Sospesi a metà strada tra rarefazioni elettroniche e lirica (o)scura da rock pop d’autore, i Pinhdar hanno dato alle stampe “Parallel” (Fruits de Mer).
Il duo, composto dalla cantante e autrice Cecilia Miradoli e dal musicista e produttore Max Tarenzi, con l’ausilio del celebre produttore scozzese Howie B, condensano, con vecchio stile, in circa 35 minuti, 8 brani in cui musica e testi diventano elegante narrazione tanto cara e vicina alla corrente dark wave seppur vestita di contemporanea rivisitazione.

Apre il viaggio sonoro “Anacreonte”, che incarna l’incipit in cui cui poetica è preludio del citazionismo classico che accompagna i Pinhdar sin dalla scelta del loro nome.
Il brano eponimo è segnato da un lento arpeggio di chitarra su drone elettrico, mentre la voce si fa “norrena”, prima che un soliloquio fratturi in due il tutto.
“Glass Soul” accelera leggermente i tempi prima che “Corri” (unico brano dal titolo in italiano), evochi, nelle chitarre, abrasioni da post rock anni novanta.
“Atoms and Dust” con, il cadenzato e il cantato, è rilettura da west coast Hippie in cui s’innestano chitarre da futuro anteriore.
“The Hour of Now”, con i suoi suoni liquidi e in reverse e il suo ondeggiare, su ritmica squadrata, riporta alla mente la bella copertina di Elisabetta Cardella: razionalismo di una casa piantata sull’acqua.
Ciò che contraddistingue “Parallel” è la perfetta omogeneità del tutto, concezione che appare all’ascolto quasi unica, senza soluzione di continuità, come nella scrittura di un romanzo romantico decadente in cui ogni elemento è collocato al suo posto con giusta funzionalità.
Canale Spotify: Pinhdar Parallel