Fender Stratocaster American Special VS Fender Stratocaster American Standard 2012

Pierluigi Maisto

Se c’è una chitarra che, in tutte le sue varianti e livree, fa sempre parlare di sé, è la Fender Stratocaster. Oggi proponiamo un confronto tra la American Standard, introdotta nel 1986 ed ora proposta in versione 2012 con molte nuove interessanti features, e la American Special, di chiara ispirazione seventies (il palettone, da questo punto di vista, è inequivocabile) e con degli ottimi Texas Special di serie.

Stratocaster American Special

La Stratocaster American Special è uno dei modelli più economici della divisione USA, insieme alla Highway, e rispetto a quest’ultima salta subito all’occhio la finitura lucida in poliuretano, che conferisce alla chitarra un aspetto più simile a quello della Standard, senza contare la maggiore resistenza di questo tipo di finitura rispetto al sottile strato di nitro opaca della Highway. Le meccaniche, sia per la American Standard che per la American Special, sono praticamente identiche: trattasi di die-cast cromate, marcate Fender e che tengono discretamente l’accordatura, anche se non è di certo possibile gridare al miracolo. Il ponte, invece, distingue i due strumenti in maniera netta: sulla American Special è montato un ponte a sei viti, tipo vintage, con sellette piegate e logo Fender inciso; il blocco in lega, invece, è simile – ma non uguale – al blocco ponte in acciaio verniciato del Vintage synchronized tremolo, montato sulle American vintage e sulle Custom Shop di ispirazione vintage. Infatti, sia le sellette che il blocco non sono esattamente identici all’originale, tradendo forse una produzione messicana o comunque diversificata.

   

La circuitazione è forse il vero punto forte della chitarra: la American Special vanta infatti tre Texas Special ed un circuito del tono di tipo “Greasebucket” che, attraverso una resistenza sul controllo, permette di non perdere volume e definizione quando si agisce sul tono, mantenendo il suono sempre “intellegibile”.
Il manico presenta il tipico palettone introdotto nel 1966 dalla CBS, che all’epoca aveva da poco acquistato la “Fender electric instrument Co.” trasformandola in “Fender Musical instrument Co.”, e progettato al fine di rendere più visibile il logo dello strumento, che sempre a tale scopo acquisterà i classici caratteri cubitali che lo accompagneranno fino all’inizio degli anni ’80, epoca nella quale la nuova gestione Smith ribalterà nuovamente le carte in tavola, con l’introduzione – nel 1986 – proprio della American Standard, e qualche anno prima – nel 1982 – della fortunata serie American Vintage. Oltre alla inconfondibile paletta, troviamo anche la skunk stripe che percorre l’intero retro del manico (per permettere l’alloggiamento del truss-rod) e un dettaglio “stonato” proprio sulla palettona, che agli appassionati del vintage non può sfuggire: infatti, in luogo del tipico bullett anni ’70, troviamo un incavo per la regolazione del truss rod del tipo standard. Altra incoerenza, anche se decisamente più funzionale, è la piastra del manico a quattro viti, invece di quella a tre viti e micro-tilt utilizzata sulle palettone degli anni ’70, che non brillava certo per stabilità.

La tastiera ha il tipico raggio “modern” da 9,5 pollici ed i tasti sono del tipo Jumbo, quindi decisamente alti e grossi, ben rettificati già di fabbrica sugli esemplari che ho potuto provare in negozio. Buona scelta sia di acero che di palissandro: i legni, infatti, non hanno difetti o imperfezioni evidenti, il che indica una buona selezione delle tavole utilizzate.

Povera la scelta di colori, dovuta anche a ragioni di contenimento dei costi, che comprende solo il nero, il sunburst a tre colori ed il Candy Apple Red. Un vero peccato quello di non aver previsto quanto meno un Olympic White, per l’associazione quasi spontanea di questo colore alla vista di un palettone, vero paradigma Hendrixiano.
In ultimo, la dotazione di serie comprende la custodia morbida imbottita e la leva del tremolo, oltre alla solita documentazione ed un panno per la pulizia dello strumento: si sente la mancanza di una custodia rigida, è innegabile, ma per 750 euro in media di street price – quindi quasi quattrocento euro in meno rispetto alla Standard – direi che si può soprassedere a questa piccola mancanza.

Scheda tecnica Fender American Special Stratocaster:

– body in ontano, profilo del manico modern “C” in acero, 22 tasti jumbo, scala 648mm, 43mm al capotasto, hardware cromato, tremolo sincronizzato vintage style, 3 pick up Texas Special, selettore a 5 posizioni, circuito del tono “Greasebucket”, palettona anni ’70, deluxe gig bag inclusa.

Stratocaster American Standard 2012

La Stratocaster American Standard 2012 è l’ultima evoluzione della prolifica serie, la cui produzione è iniziata nel 1986 con la gestione Dan Smith, e che ancora adesso delimita il “metro di paragone” per tutta la produzione della casa californiana, sia verso l’alto (Deluxe, Custom Shop) che verso il basso (Special, Highway, Japan, Mexico).
La nuova Standard 2012 propone delle sostanziali innovazioni nella dotazione hardware ed elettrica: il nuovo ponte Vintage modified e i pick up Custom Shop fat ’50 sono, infatti, il cuore pulsante della neonata Fender. Analizziamoli nel dettaglio.

 
Il ponte vintage modified ricalca, per quanto riguarda la piastra, il classico ponte Standard a due pivot, quindi con due soli fulcri in luogo delle sei viti (e pertanto altrettanti fulcri) dei ponti tipo Vintage, con il pregio, quindi, di una minore difficoltà in sede di settaggio ed una maggiore fluidità durante l’uso della leva. La vera innovazione per un ponte Standard è invece rappresentata dalle nuove sellette in acciaio piegato, che ricalcano fedelmente quelle dei ponti vintage, che, secondo molti, contribuiscono alla creazione del suono cristallino e brillante tipico della Stratocaster, in luogo delle vecchie sellette “piene” in lega.
I pick up, invece, vengono direttamente dal Custom Shop Fender e garantiscono un’ottima pasta sonora, conferendo alla American Standard una personalità che nelle sue precedenti incarnazioni non aveva mai raggiunto, riuscendo a soddisfare sia le esigenze del chitarrista moderno che quelle del chitarrista maggiormente legato alla tradizione della Stratocaster. Anche i controlli di tono della American Standard vantano un piccolo ma significativo accorgimento, ovvero in luogo di potenziometri tradizionali sono stati montati dei potenziometri di tipo no-load, che a fine corsa (quindi con il potenziometro su “10”) bypassano il controllo di tono, escludendo il circuito di tono quando non è utilizzato, a tutto vantaggio delle frequenze alte e del volume d’uscita dei pick-up.

Il manico presenta ventidue tasti medium Jumbo, quindi una scelta decisamente meno estrema rispetto a quella adottata sulla American Special ma altrettanto confortevole. Il profilo del manico è il classico modern C, così come la raggiatura della tastiera resta sempre attestata a 9,5 pollici anche per questa nuova versione della Standard. Sempre presente il micro-tilt neck, introdotto per la prima volta negli anni ’70 con l’avvento delle placche a tre viti e ancora in vita sulle serie più moderne di casa Fender, anche se all’atto pratico davvero poco usato dall’utente medio. Le meccaniche sono le stesse die-cast presenti sulla American Special, e su una chitarra di questo livello ci saremmo aspettati forse qualcosa in più, magari delle belle Schaller-Fender autobloccanti come quelle in dotazione sulla Deluxe.
Davvero impressionante la chart di colori disponibili, tra i quali spiccano il Jade Pearl metallic, il Candy Cola (molto simile al Candy Apple Red) ed il Charcoal Frost metallic, sviluppati esclusivamente per questa nuova serie.
La dotazione di serie della American Standard comprende una custodia rigida SKB “a prova di bomba”, panno per la pulizia, tracolla, cavo, leva del tremolo e documentazione a corredo. Prezzo di circa 1200 euro.

Scheda tecnica Fender American Standard Stratocaster 2012:

– nuova serie American Standard Stratocaster con body in ontano, 3 pick up single coil CS fat 50, profilo del manico modern “C” in acero, 22 tasti medium jumbo, nuova unità tremolo vintage modified, controllo di tono “no load”, incluso cavo, tracolla e nuova custodia SKB.

La prova

La prova è stata effettuata su una Fender Super Reverb Reissue, senza effetti d’ambiente inseriti e con i controlli in flat, per valutare al meglio il sound dei due strumenti senza essere influenzati dal timbro ammaliatore di questo stupendo amplificatore.
Appena attaccata la American Special, subito salta all’occhio l’aggressività dei Texas Special, potenti ed aggressivi, che – anche a volume al di sotto della metà -, se si plettra, decisamente tendono già a sporcare, con suoni che richiamano il più grintoso SRV. I controlli di tono mantengono quello che promettono, il suono non perde di volume e definizione, e anche con regolazioni piuttosto decise non si sente quel poco piacevole effetto “inscatolato” che talvolta l’uso eccesivo del controllo di tono conferisce ai single coil. Passando ad un’analisi dei singoli magneti, direi che il pick up al ponte è una vera lama, tagliente ed incisivo senza però mai essere “tight”, nelle linee solistiche riesce tranquillamente a trovare il suo spazio, con un attacco ed una presenza notevoli. Il pick up centrale è tranquillamente utilizzabile per ritmiche pulite, anche se – su tutte le Stratocaster, in verità – lo trovo piuttosto anonimo se utilizzato da solo, mentre nelle posizioni due e quattro del selettore diviene l’anima del suono nasale e compresso tipico delle combinazioni ponte/centrale e centrale/manico. A questo proposito, consiglio sempre di provare a regolare l’altezza del pick-up centrale per trovare il vostro equilibro sonoro preferito nelle posizioni intermedie… un giro di vite può fare tantissimo! Il magnete al manico, invece, è davvero enorme, con bassi penetranti e tanta tridimensionalità, il vero suono Texas Blues è tutto qui, soprattutto con un “ampli” come il Super Reverb.

La prova dei crunch è ancora più esaltante, sia con il Ts9 Ibanez che con il RAT la chitarra si accende, e mostra tutta la potenza tipica dei magneti sovravvolti. L’unica pecca riscontrabile, ma solo con il RAT (e quindi con crunch sostanziosi) è che il magnete al manico inizia a perdere di intelligibilità, anche se il suono resta sempre apprezzabile. Sui crunch a farla da padrone è il pick-up al ponte, Blackmore è a portata di mano (se la mano è a quei livelli, s’intende!) ed in nessun caso il suono è zanzaroso o troppo tagliente. I tasti Jumbo devono piacere, sui bending e sulle tecniche di hammer on e pull off aiutano molto, ma se si ama l’effetto “fretless” dei tasti piccoli è probabile che non si riesca ad instaurare il necessario feeling con lo strumento. Sicuramente da provare e valutare di persona, per poter poi valutare sulla scorta delle proprie preferenze ed esigenze.
Cambio chitarra e passo a testare la American Standard 2012. Il suono è decisamente più vintage, anni cinquanta quanto basta, ma con più corpo, sicuramente quanto basta per rendere la American Standard 2012 una chitarra con più personalità rispetto alle sue precedenti incarnazioni ma non a senso unico, preservando la sua tradizionale versatilità. Sui puliti questa nuova Standard fa subito pensare agli Shadows e ai primi Dire Straits, con una brillantezza e una definizione incredibili, cristallina e dall’output leggermente più basso dei Texas Special. Forse ancora più che con la American Special è possibile giocare con la dinamica della mano destra, la plettrata riesce davvero ad animare il suono della chitarra, che risponde in maniera netta e decisa, fa davvero divertire!
Sui crunch la minore potenza e la maggiore apertura sulle medio-alte rende la chitarra bisognosa di qualche piccolo ritocco sull’equalizzazione, specie con il pick up al ponte, se non si vuole rischiare di ottenere un suono troppo tagliente, mentre il pick up al manico è davvero perfetto, sempre definito anche con il RAT settato ad alti livelli di gain. I tasti sulla American Standard 2012 sono medium Jumbo, una soluzione di compromesso tra i Jumbo e i vintage “narrow” (più alti dei vintage tradizionali, che ormai pochi strumenti utilizzano) e anche provenendo da tastiere diverse è facile trovare subito il feeling giusto, basta suonarci per pochi minuti e sembrerà di non aver suonato altro in tutta la vita!

Quale scelgo?

Ed eccoci al punto più spinoso: quale scelgo? Certamente dipende dalle nostre esigenze, infatti non è da poco la differenza che passa tra una Strato dal suono grosso ed aggressivo, come la Special, ed un’altra dal suono vintage e cristallino, come la nuova Standard, quindi bisognerà senz’altro assecondare i propri gusti personali e il tipo di repertorio che si suona o si intende suonare, per non ritrovarsi poi delusi per una scelta che magari è confacente col proprio gusto personale, ma urta con il genere che si dovrà suonare con lo strumento scelto. Anche il tipo di tasti è una discriminante rilevante, infatti i tasti Jumbo non sono amati da tutti, così come i vintage, mentre i medium Jumbo trovano più larghi consensi a causa della maggiore facilità con cui ci si adatta a loro, oltre al fatto che molte chitarre adottano questo tipo di tasti, ed in questo caso il feeling è immediato. Da valutare anche la scelta del ponte, perché se si intende usare il tremolo in maniera intensa, certamente il due pivot della Standard 2012 è il più semplice da settare e mantiene decisamente meglio l’accordatura, mentre il ponte vintage della Special permette soltanto un uso piuttosto moderato del tremolo. In ultimo va considerata anche la consistente differenza di prezzo, di quasi quattrocento euro, anche alla luce del fatto che, in ogni caso, ci si porta a casa una vera Fender made in USA.
Un consiglio importante: ricordatevi sempre di controllare l’accoppiamento corpo-manico su tutte le chitarre di tipo bolt- on, ed evitate quelle con evidenti luci (ovvero spazi tra corpo e manico) sull’innesto corpo-manico, infatti potrebbero presentare sia problemi di stabilità dell’accoppiamento stesso che di scarso sustain e “note morte” sulla tastiera.
Adesso tocca a voi, mentre a me non resta altro che augurarvi buona scelta!

NOTIZIE UTILI:

Produttore: Fender

Modello: Stratocaster American Standard 2012

Website: www.fender.com

Distributore italiano: www.casalebauer.com

Prezzo: € 1.160 Iva compresa

Produttore: Fender

Modello: Stratocaster American Special

Website: www.fender.com

Distributore italiano: www.casalebauer.com

Prezzo: € 780 Iva compresa

Alla prossima recensione

Pierluigi Maisto

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