Il trittico dei pedali firmati Positive Grid si conclude con il loro delay, che, come per gli altri pedali, eredita nomenclatura, Form Factor e Stuttura.
Questi pedali rendono perfettamente l’idea dello strumento virtuale di casa Positive Grid, essendo presente nel pedale un convertitore AD/DA e un processore che gestisce la simulazione dei delay del software.
I delay digitali sono uno standard nelle pedaliere attuali, oggigiorno non conviene molto avvalersi di un delay analogico se non per specifiche scelte artistiche e sonore che includano un preciso tipo di suono. Nella mia esperienza, vedo svariati professionisti, anche di livello altissimo, utilizzare quelli che nel corso degli anni ho chiamato “Super-Delay”, per via della quantità immane di opzioni e di suoni ottenibili.
Tra i vari “Super-Delay” ne cito qualcuno che sicuramente avete visto e sentito:
- Eventide Timefactor
- Strymon Timeline
- Korg SDD 3000
- TC eletronics x3 Delay
- Free the Tone Flight Time.
Oggi a questa lista è possibile aggiungere il Bias Delay, leggermente meno “super” degli altri per la mancanza del MIDI (nella sua versione Twin), ma perfettamente in grado di tenere testa ai nomi sopraelencati.
Analizziamolo nelle sue caratteristiche salienti.
Considerazioni Estetiche
Come nelle “puntate” precedenti, le considerazioni estetiche sono in linea con quelle dei suoi predecessori, per cui rimando direttamente ai precedenti articoli su Bias.

Considerazioni Tecniche
A differenza dei suoi predecessori, il pedale presenta una serie di controlli interessanti: oltre ai classici controlli di Time e Feedback, possiamo gestire la miscelazione del segnale dry e del segnale effettato con il controllo di Mix, e aggiungere o meno un riverbero alla fine delle code; dulcis in fundo, un piccolo controllo permette di aggiungere una modulazione al nostro delay.
In generale è una dotazione un po’ al di sotto rispetto a qualche competitor, che ha un controllo più complesso per la modulazione, un controllo di tono e anche un loop interno per aggiungere effetti alle code, però è sicuramente più plug and play, se lo si usa solo in formato pedale. Il suo plus, così come per gli altri della serie Bias, è il comparto software che batte decisamente tutti i delay che ho precedentemente elencato: le opzioni sono infinite e difficilmente replicabili.
Considerazioni Sonore
È sempre difficile trattare l’aspetto sonoro, in alcuni casi perché per molte persone alcuni delay suonano quasi tutti allo stesso modo (o almeno così sembra) e non si riesce a cogliere al volo le sfumature di una determinata simulazione: in questo caso, ho preparato una serie di take adatte allo scopo, per cercare di dare un’idea di fondo.
Il preset che ho preferito è quello della simulazione del nastro poiché, anche se l’analogico ha comunque il suo fascino imbattibile, questo preset ha un suono decisamente ricco, molto presente e ben riuscito.
Ho apprezzato molto la precisione del controllo del mix, estremamente preciso e affidabile, veramente ben fatto, al contrario del mio SDD 3000, con cui nel tempo ho imparato a convivere.

I preset di Digital e Analog fanno decisamente bene il loro lavoro: il preset analogico riesce a trasmettere un po’ di calore, leggermente meglio rispetto ad alcuni concorrenti, ma cominciando a lavorare con le regolazioni i risultati ottenibili sono eccezionali; il Digital invece si comporta come i primi delay digitali degli anni ’80, restituendo una sensazione di freddezza ma riuscendo a essere più preciso e decisamente meno “plasticoso” delle macchine dell’epoca, sia in live che in applicazioni studio.
Lascio qui qualche prova con la solita catena:
Ibanez RG 1070 – Hughes&Kettner edition tube – Cavo linfaudio Platinum Way – CAD Audio GXL 2200 + CAD Audio D84 – Arturia Audiofuse
Considerazioni Economiche
La lotta tra i delay è abbastanza serrata, ne esistono veramente tanti, alcuni con un solo suono ma spaventosamente bello, altri che sembrano delle mini-centrali nucleari, con suoni sicuramente convincenti ma senza nessuna punta di eccellenza. Nella fascia di prezzo del nostro delay, gli avversari si trovano sia fra gli analogici che fra i digitali. Se vogliamo fare un paragone invece con qualche strumento di pregio che ho in studio, come il Korg SDD 3000, è vero che l’interfaccia è più ostica, però occupa pochissimo spazio, si alimenta senza problemi e i suoni sono ben strutturati, comunque di una fattura in alcuni casi superiore rispetto al pedale della casa giapponese.

Se anche dovessimo fare una valutazione in base ai soli suoni ottenibili on board, vale la spesa, siamo anche una spanna sotto rispetto al prezzo di uno Strymon, che comunque non ha un controllo altrettanto preciso, seppur forse qualche features diversa.
Considerazioni Finali
PRO
- Preset Analog e Tape decisamente molto convincenti
- Controllo di Mix molto preciso
- Manopola del Reverb in alcuni casi decisamente utile
CONTRO
- Mancanza del MIDI
- Preset Space un po’ fiacco