Lucid 88192 – Convertitore A/D D/A

Antonio Campeglia

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta

Il pannello frontale (Fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (Fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

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Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (Fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica. Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.

 

Prova di ascolto in studio

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (Fig.4).
 

Fig.4 -Mixer Soundcraft 3200 – Foto di C. Amitrano

 
La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Apogee Big Ben (Fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

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Conclusioni

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

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Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo.

Fig.7 – R. Morra e L. Circiello in un momento di ascolto del Lucid.Foto C.Amitrano


 
Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.


Sguardo all’architettura interna

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.
 

Fig.8- Interno Lucid 88192 - Pic. A. Campeglia
Fig.8- Interno Lucid 88192 – Pic. A. Campeglia
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A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse). La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

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INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Symetrix

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Foto del convertitore Lucid 88192

 

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta:

Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

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Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.

 

Prova di ascolto in studio:

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

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La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

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Conclusioni:

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

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Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo. Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.

Sguardo all’architettura interna:

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

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A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse). La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

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INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: ChanderLimited

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta:

Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

1-2
3

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.

 

Prova di ascolto in studio:

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

4

La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

5

Conclusioni:

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

6
7

Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo. Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.

Sguardo all’architettura interna:

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

8
9

A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse). La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

10

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: ChanderLimited

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta:

Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

1-2
3

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.

 

Prova di ascolto in studio:

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

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La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

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Conclusioni:

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

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Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo. Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.

Sguardo all’architettura interna:

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

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A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse). La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

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INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: ChanderLimited

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta

Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

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Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.

 

Prova di ascolto in studio

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

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La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

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Conclusioni

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

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Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo. Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.

Sguardo all’architettura interna

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

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A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse). La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

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INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: ChanderLimited

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

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