Malus – Sexadelic Shooting star

Lorenzo Sorbo

Negli ultimi anni ascolto musica quasi sempre in auto.  Mi pare che il movimento accentui la concentrazione. Mi piace farlo sia sulle lunghe tratte che durante le soste, magari in un posto bello.

Ultimamente non lo faccio nemmeno più da solo, non ci riesco più. Sono sempre in compagnia di una persona che mi consiglia degli ascolti davvero di qualità. Ammetto, ne sa molto più di me in fatto di nuove uscite ed è grazie a lei se oggi vi consiglio questo disco ascoltato in questo periodo post-pandemia che sa di libertà riconquistata. Un disco che immediatamente ci riporta a sonorità vintage, esotiche e psichedeliche.

Non stiamo parlando di una band della California, ma di cinque ragazzi di Bassano del Grappa: i Malus. “Sexadelic shooting star” è il loro secondo album uscito ad aprile e contiene otto brani che ci riportano dritto nelle sonorità degli anni ’70, ma con molto gusto e senso della rielaborazione dello stile musicale di quegli anni.

Malus

Vedete, potrei già apparire antipatico dicendo che è tutto “già sentito” e, in effetti, non siamo di fronte a niente di particolarmente nuovo.  Ma il punto non è questo. Nel mare magnum di produzioni indie e mainstream ormai è difficile trovare qualcosa di veramente nuovo e originale e poi, diciamocelo, è difficile trovare strade nuove oggigiorno (e in fondo, lo è sempre stato, no?) 

I Malus sono dei grandi musicisti e si sente. Compito della (buona) musica dovrebbe essere quello di evocare stati emotivi difficilmente descrivibili a parole. A mio parere questi ragazzi ci riescono benissimo, grazie ad una produzione e a degli arrangiamenti veramente raffinati. Ci trovo malinconia, psichedelia, atmosfere sognanti e tante tante sonorità sexy che ti arrivano dritto allo stomaco. E poi, un disco veramente “suonato” con dei lick fantastici di chitarra, giri di basso semplici ma efficaci e tappeti di synth che ti sciolgono persino il magone più persistente. Su tutta la strumentazione si accomoda un canto sussurrato e di velluto che canta in inglese senza mai  essere troppo presente o invasivo. Per intenderci, provate ad ascoltare brani come  “Clouds Carpet” o “Saint Lawrence night”  e ditemi se non avete la sensazione di lievitare. I Malus hanno un suono veramente ben amalgamato, potente e sensuale.  “Astronaut” strizza l’occhio alle suggestioni sonore di “Subterranean Homesick Alien” dei Radiohead, mentre “Mobius trip” riporta alle sonorità dei poliziotteschi anni 70 con spruzzatine prog niente male.

Fate come me, ascoltateli in auto ad alto volume durante un viaggio e il piano sequenza della strada che scorre davanti avrà la sua colonna sonora ideale.

Lorenzo Sorbo

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Lorenzo Sorbo, classe 1976. Ho studiato violino e Musicologia. Dopo tanti concerti in giro e diversi corsi di perfezionamento, da diversi anni mi occupo di critica musicale e ricerca nell'ambito di autori dal secolo XVII al contemporaneo. Ho pubblicato edizioni critiche, studi di drammaturgia musicale e articoli musicologici su argomenti molto eterogenei comparsi qua e là. Ho scritto recensioni sia su riviste cartacee come “Amadeus” che su Webzine.
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