Questo è un piccolo omaggio di un devoto fan, lo dichiaro subito. Ero presente anche io il 16 ottobre 2021 al teatro Savoia di Campobasso per quest’unica data italiana di Teresa Salgueiro.
Una voce unica, interprete di una Saudade portoghese a cavallo tra tradizione e innovazione. Una formazione essenziale fatta di contrabbasso, fisarmonica, percussioni e chitarra, vestita di bianco, in un’atmosfera intima, evocatrice di emozioni e sensazioni delicate.
Teresa ripercorre brani classici popolari del Portogallo, un omaggio al chitarrista Carlos Paredes – che pose un marchio indelebile alla chitarra portoghese – a Zeca Alfonso – alla cui musica la Rivoluzione dei Garofani deve tanto – , ringrazia la “vida” con Violeta Parra, canta in spagnolo, in dialetto napoletano (ricordo i concerti con i “Solis String Quartet”) e torna al suo repertorio originale degli ultimi anni.

Una voce incredibilmente versatile che canta il colto e il popolare, con una nota malinconica di un Fado antico, che accompagna lo spettatore in un lento viaggio che dal fiume Tejo scorre all’Oceano.

Alla chitarra un altro richiamo alla sua tradizione artistica, José Peixoto, ex dei Madredeus, di cui Teresa fu la voce storica, calcando i palchi di tutto il mondo per 20 anni.
Saudade è una parola che esprime il modo di vivere l’assenza. E’ il sentimento della lontananza da qualcosa o qualcuno che ci piace, allo stesso tempo, è la testimonianza dell’amore. Un sentimento che ci fa sapere che amiamo, che siamo connessi, è sentire la presenza nell’assenza.

