Arturia Prophet V di Guido Scognamiglio

Antonio Campeglia-Carlo Castellano

Sembrerebbe un déjà-vu, eppure non lo è affatto. La francese Arturia, dopo aver assaggiato il successo con le sue precedenti simulazioni di synth analogici come il Minimoog, il Moog Modular, l’ARP 2600 e lo Yamaha CS-80, ora si lancia verso il mondo della Sequential Circuits quasi profanando un altro mostro sacro degli strumenti del passato, anzi due: il Prophet 5 e il Prophet VS. Quanto al primo, già altre case hanno tentato precedentemente delle simulazioni, alcune anche ottime, ma è la prima volta che vediamo il Prophet VS simulato in ambito software. Per di più è la prima volta che li vediamo entrambi in un solo plug-in. Scopriamo dov’è la novità.


Dave Smith e le sue creature:

La Sequential Circuits fu fondata nella metà degli anni ’70 dall’americano Dave Smith (Inserire foto “DaveSmith.jpg” con didascalia: “Dave Smith, fondatore della Sequential Circuits”) ed un gruppo di esperti di elettronica musicale, fra cui un ex-ingegnere della Moog, contribuendo all’evoluzione e alla storia dei sintetizzatori in modo assolutamente unico. Il primo e più grande successo della Sequential fu il Prophet 5 (Fig.1), che fu non solo un grande strumento ma soprattutto il primo sintetizzatore polifonico comandato da microprocessore digitale, con la possibilità di salvare i presets. Negli anni a seguire molte altre case di strumenti elettronici seguirono la stessa scia con strumenti simili, fra cui Moog con il Polymoog e successivamente il Memorymoog, seguite a ruota dalle giapponesi Korg, Roland e Yamaha con strumenti quali il Polysix, il Juno 106, ecc.

Il Prophet 5 vide in totale tre revisioni, fra cui il primo modello era interamente costruito a mano, pittosto fragile ed instabile, mentre la versione più diffusa e forse la più stabile è la terza, uscita attorno al 1980. Fra l’una e l’altra c’erano anche delle sottili differenze costruttive, fra cui la scelta della marca di alcuni componenti (i primi usavano integrati SSM mentre gli ultimi usavano i CEM), e la presenza di alcuni comandi in più sul pannello frontale. Ciò che rendeva unico il modello di sintesi del Prophet 5 era la sezione Poly-Mod, cioè la modulazione polifonica, che permetteva di usare l’inviluppo del filtro e l’oscillatore 2 per modulare la frequenza dell’oscillatore 1, il pulse-width dell’oscillatore 1 e la frequenza di cut-off del filtro. Questo sistema, unito alla possibilità di hard-sync fra i due oscillatori, dava vita ad una nuova gamma di sonorità mai sentite prima in altri sintetizzatori analogici.

Pochi anni dopo, la Sequential creò un’altra pietra miliare nella storia dei synth: il Prophet 600, versione più economica del Prophet 5 ma che introdusse un nome che oggi, a distanza di quasi 25 anni, è uno standard irrinunciabile in campo audio: il MIDI (Music Instruments Digital Interface). Nel 1982 il Prophet 600 (Fig.2) fu il primo strumento musicale elettronico ad avere un’interfaccia MIDI in grado di potersi collegare ad altri strumenti con la stessa interfaccia per scambiare dati e sincronizzare le esecuzioni. Al Winter Namm Show del 1983 la Roland presentò il JX-3P e fu fatta per la prima volta la dimostrazione ufficiale del protocollo MIDI collegando insieme i due synth: gli spettatori restarono affascinati dal fatto che suonando una sola tastiera si potessero udire due strumenti suonare perfettamente all’unisono.

Anno 1987, un’altra grande invenzione: la sintesi vettoriale. Tre ingegneri della Sequential sperimentano un nuovo motore di sintesi capace di creare nuove sonorità, sempre variabili nel tempo, dando vita così al Prophet VS (Fig.3), uno strumento dal cuore digitale, innovativo e molto promettente. Tastiera a 61 tasti dinamici, joystick bidimensionale, nuovi inviluppi multi-punto e una completa matrice di modulazione sono i segni distintivi del VS che l’hanno reso famoso negli anni al pari dei suoi predecessori. Ma purtroppo quelli non erano tempi tanto felici per l’industria di Dave Smith, tanto che intorno al 1989 il brevetto del Prophet VS fu venduto alla Korg che introdusse sul mercato la famosa Wavestation, e l’anno dopo l’azienda fu venduta alla Yamaha, che nel 1991, guarda caso, lanciò il suo SY-22… a sintesi vettoriale (Fig.4).

Ai giorni nostri, mentre Dave Smith è tornato sul mercato con la D.S.I. e i suoi synth della serie Evolver, in Francia un gruppo di programmatori e ingegneri del suono riprende il mito dei Prophet con il software synth Prophet V. Ah, già che ci siamo, lo sapete qual è stato il primo vero sintetizzatore software della storia? Nel 1997 la Seer Systems presentò Reality, opera di Stanley Jungleib e… Dave Smith!

L’installazione e la licenza:

Nella confezione del Prophet V troviamo il CD rom di installazione, un bellissimo manuale stampato da 128 pagine in tre lingue (ma come al solito manca l’italiano!) e una chiave USB per il sistema di protezione Syncrosoft (Fig.5 ). L’installazione non è difficile, basta seguire le istruzioni sulle schermate a video. Un piccolo consiglio: se nel CD trovate una versione inferiore alla 1.1, correte subito sul sito della Arturia per scaricare l’aggiornamento in quanto nelle prime versioni c’era una lista interminabile di bugs (quelli che io chiamo “i bugs della corsa alla release”). Ma parliamo della licenza: da poco la Arturia ha deciso di passare dal vecchio sistema di protezione challenge/response al dongle USB per ovvi motivi, ma forse per tanti questa non è stata una scelta del tutto appropriata. Diciamo la verità, le porte USB sui nostri computer non basterebbero mai, e ci secca un po’ doverle sprecare solo per far funzionare dei programmi. Il vantaggio è che possiamo facilmente usare la stessa licenza su più computer, uno alla volta, semplicemente inserendo il dongle nel computer che vogliamo utilizzare. Ma la fregatura, d’altro canto, sta nel fatto che il dongle è richiesto anche semplicemente per usare la versione DEMO del software. Tuttavia, dando uno sguardo veloce al sito della Arturia, scopro che forse hanno dato ascolto alle voci di tanti potenziali acquirenti non tanto d’accordo con questa politica commerciale, così è nato il programma “No dongle? No problem!” che dà la possibilità di acquistare un dongle Syncrosoft sul loro shop on-line per soli 9 euro con la facoltà di poterlo restituire entro due mesi dalla data d’acquisto richiedendo il rimborso completo della spesa. Sarà la risoluzione del problema? Intanto anche la nostra NFR è limitata, e quando la licenza installata nel dongle scadrà, non ne resterà che un pezzetto di plastica altrimenti inutilizzabile, tanto più che mi è risultato impossibile trasferire le licenze Steinberg sul dongle di Arturia né operare all’inverso, pur essendo entrambi sistemi Syncrosoft. Sarà protetto anche il dongle?

L’interfaccia:

Questa è secondo me la parte più bella del Prophet V, la grafica. Dedicherei una standing ovation al grafico che ha disegnato il modello 3D di questo plugin in quanto le forme, le proporzioni, i colori, le luci e tutti i minimi dettagli corrispondono quasi esattamente, direi al 99%, alla controparte reale del Prophet 5 (Fig.6). Per quanto riguarda la sezione dedicata al Prophet VS, viceversa, è stata fatta una ricostruzione del pannello usando gli stessi colori e lo stesso stile, ma rendendo il tutto più adatto ad un plug-in sofware dove, al posto di un semplice display alfanumerico e dei tastini multifunzione, abbiamo grafici e comandi rotativi indubbiamente più pratici da maneggiare. Non solo l’interfaccia è molto bella da vedere, ma è anche piacevole da usare: variando lo status di qualunque comando, appare un pop-up che indica il suo attuale valore numerico, e nella sezione VS abbiamo gli editor degli inviluppi programmabili a colpi di mouse. Nella parte alta, quella non facente parte del disegno del synth, troviamo funzioni globali quali la gestione dei presets, organizzati in banchi e sub-banchi, la selezione del canale midi in ricezione, la gestione della polifonia, i tre pulsanti che ci consentono di scegliere fra la modalità Prophet 5, Prophet VS oppure Hybrid, infine troviamo i comandi degli effetti Chorus e Delay. Allo start-up il plug-in si presenta in modalità Prophet 5, ma scegliendo altre modalità assistiamo ad una simpatica animazione che mostra il pannello sollevarsi dall’involucro di legno per poi capovolgersi o ricomporsi un po’ come se si trattasse di una sdraio da spiaggia! Beh, al di là dell’aspetto scenico, ora conosciamo nel dettaglio i comandi dello strumento.

Modalità Prophet 5:

Qui direi che la cosa è molto semplice, e immagino molti abbiano già usato un plug-in molto simile a questo conosciuto col nome di Pro-53 della tedesca Native Instruments oppure il Profit-5 della Creamware e, inutile volerlo nascondere, il paragone è d’uopo. Nel Pro-53 alcuni comandi sono disposti un po’ diversamente, ma il succo è quello. Nella parte destra troviamo i tre riquadri dedicati alla modulazione, dall’alto verso il basso la sezione Poly-Mod, i comandi per l’LFO globale e il controller della Modulation Wheel. Tutte le altre sezioni sono, come direbbero gli inglesi, self-explanatory, si fanno capire benissimamente da sole.

Gli oscillatori possono essere sincronizzati ed intonati separatamente, il primo può suonare contemporaneamente sia l’onda a dente di sega che la quadra, mentre al secondo si aggiunge anche la triangolare. Dato il funzionamento della sezione Poly-Mod, il secondo oscillatore può anche essere staccato dal controllo della tastiera attraverso il tastino KBD, mentre col tasto LOFREQ può diventare un vero LFO, più o meno stessa logica del Minimoog. La sezione Mixer regola i volumi dei due oscillatori e del generatore di rumore rosa. Il filtro è un passa-basso a 4 poli, auto-oscillante, e può essere usato anche come ulteriore sorgente sonora. L’ADSR del filtro è molto importante in quanto è legato anch’esso alla sezione Poly-Mod, infatti a fianco ai pomelli CUTOFF e RESONANCE troviamo anche il consueto ENV AMT che regola l’incidenza dell’inviluppo sull’apertura del filtro. Procedendo verso destra troviamo l’inviluppo del VCA, il pomello TUNE per l’intonazione generale, la sezione UNISON e il volume generale. I tastini in basso al centro, infine, richiamano i presets.

Modalità Prophet VS:

Qui invece la cosa si complica un po’: come dicevo prima, i comandi sono stati riorganizzati dalla Arturia per semplificarci un po’ la vita (Fig.7), ma conosciamoli per gradi. A sinistra vediamo, l’uno sull’altro, i quattro oscillatori. In questo strumento gli oscillatori sono dei riproduttori di forme d’onda campionate, selezionabili da una wavetable di 96 campioni, da 32 a 127. Cliccando sul numerino posto sopra al pomello FINE si può scegliere l’onda da usare visualizzandola anche su un comodo display pop-up. I due pomelli ne regolano l’intonazione. Più a destra c’è il Joystick, il vero cuore della sintesi vettoriale. Altro non è che un comando attraverso il quale possiamo miscelare i livelli dei quattro oscillatori. I movimenti del Joystick possono anche essere registrati e riprodotti in diverse modalità, e i tempi di transizione da un punto all’altro si regolano con i quattro pomelli posti in basso.

Scorrendo verso destra troviamo i comandi relativi al VCF e al VCA, più i due LFO. La parte più complessa del VS, infine, si trova sul grosso pannello disegnato sul lato destro dell’interfaccia. In questo simil-display sono presenti quattro pagine: Modulation, Envelopes, Effects e Play Mode.

Nella pagina Modulation troviamo la matrice di modulazione attraverso la quale possiamo connettere tutte le fonti di modulazione a qualunque parametro modulabile del synth. L’impostazione è molto simile ad altre matrici trovate su altri plug-in simili, con la classica struttura “a battaglia navale”: per esempio, per collegare l’LFO 1 al pitch del primo oscillatore, clicco sul pallino corrispondente all’incrocio dei due assi e regolo l’amount in corrispondenza dell’asse orizzontale. Quando in modalità VS, alcune sorgenti e alcune destinazioni sono in grigio e non accessibili: si tratta delle ulteriori modulazioni che possiamo usare quando il synth è messo in modalità Hybrid.

La seconda pagina, Envelopes, mostra i grafici dei due inviluppi a 5 punti relativi a VCF e VCA, e il grafico del mixer bidimensionale comandato dal Joystick (Fig.8). Chi ha mai usato una Korg Wavestation, troverà una schermata che gli sarà molto familiare. Le ultime due pagine mostrano i comandi relativi agli effetti Chorus e Delay e tutti i parametri globali quali il volume generale, la modalità monofonica, il tempo di glide, il tuning, ecc.

Modalità Hybrid:

Attivando la modalità ibrida, le due interfacce si sovrappongono (Fig.9) e si ottiene una totale interconnessione fra i due synth, ed è proprio questa la novità introdotta dal Prophet VS di Arturia. Non solo le due sorgenti sonore sono unite, ma tutti i parametri dell’uno diventano parte integrante dell’altro, creando di fatto un nuovo tipo di synth con due filtri, 3 LFO e tanto altro. Nella pagina Modulation che abbiamo visto prima, ora si abilita anche il resto della matrice che connette i diversi moduli dei due synth indipendentemente. Per esempio, posso usare la Velocity e l’Aftertouch del Prophet VS per controllare, rispettivamente, il VCA e il VCF del Prophet 5. Inoltre, sempre nel grosso pannello di destra, si abilita una nuova pagina denominata Audio nella quale possiamo instradare i segnali degli oscillatori verso i filtri e verso i VCA secondo degli schemi prestabiliti.

Cosa fa la differenza:

Abbiamo descritto per grosse linee gli aspetti fondamentali di questo plugin, precisando che sotto certi punti di vista si tratta di una novità in campo software ma che può anche essere tranquillamente frainteso e duramente messo in conflitto con altri prodotti simili. Diamo ora uno sguardo alla tecnologia che c’è dietro il Prophet VS, quella che Arturia chiama TAE, acronimo di True Analog Emulation. Già ampiamente sperimentata anche per i precedenti prodotti della software house francese (eccetto Brass) questa tecnologia garantirebbe un’accurata simulazione dei circuiti analogici grazie alla riproduzione in campo digitale del comportamento dei componenti elettronici. Tuttavia, mi verrebbe subito da pensare che altri produttori hanno pubblicizzato delle tecnologie simili, come ad esempio la Korg che nella suite “Legacy” dice di usare la tecnologia CMT (Component Modeling Technology), oppure la WayOutWare che per programmare TimewARP 2600 dice di aver usato una tecnica simile, tanto che nel manuale in PDF c’è un intero corso a riguardo (e vi consiglio vivamente di scaricarlo!). Insomma, ognuno dice di aver ricreato alla perfezione un circuito analogico nel dominio digitale, ma c’è da crederci? Beh, difficile a dirlo. Però la Arturia ha pensato di modellare non solo i pregi dei componenti elettronici, ma anche i difetti. Infatti nel Prophet V non solo noteremo la totale assenza di sgradevoli effetti di aliasing sulle alte frequenze, ma se ascoltiamo con attenzione, possiamo anche percepire quei piccoli difetti del suono che solo un sintetizzatore analogico può provocare, dando talvolta fastidio, ma tanto più spesso rendendo colorito e ricco il suono finale. Certo non ci si può aspettare di percepire la stessa potenza di un vero Prophet 5 poiché, come ben sappiamo, un plug-in software non può mai sostituire al 100% un synth analogico, ma possiamo trarre vantaggio dal software per poter registrare nei nostri progetti ciò che il povero portafogli non ci permetterebbe di acquistare!

Quanto al paragone con gli altri concorrenti, posso dire che ci sono pro e contro da entrambi i lati: il tedesco Pro53 è molto più leggero sulla CPU ma suona un po’ sottile, il francese suona “grosso” ma pecca in velocità e stabilità; il tedesco non rispetta del tutto la struttura del Prophet 5 originale, mentre il francese gli si avvicina molto, e ha un filtro molto più bello. Quanto al Prophet VS, l’unico tentativo di imitazione del quale sono al corrente si chiama Augur, un VSTi freeware che è in versione beta da anni e forse non sarà mai completato.

Ultimo ma non ultimo: il Prophet V non solo ha una ricca dotazione di presets già pronti all’uso adatti a tutte le esigenze, ma troveremo nella lista anche la serie completa dei presets originali sia del Prophet 5 che del Prophet VS, tanto per la gioia di rivivere i momenti in cui, da bambini, suonammo per la prima volta questi magnifici strumenti!

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