Parafrasando una scena del film di Luciano De Crescenzo “Così parlò Bellavista”, potremmo esclamare “Stratocaster, aneme ‘do purgatorio”, esclamazione che il nonno – in stato semivegetativo – usava ripetere ogni volta che sentiva la parola “un milione”, ad indicare l’importanza di quella somma.
Fender Stratocaster: il mito, la chitarra che insieme alla Telecaster e ad alcuni modelli Gibson ha fatto la storia delle chitarre elettriche. Pensare a customizzazioni diventa, dunque, alquanto arduo ma non impossibile, come vedremo tra poco. Premetto che già conosco il primo pensiero del lettore “scafato”, sintetizzabile in una parola: perché? La risposta è semplice: ogni tanto – quando il tempo libero lo permette – è utile, bello, sano e divertente ritrovarsi e riscoprirsi manovali, artefici del proprio destino (anche musicale), comprendersi in una realtà nella quale non si è protesi di macchine ma… generatori di fenomeni. Immersi in questo spirito, possiamo continuare!
Come tutti i chitarristi sanno, la Fender Stratocaster American Standard è dotata di uno Switch a 5 posizioni, che permette di selezionare rispettivamente i seguenti pickups:
Posizione 1: Pk Manico;
Posizione 2: Pk Manico + Centrale;
Posizione 3: Pk Centrale;
Posizione 4: Pk Centrale + Ponte;
Posizione 5: Pk Ponte.
Come si può facilmente osservare, manca la possibilità di selezionare contemporaneamente i pk Ponte + Manico (tipo Telecaster), nonché tutti e tre i PK. Ecco quindi l’idea di modificare il circuito elettrico per poter ottenere queste altre 2 possibilità. Di seguito troverete riportata la mia personale esperienza. Per fare ciò mi sono munito di un cacciavite a stella, saldatore, stagno, forbici e piccoli utensili da bricolage. Nella Fig.1 è riportato un piccolo schema del nuovo circuito elettrico. Vi anticipo che il tutto non è stato complicato da realizzare. Tuttavia, permettetemi un appello: caro lettore non avvezzo all’uso del saldatore o inesperto di bricolage, se pensi di ripetere quanto leggerai ti consiglio di affidarti a qualcuno che abbia un minimo di esperienza in merito.
Torniamo al da farsi:
Per prima cosa si deve smontare e sollevare la mascherina che porta i pickups e l’elettronica. Poi, occorre posizionare il micro switch (Fig.3) tra lo switch a 5 posizioni ed i potenziometri, facendo un piccolo foro del giusto diametro nella mascherina. Quindi, si può procedere a saldare un pezzo di filo tra le posizioni A dei due switch. Stesso discorso vale per le posizioni B. Punto di riferimento per le operazioni descritte si può trovare nello schema riportato alla Figura 1, dove, con i pallini rossi, sono indicati i punti di saldatura.
Il frutto dell’operazione dovrebbe portare un risultato simile a quanto si vede nella Fig.0 e le combinazioni ora ottenibili sono indicate nella Fig.4.
Alle classiche timbriche della Stratocaster si sono così aggiunte due nuove opportunità:
– Pk al ponte + Pk al manico (soluzione tipo Telecaster), dove appunto il suono risultante è diverso da quelli ottenibili senza modifica ed è meno aggressivo del solo pk al ponte, ma anche meno dolce del solo pk al manico, con attacchi generalmente più morbidi.
– I 3 Pk contemporaneamente, con i quali otteniamo un suono molto completo e quasi acustico.
Molti si chiederanno: perché manomettere una Stratocastes, icona delle solid-bodies?
La risposta è semplice: un’incessante voglia di ricerca e sperimentazione, pallino che sempre dovrebbe accompagnare qualsiasi uomo di scienza.
Sin dall’inizio, infatti, il mio obiettivo non è mai stato quello di migliorare una chitarra storica (cosa peraltro credo assai difficile), bensì ampliare le possibilità sonore dello strumento.
Ecco quindi che ho cercato l’accesso a quelle combinazioni di pickups che erano a portata di mano ma che con il circuito tradizionale venivano negate.
Tale operazione a bassissimo costo è ripetibile, con piccole variazioni, anche su altri modelli di Fender/Squire – Stratocaster con uno switch-pk a 5 posizioni.
L’eccellenza di un suono di chitarra dipende dal gusto, dunque è un elemento soggettivo, ma può essere funzione anche del genere di musica da eseguire, del tocco e di altre mille variabili. Avere però una maggiore flessibilità, con ulteriori combinazioni, mi è sembrata una buona opportunità, anche se in realtà ad ogni strumento ci si affeziona ad uno, massimo due suoni caratteristici, che saranno utilizzati praticamente sempre.
In allegato troverete alcuni esempi di suoni ottenibili.
Affinché il tutto sia quanto preciso e sperimentalmente riproducibile (ecco l’uomo di scienza che si riaffaccia), la registrazione è stata così effettuata:
– Stesso riff;
– Stessa ripresa (la chitarra è stata inserita in un boss GX 700 dove è stato simulato un amplificatore Roland jc-120);
– Suono pulito con leggera aggiunta di riverbero.
In sequenza ascolterete i suoni come da nome del file.
Buona musica a tutti!


