The For Carnation

Marco Sica
The for Carnation
 Eredi naturali degli Slint, i The For Carnation sublimano con profondità e chiaroscuro la capacità di codificare tensioni e risoluzioni.  

Non a caso il loro fondatore Brian McMahan, oltre a essere musicista cardine del rock alternativo statunitense della seconda metà degli anni ottanta (chitarrista degli Squirrel Bait) fu – appunto – cofondatore proprio degli Slint.

 

Dopo il primo EP “Fight Songs” pubblicato nel 1995, con in formazione oltre a McMahan (che si mostrerà unico elemento fisso negli anni) alla voce e chitarra, David Pajo (Slint e Tortoise) alla chitarra, Doug McCombs (Tortoise) al basso e Johnny “Machine” Herndon (Tortoise) alla batteria, i The For Carnation, nel 1996, danno alle stampe il loro primo capolavoro “Marshmallows” (Matador), disco vedovo di David Pajo alla chitarra (sostituito da Grant Barger) e con John Weiss e Michael McMahan (fratello di Brian).

Marshmallows” s’impone da subito come un magmatico liquido in minore ora in lenta, ora in violenta espansione, in cui radi spazi desertici mettono il punto con la ballata d’apertura “On The Swing”, figlia del suo tempo e di tempi a venire.

 

Il sogno è, poi, interrotto dalla cadenzata e dissonante “I Wear The Gold” che rievoca all’ascoltatore incubi da fine millennio, prima che “Lmyr, Marshmallow” spagini un libro di fiabe mal scritto.

 

La splendida  “Winter Lair”, con le sue rarefazioni, scampanellii e rumori e con la sua voce, getta un ponte verso quello che sarà nel 2000 l’altro capolavoro omonimo del gruppo, brano e “anticipazione discografica”, resi perfetti dalla patologica  successiva “Salo”.

 

In chiusura gli irrisolti quasi nove minuti di “Preparing To Receive You”, congedano un disco epocale che sarà degnamente replicato (come già anticipato) nell’altro splendido omonimo “The For Carnation” di inizio millennio.

Marco Sica

https://youtu.be/Qc1aKCRmEV4

 
 

 


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