 violinisti ed una violoncellista.
A.C: Ritenete che un certo tipo di difficoltà/disabilità nel ragazzo sia più o meno penalizzante? Che esperienze avete fatto a riguardo?
A.A.: Col nostro metodo ogni ragazzo, nonostante le sue difficoltà peculiari, riesce a suonare con gli altri.
A riguardo vorrei riportare il caso di una ragazza ipovedente e con una grande memoria musicale. Utilizza le sue dita per esplorare e conoscere tutto ciò che non le è possibile percepire con lo sguardo. Accompagna il gesto musicale con sorrisi e dondolii del corpo. Nonostante la sua “disabilità”, suona gli archi ed in particolare al violino impara tutti i gesti (arcate, tremoli, balzato, battuto, pizzicato).

Alle percussioni, è molto precisa a livello ritmico e la coordinazione delle bracci è migliorata sempre più durante il corso degli incontri.
La sua grande capacità di memorizzare i brani musicali e l’ascolto attento degli altri strumenti dell’orchestra, l’ ha aiutata a sentirsi più sicura nel momento in cui viene eseguito un brano, perché ricorda perfettamente quando è il suo “momento”.
A.C.: Come è nato questo metodo e quali sono i principi ispiratori?
A.A.: Il Progetto di Musicoterapia Orchestrale nasce a Salò nel 2013, grazie al M° Alessandra Moreni che accoglie la richiesta di un gruppo di genitori motivati a costruire per i propri figli una nuova, splendida opportunità.
Il corso adotta la metodologia Mto (Musico Terapia Orchestrale), brevettata presso il centro Esagramma di Milano da Pierangelo Sequeri e Licia Sbattella in oltre trent’anni di attività.

Dare forma a questo sogno è stato possibile anche grazie al Comune di Salò che ha messo a disposizione i suoi locali per le prove musicali e al sostegno d’imprenditori e benefattori che hanno consentito l’acquisto del set base di strumenti orchestrali.
Grazie all’imprenditore Roberto Marai il progetto ha poi messo le ali, permettendo alle famiglie la frequenza gratuita dei corsi (è l’unico centro in Italia), con l’accesso ad un servizio di assistenza, recupero e miglioramento della qualità della vita altrimenti assente sul territorio o accessibile soltanto a costi elevati.
Il progetto prevede un percorso triennale, durante il quale si sperimentano tutti gli strumenti dell’orchestra sinfonica (violini, violoncelli, contrabbassi, marimba, glockenspiel, timpani, arpa…).
A conclusione del primo triennio MTO, nell’ottobre del 2017, è nata l’Orchestra Sinfonica Inclusiva “Le Risonanze” che ha all’attivo un repertorio sinfonico che spazia da Beethoven a Bizet, da Brahms a Dvořák e Mussorgskij .
L’Orchestra Sinfonica Inclusiva “Le Risonanze” si avvale dell’aiuto di musicisti professionisti ed educatori che suonano insieme ai ragazzi diversamente abili.
Dal 2017 al 2019 è stata diretta dal M° Alessandra Moreni, da oggi invece sarà diretta dalla sottoscritta.
Le Risonanze vedono nelle loro collaborazioni musicisti della Banda Cittadina “Gasparo Bertolotti” ed allievi della Scuola di Musica “S. Carlo” di Salò.

A.C.: Quale esperienza emblematica?
A.A.: Un’esperienza che testimonia il potere di questo metodo di musicoterapia orchestrale è quella di una ragazza che ha iniziato il triennio MTO all’età di 12 anni e che oggi fa parte dell’orchestra “Le Risonanze” seguendo le lezioni di perfezionamento al violino con me.
Ha una rara sindrome genetica.
La comunicazione è non-verbale, il linguaggio è assente.
All’inizio del percorso di musicoterapia in sala musica osservava i compagni suonare ed escogitava “scherzetti” rivolti agli operatori spesso poi ridendo compiaciuta.
Nel corso degli incontri, ha iniziato a suonare gli strumenti musicali stando seduta in braccio all’operatrice e man mano gli “scherzi” sono diminuiti dando spazio alla musica e alla relativa concentrazione necessaria.
Solo alla fine del primo anno ha cominciato a suonare stando seduta sulla sedia da sola allungando progressivamente i tempi attentivi. Ha saputo mostrare la sua predilezione per il violino in modo chiaro e inequivocabile.
Nel corso del Triennio, i progressi si sono susseguiti fino ad approdare nell’orchestra dove ha conquistato i gesti da eseguire su tutti gli strumenti. L’orchestra richiede, rispetto al Triennio, un’ attenzione maggiore al lavoro musicale con tempi di suono più lunghi per l’esecuzione di brani di maggiore durata temporale. I suoi tempi di attenzione si sono dilatati grazie anche alle lezioni di perfezionamento allo strumento.
Adesso partecipa abitualmente ai concerti di musica classica rimanendo incantata a guardare violinisti o pianisti solisti, restando in ascolto rapita dalla musica.
La dimensione musicale le ha dato la possibilità di esprimere il suo potenziale e di trovare una nuova modalità espressiva.

A.C.: Perché la musica diventa esperienza inclusiva? In che modo cura, dà gioia, educa?
A.A.: Questo metodo di musicoterapia orchestrale è un’esperienza inclusiva perché:
tutti possono avvicinarsi a questo metodo, non sono richieste competenze musicali pregresse: l’interesse mostrato, anche in modo timido, per gli strumenti è condizione sufficiente per un buon lavoro.
Attraverso la musica s’intraprende un cammino di scoperta e di reinvestimento delle proprie potenzialità. Si raggiungono importanti traguardi come: l’affinamento della capacità di riconoscere, esprimere e contenere le proprie emozioni, il saper agire in sintonia con il gruppo e l’ascolto dell’altro in una dimensione di sintonizzazione emotiva e di condivisione di finalità.
Si parla di “lavoro con la musica” dove la musica è vista come il luogo della relazione e di “lavoro della musica” dove la musica è vista come piacere estetico e coinvolgimento affettivo.
L’orchestra è un contesto strutturato entro il quale è possibile sperimentare gli strumenti autentici dell’orchestra sinfonica (violini, violoncelli, arpe, contrabbassi, marimba, glockenspiel, timpani, ecc..), avvicinarsi a questi strumenti così “importanti”, acquisire un senso di responsabilità.

Ci sono delle regole da rispettare essendo un lavoro di gruppo:
non si parla quando si suona, si suona in maniera pertinente, l’improvvisazione è “strutturata” cioè segue una sorta di schema nel quale però ogni singolo ha la libertà di prender parte alla costruzione con interventi pertinenti.
Nel lavoro musicale ogni gesto acquista un proprio significato nel discorso musicale: la musica permette di contenere e modulare la propria risonanza, la capacità di entrare in relazione empatica con l’altro, ma anche di conoscere se stessi e gli altri.

A.C.: Perché ha deciso questa Sua strada? Cosa è scattato?
Riguardo il mio cammino musicale, studio violino da quando avevo 7 anni. Ho conseguito gli esami da privatista presso il Conservatorio di Mantova, per poi frequentare il Corso accademico di I livello di Violino presso il Conservatorio di Milano.
La decisione di intraprendere invece la strada della musicoterapia inizia all’età di 16 anni quando ho incontrato per la prima volta il mondo dell’autismo. Frequentavo il Liceo Psicopedagogico e dall’incontro con un ragazzo autistico è nata in me la volontà di approfondire la conoscenza di questo mondo per me nuovo e molto affascinante. Stupita dal potere della musica, alla maturità ho portato la Tesi “La musica e i benefici che essa può portare nel trattamento delle patologie in generale ed in particolare nell’autismo”.
Ho iniziato così a leggere libri sull’autismo, a partecipare a convegni sulla disabilità e la musica. Sono venuta così a conoscenza dell’Esagramma “Centro di Musicoterapia Orchestrale” di Milano. Presso tale sede, iniziai a frequentare il Master Triennale e a svolgere tirocinio presso il centro “La nota in più” di Bergamo.
Nel 2010 con “Esagramma” ho partecipato ad un Convegno presso l’Università di Dortmund dal titolo “Europa In-takt” ed in tale occasione venni a conoscenza di diversi approcci della musica alla disabilità. Nel 2012 invece ho partecipato ad un Festival Culturale a Linz.
Sia con l’Orchestra Esagramma sia con l’Orchestra “La nota in più” ho suonato il violino in numerosi concerti, affiancando ragazzi e adulti con disabilità.

Parallelamente al Master, ho iniziato anche a frequentare la Scuola Triennale di Musicoterapia “La linea dell’arco” a Lecco dove mi sono diplomata in Musicoterapia portando come tesi “Le mille facce dell’autismo”.
Nel 2013 il M° Alessandra Moreni mi ha contattato per collaborare con lei nell’aprire un Centro di Musicoterapia Orchestrale a Salò.

A.C.: Ci sono altre esperienze di musicoterapia o di inclusività musicale bresciane che io possa citare?
A.A.: L’ Associazione “Cieli Vibranti” che ha sede a Brescia, con cui regolarmente collaboro, lo scorso anno ha attivato un percorso di musicoterapia orchestrale con due gruppi di ragazzi con disabilità. “Altravoce” è un centro a Darfo Boario che propone un progetto di musicoterapia orchestrale. Un’ altra realtà presente nella provincia bresciana è il centro di musicoterapia orchestrale “Euphonia” che non conosco personalmente. Tutte e tre queste realtà utilizzano il metodo di Musico Terapia Orchestrale di Esagramma.
Ringraziamo la direttrice e auspichiamo che tale metodo si espanda sempre di più.